Transfinito edizioni

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Rain bird

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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Il grande fratello ci guardi e ci protegga

Paolo Pianigiani
(16.09.2007)

Non lo avrei mai detto, così alla prima: ma a pensarci un attimo è proprio vero.

La nostra sicurezza oggi è ormai affidata alle telecamere. Che dall’alto ci guardano, come gli dei dell’Olimpo, ci osservano curiose, e tutto registrano.

Questo Grande Fratello, che per la verità nel tempo è diventato tecnologicamente sempre più piccolo, posto a protezione delle nostre case, degli stadi, delle vie del centro, controlla impeccabile ogni cosa. La vecchia cassetta a nastro, che in passato si trovava necessariamente nei pressi, a portata dei ladri e, nell’eventualità, distrutta dai malintenzionati, adesso non esiste più.
Le immagini compromettenti, trasportate in diretta dai cavi e dalle fibre ottiche, si trovano in luogo remoto e protetto, registrate su supporti informatici, dalla capacità dei contenuti praticamente infinita, e saranno a disposizione delle autorità in caso di bisogno, pronte a dimostrare chi e quando ha commesso un reato.

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Opera di Christiane Apprieux

E’ recente, per esempio e in applicazione del decreto Pisanu, la protezione "a vista" dello Stadio di Empoli. Piuttosto che i gol di "Pozzino" o di Luca Saudati, questi curiosissimi marchingegni registrano gli umori del pubblico, dei cosiddetti "facinorosi", alias imbecilli; che a volte usano lo stadio come sfogo a problemi interni e ai disturbi gastrici della psiche. Certo, può accadere che le decisioni dell’arbitro o lo svolgersi a senso unico delle sue decisioni, rendano instabili i controlli umorali, ma si deve arrivare al massimo a prendersela con l’ipotizzare attività improprie ed extraconiugali della moglie del signore col fischietto, non certo arrivare agli scontri fisici con gli ospiti (e paganti) tifosi avversari o con i menochemmai colpevoli poliziotti, o gli aranciovestiti volontari della Pubblica Assistenza.

Lassù, dall’alto, le telecamere rivolte non sul campo di gara, come sembrava più opportuno, ma puntate contro gli spalti, osservano e registrano, fisse o brandeggiabili come spadoni medievali, ogni mossa, ogni comportamento e implacabili riportano, fin sulla scrivania del Prefetto o di chi per lui sia delegato al controllo, alla registrazione, al futuro dimostrare che proprio lui, il sig. Rossi idraulico, padre di due splendide figliole e presente alla stadio alle ore tali del giorno tal’altro, ha tirato la bottiglia in testa al vicino di poltroncina o, con rara abilità balistica, in sul groppone indifeso del guardalinee orbissimo e sicuramente ancora dotato di telefonino svizzero, ragalatogli ai tempi da un certo Luciano.

Oppure, uscendo dallo stadio e ritornando verso il centro, sempre quegli occhi indiscreti ed elettronici ci accompagnano ormai per le vie del borgo, a controllare che nessuno ci accoltelli o ci porti via le borse alle fidanzate, o svaligi una a caso delle nostre banche o il distributore di benzina di turno. Che dire: è il prezzo, onestissimo mi pare, da sborsare per la nostra sicurezza, per evitare che la città si trasformi in terra di nessuno. Se poi succede, come succede, che ci sono le fughe delle notizie e delle immagini, che la tanto amata privacy se ne va a farsi benedire, che volete farci, bisogna sopportare e accettare anche questa eventualità. Come si accettano, con i denti stretti, le suocere e le tasse, queste ultime sempre padoane e sempre troppe.


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30.07.2017