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Cesarina Bo, "Alloggio vista mare e altri racconti"

Monica Cito
(15.05.2007)

ALLOGGIO VISTA MARE E ALTRI RACCONTI

di CESARINA BO





LE FINESTRE SU QUALCOSA



Quando mi occupai del primo edito (“Attrazioni e distrazioni”) di Cesarina (1), “sconosciuta” autrice talentuosa, ebbi a scrivere di fluido kafkiano, elementi, molecole, alleli. Scrissi in particolare: Sotto lo strato panta-filosofico-geometrico compare il tema del ricordo lacerostraziante; e il tema della solitudine.

Paragonai la Bo a due altri autori contemporanei: Giuseppe Alòe e Giovanni Di Muoio. Soprattutto osai un’audacia: La vita reca seco un sarcasmo concentrato, che fa pensare alla consistenza d’un composto di salsa, di quelli antichi fatti di pomodori cotti al sole e, non raramente, mangiucchiati dalle mosche.

Osai e mi emozionai; basii ed arrossii. Fui certa d’aver a che fare con una scrittrice originale, capace di toccare corde, d’animo e cerebrali, profonde.

Oggi della Bo colgo un nuovo volume, sempre di racconti, con l’occhiolino più fievole al “realismo magico” di stampo bontempelliano, con uno stile diverso – secco, deciso, apparentemente realista – ed un ammiccare a tutte le possibilità di gestire la lingua da parte di un’autrice che scopre nervi e nerbi dell’umanità.

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Opera di Christiane Apprieux

Accanto alle strutture linguistiche, secche decise meravigliosamente carnali, si situano scelte di stile che non possono non rimanere strette, serrate al tema di volta in volta parteggiato e sezionato nell’infinitesimale dell’atto. L’azione, nel momento stesso in cui è posta in essere dai personaggi, diviene potenza-rinuncia ed abbandono necessario. Quest’ultimo più per l’Essere Femminile, del quale si coglie un sentire terzo ed immutabile, una storia da “gola profonda”.

Le donne sono massificate in atteggiamenti che le rendono ripetitive, ma mai perdono quella capacità rigeneratrice dell’andamento-vita, ed anche quando sfatte grasse sorpassate, sono padrone assolute nel dramma dell’esser femmina; sempre e comunque.

Gli uomini, deboli e ricercatori d’un senso mai posseduto se non nell’archetipo proposto loro sin dalla più tenera età (…del come-dovrebbero-essere), paiono quadri in lontananza, siderali distanze sondabili con strumentalità archeologico-faunistiche svitanti l’educazione loro impartita. Sono – come cantò Mia Martini – figli delle donne; sempre, nel bene e nel male, nell’impotenza ed il super-homismo nella dieta sentimentale, imposta da una codardia, genotipica quasi.

Sono seduttori di se stessi, proni quasi a parere vinti, ma Aldo Reina – nell’introdurli per questa apparenza – cade nell’errore di considerare l’Autrice loro come penna da intrattenimento, quando ella snocciola un’infinità di luoghi e caratteri, una carrellata di asserzioni e temi che, per il valore sociale, non possono essere ridotti a puro stilema. Soprattutto quando la scrittura ha – come nel caso della Bo – una Capacità meteoro-patica assoluta, un’originalità serrata e serrante, e così viscerale.

È un libro, “Alloggio vista mare”, che non sbava, né nella descrizione, né nella contropartita esistenziale ed umanamente forante che ad essa si congiunge.

Con questa/e opera/e, si possono avanzare infinite proposizioni di commento, e bisogna cedere ad una scelta soggettiva, per poter ottenere un punto fermo, altrimenti il libro rimane aperto, ripetibile nella lettura, amico di notti insonni come la vita; finquando essa non svampisca prima, e svanisca infine.

Non mi rimane quindi, che cercare di tirare le fila d’una relazione senza certezza di critica, e questo dopo richiami a classici e contemporanei. Mi manca un contemporaneo, a chiudere il cerchio: David Leavitt.

Egli scrive, nel suo “The lost language of Cranes” (tradotto da Delfina Vezzoli per gli italiani):

[…] ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare, e lo ama; la finestra diventa uno specchio; qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo.

Non rimane a voi che scoprire quali e quante sono le finestre o gli altri succedanei punti d’osservazione considerati dalla Finissima Mente Creativa di Cesarina.




EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Cesarina Bo è nata nel 1956 in provincia di Torino, dove vive. Laureata in matematica ed autrice nel 2004 di “Attrazioni e distrazioni”, esce oggi con un nuovo volume di racconti, di cui il primo lungo dà il titolo all’edito.

Cesarina Bo “Alloggio vista mare e altri racconti”, ExCogita Editrice, Milano, 2007.

Prefazione di Aldo Reina.



(1) Su: www.kultunderground.org



Monica Cito è nata a Telese Terme (BN) nel 1972. Risiede a Ceglie Messapica (BR). Avvocato, si è laureata presso l’Università degli Studi di Bari, discutendo una tesi sulla pedofilia. Membro del direttivo del circolo “Pinuccio Tatarella” di Alleanza Nazionale a Ceglie Messapica, ivi riveste la qualifica di Responsabile Cultura. Ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi della Giulio Perrone editore (Roma, 2005). Sue liriche sono presenti in qualificate antologie. Due e-books (l’antologia poetica “Dea della caccia” e la sua tesi di laurea “Le condotte pedofile”) sono pubblicati su: www.kultvirtualpress.com e scaricabili gratuitamente dall’apposita sezione. Ha prefato sillogi poetiche e romanzi. Collabora come critica letteraria alla rivista “Il Cavallo di Cavalcanti” (Azimut Editore, Roma), nonché su varie riviste on line (www.transfinito.net, www.kultunderground.org e www.kultvirtualpress.com ; www.lucidamente.com ) e cartacee (come il trimestrale “Sud-Est”, dove si occupa di editoria indipendente e cura il premio letterario “Storie a Mezzogiorno”). Non si è sottratta ad interventi di critica letteraria anche su giornali “dell’opposizione”.
Suoi interventi di saggistica giuridica si trovano su www.diritto.it


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