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Della contingenza. Il tutto nel fragmento

Christian Pagano

L’enigma della contingenza. Come il "toccare insieme" qualifica la comunicazione senza più tabù.

(15.06.2009)

Il contingente è qualcosa che è, ma che poteva non essere, o non accadere, o anche accadere altrimenti : un possible quindi,
mosso da « altro » che da se stesso, ma che dal momento che è, « è » qualcosa di realmente disponibile.

Tale disponibilità del contingente si articola con un secondo senso. Come dice la sua etimologia con-tangere, (toccare, arrivar insieme ) il contingente pur venendo dal nulla, non rinvia necessariamente al nulla ; né è mai solo, esso rappresenta sempre un avvenimento, una coincidenza o sincronicità, direbbe Jung, dovuto all’incrocio di fenomeni provenienti da cause indipendenti, ma che si « toccano » a un certo punto. Ed è a questo « tocco » che noi ne prendiamo coscienza, sicché questi due sensi del contingente : la sua labilità ontologica ma che si afferma all’occasione di un incontro, rappresentano l’uno e l’altro uno stato di « fatto », a livelli distinti ma inseparabili, e tutti e due concorrono alla Scrittura del reale e quindi della Storia.

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Opera di Christiane Apprieux

Sovente la filosofia, abituata a parlare di necessità e generalità varie o delle « essenze » astratte trascura i fatti e le realtà contingenti apparentemente secondarie, rischiando di rimanere in una sorte di mondo iperuranico. Il contingente è il reale con cui noi veniamo in contatto. La sua presa in considerazione porta a conseguenze radicali, perché mette in campo non solo un « cogito » ma anche un « volo », non solo l’Essere, ma il Possibile e anche il Nulla nonché un Desiderio infinito che spinge a creare, e in cui si esprime la capacità stessa di dire e dirsi con una certa libertà nei confronti del pensiero,

Il termine « contingenza » invece è già un’astrazione per qualificare il contingente : è une termine metafisico, impiegato differentemenente sia nelle scienze che nella filosofia. In quanto tale la contingenza esprime un principio e une metodo : che si pone tra l’essere e il nulla, non si confonde con il primo a causa dei limiti che comporta, ma nemmeno col secondo perché di fatto esprime delle réaltà, come nel caso di un avvenimento, un’eventualità, un’occasione, una peripezia, un’incidente, l’avventura, o il « caso » stesso.

Infine, oggi si può parlare anche di contingenza del contingente » e cioè dell’urgenza della presa in conto della Natura, la quale a causa della immmoderata produzione umana, rischia semplicemente di deperire, allorché essa ha avuto sempre un compito terapeutico per tutti i viventi, e in particolare l’uomo.

La filosofia

Non si riscontra troppa filosofia interessata al contingente. Vi è stata sempre in questo campo e vi è ancora un gioco competitivo entro tre termini : la Natura, la libertà umana e la prescienza divina, ampliando o escludendo un termine o l’altro, la visione cambia ;

- Per i Naturalisti è, ovvio, la natura stessa è tutto e quindi un miscuglio di necessità e aleatorio. Quanto a spiegare tale affermazione è altra cosa, a meno che non si concluda con Henri Poincaré : il caso non è che la misura della notra ignoranza.

- Per coloro qui ritengono che la libertà della persona è determinante, come Sartre, la contingenza si identifica con questa libertà stessa, che cerca di aprirsi un cammino nella storia. In tal caso la contingenza dipende dall’esercizio di tale libertà, nel tentativo di sormontare la propria finitudine.

- Infine per coloro che retengono che la sorgente della contingenza risiede nel volere divino tutto dipende da quale idea si ci fa della creazione e di Dio stesso Per chi ha fede, il concetto di Creazione, da pienamento ragione del contingente che cosi’ è poiché cosi’ voluto, gratuitamente e liberamente, come tutta la Natura.. A meno che non si ritorna all’identificiazione con Spinoza : Deus sive Natura. E il problema rimane.

Ritengo che due sono le possibilità: o la materia segue la parola creatrice, o la parola segue la materia. Se in origine c’era la materia, questa è eterna, e la parola un’emergenza che rimane largamente misteriosa. Se c’era una parola creatrice, allora si giustifica il Nulla, e cioè il non essere. I greci han scelto la materia eterna. Parmenide scrisse che l’essere è e non può non essere. Le religioni del Libro invece descrivono tutte un Dio, capace di creare dal nulla. In tal senso va al di là dei dei dell’Olimpo, perché già presente per cosi’ dire nel Nulla, e cosi è nato qualcosa che poteva anche non essere, e cioè la contingenza delle cose e dei fatti che fanno la Storia.

Il punto cruciale in quest’affare è che non si dà libertà nella necessità, e quindi nemmeno la contingenza. Responsabilità, libertà e contingenza vanno insieme, e la presenza di una letteratura, sia essa sacra o no, che si scriv, in bene o male, ma liberamente sta li per testimoniare che non tutto è fatalità...

Secondo Hannah Arendt fu il filosofo Duns Scoto a pagare il prezzo della contingenza per il dono della libertà, poiché per primo considero’ il contingente non in modo negativo nei confronti della necessità, ma un alternativo a quello infinito.. Secondo lui le cose vengono all’essere senza averne diritto, sicché colui che le chiama (uomo o Dio) non è mosso da una necessità razionale, ma anzitutto dal piacere di partecipare il proporio essere. In tal senso l’uomo è fondamentalmente volontà, ed è razionale perché libero e non vice-versa. A Duns Scoto fu attribuito uno degli innumeri trattati sui « de modis significandi » considerati antesignani della linguistica moderna, fondati su una trilogia che tiene tuttora, e cioè i modi significandi, che rinviano ai i modi intelligendi e questi a un modus essendi. : e quedsto ripetutamente in un va e vieni « chiastico » direi (circolo ermeneutico) avendo cosi’ constituito una certa fenomenologia ante litteram.

La scienza

Essa usa il termine contingenza, piuttosto in funzione del calcolo di probabilità matematica.

È Pascal, che per primo mostra come la conoscenza di un futuro contingente puo’ rilevare non tanto d’una opirione qualsiasi quanto piuttosto di un calcolo approssimativo. Sono famosi i suoi studi sui giochi d’azzardo. La contingenza cosi concepita non ha nulla di ontololgico, ma è uno strumento per dominare l’aleatorio, partendo da un insieme di eventualità probabili..

È in tal senso che si è sviluppta la teoria de « giochi » in generale, tendo conto di una strategia mista, più precisamente dell’incrocio di due stratégie libere che si contendono la vittoria, come nella guerra..Ma questo tipo di conoscenzza si è svilupato soprattuttone nelle teorie di previsione strategiche, matematiche e in particolare nella fisica quantica : dove si parla piuttosto di incertitudine et d’inteterminismo, principi ormai di comune intendimento.

Il termine contingenza invece è ben presente e sempre di più nella teoria sull’evoluzione delle specie.

In un suo articolo, del Dicembre 1994, Stephen Jay Gould scrive:
"Benché la teoria della selezione naturale rappresenti un quadro di riferimento importante per spiegare la storia del cambiamento evolutivo, i suoi principi non devono essere considerati come le cause determinanti dell’effettivo corso degli eventi evolutivi. È importante insistere su questo punto in quanto si tratta di un aspetto fondamentale, seppur in larga parte non ancora compreso, della complessità del mondo. Le catene e le reti di eventi sono così complesse, così zeppe di elementi casuali e caotici, così irripetibili nel loro includere una simile moltitudine di oggetti unici che per esse non possono valere i modelli standard della semplice previsione e duplicazione. La storia è imprevedibile: racchiude troppo caos ed è largamente soggetta alla contingenza cioè i risultati sono prodotti da lunghe catene di antecedenti imprevedibili."

In altri termini, non solo la contingenza è venuto a correggere une rigido evoluzionismo, ma laddove causalità e contingenza si incontrano, per forza di cose è quest’ultima che prevale, per cui l’evoluzione non è sempre previsibile, né sempre sinonimo di progresso. La sua storia è profondamente contingente, discontinua, imprevisibile e irriversibile
Lo stesso vale per eventi come il crossing over, la segregazione cromosomica, la selezione del compagno, la selezione gametica e per gran parte dei fenomeni relativi alla sopravvivenza, alla vita di ogni giorno, fino alle decisioni quotidiane dell’uomo stesso.

Sorprendente in effetti è l’esperienza ormai famosa del prof. Libet dell’università di Orsay (Paris sud) che mise in evidenza un fatto incognito fino ad allora. È il cervello che predispone per così dire automaticamente un ‘azione vitale, e arriva a mettere tutto in moto perfino un istante pr ima che il soggetto ne abbia coscienza, in modo che non gli rimane che la possibilità di sospendere l’esecuzione già praticamente in corso. In certo senso la facoltà della Volontà in tal caso non ha che un ruolo negativo, mentre l’insieme che apre sull’azione è dovuto a cause complesse e contingenti.

In generale però è piutttoisto la Volontà inscritta nella conformazione fisica e psichica dell’uomo che nel suo esercizio quotidianao accentua liberamente il positivo del contingente, cioè la sua « disponibilità differenziata (materia signata quantitate)» e quindi la sua costruttibilità. Il contingente perde allora il carattere di precarietà, e diventa strumento di un auto rivelazione dell’io..Non vi è Parola senza volontà, né senza memoria né senza desiderio, in pratica. senza accompagnamento concreto. Ed è così che il contingente che era piusttosto « cifra » di degradazione dell’essere nel pensiero greco, rinvia a un regime di libertà, che è una prefezione semplce e originale, e cioè esiste o non esiste. Ed è questo regime di libera alternanza, che présiede all’opera artistica che scrive la storia e che puo’ trascendere l’intelletto, scoprendo nel Bene, ne Bello, l’anima segreta del vero. L’elemento allora entra nella parola, e rinasce nella parola.

In questo senso, oggi si delinea in Italia una nuova scienza dal nome cifrematica. Secondo lo scrittore Armando Verdiglione:

« La cifrematica, in quanto scienza della parola originaria, coglie nell’attuale, nell’atto di parola, gli elementi di una struttura senza nessun determinismo storicistico dell’oggetto e senza nessun soggetto come garante e supporto della teoria. Le cose entrano nella parola senza più metalinguaggio, cioè senza che ci sia bisogno di verificazione o falsificazione ; senza più riduzionismo in favore di un’economia del discorso.

Le cose procedono dalla combinazione e non dalla composizione. Il componimento segue sempre dall’idea di un caos originario o da una babele linguistica dove l’esigenza sarebbe ritrovare ciò che è andato perduto, una sorta di grundsprache, di lingua di fondo, che giustifichi l’origine delle cose e la loro creazione. Nulla è al di fuori della parola, neppure la filosofia scientifica -riscontrabile come logica operazionale.
Cifrema è la proprietà della parola. Cifrematica è la scienza della parola. Scienza è un termine curioso. Leonardo da Vinci trova, per primo, che ogni scienza è anzitutto scienza della parola. Il discorso scientifico senza la scienza della parola resta interamente ideologico. Mira a padroneggiare la parola e il suo atto.

La cifrematica non è solo il termine, è l’intero itinerario, l’intera ricerca, la logica della parola è cifrematica. : una scienza che stabilisce come le cose nell’arca si dicono, dicendosi si fanno, facendosi si scrivono, scrivendosi si cifrano »

Direi adoperando termini classici, che se i greci hanno inventato il metodo che tramite vie impervie (meta odos) accedebbero alla verità, questa verità cosi strutturata fa oggi difficoltà. Non che si nega che la vértià in se è infinita. Ma non si crede più all’accessibilita di tale verità/ Si preferisce l’essere che vive che nasce e muore, l’essere contingente quindi che si presenta per la sua disponibità sempre in forma nuova, une verità da scoprire e quindi più che metodo è di esodo (uscire fuori per vedere, come dice Levinas).che si tratta. Mi permetterei di aggiungere un altro nome accanto all’esodo, ed è sinodo (camminare insieme). In effetti non è solo quna questione di nomadismo, ma del fatto che da solo non si fa strettamente nulla. Se non la cifria di se stesso, che è zero..

CIFREMA « transfinito »?

A qusto punto prenderei in prestito il termine "cifrema" per qualificare linguisticamente e positivamente il contingente qualsisasi esso sia. A differenza della parola « cifra » (che ha già « innumeri » connotazioni da zero all’infinito) cifrema, rinvia a un termine linguistico preciso fonema : unità distintiva nell’ambito di cio che si chiama la doppia articolazione del linguaggio umano. L’uomo in effetti prima di significare, distingue, enumera, calcola. E gli bastano poichi elementi distintivi (come le lettere dell’alfabeto) per operare il miracolo di combinazioni transfinite come le parole (dette anche monèmi : unità significative). Le prime lettere dell’alfabeto del resto servivano proprio per contare.

Vi sono varianti sul modo di pensare la doppia articolazione. Personalmente sono per la generalizzazione di questo meccanismo, che esprime l’algoritmo proprio di ogni uomo: un programma particolare per produrre e riprodurre la « novitas » glissando da una livello all’altro, capace di adoperare gli elementi più svariati. In questo senso il contingente si situa tra lettera e simbolo. L’essenziale mi pare il fatto che il linguaggio umano, prima di significare direttamente come fan tutti gli animali, enumera, scegle una serie di materiali (contingenti) distintivi a significazione zero, per combinarli poi meglio insieme in una opera o un sintagma significativo. E in effetti solo gli uomini sono capaci di mettere liberamente insieme dei livelli distinti in sé, ma inseparabili nella significazione.

Il cifrema, quindi, puo’ partecipare all’avventura del linguaggio svolgendo il ruolo di una unità distintiva generalizzata, suggerendo una panoramica infinita di combinazioni come nella scala di Giacobbe che va dal finito (terra) all’infinito (cielo) e dal particolare al generale e viveversa, articolando contingenza, coincidenza e convergenza, sia nel dire che nel fare.

In questo senso cifrema « tocca » da vicino il concetto di tranfinito. Perché ?
Perché il transfinito secondo il suo inventore Cantor, è un infinito che non è mai solo, come non lo è il contingente, ma accompagna un altro infinito.L’idea dominante fino ad allora era stata che l’infinito non poteva essere che unico. Cantor dimostrò che esistono infiniti più grandi e più piccoli. Egli considero’ infatti tre generi distinti (a) l’infinito «in potenza», indeterminato e incrementabile, b) l’infinito «assoluto», determinato e non incrementabile (attribuibile solo a Dio),c) l’infinito «transfinito», determinato e incrementabile, In effetti egli osservò, che ogni insieme infinito può essere continuamente messo in corrispondenza bi-univoca con una sua parte. Ad esempio i numeri cardinali possono essere messi in corrispondenza bi-univoca, con una loro parte : la serie dei pari o la serie dei dispari, e ciò all’infinito. Rovesciando la tradizionale affermazione sulla parte che non può essere uguale al tutto, Egli dimostrò che paradossalmente vi sono infiniti uguali a una loro parte, anzi "un insieme è infinito proprio quando è equipollente con una sua parte propria !

Penso che sia proprio questo genere d’infinito che si adatta al mondo del linguaggio che è un mondo distinto ma inseparabile dal mondo di tutti incontingenti.. Il transfinito, richiama in qualche modo la doppia articolazione linguistica : la possibilità di far giocare insieme indefinitivamente due ordini distinti. Il contingente diventato cifrema, unità semplicemements distintiva, può accompagnare l’infinta di possibiliità creativa dell’uomo, qualsiasi forma di linguaggio.teorico o pratico, artistico o letterario. Le forme di contingenza sono innumeri (transfiniti) potendo presentarsi come fragmenti: dettagli, panorami, colori, sentenze, impressioni, spirgolature, trovate, ragionamenti e invenzioni (e la taxinomia potrebbe continuare) entrando nella parola e rinascendo con essa, scongiurano così il rischio idealistico di un monismo metafisico.

Il cantico delle creature

Occorre considerare un ultimo punto che mi pare importante. Il mondo del contingente e del transfinito, lungi dall’essere indifferente, introduce in un mondo di passioni. Dopo i guai prodotti dalle ideologie proprie o nichilistiche del secolo scorso.

occorre rimettere la palla al centro per cosi dire, e rielaborare strategie che tengano conto della volontà e soprattuotto della realtà delle cose e del cammino di nostri giorni.

Occorre rieditaire algoritmi « tranfiniti » senza negare la Fede di coloro che hanno il dono di averla, come passione assoluta, cio’ che in quanto tale è proprio dell’uomo. Ma ritenendo anche che se il sapere assoluto fosse raggiunto, non vi sarebbe reale conoscenza, poiché svanirebbe la differenza tra conoscente e conosciuto. Ricordiamo Gödel che diceva : : se un sistema assiomatico risulta coerente (ovvero privo di contraddizioni interne) ne consegue che esso è necessariamente incompleto.

È l’idea stessa di sistema che oggi appare… contingente. Per contro la precarietà e la finitezza del reale, espressamente accettate possono portare a una forma di universalità, non assoluta, non dogmatica, ma credibile, fondata su realtà incontrovertibili.

Una filosofia della contingenza allora può contribuire à tener accesa la fiaccola umana della filosofia, intesa colme amore per il sapere, e non soltanto sapere, una via media che non è né materialismo né idealismo partigiano, ma la via del « faber », e dunque della parola in atto

Soprattutto è necessario, ancor più che conoscere, una riconoscenza poetica di tutti gli esseri contingenti, cioè di tutte le « creature » come nel canto di Francesco, dove non è solo questione di parlare, ma di ascoltare, dove non è più questione nemmeno dell’ « io » ma è l’ « io » che parla e canta : Verbum cum amore notitia (sant’Agostino).





16 novembre 2007


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