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Peirce innovatore, ma anche filosofo, matematico, medico non meno che astronomo e astrofisico, in una parola: rivoluzionario

Politica del pragmatismo

Mario Boetti

Politica pragmatica in cui l’investimento esclude l’indossabilità di un’abito, dell’abitudine, promuovendo propriamente la moda, il de rerum modo.

(2.07.2004)

Chi desse in poche parole una definizione del Pragmatismo farebbe la cosa più antipragmatista che si possa immaginare.

(G. Papini, Sul pragmatismo, 1906)

Particolare interesse nei rapporti col pragmatismo presentano quelle che furono chiamate (Peano) "definizioni per astrazione", nelle quali dal fatto che una data relazione presenta alcune delle proprietà caratteristiche dell’uguaglianza si trae occasione per "foggiare" un nuovo concetto; come, ad esempio, dal fatto che due rette parallele ad una terza sono parallele tra loro si trae il concetto di "direzione"[...].

(G. Vailati, Pragmatismo e Logica Matematica, 1906)

Il terzo risultato del lavoro onirico consiste nella trasposizione dei pensieri in immagini visive (Umsetzung von Gedanken in visuelle Bilder). Esse sono l’essenziale della formazione del sogno (Wesentliche an der Traumbildung); del resto già conosciamo la "raffigurazione plastica di parole" (die plastische Wortdarstellung).

(S. Freud, Introduzione alla psicanalisi, 1915-17)

L’Entstellung, traduite: transposition, où Freud montre la précondition générale de la fonction du rêve, c’est ce que nous avons désigné avec Saussure comme le glissement du signifié sous le signifiant, toujours en action (inconsciente, remarquons-le) dans le discours.
(J. Lacan, L’istance de la lettre dans l’inconscient ou la raison depuis Freud, 1966)

Chiamo dunque abduzione quel che si traspone nella cifra, [...].

(A. Verdiglione, Il tempo della roulette, 1979)

Alessandro Taglioni, "Notturno", 2003, olio su tela

I)

Chi ha mai avuto accesso alla dimenticanza? Quale contingenza che non sia ricordo ne afferma il suo diritto?
L’anomalia implica come la stessa storia, che si racconta, entra in gioco nell’avvenire, nel mai raccontato, nel mai ipotizzato. Nulla lascia pensare a un racconto che metta in scena una rappresentazione economica del fatto, tantomeno il racconto di un sogno.

I vari tentativi, promossi dallo psicologismo, di retroduzione soggettiva, cioè di psicodrammatizzazione, attuano un tipo d’indagine in stile poliziesco, dove basandosi sugli elementi storici precedenti, o se si preferisce sugli avvenimenti traumatici, si può additare la presunta causa colpevole dell’origine del sintomo, del sogno come di un crimine.

Tutto ciò perché la logica, anche quella più eloquente e argomentativa, per oltre duemila anni ha mantenuto un sistema di indagine filosofica, che si basa sul precetto che partendo dagli effetti si possa risalire alle cause, per via di deduzione o per via d’induzione. Dove sta dunque la novità?

Era il 1878 quando Charles Sanders Peirce, non ancora quarantenne, pubblicava il secondo saggio che lo rese famoso negli anni a venire. L’anno precedente aveva pubblicato The Fixation of Belief (novembre 1877), ma senza il saggio How to Make Our Ideas Clear (gennaio 1878) la lettura risulterebbe incompleta e incompiuta. Non molti sono gli autori che nell’ambito della scienza e della sua storia hanno contribuito "effettivamente" all’innovazione, coniando neologismi e nuove scienze, oppure semplicemente dando una svolta a schemi di obsolete dottrine scientifiche.

Questo "effettivamente" inerisce alla produzione di effetti non solo pratici, ma anche per una ri-considerazione di scienze già esistenti, tenendo conto che la causa, che è dell’oggetto, si pone come condizione imprescindibile nell’indagine, ma nel contempo inconoscibile.

Il riferimento al noumeno kantiano - alla "cosa in sé"- quasi in contrapposizione al fenomeno, potrebbe a questo punto sembrare un omaggio filosofico, ma è la logica che si riferisce all’oggetto della psicanalisi, e ancor di più quella elaborata e precisata dalla cifrematica, assieme alla teoria dell’abduzione, che offre la chance di intendere il testo di Peirce.

Quel testo che ruotando costantemente attorno a un’idea, ha azzerato gli oltre duemila anni di circolari speculazioni filosofiche, intrise di contemplazioni ipnotiche, dove l’idea del mondo produceva visioni fantasmatiche in tutte le salse, cucinate di volta in volta dallo Chef di turno.

Dunque Peirce innovatore, ma anche filosofo, matematico, medico non meno che astronomo e astrofisico, in una parola: rivoluzionario. Gli otto volumi dei Collected Papers sottolineano principalmente una pratica intersettoriale, combinata da un’attraversamento del testo occidentale fino a quel momento prodotto.

Tre i significanti principali, divenuti poi patrimonio della scienza, che Peirce ha precisato: la semiotica, il pragmatismo e l’abduzione.

Per l’elemento semiotico c’è una nuova lettura del segno "as anything which on the one hand is so determined by an Object and on the other hand so determines an idea in a person’s mind" [come qualcosa che per un verso è determinato da un’oggetto e per l’altro determina un’idea nella mente di una persona] (Collected Papers, 8-343), dove l’oggetto, immediato, è "as the Sign itself represents it" [come il segno stesso lo rappresenta] (C.P. 4-536); per il termine pragmatismo c’è una nuova lettura che procede dall’ Antropologia pragmatica di Kant (Anthropologie in pragmatischer Hinsicht abgefaßt, 1798): "il pragmatismo consente qualsiasi volo dell’immaginazione, purché l’immaginazione getti infine luce su di un possibile effetto pratico" (C.P. 5-196); con l’abduzione invece -terzo tipo di argomentazione assieme alla deduzione e all’induzione, "di solito chiamata assunzione di un’ipotesi" (C.P. 2-96)- abbiamo la vera novità: se la deduzione, di matrice aristotelica (il sillogismo Barbara di prima figura ne è un esempio), procede dalla classica regola d’inferenza del modus ponens (P Q) P Q, con la distinzione tra induzione e abduzione Peirce costituisce la triade funzionale dell’argomentazione. Scrive infatti:

L’abduzione è il primo passo nel ragionamento scientifico, così come l’induzione è il passo conclusivo. [...] Abduzione e induzione sono ai poli opposti della ragione: l’una il più inefficace, l’altra il più efficace degli argomenti. Il metodo dell’una è esattamente l’opposto di quello dell’altra. L’abduzione cerca una teoria. L’induzione cerca fatti. (C.P. 7-218).
Dato un fatto Q sorprendente, cioè difforme dalle attese, si formula un’ipotesi P tale che, se fosse vera, Q sarebbe spiegato come un fatto normale. (C.P. 5-189).
Un’ipotesi adottata per abduzione deve venire adottata solo in via provvisoria, e deve essere sperimentata. (C.P. 7-202).
Quando, infine, vediamo che un’ipotesi viene verificata sperimentalmente [...] questo tipo di inferenza da esperimenti provanti le previsioni basate su un’ipotesi è l’unico che a buon diritto essere definito induzione. (C.P. 7-206).

Dunque l’ipotesi abduttiva promuove una prova sperimentale che punta alla verità.

Nessun nuovo contenuto di verità può derivare da induzione o deduzione; [...] (questo contenuto) può derivare solo da abduzione, e l’abduzione, dopo tutto, non è altro che indovinare. Siamo perciò costretti a sperare che, benché a rigore le spiegazioni possibili dei fatti siano innumerevoli, tuttavia la nostra mente, in un numero finito di tentativi, sarà in grado di indovinare l’unica vera spiegazione. E siamo costretti a tale assunzione, indipendentemente da qualsiasi prova della sua verità. (C.P. 7-219).

Per Peirce la questione del pragmatismo si risolve nella stessa questione dell’abduzione (C.P. 5-196), ma nella lettera al pragmatista italiano Mario Calderoni, allievo di Vailati, scrive che "l’abduzione è pura congettura, priva di forza probante".

Eppure il famosissimo racconto del furto dell’orologio (C.P. 7-40), sottolinea come l’ipotesi infondata di chi sia stato il ladro procede per via di malinteso. Lo stesso Peirce ammette che ascoltando le risposte degli oltre venti camerieri sospettati di furto, a farlo decidere per uno di costoro è stato qualcosa di non conscio, qualcosa di insupponibile, lungo la dimenticanza. Dice infatti a se stesso: "Ma tu semplicemente devi puntare il dito contro il tuo uomo. Non importa se non hai motivo, devi dire chi pensi sia il ladro". Dunque la "forza probante" è certamente in discussione, ma secondo l’occorrenza di chi non può indugiare seguendo le vie classiche dell’indagine, prospettate dalla stessa agenzia investigativa cui Peirce si era rivolto. Quelle vie che vanno a costituire la cosiddetta ideologia del sospetto, cioè la plausibilità, i precedenti criminosi, le verosimiglianze, le statistiche probabilistiche.

II)

Quasi negli stessi anni in cui Peirce in America inventava il pragmatismo, Freud in Europa inventava la psicanalisi (il termine fu utilizzato per la prima volta nel 1896 in lingua francese), e con essa, fra gli altri, il termine sessualità (Sexualität). È noto come per Freud l’oggetto sia indotto dalla pulsione (duale) e che quest’ultima risulti

forza costante (konstante Kraft). E, in quanto non preme dall’esterno, ma dall’interno del corpo, non c’è fuga che possa servire contro di essa. Indichiamo più propriamente lo stimolo pulsionale con il termine "bisogno" (Wir heißen den Triebreiz besser "Bedürnis"); ciò che elimina tale bisogno è il "soddisfacimento" (Befriedigung). Il soddisfacimento può essere ottenuto soltanto mediante una opportuna (adeguata) modificazione della fonte interna dello stimolo (Veränderung der inneren Reizquelle gewonnen werden).

Né la pulsione, né tantomeno l’oggetto per Freud divengono coscienti. Non solo, ma la constatazione di una forza costante impedisce l’adattamento al corpo di qualsiasi abito, di qualsiasi abitudine. Scrive Peirce:

L’attività di ricerca prende la forma di sperimentazione nel mondo interno; e la conclusione (se, pure, la ricerca giunge a una conclusione definita) è che, in date condizioni, l’interprete si sarà formato l’abito di agire in un dato modo ogni volta che desideri un dato tipo di risultato. La vera e vivente conclusione logica è quest’abito; la formulazione verbale non è nient’altro che la sua espressione. (C.P. 5-491).
Gli abiti in se stessi sono interamente inconsci. (C.P. 5-492).
L’essenza di un abito dipende dal quando e dal come ci farà agire. Riguardo al quando, ogni stimolo all’azione è derivato dalla percezione; riguardo al come, ogni scopo dell’azione è produrre qualche risultato sensibile. (C.P. 5-400).

Secondo Peirce è l’apertura del dubbio che promuove la ricerca. Un dubbio non cartesiano, non metodico. Il dubbio metodico invece toglierebbe il modo della relazione sottolineando una dicotomia.

Il dubbio non è un’abito, ma la privazione di un abito: come privazione di un abito non può essere altro che l’attività erratica che in qualche modo dovrà essere sostituita da un abito. (C.P. 5-417).
Qual è il fine di una ipotesi esplicativa? Il suo fine è quello di sottoporsi alla prova dell’esperimento, e di pervenire così all’eliminazione degli imprevisti, e alla costituzione di un abito di positiva aspettazione che non venga frustrato. (C.P. 5-197).

È lo stesso Peirce a indicare l’aspettazione, l’aspetto, come modus, inteso nei suoi tre versanti: il necessario, il possibile e il contingente (C.P. 7-187). Mentre per i primi due valgono le regole classiche della logica in riferimento alla deduzione e all’induzione, è l’abduzione a tracciare la contingenza in cui si struttura il fare, nonché il racconto, che per Peirce sfociano nella verità scientifica. Scrive Verdiglione:

Il racconto avviene con l’abduzione. Perché la catacresi? Perché l’abuso? Perché l’occorrenza? Perché la contingenza? Perché il miracolo? Per l’abduzione. Per un’ipotesi che non potrebbe e non dovrebbe farsi mai, eppure è quella per cui le cose accadono. Non è ragionevole, ma è ciò senza cui non può instaurarsi nessun ragionamento, che poggi sul terreno dell’Altro, sull’humanitas. (La serenità, 30/03/2002).

Nessun passo senza compiere un’abduzione in ciascun momento sottolinea Peirce. Un passo in cui l’aporia sottolinea la sua impraticabilità. Di qui l’abuso linguistico, la catacresi, in cui non è esente la sessualità che Verdiglione precisa come "politica del tempo che non finisce".

Politica pragmatica in cui l’investimento esclude l’indossabilità di un’abito, dell’abitudine, promuovendo propriamente la moda, il de rerum modo. Se l’abitudine esistesse, l’abito sarebbe il comportamento morale e appropriato soggettivamente, così caro agli assertori della psicodrammatizzazione da formulare addirittura una teoria, costituita da precetti consoni alla "morale sessuale civile", direbbe Freud.

Mario Boetti è cifrematico, ricercatore, presidente dell’Associazione culturale
"L’Arca della parola" di Bologna.


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