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		<title>Palinsesto dell'arte</title>
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		<dc:date>2013-06-17T10:56:00Z</dc:date>
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		<description>

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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique46" rel="directory"&gt;Pubblicit&#224;&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_2791 spip_documents'&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.transfinito.eu/spip.php?article2009&quot; class=&quot;spip_in&quot;&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/IMG/jpg/palinsesto-arte-pub.jpg' width='500' height='54' alt=&quot;&quot; style='height:54px;width:500px;' /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>L'impianto del porco (video)</title>
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		<dc:date>2013-06-17T08:49:17Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Giancarlo Calciolari</dc:creator>



		<description>Leggendo &quot;Introduzione al mondo&quot; di Idolo Hoxhvogli, si disegna la mappa dell'impianto del porco come impianto del nome animale, del nome totemico, del nome del padre, del nome del nome. Allora il bisogno di un padre risulta per falso nesso un orpello nell'impalcatura della gestione del potere. Ancora un modo per evitare l'istanza dell'autorit&#224; che riguarda ciascuno (a), nessuno (a) (...)

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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique41" rel="directory"&gt;Teatro&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;iframe width=&quot;296&quot; height=&quot;243&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/dN1vE4xck7o&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Leggendo &quot;Introduzione al mondo&quot; di Idolo Hoxhvogli, si disegna la mappa dell'impianto del porco come impianto del nome animale, del nome totemico, del nome del padre, del nome del nome. Allora il bisogno di un padre risulta per falso nesso un orpello nell'impalcatura della gestione del potere. Ancora un modo per evitare l'istanza dell'autorit&#224; che riguarda ciascuno (a), nessuno (a) escluso(a).&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>La mano</title>
		<link>http://www.transfinito.eu/spip.php?article2049</link>
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		<dc:date>2013-06-11T08:35:50Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Stefano Fiini</dc:creator>



		<description>Il racconto della vita &#232; fatto di immagini, di piccoli lampi in cui si rischiarano, e prendono un senso, emozioni e ferite. Il racconto della vita segue il sentiero della fiaba e del gioco, e resiste alle tempeste che l'attraversano solo vestendosi della corazza della leggerezza, che solo uno spirito disincantato pu&#242; narrare, impugnando nella propria mano la realt&#224; nel suo scorrere. Dare in pasto ad un foglio bianco la storia di un cammino popolato di emozioni, negative o positive che siano, (...)

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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique30" rel="directory"&gt;Letteratura&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Il racconto della vita &#232; fatto di immagini, di piccoli lampi in cui si rischiarano, e prendono un senso, emozioni e ferite. Il racconto della vita segue il sentiero della fiaba e del gioco, e resiste alle tempeste che l'attraversano solo vestendosi della corazza della leggerezza, che solo uno spirito disincantato pu&#242; narrare, impugnando nella propria mano la realt&#224; nel suo scorrere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dare in pasto ad un foglio bianco la storia di un cammino popolato di emozioni, negative o positive che siano, richiede lucidit&#224; e il coraggio di spogliarsi rimanendo vulnerabile e nudo agli occhi del lettore. Cos&#236; , in questo stato d'animo e con questo spirito, ti narro una breve storia che mi ha attraversato.&lt;/p&gt; &lt;dl class='spip_document_2825 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/local/cache-vignettes/L427xH600/per-stefano-3-6395f.jpg' width='427' height='600' alt='JPEG - 55.2 Kb' style='height:600px;width:427px;' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:350px;'&gt;&lt;strong&gt;Hiko Yoshitaka, &quot;Gerundivus modus&quot;, 2012, cifratipo, acrilico su carta&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p&gt;Io, Francesco, provengo da una famiglia non abbiente ma onesta, intrisa di valori etici che oggi, allo sguardo di chi mi circonda, sono come quelle medaglie appiccicate su qualche torace, tirato a lucido, reduce da una qualche carneficina bellica. I miei genitori mi permettono di andare contro corrente rispetto alle attese economiche e di realizzazione sociale e mi permettono di seguire il sentiero umanistico nel senso pi&#249; ampio, cazzate come la letteratura, la musica, la poesia, l'arte, la filosofia, la psicanalisi; in una parola mi danno la facolt&#224; di poter sognare e di rendere la vita sia un incubo che una piacevole commedia. Come spesso capita ai sognatori, do importanza pi&#249; ai desideri degli altri, diventandone oggetto percorso e segnato, che a far entrare nella mia stanza onirica qualche compagno di viaggio. Mi innamoro e ,sovente, non rimane altro di questo castello fatto di aspettative e di corpi aggrovigliati che una consapevolezza di solitudine. Si muore soli ma anche si ama soli. Questo mi ha reso corazzato contro il dolore, contro la delusione, ho divorziato dall'aspettativa e ho rinunciato a quell'amante capricciosa chiamata speranza. Il dimenticare, l'oblio, &#232; un fiume prezioso che sgorga dal mio rubinetto e mi rende cos&#236; dannatamente fragile da andare in pezzi e sapermi ricostruire nella mia interezza con una disinvoltura e celerit&#224; impressionanti. Il male non ha alcun cappello appeso all'attaccapanni del mio ingresso.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Tale manifesto, fatto di realt&#224; e di certezza, non pu&#242; che essere, come tale, menzoniero. E' la bugia che ognuno si racconta per illudersi , per poter resistere, per non lasciarsi andare, per non vivere fino in fondo: solamente esistere. Ma in ogni vita capita di intersecare una via percorsa da un'altra persona al cui contatto cambia ogni certezza, tutto viene di nuovo messo in gioco, in un altro gioco, in cui le regole si scrivono a quattro mani, in cui due mondi, due pensieri, due modalit&#224; di cammino esistenziale si mescolano, non per giungere all'uno, tomba dell'amore, l'identit&#224;, il rendersi uguali, ma per moltiplicarsi, per provocare parole stridenti, per scrivere una storia che sa di coralit&#224; e non di stupidi e sterili assoli. Cos&#236; mi specchiai in Sara. La vidi da giovinetta, me ne innamorai e , impacciato dalla giovane et&#224;, la persi senza averne contatto e pi&#249; immagine. Ma il destino intreccia e ordisce una trama che non spetta a noi decifrare e neppure possedere. Trascorsi venticinque anni, quale insignificante e piccola traccia rispetto all'infinito, l'ho rivista, in una bellezza senza fine, a se stante, gli stessi lineamenti che il tempo ha modellato, raffinato, resi degni delle unghie e dei sorrisi da opporre al fato. Ma se l'innamoramento &#232; tale non si sofferma sulla banalit&#224; dell'aspetto o al fascino del corpo ma instilla nel suo modo di ragionare una scintilla di follia che non sa leggere ma che diviene l'elemento di quella inaspettata gioia e di quel benessere che sa superare ogni difficolt&#224;, che sa pazientare dove altri se ne andrebbero, che sa osare anche quando si trova di fronte ad un muro di ghiaccio. In cui il corpo &#232; solo uno strumento imperfetto di una situazione che lo prevalica, lo rende in fondo inutile. Amare &#232; vivere l'amore, senza spiegazione, senza obiettivo, solo nella parola e nel silenzio, nella presenza, nell'esser-ci: l'essere abbracciati insieme.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Cos&#236; una sera, durante un viaggio pirata, in cui le bandiere che ci rendono conoscibili vengono ammainate e si attraversano mari sconosciuti, si parla. Ci si racconta ci&#242; che la vita mette a indovinello e inciampo sulla nostra strada e tutto diviene lieve, non c'&#232; pi&#249; il peso da trainare, l'ostacolo da superare ma tutto viene visto con altri occhi, nessuna scadenza, nessun tempo da abitare, da ritagliare e farsene abito. Sostare su una panchina in un parco, tra il chiaroscuro di un lampione, guardare se c'&#232; la luna e capire che ti ha voltato le spalle solo perch&#233; non ama vedere la felicit&#224; altrui; contare le falene e le zanzare che si rincorrono alla fioca luce e vogliono confondersi con le sparute stelle, quanto opache rispetto al bagliore di quell'attimo, dell'attimo in cui si accende una sigaretta e il fumo sa della stessa sostanza di cui parliamo: i ricordi, e di questi l'ultimo pezzo lo fumo io. Un io non pi&#249; solo. Un castello chiuso che completa la scenografia e una coppia, distante qualche metro, che si scambia lascive carezze tra una foto e l'altra: quale vana disposizione dell'anima voler fissare il nulla sulla pellicola, il nulla del viso e di un sorriso stantio rispetto al vivere quel viso e quel sorriso. Da un bar alle nostre spalle le ciance senza significato urlate tra il tintinnio delle stoviglie. Ma non sono maestro e lascio che ognuno si cibi del profumo ebbro del vino e delle briciole, cos&#236; come raccolgo quelle che cadono dai tavoli altrui e ne faccio pane di scrittura. Dipinta questa cartolina siamo saliti sulla macchina e durante il viaggio di ritorno, chiss&#224; poi perch&#233; si ritorna sempre, forse per comprendere ci&#242; che abbiamo conquistato e toccare ci&#242; che abbiamo cambiato, ho preso la sua mano nella mia e senza pensiero ho lasciato che ci&#242; che non posso dire con la parola lo facessero le mie dita in una carezza continua, nella voglia di ascoltare ci&#242; che la pelle cela e a cui non diamo peso. E' stato il racconto dei difetti, il mettersi in gioco, l'amare senza rete, parlare per un attimo a labbra chiuse con lo stesso anelito e rimandare ci&#242; che non pu&#242; essere vissuto, ci&#242; che non pu&#242; essere accettato: la paura di viversi, di nascondersi in una menzogna detta di sottecchi al mondo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma quale verit&#224; non si maschera? Quale bugia non &#232; pi&#249; appetibile della verit&#224; da credere?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'illusione &#232; forse preferibile alla dura realt&#224;? Quale pegno la vita esige da un cuore che desidera, malgrado il suo ritmico e noioso pulsare, malgrado il vocio della gente lo voglia convincere della sua pazzia?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>11 giugno 2013. Hiko Yoshitaka per Elisabetta Blasi</title>
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		<dc:date>2013-06-11T08:14:36Z</dc:date>
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		<description>

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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique17" rel="directory"&gt;Opere&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_2824 spip_documents'&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.transfinito.eu/spip.php?article2047&quot; class=&quot;spip_in&quot;&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/IMG/jpg/cop-elisabetta.jpg' width='500' height='417' alt=&quot;&quot; style='height:417px;width:500px;' /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>&quot;Uomini e caporali&quot;, di Alessandro Leogrande</title>
		<link>http://www.transfinito.eu/spip.php?article2047</link>
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		<dc:date>2013-06-11T08:12:25Z</dc:date>
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		<dc:creator>Elisabetta Blasi</dc:creator>



		<description>&#171;Sono solo. E allora mi pare di vederli arrivare lungo i tratturi. [&#8230;] Camminano a schiere, guardano avanti [&#8230;], sono i morti. I caduti di tutte le guerre dei campi. I morti per la fatica e per le sofferenze patite,[&#8230;.] ammazzati per essersi ribellati [&#8230;] ammazzati ancora prima di essersi ribellati. [&#8230;] Coloro che nessuno ricorda. Vengono dal loro Ade rupestre, [&#8230;] dalle pianure rosolate e dalle brulle colline. Scavalcano i muretti a secco, impugnano le falci, si abbeverano alle gamelle. Succhiano (...)

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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique6" rel="directory"&gt;Societ&#224;&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;&#171;Sono solo. E allora mi pare di vederli arrivare lungo i tratturi. [&#8230;] Camminano a schiere, guardano avanti [&#8230;], sono i morti. I caduti di tutte le guerre dei campi. I morti per la fatica e per le sofferenze patite,[&#8230;.] ammazzati per essersi ribellati [&#8230;] ammazzati ancora prima di essersi ribellati. [&#8230;] Coloro che nessuno ricorda. Vengono dal loro Ade rupestre, [&#8230;] dalle pianure rosolate e dalle brulle colline. Scavalcano i muretti a secco, impugnano le falci, si abbeverano alle gamelle. Succhiano pomodori o acini d'uva per farsi forza. [&#8230;] La loro legione non ha epoca, le raccoglie tutte [&#8230;] Vengono dalle tombe in cui sono stati accuditi e dai pozzi, dai torrenti, dai burroni, dalle cave dove sono stati buttati perch&#233; non avessero sepoltura. [&#8230;] Sono stati sconfitti, spezzati, eliminati, indotti al suicidio. [&#8230;] Sono muti, ma se parlassero, direbbero che [&#8230;] vogliono solo essere considerati per quello che effettivamente essi furono: uomini, donne, bambini, ragazzi&#8230; [&#8230;] E allora ho pensato al tale che parl&#242; dell'angelo della storia, del cumulo di macerie eretto dai vincitori, e che scrisse che i fatti grandi non vanno mai disgiunti dai fatti piccoli, soggetti quasi sempre all'oblio.[&#8230;] Agli antenati asserviti di un tempo va dato un nome, un volto. [&#8230;] Le rivoluzioni vanno fatte per i vinti di ieri, per chi non ha pi&#249; voce, non solo per i vivi&#187;.&lt;/i&gt; (pagg. 250-251).&lt;/p&gt; &lt;dl class='spip_document_2823 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/local/cache-vignettes/L444xH500/per-elisabetta-e7643.jpg' width='444' height='500' alt='JPEG - 80.9 Kb' style='height:500px;width:444px;' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:350px;'&gt;&lt;strong&gt;Hiko Yoshitaka, &quot;L'audacia e il rischio&quot;, 2012, cifratipo, acrilico su carta&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p&gt;La lunga citazione &#232; tratta dal lirico epilogo di un saggio lucido ed agghiacciante, che, in un alternarsi, cadenzato e progressivo come uno scambio tennistico, di passato remoto e recente, affossa una volta per tutte l'idea di progressivit&#224; &lt;i&gt;in melius&lt;/i&gt; delle umane sorti.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Argomento, lo si intuisce: l'inverecondo sfruttamento della manodopera nei campi, nella Puglia rurale dei primi anni del ventesimo e ventunesimo secolo. &lt;br/&gt;
Un parallelismo tragico tra i fatti di Marzagaglia &#8211; localit&#224; in agro di Gioia del Colle &#8211; nel primo ventennio del Novecento e di quelli del Tavoliere delle Puglie nel primo decennio del Duemila, si propone agli occhi, alla mente ed al cuore del lettore, chiedendogliene ancora e ancora, di cuore, per arrivare fino alla fine di quella che pi&#249; che una lettura &#232; un calvario. Di rabbia, di sdegno, di empatia e commozione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;Trait-d'union&lt;/i&gt; ideale tra le due epoche, o meglio tra le due tappe di un &lt;i&gt;unicum&lt;/i&gt; di soprusi, crimini, asservimenti: Incoronata Di Nunno, una settantacinquenne, residente nel Tavoliere delle Puglie appunto, che per tutta la vita ha fatto la bracciante agricola &#8211; e dire tutta la vita NON &#232; eufemismo, data la precocit&#224; dell'ingresso nel mondo del &#8220;lavoro&#8221; da parte di queste persone. &lt;br/&gt;
Incoronata apre il saggio, anzi la non-fiction, di Alessandro, a mo' di lare vivente che, dando sepoltura &lt;i&gt;a proprie spese&lt;/i&gt;, ad un povero maciullato corpo ignoto di un bracciante straniero &#8211; verosimilmente dell'est europeo &#8211; riunisce idealmente il proprio passato di sfruttata al presente, denotante simile se non peggiore sfruttamento, di questo poveretto.
S&#236;, perch&#233; Alessandro fa presto a svelare che proprio di bracciante si tratta. Ma non lo si pu&#242; definire lavoratore, bens&#236; in altro, orrendo modo: SCHIAVO.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E da qui comincia il viaggio nelle campagne del Sud pugliese, alla scoperta di &#8211; ironia della sorte &#8211; lager del ventunesimo secolo chiamati &lt;i&gt;Paradise&lt;/i&gt; ed agguati mortali organizzati da &lt;i&gt;mass&#224;ri (1)&lt;/i&gt; del ventesimo secolo a braccianti, da loro stessi &#8220;assunti a giornata&#8221;, e perch&#233;? Per non pagarli, ovviamente!&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Una differenza capitale, per&#242;, intercorre tra le due situazioni evocate in parallelo: nella Gioia del Colle degli anni Venti del Novecento, la reazione comunitaria, per quanto scomposta, quasi anarcoide, non si fece attendere. Perch&#233; di membri della comunit&#224; appunto si trattava. Ed un mutamento, cetuale pi&#249; che sociale, era in atto e sarebbe poi sfociato in un miglioramento generale delle condizioni di vita degli agricoltori. Lento, contrastato anche dall'avvento del regime fascista, ma compiuto e consolidato da decenni di lotte sindacali, da dialettiche e reciproche concessioni ad opera dei due schieramenti partitocratrici che dominarono la scena politico-istituzionale nostrana fino alla caduta del Muro. Per chi non lo ricordasse: si chiamarono DC e PCI (per approfondimenti, si rimanda alla pi&#249; che copiosa rendicontazione dei &#8220;fatti grandi&#8221; riportati nella citazione in apice di trattazione. Ove per fatti grandi ovviamente s'intende la Storia&#8230;). &lt;br/&gt;
Nei primi anni del Duemila, invece, il Muro &#232; caduto, la globalizzazione erompe anche attraverso i nuovi schiavi. Che sono totalmente disancorati dal posto dove vengono letteralmente gettati a faticare e spesso a morire od ingrossare le fila dei desaparecidos di ogni dispotismo e consequenziale annichilimento di chi vi sottost&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E solo la presenza di un consolato polacco ha potuto mettere faticosamente insieme una reazione, un contrasto, allo schiavismo di oggi. &lt;br/&gt;
Ma i nuovi schiavi non sono solo polacchi: sono romeni, cingalesi, nordafricani&#8230; Tutti vittime tagliate fuori, ad opera di meccanismi macroeconomici iniqui e ciechi che ancora osano definirsi capitalistici, dal mondo del lavoro delle loro madrepatrie, strappati dal loro habitat microsociale dalla deprivazione di un futuro qualsivoglia. E che ne cercano uno in posti che paiono loro offrire un tantinello di opportunit&#224; per sopravvivere.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Edenici annunci di paghe allettanti spingono poi anche membri di ceti non (ancora) risucchiati nel bisogno, a farsi una vacanza-lavoro per pagarsi dignitosamente l'universit&#224; in patria. &lt;br/&gt;
Malissimo gliene incoglie: prelevati e trasportati dietro lauto compenso (a titolo di &#8220;spese d'intermediazione&#8221;) dal portone di casa allo sterminato e anonimo agro del nord pugliese, sud italico, sbattuti in tuguri che pure &#232; eufemistico definire tali, alleggeriti di un altro po' di centinaia di euro (a titolo di &#8220;spese per vitto e alloggio&#8221;), privati dei documenti d'identit&#224;, infine condotti a faticare dall'alba al tramonto, quasi sempre senza neanche il necessario per mangiare e bere. E mai o pochissimo pagati, condotti a fare una ben misera spesa da kap&#242;(rali) che li sorvegliano a vista. Maciullati, picchiati &#8211; e le donne anche violentate selvaggiamente: macabro copione che si ripete in ogni latitudine ed in ogni asserzione di potere assoluto &#8211; se osano ribellarsi o semplicemente non ce la fanno pi&#249; a &#8220;produrre&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A coronamento di questo romanzo dell'orrore &#8211; che romanzo, giova ricordare, NON &#200; &#8211; la giornalistica narrazione delle vicende e dei protagonisti che hanno portato alla cattura ed allo sgretolamento di una delle organizzazioni delinquenziali transnazionali organizzatrici della tratta, e del non facile lavoro giurisdizionale d'individuazione della fattispecie criminale, necessaria per ricostruire capi d'imputazione e nessi si causalit&#224; ai fini della condanna dei negrieri che si &#232; riusciti ad imprigionare. &lt;br/&gt;
Pesci medi e piccoli, per dirla in gergale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un grazie accorato, prima di terminare queste righe, sento di dovere ad Alessandro, mio coraggioso conterraneo che questo grido di dolore ha lanciato, per aver rotto un colpevole muro di disattenzione dei grossi media che ha avvolto questi &#8220;fatti piccoli&#8221;. L'autore ci ricorda infatti che solo piccole reti locali hanno documentato le vicende intorno alla liberazione del &lt;i&gt;Paradise &lt;/i&gt;e quel che ne &#232; seguito. &lt;br/&gt;
E per locali intende che hanno una copertura neanche regionale; speriamo che le cose migliorino col digitale terrestre&#8230;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;(1)	Gerenti di &lt;i&gt;masserie&lt;/i&gt;, ovvero complesse unit&#224; di produzione agricola e zootecnica, che assicurava &#8211; ed assicura ancor oggi, quando &#232; ancora adibita a tali usi &#8211; non solo l'autosufficienza alimentare, ma anche il commercio del sovrappi&#249;. Erano e sono siti bellissimi, una specie di abbazie laiche, se si vuole, disseminati nelle amene e varie campagne pugliesi. Hanno costituito occasione di formazione di un ceto piccolo-borghese &#8211; i massari appunto &#8211; che, dopo aver gestito la produzione per i latifondisti, acquistavano la struttura. Ad oggi, come detto, non tutte le masserie sono in uso: spesse volte abbandonate, altre adibite a strutture alberghiere di ogni tipologia: dall'agriturismo al lussuoso &lt;i&gt;resort&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Elisabetta Blasi, maggio 2013&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;Alessandro Leogrande&lt;/i&gt; &#232; nato a Taranto nel 1977.
Dalla sua bio-bibliografia in bandella di copertina, si evince un impegno sociale nel microcosmo dell'immigrazione. &#200; infatti vicedirettore del mensile Lo straniero, e vanta collaborazioni editoriali con varie testate giornalistiche e Radiotre. Nel 2008 &#232; stato selezionato, dopo aver prodotto tre opere &#8211; tra il narrativo e il saggistico come quella appena commentata, pare evincersi &#8211; nell'antologia tematica &lt;i&gt;A occhi aperti. Le nuove voci della narrativa italiana raccontano la realt&#224;&lt;/i&gt; per i tipi di Mondadori, con cui, nello stesso anno, ha pubblicato questo &#8220;Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi &lt;i&gt;schiavi&lt;/i&gt; nelle campagne del Sud&#8221; (in neretto nel testo).&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;Elisabetta Blasi&lt;/i&gt; &#232; nata a Grottaglie (Taranto) nel 1968.
Laureata &lt;i&gt;cum laude&lt;/i&gt; in Scienze Politiche (indirizzo storico-politico) con una tesi sul femminismo americano negli anni Settanta del Novecento, ha curato vari studi sull'applicazione della pari opportunit&#224; fra uomini e donne nel campo del disagio sociale (in Francia), nell'istruzione scolastica, universitaria e nella formazione professionale (in Italia). &lt;br/&gt;
Recensisce prevalentemente letteratura e saggistica sociale su Transfinito.eu.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>La libert&#224; senza pi&#249; paura</title>
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		<dc:date>2013-06-10T10:54:00Z</dc:date>
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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique46" rel="directory"&gt;Pubblicit&#224;&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_2790 spip_documents'&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.transfinito.eu/spip.php?article2008&quot; class=&quot;spip_in&quot;&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/IMG/jpg/liberta-paura-pub.jpg' width='500' height='54' alt=&quot;&quot; style='height:54px;width:500px;' /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>L'umanit&#224; in tempi bui : una lettura di Hannah Arendt </title>
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		<dc:date>2013-06-04T14:00:17Z</dc:date>
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		<dc:creator>Stefano Fiini</dc:creator>



		<description>A Chiara S. , specchio nell'amicizia L' &#8220;umanit&#224; in tempi bui&#8221; ( Brecht) &#232; identificata in quei periodi storici, assai frequenti, in cui alla politica si chiede di soddisfare solamente i bisogni minimi vitali degli individui e il mantenimento della libert&#224;. In questi tempi emerge con forza l'idea di amicizia e gli elementi che la compongono: il piacere di stare insieme, l'esperienza che diviene racconto, il dialogo e la rappresentazione del mondo la condivisione della fatica e della gioia, la (...)

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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique11" rel="directory"&gt;Filosofia&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;small&gt;&lt;strong&gt;A Chiara S. , specchio nell'amicizia&lt;/strong&gt; &lt;/small&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L' &#8220;umanit&#224; in tempi bui&#8221; ( Brecht) &#232; identificata in quei periodi storici, assai frequenti, in cui alla politica si chiede di soddisfare solamente i bisogni minimi vitali degli individui e il mantenimento della libert&#224;. In questi tempi emerge con forza l'idea di amicizia e gli elementi che la compongono: il piacere di stare insieme, l'esperienza che diviene racconto, il dialogo e la rappresentazione del mondo la condivisione della fatica e della gioia, la bellezza e la verit&#224;. Tutto ci&#242; &#232; indice della capacit&#224; dell'individuo di dare preminenza all'incontro e alla relazione rispetto all'obbedienza dell'autorit&#224; soverchiante e totalitaria. Il reale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'amicizia diviene quindi dispositivo di parola e di apertura verso l'altro. &lt;br/&gt; Dispositivo, in quanto nel dialogo trova il terreno fertile per modellare un progetto che dia sicurezza, condivisione nel fare, arricchimento reciproco, e apertura , in quanto le emozioni e le passioni, positive o negative che siano, possano trovare un giudizio in un luogo e in un tempo dato per manifestarsi liberamente. L'immaginario.&lt;/p&gt; &lt;dl class='spip_document_2822 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/local/cache-vignettes/L421xH600/per-stefano-dd732.jpg' width='421' height='600' alt='JPEG - 71.3 Kb' style='height:600px;width:421px;' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:350px;'&gt;&lt;strong&gt;Hiko Yoshitaka, &quot;La ferita&quot;, 2012, cifratipo, acrilico su carta&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p&gt;Amicizia, come del resto l'etimo di amore, comporta un sentimento puro che implica la caduta di qualsiasi maschera sociale, di qualsiasi finzione, lo spogliarsi ( &lt;i&gt;a- mores)&lt;/i&gt; per rendersi conoscibili nella sincerit&#224; di una esistenza che &#232; nel mondo, appartiene al mondo e come tale tramuta l'ideale nel reale, tramuta la verit&#224; tramandata e accettata in un sistema dato per la sicurezza di ognuno nella libert&#224; di pensiero di ciascuno. Il simbolico.&lt;/p&gt; &lt;p&gt; &lt;i&gt;Selbstdenken&lt;/i&gt; (il pensare da s&#233;), concetto lessinghiano che la Arendt riprende e sottolinea, implica non solo l'utilizzo della facolt&#224; di pensiero per formulare idee, ma implica l'azione. Non importa se le idee prodotte possono essere contraddittorie e stridenti tra loro ma basta che producano movimento, fare. L'azione diventa allora sinonimo di libert&#224; : andare dove si vuole.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Azione e sentimenti, coesi nelle emozioni e nel dialogo diventano il cardine dell'amicizia. I sentimenti , per Lessing , diventano fasci di luce nel buio, come la collera che rivela il mondo, la speranza , in cui l'anima oltrepassa la realt&#224;, la paura, in cui l'uomo indietreggia timoroso rispetto al mondo, il piacere che intensifica la realt&#224; e verso il quale nessuna tragedia pu&#242; farlo deragliare dal suo fine. Si oltrepassa, in questa formulazione, l'ideale stoico in cui un Io poteva bastare a se stesso, fuggendo dalla sofferenza e dalle passioni rifugiandosi in un microcosmo sordo e cieco, a favore di un Io,unico ma mai solo, che si riconosce nello specchio dell'Altro e che vive della ricchezza della libert&#224; e dell'emozione. Un Io che ritorna a s&#233;, ogni volta modificato, migliorato. Il transfer.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per Lessing l'uomo che raggiunge il massimo livello di perfezione &#232; quello pi&#249; compassionevole. Colui che unisce la passione al fare, il giudizio all'etica, e in cui il dialogo umano si distingue dalla semplice conversazione o discussione per il fatto di essere intriso dal piacere che si prova per l'altra persona e per ci&#242; che essa dice : &#8220;la gioia &#232; loquace&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Un uomo che racchiude in s&#233; la compassione non appartiene allo spazio della citt&#224; o dello stato: &#232; apolide, abita ciascun spazio senza assumerlo . Dialoga con gli umiliati e gli offesi, coloro che hanno sulla pelle il segno del discernimento e che per questo si riconoscono nella speranza , ritirati in uno spazio interiore aperto dove l'invisibilit&#224; del pensare e l'afasia del dire non assumono e accettano la maschera della morte. Nell'amicizia il tempo perde la connotazione dello spazio, non &#232; gestibile ma diventa vissuto, esperibile nel suo scorrere e leggero nella sua cadenza.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Essere amico nella fugacit&#224; di ogni attimo trascorso nell'unione della parola, in una distanza che si accorcia sempre pi&#249; e in cui ogni riflesso del pensiero trova pace nell'ombra della vita, nel banchetto di pietanze amare che l'esistenza ci offre e nello sguardo schivo di chi sa gi&#224; pronunciare l'empatia della luna, in un mozzicone di sigaretta che illude nella nube di fumo della speranza e in un sorriso celato. Quale altro cammino si pu&#242; percorrere?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Stefano Fiini&lt;/p&gt; &lt;p&gt;2 giugno2013&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
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		<title>4 giugno 2013. Hiko Yoshitaka per Alessandro Taglioni</title>
		<link>http://www.transfinito.eu/spip.php?article2045</link>
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		<dc:date>2013-06-04T13:51:53Z</dc:date>
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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique17" rel="directory"&gt;Opere&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_2821 spip_documents'&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.transfinito.eu/spip.php?article2044&quot; class=&quot;spip_in&quot;&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/IMG/jpg/cop-taglioni.jpg' width='500' height='417' alt=&quot;&quot; style='height:417px;width:500px;' /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Divagazioni e note leggendo &quot;La materia intellettuale&quot; di Giancarlo Calciolari </title>
		<link>http://www.transfinito.eu/spip.php?article2044</link>
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		<dc:date>2013-06-04T13:49:16Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alessandro Taglioni</dc:creator>



		<description>Numerose, nel libro, le note e le riflessioni intorno all'immagine. Un'ampia indagine che attraversa testi differenti sempre attenendosi alla cifra di un itinerario. L'indagine attraversa e analizza le varie forme di negazione del cibo intellettuale, fino all'approccio specifico e scientifico a una cucina che &#232; linguistica, che &#232; arte. Per arrivare a ci&#242; occorre anche l'analisi della cucina &#8220;mondana&#8221;, della cucina spettacolo, della cucina che propone il cibo buono e il cibo cattivo, quello che fa (...)

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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique4" rel="directory"&gt;Teoria&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Numerose, nel libro, le note e le riflessioni intorno all'immagine. Un'ampia indagine che attraversa testi differenti sempre attenendosi alla cifra di un itinerario. L'indagine attraversa e analizza le varie forme di negazione del cibo intellettuale, fino all'approccio specifico e scientifico a una cucina che &#232; linguistica, che &#232; arte. Per arrivare a ci&#242; occorre anche l'analisi della cucina &#8220;mondana&#8221;, della cucina spettacolo, della cucina che propone il cibo buono e il cibo cattivo, quello che fa bene e quello che fa male, con i suoi forni e fornelli, becchi, bocche, boccacce e bocchini.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma si tratta anche dell'uomo e dell'immagine, non propria. L'Autore si accorge di qualcosa che riguarda l'uomo e le sue finzioni. L'uomo che &lt;i&gt;finge&lt;/i&gt; d'insegnare l'autenticit&#224;. Giancarlo legge di scrittori importanti che per&#242; saltano e parimenti evitano la nominazione. Saltano l'anonimato e l'innominabile: cosiddetti funzionari senza nome che navigano fra antropomorfismo e zoologia. Il nome agente, il nome del nome, il &lt;i&gt;farsi nome&lt;/i&gt; il &lt;i&gt;farsi immagine&lt;/i&gt;, come farsi animale. Ma, soprattutto, vi sono intellettuali organici che formulano organigrammi e ricette sulle tecniche per affiancarsi all'animale. Cio&#232;, come scriversi addosso, nel sistema e nel discorso. Si giunge cos&#236; alla scrittura sul corpo, al tatuaggio, che creano e individuano la corporazione, o la community, e l'accorpamento, per argomentare i limiti e le appartenenze di un corpo. Il corpo limite, concetto che alimenta ogni ideologia umana e divina.&lt;/p&gt; &lt;dl class='spip_document_2820 spip_documents spip_documents_center'&gt;
&lt;dt&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/IMG/jpg/per-alessandro.jpg' width='500' height='506' alt='JPEG - 63 Kb' style='height:506px;width:500px;' /&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;dt class='spip_doc_titre' style='width:350px;'&gt;&lt;strong&gt;Hiko Yoshitaka, &quot;Dal mito di Pigmaglione&quot;, 2012, cifratipo, acrilico su carta&lt;/strong&gt;&lt;/dt&gt;
&lt;/dl&gt;
&lt;p&gt;Ma c'&#232; ben altra scrittura: la pornografia &#8220;che si attiene&#8221;, quale scrittura della vendita, &#8220;alla grazia, alla carit&#224;, alla castit&#224;&#8221;.
Qualit&#224; e qualificazione. Una verit&#224; che non si sistema, che &lt;i&gt;non si logicizza&lt;/i&gt; che non si lascia ridurre in log&#236;a. Verit&#224; che lo scientismo pensa di interrogare con il discorso scambiando la struttura con la logica. La verit&#224; &lt;i&gt;non si logicizza&lt;/i&gt; se &#232; effetto. Appunto &#8220;da quale parte&#8221; inseguire la verit&#224;? Ecco il perseguire, il demonismo e il partecipare a qualcosa che viene al pi&#249; percepito o intuito al di qua dell'effetto di verit&#224;. In questo senso, nel discorso dell'occidente sono ammesse l'eutanasia, la mediotanasia o la giustanasia.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il modello scientifico dell'occidente &#232; ancora e solo militare, quello che decide il destino di ogni categoria cui, per&#242;, come il rinascimento indicava, con l'invenzione del punto di fuga, qualcosa sfugge...
In questo modello, il &lt;i&gt;nome di&lt;/i&gt; dio sta al posto del &lt;i&gt;come&lt;/i&gt;. Con questa agenzia, non vi sarebbe ammissione dell'uno, ma si ammetterebbe una genealogia, divina, con svariate categorie, anche laiciste, e infinite discendenze, gnostiche. Il &lt;i&gt;come&lt;/i&gt; della serie degli uno, non la carrellata, non l'erranza dei nomi. Innominabile e anonimo il nome che non concede deroghe al lavoro del lutto. E c'&#232; la dimensione in cui le immagini, che non trasportano concetti, non significano, contribuiscono alla memoria immemoriale, alla traccia, al segno senza alcuna possibilit&#224; di strisciare verso la significazione, perch&#233;, magari, proprio l&#236; c'&#232; una falda di cenere che impedisce al serpente di strisciare verso tale significazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;i&gt;Il ritorno&lt;/i&gt;. Tema grandioso e immenso. Non si rimuove. La rimozione non si assume neppure con l'appartenenza. &#8220;Il ritorno intraducibile con salvezza&#8221; perch&#233; &#8220;il ritorno del rimosso &#232; dello zero nella sua funzione&#8221;.
L'albero senza genealogia &#232; albero inconoscibile, non per chiunque. Ciascuno comporta l'albero dell'apertura, l'albero senza dicotomia, l'albero che non porta la condanna eterna per via di una mela. Mangia o sempre da mangiare?
Il calco di cui scrive l'Autore evoca il sigillo di cui parla Agostino nel &lt;i&gt;De Trinitate&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;E poi l'esplorazione e lo &lt;i&gt;studium&lt;/i&gt; di Pierre Legendre intorno all'immagine nelle scaramucce e nelle guerre a colpi d'immagine: ma c'&#232; sempre l'idea che sta sotto. Mai un'immagine senza commento e senza idea: nel tempo presente l'immagine &#232; ammessa se sostanziale. Forse &#232; un'immagine senza l'angelo, senza annunciazione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'autore, nel discorso occidentale, viene inseguito come rappresentazione dell'autorevolezza nelle opere cosiddette d'epoca, mentre viene ignorato e surclassato dall'&lt;i&gt;idea&lt;/i&gt; (che ognuno ha) di opera, che prevale nel commento. L'autore, la firma, il nome vengono inseguiti nella trafila delle genealogie, delle attribuzioni e delle smentite, nel caso delle opere dell'antichit&#224;. &lt;br/&gt;
Qual'&#232; il valore di tutto ci&#242; rispetto alla memoria?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il tempo ritenuto presente nella contemporaneit&#224; rappresenta la funzione di nome, che rimuove e esclude l'opera in favore dell'idea sociale, del concetto, della performance. &lt;/br&gt;
Il tempo, che invece si rappresenta nel passatismo, quindi nelle opere di epoche precedenti, cerca il nome dell'opera per guadagnare dal tempo, per trattarlo e speculare su di esso. L'autore viene inseguito per appropriarsene, come un dominio sul tempo. &lt;/br&gt;
Il tempo nelle opere pi&#249; antiche, storicamente, va a caccia dei nomi per creare o distruggere genealogie, fra autoritarismo e autorevolezza, correzioni e corruzioni, di nomi e di opere, soprattutto attribuzioni e smentite, cancellazioni e scoperte.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ma ci&#242; che interessa, invece, &#232; l'autenticit&#224; dell'opera che ne custodisce cos&#236; l'anonimato, pur nella fanfara degli autori e dei nomi. Vane le ricerche del vero nome del vero autore, vane anche quelle di un genio come Harold Bloom. Quasi fosse l'esperienza a decidere il destino della nominazione. Interessano il nome, l'opera e la bellezza. Bellezza della memoria e del viaggio. Memoria immemore.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi, l'altra faccia dell'immagine istituita di cui parla Legendre dove sta? Il controllo del seme e il controllo del gene, forse, &#232; proprio l'apoteosi della burocrazia, il controllo prima che le cose incomincino. Questo nuovo idolo cui biblicamente si opponeva il divieto di costruire immagini che va ben oltre il controllo delle nascite.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Vi sono dei brani di finissima poesia nel testo di Calciolari, per esempio quando pone l'io narrante e il tu epistolare. Narrazione e poesia in cui l'immagine della parola affiora come cristallo, si specifica nel testo epistolare: chiarezza, semplicit&#224; e precisione.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Jung &#232; forse la reazione a Freud? Non avanza alcuna dissidenza. La pietra &#232; inavvicinabile, inancorabile, irrappresentabile eppure viene cercata lo stesso, non al colmo del portale o dell'arcata etrusca e romana, ma al colmo della denigrazione, al di qua dello sdegno, con qualunque boicottaggio, oltre l'inciampo. La pietra senza paragone resta distante o vicina. Il problema si pone quando accanto a un'opera si impedisce la lettura portandosi appresso l'idea. Allora &#232; un'idea davanti all'opera che talvolta pu&#242; ignorare l'opera o impedire la vita dell'opera. Agisce cos&#236; la paura presa per la coda?&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&#8220;La gioia &#232; sensazione della cifra&#8221;, e &#8220;la funzione di non dell'avere &#232; la funzione di accesso&#8221;. Enunciati interessanti e in qualche modo anche francescani.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il modello distributivo viene dal modello militare, senza particolarit&#224; e senza singolarit&#224; e spera invece nell'esistenza della pluralit&#224;. Impossibile parlare di, in generale, e ancora di pi&#249; parlare addosso alle opere. Come sarebbe possibile distribuire l'opera, il testo, il disegno, in modo plurale? Con l'ideologia di Warhol. In Legendre il grado zero dell'impalcatura immaginifica &#232; nel modello europeo distributivo dello standard, forse lo stesso standard burocratico che trova un nuovo dio nella distribuzione globale. Non serve pi&#249; neanche una teologia politica con questa liturgia burocratica. L'immagine nei modelli distributivi c'entra solo perch&#233; anello della costante circolarit&#224; del cambiamento e aggiornamento degli standard. Mai l'eccellenza, mai l'anomalia, mai il Mediterraneo. &lt;/br&gt;
Questa immagine fantasmatica &#232; apoteosi del concetto o dello standard. Impossibile la qualit&#224; della vita in questa rivoluzione celeste del maneggio del cane, dentro o fuori casa, o del maneggio finanziario globale. Questa tabula rasa dello standard &#232; il premio del soggetto. Soggetto della rappresentazione di un quadro dove le guerre, sempre civili, diventano fiction. E ogni film delle grandi distribuzioni, anche le love story, diventano film di guerra.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Dobbiamo aspettare che la cultura nordeuropea della &#8220;pseudo vita&#8221; elabori la lingua mediterranea? L'enunciato agostiniano &lt;i&gt;ad imaginem dei&lt;/i&gt; non si incontrer&#224; mai con l'ideologia dell'&lt;i&gt;imago dei&lt;/i&gt;; occorre ben altra linguistica per incontrare la pax mediterranea. L'&lt;i&gt;imago&lt;/i&gt; nordeuropea &#232; annotata anche da R&#233;gis Debray, &#232; quella della nascita dell'immagine &#8220;che &#232; strettamente connessa alla morte&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Giancarlo Calciolari, &lt;i&gt;&quot;La materia intellettuale&quot;&lt;/i&gt;, Transfinito, 2013&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>L'impianto del porco</title>
		<link>http://www.transfinito.eu/spip.php?article2043</link>
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		<dc:date>2013-06-04T11:55:14Z</dc:date>
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&lt;a href="http://www.transfinito.eu/spip.php?rubrique46" rel="directory"&gt;Pubblicit&#224;&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_2819 spip_documents'&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.liberi.tv/webtv/&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;&lt;img src='http://www.transfinito.eu/IMG/jpg/pub_impianto-porco.jpg' width='500' height='54' alt=&quot;&quot; style='height:54px;width:500px;' /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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