Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

"La nostra salute" di Armando Verdiglione

Giancarlo Calciolari
(29.07.2008)

Il mondo, da che mondo è mondo, è uno spaccio di droghe e di farmaci, con cervello religioso e mano militare. Psicodroghe e psicofarmaci. Qualsiasi elemento dell’esperienza si sostanzializza e si mentalizza. La delega alla farmacrazia e alla drogocrazia è totale, come la pseudo qualità che insegue mascherando la quantità accumulata. Mondiale. Copro-economia e scato-finanza.

La marea nera dell’occultismo diviene l’oceano bianco dell’illuminismo, con i suoi tornado detersivi, come il flusso di una bottiglia di Klein che circola potenzialmente all’infinito senza neanche il rischio di secarsi da sé nello spazio a tre dimensioni, basta mantenersi sulle quattro dimensioni. Dimensioni spaziali. Essenziale il quattro per far quadrare i conti e la vita. Ognuno nel mondo è immondo, soggetto alla purificazione, continua e discontinua, legale con i farmaci e illegale con le droghe.

Rarissimi sono coloro che non accettano il mondo, non accettano di esserci come esseri per la morte, tra trionfi e disfatte, tra successi e tracolli. Trovandosi a leggere nell’esperienza, in viaggio e non nei protocolli della pseudo esperienza della vita standard e antistandard, alcuni elaborano i paradossi del mondo. I matematici Cantor e Gödel, gli psicanalisti Freud e Lacan. In breve, il mondo è transfinito, quindi non è più mondo. Il mondo non contiene se stesso e quindi è incompleto e indecidibile. Il mondo della coscienza è il ricordo di copertura dell’inconscio, l’assenza stessa di ogni pretesa conoscenza di sé e degli altri: i principi aristotelici non reggono il funzionamento del sogno. Il mondo dell’ordine rotatorio, della circolazione necrofila dei morti-viventi e dei viventi-morti, si complica nei tre cerchi del nodo borromeo, che poi Lacan porta a quattro per imbrigliare la circolarità in una struttura dove non tutto ritorni all’origine e ci sia l’emergenza di un lembo di reale che non c’era prima. Il sogno di Cantor? Il sogno di Gödel? Il sogno di Freud? Il sogno di Lacan?

Com’era la salute di Freud? Com’era la salute di Lacan? Dal cancro in bocca al cancro allo stomaco. Più nota è la salute di Cantor e di Gödel. L’uno in ostaggio dell’ospedale psichiatrico, complice la moglie e il figlio alienista. L’altro preda della paura che il colpo possa arrivare come veleno nel cibo. E non mangia più, anticipando logicamente la morte.

JPEG - 187 Kb
Opera di Hiko Yoshitaka

E altri? Heidegger sospeso dall’insegnamento dopo l’implosione di Hitler, ricorre alle cure della psichiatria, per la purificazione bianca, contro la purificazione nera del protocollo di denazificazione somministrato dagli americani. Curiosa obiezione di Carl Schmitt.

Althusser si lascia ricoverare in una clinica psichiatrica dopo l’insostenibile primo e presunto rapporto sessuale con Hélène, su suo consiglio e con la complicità di un amico psichiatra.

E chi tra i grandi uomini ha avuto maggior tenuta intellettuale? Jacques Derrida va alla fonte, all’origine, alla scaturigine dell’essere, non dell’ente, seguendo il passo di Heidegger. L’origine non c’è più. Rimane un supplemento: la farmacia di Platone. Il veleno come rimedio. Il rimedio che è un veleno. Allora, dosiamo. Teoria dell’ultima goccia di sangue. Anche la sua scrittura è farmaceutica, fatta per colpire. La vita come sopravvivenza. Teoria del supplemento.

Armando Verdiglione per più di trent’anni non solo esplora i paradossi della teologia, della filosofia, della matematica, della psicanalisi, dell’astrofisica: di nessuna accontentatura, fornisce gli elementi della logica e della procedura di vita. La vita originaria, non più la vita d’origine controllata dal comitato degli originali, che temono il reietto come loro fratello, mentre Fëdor Dostoevskij l’incarna e Joseph Conrad l’abbraccia. Impossibile algebra e impossibile geometria della vita.

Nel libro La nostra salute (Spirali, 2007, pp. 249, € 20) Armando Verdiglione elabora la questione della salute originaria. E legge i discorsi sulla salute che i mondialisti hanno scritto. Distingue tra salute e il concetto di salute. Qual è la salute senza più il concetto di salute? Qual è la salute senza più il concetto di mondo? Qual è la salute senza più i concetti di farmaco e di droga. Altra la droga come proprietà del nome e altro il farmaco come proprietà del significante. Qual è la salute inontologica? Qual è la salute se la salute personale e la salute pubblica sono la sua negazione? Qual è la salute che non ha più pegaggi da pagare al concetto di salvezza, un lapsus di lettura di Paolo, che traduce in greco ritorno, quello del resto di Israele, con salvezza?

Qual è la salute senza più rappresentazione del male dell’Altro?
L’albero della conoscenza del bene e del male è una impossibile rappresentazione dell’albero della vita?

Le discipline che procedono dal concetto di salute, dalla proposta escatologica di salvarsi dalla morte, si chiedono: Giacomino come sta? È normalmente sano o anormalmente malato? Ma anche: è anormalmente sano o normalmente malato? È moralmente affidabile o immoralmente inaffidabile? Ma anche: è immoralmente affidabile o moralmente inaffiabile? Tanto vale per essere tetragoni ai colpi di sventura e alla farmacia, l’armadio dei colpi? Chiusi contro ogni spiffero d’aria? Quale aria è salubre? Non l’aria che tira, né quella che tirava e neanche quella che tirerà? Quale agro è sano? E perché mai l’agricoltura dovrebbe essere senza salute?

Qual è il caso di qualità? Qual è il caso di salute? Ci è mai capitato d’intendere qualcuno, non chiunque, confontato alla presunta annunciazione di una malattia: “non posso permettermi di ammalarmi” e constatare poi che non si è ammalato? Stava già in una botte di ferro, omeomorfismo della teca?

In modo incredibile, inopinabile, insignificabile – ovvero intellettuale – Armando Verdiglione risponde con semplicità a ciascuna questione sulla salute e rilancia infinite altre questioni, ciascuna in direzione della qualità, della salute. Ciascun libro di Armando Verdiglione è un palinsesto. La millefoglie ha infiniti strati (più che mille: “mille e uno” e “uno e mille”). E per la digestione intellettuale richiede la lettura e non di essere mangiata. Oltre il mito di Ezechiele di mangiare il libro e la mitologia dell’epoca d’essere mangiati dai libri e per questo, e per altro ancora, sono evitati, a parte i libri proposti già come mangiabili.

L’analisi, la salute, la sanità, il rischio, il gusto, la sessualità, l’apertura, l’approdo, l’affaire, l’incontro, il distacco, l’altra vita... Ciascuno trova infiniti elementi per il suo viaggio, che non è l’idea che ha del viaggio, senza coscienza di sé o dell’Altro, senza sentirsi dentro o fuori dall’itinerario di lettura di Armando Verdiglione. Nessuna senzazione del due, dello zero, dell’uno, del tre, del cinque, del dieci... Sebbene, direbbe Lacan - che ha sempre risposto alle novità del giovane allievo Verdiglione - con “atto di nominazione” ha chiamato “cifrematica” la scienza. Non senza ironia, poiché cifra viene dalla traduzione araba sifr di sunya, il vuoto nella numerazione indiana. Cifrematica come matematica? Matema e techne? Tecnica, arte del matema? Tecnica, arte del vuoto? Ironia. Anche cifrematica entra nella tripartizione del segno introdotta paradossalmente da Peirce e non più paradossalmente da Armando Verdiglione. La stessa abduzione che Peirce attribuisce a Aristotele, che impiega questo termine una volta sola, è altra nell’elaborazione di Verdiglione. L’ipotesi abduttiva e non deduttiva, denotativa, significativa, diviene l’ipotesi dell’avvenire in atto. L’apologo di Peirce, a proposito del furto del suo orologio, è imparagonabile con la saga dell’affaire di Verdiglione. Peirce ha affrontato l’affaire Peirce con qualche remora. La nostra salute oscilla tra l’emulazione in intelligenza di Peirce e di Verdiglione?

Era uno solo? Erano in due? È solo? Sono in due? Erano in tre? Sono in tre? Chi ballava l’alligalli? Chi c’era? E se c’era dormiva? O chi pigliava i pesci? E chi li cucinava? Freud era solo? Neanche con il gruppo segreto dell’anello col sigillo è riuscito a fondare la compagnia delle opere psicanalitiche? Lacan era solo, come testimonia Sollers? Era Lacan con Freud? Lacan ritornava a Freud, ma Freud non si presentava? Lacan ha rinunciato alla sua (sua?) solitudine per fondare la sua Scuola? Lacan si è tagliato in due come quarto anello per sciogliere poi la Scuola, dopo che l’anello borromeo a tre gli si era infilato perfettamente sul dito?
Verdiglione è da solo? Prima erano in due, lui e Lacan? Erano in tre: Freud, Lacan, Verdiglione? Tra l’altro era inordinario e inordinale il corso di letture che abbiamo tenuto a Parigi nel 1996 dal titolo: “Freud, Lacan, Verdiglione”.

Adesso, Verdiglione è rimasto solo, anche nell’affollata cifropoli? Come Bukowsky, Charles non Vladimir, esce nella quinta strada di New York e non vede anima viva? Ragionano così i detrattori impossibili della cifrematica, che si chiedono perché mai Verdiglione non pubblichi i libri dei suoi trattori, traiteurs, della cifrematica? Jacques è diventato Giacomino, nom de plume di Pierino? Klein Jacques?

Noi, tetragoni tetragoni ai colpi di ventura, tetragoni alla farmacia e alla drogheria, dalla salute sospetta, operai che lavorano sedici ore al giorno, senza calma, che era la pausa degli schiavi nell’asfera greca, siamo? O siamo e non siamo, come dice Eraclito? Stiamo più o meno bene perché abbiamo imparato con Verdiglione? Ci siamo ben alimentati con la trippa del maestro? Klein Verdiglione? O ci siamo sbafati la trippa nonostante Verdiglione, che ha tenuto una conferenza nel 2003 dal titolo “Non c’è più trippa per i gatti”?

“Il terreno della paura è il terreno del “nonostante” (13). Armando Verdiglione ha scritto nella Congiura degli idioti (1991): “con e nonostante Lacan”. Nell’Interlocutore (2006), Verdiglione ha scritto: “nonostante Lacan”. E in questo libro, La nostra salute parla della breccia di Freud. Lacan, niente breccia? Bisogna ridare a Lacan la sua trippa, a la moda di Caen? E chissà perché la trippa dall’Italia alla Francia si declina con nomi di città? Eppure al tramonto degli anni settanta, Verdiglione annunciava il progetto di un libro sull’opera di Lacan.

Sino all’irruzione (peste e terremoto) di Armando Verdiglione, allievo di Lacan, in analisi con lui, ogni psicanalista lacaniano, carne della sua carne, non era in condizione di porre delle obiezioni a Lacan? Ognuno rosicchiava già il midollo mirifico del cadavere eccellente, quindi “ancora” vivo? Lacan ha proseguito nonostante Verdiglione? Ha preso la logica della nominazione di Verdiglione come una caricatura della sua logica del significante? O era quella del genero?

Leggete Lacan. Noi proseguiamo a leggerlo, nell’integralità della sua opera, disponibile, tanto convenzionale pare il testo pubblicato in quanto “stabilito”, stabilizzato, stabile, tolta l’onda della vita, il numero, il ritmo, l’aritmetica di Lacan, irriducibile al suo pathos per la matematica.
Noi lo leggiamo con Freud e con Verdiglione. E con Lacan, che non è mai lo stesso. Nonostante Sollers che ha scritto un libro dal titolo Lacan même ? Nonostante?

Verdiglione con Lacan. Leggete l’elaborazione della questione del fallo, oppure della questione dello zero: senza Lacan, niente Verdiglione. Verdiglione con Lacan, nel suo viaggio, inventa la cifrematica, che non c’è nel testo di Lacan. Non a caso Verdiglione insegna che la restituzione è di quello che non c’era. Verdiglione dissipa la zavorra, ossia i postulati di Lacan. In particolare quella del soggetto, in altri termini quella trippa di Cartesio che Lacan non ha digerito intellettualmente.

E noi leggiamo Freud, Lacan e Verdiglione con Verdiglione. Noi proseguiamo malgré nous o malgré lui? Malgrado tutto e tutti? Nel diluvio o con la leggerezza e la grazia di un uccello sull’onda? Magari quelle della huppe, l’upupa, chiamata anche coq héron, gallo airone. Dall’apparenza stupido? È il nostro caso? Quello di Leopardi era, secondo le sue parole, il coglione?

Mentre i giganti della montagna gozzovigliano e s’ubriacano con tutta la loro sostanza e la loro mentalità, noi proseguiamo a fare la cucina nella piana degli scalognati? L’orto delle nostre erbe: basilico, prezzemolo, cipollina, dragoncello, maggiorana, timo, menta, lavanda, salvia, rosmarino, finocchietto, acetosella, origano, aneto sono ontologici?
Cucinando la deliziosissima trippa, siamo responsabili del massacro dei vitelli e degli innocenti? Chi sono i massacratori: i giganti o i nani? Gros Giacomino oder klein Giacomino? Entrambi. Come si dissipa l’anfibologia gigante/nano?

Non certo emulando in sostanzialità il gigante carnivoro divorando pantagrueliche porzioni di trippa. Non certo emulando in mentalità il nano vegetariano che spilucca la carota come infinitesimo lacerto di non-trippa. Dobbiamo fare come gli amici di Mosè che contestano e si oppongono al suo (loro) viaggio verso il paese di latte e miele, ricordandogli (ricordandosi) la certezza della pentola della carne e del pane a portata di mano, quando erano schiavi in Egitto?

“Nonostante” è il fantasma, la copia di copia, secondo l’indagine etimologica di Giacomo Derrida. La copia della vita. La vita copiata. Obbligata. Occorre fugare, ovvero leggere, il fiabesco proposto ogni volta dal fantasma per intralciare l’itinerario, presumendolo biforcuto, nella sovrapposizione impossibile dell’albero della conoscenza del bene e del male all’albero della vita. Nessun imbrigliamento, nemmeno nel Genesi.

Facendo, né cose grandi, gigantesche, ideali, né cose piccole, nane, reali. Nonostante, non-nonostante, Altro dal nonostante e dal non-nonostante. Ciascun elemento è in viaggio. E la bella lezione di Armando Verdiglione è che “nonostante” non significa. La cifra del nonostante viene dall’ipotesi abduttiva che ciascuno, non ognuno, narra. E anche l’upupa non è più indice piumato della falloforia e non è più un animale anfibologico, quello ironicamente proposto da Lacan: il faut être dupe de la psychanalyse. Il gallo airone, come l’idiota di Dostoevskij o l’idiota internazionale di Sartre, diviene elemento poetico di un racconto. Quale?




Prima pubblicazione: luglio 2007

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito.eu" e di "Transfinito Edizioni"


Gli altri articoli della rubrica Cifrematica :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

30.07.2017