Transfinito edizioni

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Intervista a Stefano Drei

Filippo Tramonti e Dino Campana: il mistero di una foto

Paolo Pianigiani
(4.08.2007)

Intervista a Stefano Drei



Avevamo già dato la notizia, sia sul sito dedicato a Dino Campana che qui su Transfinito: la celeberrima foto di classe attribuita, fin dal 1959, a Dino Campana, studente quindicenne al Liceo Torricelli di Faenza, è in realtà di Filippo Tramonti, anche lui proveniente da Marradi. L’autore della importante scoperta, Stefano Drei, professore di lettere in quel Liceo, oltre alle ricerche di archivio, ha concluso la sua indagine fino a trovarsi davanti al vero soggetto di quella foto, nella sua ultima dimora terrena: il cimitero di Bologna. Lo abbiamo ancora coinvolto in una intervista, per meglio comprendere e meglio sapere i dettagli di questa vicenda, che chiarisce finalmente e risolve per sempre una incomprensione, un punto di partenza sbagliato che la biografia fotografica, e quindi l’immagine e l’immaginario di Dino Campana, si tirava dietro da sempre, e rischiava di continuare così, all’infinito. Semplicemente non è lui, quel ragazzo imbronciato, dallo sguardo che sfida l’obbiettivo del fotografo ufficiale del Liceo Torricelli di allora, Vincenzo Gorini. Non sono gli occhi di Campana quelli, pure così straordinariamente intensi, che hanno accompagnato in tutte le biografie e in tante copie dei Canti Orfici il poeta di Marradi. Era un altro, si chiamava Filippo Tramonti, di professione cancelliere di tribunale.

Paolo Pianigiani:

Il cerchio si chiude, come diceva Papini; adesso abbiamo anche la prova: la foto fino a qualche tempo fa attribuita a Campana quindicenne studente del Torricelli è decisamente da ribattezzare.

Stefano Drei:

Francamente, mi sembrava di averlo dimostrato anche prima. Anzi, prima temevo che il ritrovamento di una foto di Tramonti anziano potesse solo rinfocolare i dubbi. Non mi aspettavo di trovare il sessantenne così somigliante al diciottenne.

P.P.:

Già nella nostra precedente intervista si precisavano i motivi diciamo logici e d’archivio, che da soli facevano traballare tutte le certezze precedenti. Che strada hai fatto per raggiungere finalmente Filippo Tramonti?

S. D.:

Dopo vane ricerche in anagrafi, parrocchie, cimiteri, ho trovato la pista decisiva negli annuari del Ministero della Giustizia, conservati nella Biblioteca Centrale Giuridica di Roma. Lì ho potuto ricostruire tutta la sua carriera, che si conclude a Bologna. Così mi sono rivolto all’anagrafe di Bologna.

Solitamente, quando una persona muore, la notizia viene trasmessa al comune di nascita. Ma Marradi non ha mai acquisito la notizia della morte di Filippo Tramonti. Il motivo ora è chiaro: Tramonti morì nel 1945, in un anno in cui c’erano molte altre cose che non funzionavano e le priorità erano ben altre.

P.P.:

Che cosa hai provato quando ti sei trovato davanti la foto di Tramonti da adulto?

S. D.:

Devo dire che una cosa mi ha un po’ emozionato: quei fiori finti. Probabilmente vecchi di decenni, a toccarli si sbriciolavano. Qualcuno ha detto che c’è una seconda morte dopo la morte, e questa interviene quando scompare l’ultima persona che si ricordava di te. Quei fiori sfatti dimostravano che per Filippo Tramonti questa seconda morte era già venuta, eppure la sua immagine circolava e circola ancora per il mondo, celeberrima sotto falso nome.

P.P.:

Un altro Tramonti, di nome Giovanni, intervistato tanti anni fa da Gabriel Cacho Millet, raccontava di aver recitato con Dino nella commedia di Francini, "Il Marciapiede"; sarà stato un parente di Filippo?

S. D.:

C’è anche un Alfredo Tramonti nella bibliografia campaniana: è citato da Zavoli nella sua raccolta di testimonianze (pag. 99; veramente lui scrive Tremonte ma è certamente un errore). E’ una matassa piuttosto complicata che non ho ancora finito di sbrogliare. Per semplificare: ho contattato i vari Tramonti di Marradi e altri Tramonti di origini marradesi a Modigliana ed a Firenze; vengono tutti dalla frazione di Biforco, come Filippo; provengono dunque dallo stesso ceppo. Ma Filippo figlio di Romualdo apparteneva ad un altro ramo e di lui a Marradi non si ricorda più nessuno.

P. P.:


Chi era Filippo Tramonti? Dopo il Torricelli ha continuato gli studi? Che idea ti sei fatta su di lui?

S. D.:

Filippo Tramonti nasce a Marradi, frazione Biforco, da Romualdo Tramonti e Clorinda Ciaranfi nel 1882. Frequenta presso i salesiani di Faenza le elementari ed il ginnasio. Nel 1900 affronta al Torricelli, insieme a Dino Campana (più giovane di lui di tre anni) l’esame di quinta ginnasio.
A differenza di Campana, Tramonti non viene promosso. Ripete la quinta al Torricelli. Ottenuta la licenza ginnasiale, non si iscrive al liceo; probabilmente frequenta un istituto tecnico. Fa poi carriera nelle cancellerie dei tribunali (non occorreva la laurea), muovendosi fra Toscana, Liguria, Emilia. Sposa una Diomira Bertellotti di Stazzema, più vecchia di lui di un anno, ma non ha figli. Muore a Bologna nel 1945, cancelliere capo di corte d’appello.

Certamente conobbe Campana. In diversi luoghi le loro biografie si sfiorano: Marradi, i salesiani, il Torricelli; anche gli uffici giudiziari di Firenze dove operava lo zio di Dino.

Visse a lungo anche a Genova ed a Bologna, altre città campaniane: ma svariati anni dopo Dino. Ci sarebbe il materiale per un romanziere: la storia di questo marradese che dovunque si sposti in giro per l’Italia trova tracce di un suo sfortunato amico d’infanzia e dopo la morte diventerà il suo alter ego….

P. P.:

La cosa che più mi ha stupito in questa vicenda, che finalmente ha trovato la sua conclusione, è il fatto che nessuno dei parenti di Filippo Tramonti si sia accorto che la foto attribuita a Dino Campana, in tante e tante pubblicazioni, era in realtà da riferirsi al loro congiunto. Nel corso della tua ricerca, ti sei dato una risposta a questo dubbio, che certamente hai avuto anche te?

S. D.:

Ma ci sono miei colleghi che insegnano lettere e non conoscono quella foto! Poi la vedova Tramonti, che verosimilmente non era una letterata, morì a Stazzema nel 1967, quando pochi conoscevano ancora quella foto di classe. Infine, Tramonti cambiò più volte nella vita città e frequentazioni; presumibilmente chi lo conobbe da vecchio non l’aveva conosciuto da giovane…



Vorrei aggiungere due cose:

La prima:

Dopo la scoperta (chiamiamola così), mi ha telefonato Gabriel Cacho Millet, il massimo conoscitore di cose campaniane. Si è congratulato, ma sembrava anche un po’ dispiaciuto: ora c’è un vuoto nella parete del suo studio, gli è toccato di staccare una foto che aveva avuto il valore di un’icona, di un’immagine mitica: «come il ritratto di Che Guevara per un giovane degli anni ’60». Aveva sperato fino all’ultimo che io avessi torto. Lo capisco. Delle poche foto conosciute di Campana era quella la più bella: nitidissima, in posa, a figura intera, fatta da un professionista. Aveva solo un difetto: non era lui.

La seconda:

Chi ora visitasse la tomba di Filippo Tramonti (Certosa di Bologna, campo 1945, lato sud, loculo 315) osserverebbe che oltre ai vecchi fiori consunti ce ne sono anche dei nuovi. Ma quelli non c’entrano: ce li ho messi io.


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30.07.2017