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Sfatare il cerchio

Giancarlo Calciolari
(15.05.2007)

C’è una connessione tra la frase di Eraclito, “noi siamo e non siamo” e quella di Shakespeare data a Amleto, “essere o non essere”? La sofistica ha già ceduto alla filosofia e questa ha già ceduto al luogo comune?
Adiacente alla questione di Shakespeare, Erich Fromm si poneva quella di “essere o avere”. Ma è la stessa questione. Tale è la questione del cerchio.
Essere o non essere, avere o non avere, avere o essere, dentro o fuori, sopra o sotto, superno o inferno, ricchi o poveri, belli o brutti: questo sarebbe il sistema circolare. Jacques Lacan risponde con una topologia ironica: dalla banda di Möbius alla bottiglia di Klein, vanificando la credenza nell’ordine rotatorio, moltiplicando il nodo borromeo in una treccia borromeo infinita.
Non c’è più topologia, nemmeno impossibile, perché la vita non è rappresentata, non è già data, non è sistemata, non è questione di essere o di avere ma di quale progetto di vita, e di quale programma di vita.

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Hiko Yoshitaka, "Quando due più due non fa più quattro"", 2007, bronzo a cera persa

Non c’è il cerchio, non c’è proprio, e neanche la retta che all’infinito sarebbe un cerchio. E anche dentro/fuori è un modo dell’apertura.
Ma c’è chi dice che non sia vero. Che se andiamo a vedere tutti quelli che sono i formalismi dell’attività quotidiana, questo cerchio in effetti c’è, che ci porta poi alla definizione che più camminiamo verso il futuro e più andiamo nel passato. La lettura consueta del sintomo sarebbe questa, anche per Freud e per Lacan: tale sarebbe il ritorno del rimosso. Se ci atteniamo al discorso psicanalitico, mentre è un’altra cosa se leggiamo l’apporto originario della psicanalisi. Infatti, per altro verso, Freud dice che il “cerchio magico” ognuno se lo forgia con le sue mani, e Lacan che non abbocca a quello che lui stesso chiama “ordine rotatorio” e spinge il nodo borromeo alle soglie della figura del nodo, che solo con Verdiglione si precisa come modo dell’apertura.

Chi crede nel cerchio, nella retta, nell’angolo, nelle parallele, ossia nella geometria, passa la vita a eseguire l’algebra dell’altro, che veste dei propri panni. Tale soggetto uroboro si divora appunto la coda.

La distinzione è tra la vita originaria per ciascuno secondo un progetto, secondo un programma, di vita e non di morte, assolutamente non convenzionale, perché il convenzionale appartiene alla fantasmatica della vita originale, ossia copia di copia. C’è chi crede che tutte e due – vita originaria e sopravvivenza - siano reali in una pluralità di vite reali. Questo pluralismo è un’altra fantasmatica, è un’ideologia da elaborare. La sopravvivenza è la vita originaria mortificata.
Ma che questa sia una fantasmatica, la minima fantasmatica comune ultima applicata in tutto il mondo, nel sistema delle appartenenze (nazione, sesso, religione, partito, sangue, suolo, ceto, classe, club, gruppo...), e che venga riprodotta come roccia basilare dell’umanità, è da sfatare.
Una fantasmatica, per Lacan, è un puro prodotto di discorso. Non è nell’originario, infatti, in ogni fantasmatica ci si animalizza, ci si divora da sé, ci si ritiene prigionieri, si cerca di liberarsi, o di stabilire un compromesso con la prigione. E non è un caso che ogni ideologia politica libertaria o liberticida poggi su questa fantasmatica.
Ognuno si propone come l’ultimo tiranno che libererà il popolo dal male, dal negativo, che è sempre rappresentato nell’Altro. Per l’Unione sovietica l’impero del male erano gli Stati-Uniti, per gli Stati-Uniti l’impero del male era l’Unione sovietica. Oggi è il terrorismo fondamentalista. Sfatare l’albero della conoscenza del bene e del male anche nei governi del pianeta è una missione di civiltà, è una missione per ciascuno.

Non sono due logiche, non c’è dualismo ma dualità, logica duale, logica dell’apertura. Le appartenenze invece procedono dall’idea della chiusura per escludere quello che starebbe fuori come il male.

Dinanzi a noi non abbiamo neanche la cifrematica, la filosofia... Non c’è l’albero dinanzi a noi, quello di tutti i pregiudizi e i luoghi comuni. C’è la qualità della vita. C’è l’albero della vita, che sta nel mezzo del giardino del paradiso, i cui frutti non sono proibiti.
Non abbiamo nulla contro la filosofia, saremo antifilosofi, controfilosofi, afilosofi, ci ammetteremo come non-filosofi, oppure come filosofi che vorrebbero andare nella posizione x di una certa fantasmatica della nomenclatura filosofica, per trarre benefici dal narcisismo delle piccole differenze.

Il prigioniero ha il collo incatenato, la testa è ferma, dov’è il cervello di vita artificiale? La nozione stessa di prigioniero è l’acefalo, che si mostra come policefalo. Ora, quando qualcuno, non ciascuno, ha perso la testa, c’è poco da liberarsi, quando esce è sempre senza testa, quando rientra è sempre senza testa, quando circola si sta sempre divorando la coda, quindi è da sfatare proprio la caverna platonica.
E tutt’altro è la caverna dell’esperienza di Leonardo, come Verdiglione nel suo libro Leonardo da Vinci legge, questa caverna è nell’esperienza, c’è il chiaro, lo scuro, le cose, non è l’ombra dinanzi la caverna di Leonardo, non è la prigione.
Impossibile erigere a sistema la caverna di Leonardo, impossibile renderla circolare. Leonardo toglie persino l’ipoteca che da Euclide grava sul punto, sulla linea, sulla superficie, sul volume.

Lacan dalla nozione di buco a quella di asfera risponde con la topologia alla geometria, e in questo rimane geometra, come ha sottolineato Alain Cochet nel suo libro Lacan géomètre. Ma l’esigenza di sfatare il cerchio, un certo ordine rotatorio, rimane. Lacan dissolve la sua scuola come se tagliasse un anello del nodo borromeo e lasciasse così liberi gli altri anelli. In effetti il suo tempo logico formalizza la prigione e la libertà non è ancora una proprietà intellettuale ma un affrancamento. Il nodo in cui Lacan s’imbatte come “un anello al dito” porta a tre e poi a quattro il numero di cerchi, lasciando come orizzonte un nodo borromeo a “n” cerchi, e poi si dissolve, ossia si snoda.
Nodo e snodo: questo è un modo dell’apertura. E procedendo dall’apertura il disegno è della spirale e non più del cerchio. Come accorgersene? Fornendo nel proprio caso almeno una risposta a questa domanda.


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6.10.2016