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La scrittura della vendita. Quale pornografia?

Giancarlo Calciolari
(16.09.2007)

La suggestione di Platone, in questi duemila e quattrocento anni e più, è stata accolta, è diventata poco dopo sistema in Aristotele, è arrivata sino allo spettacolo integrale di Guy Debord, che è l’aggiornamento per l’appunto del mito della caverna. Che cosa vedono gli umani, che cosa vediamo? Quali sono le condizioni del vedere degli umani, oppure quali sono le condizioni del vedere se gli umani, diventati categoria tra Platone e Aristotele, non possono che trovarsi in una visione codificata. Quali sono i criteri della visione da Platone i poi, quali sono i canoni della visione.
Vedono nello stesso modo gli uomini e le donne? Quando viene creata la pornografia profana, la scrittura della vendita, non si tratta della vendita degli umani, ma della vendita delle donne. Erano gli scritti di come le donne vendono se stesse in strada. Questa è la “creazione” della pornografia in Grecia.
L’“invenzione” della pornografia come scrittura della vendita non più degli umani sorge nel rinascimento, come la vendita si scrive senza più debito rispetto al commercio degli umani, e a quanto di questo resta negli stessi criteri della visione a veicolarla nei mestieri, nei funzionariati e nei professionariati dell’epoca, che è sempre presente.
Che cosa percepiscono gli umani. Qual è il percetto? Ribattezzato “fenomeno” dall’ultima filosofia, che è ancora vincolata all’aggiornamento di Heidegger, e forse potremo trovare un’altra via della lettura filosofica, riprendendo la lezione di Husserl, che fu maestro prima riconosciuto e poi disconosciuto e poi riconosciuto di Heidegger. All’ombra della fenomenologia di Hegel.

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Hiko Yoshitaka, "Apostasie", 2007

Fenomeno, quel che si mostra. Che cosa si mostra? Occorre interpretare quel che si mostra. Ma quel che si mostra è presunto rispettare i canoni della visibilità, che sono quelli dati da Platone con un invito di somigliare le cose e gli umani a qualcos’altro. Somiglia tu, gli umani a dei prigionieri in una caverna. Così comincia il mito della caverna platonica. Tu, visionario, se vuoi capire come vanno le cose, come vedono gli umani, rappresentateli come prigionieri. Gli umani vedono come se. E poi sparisce il come se, e gli umani vedono per davvero così, i criteri diventano il modo della visione senza più cogliere che ci sono dei criteri della visione, c’è una visione canonica per cui gli umani vedendo vedono quel che occorre che vedano. I manipolatori della visione sono coloro che dicono “somiglia tu…”. La somiglianza. L’analogia. Non la logica di vita, ma la paralogica. Non la vivenza ma la sopravvivenza e per lo più la sottovvivenza.
Galois aggiorna Platone con il gruppo di omologia, che in effetti c’è nella frase “somiglia tu…”: questo di cui non sai, che è l’incognita, a ciò che sai, che puoi sapere, che devi sapere, che sai sapere. Assomiglia tu gli umani come prigionieri in una caverna. E che cosa vedono i prigionieri? Le ombre. Anche Giordano Bruno va riletto rispetto a questo nodo, a questo plesso che fa la complessità delle cose senza complicazione. La piega è unica per ciascuno. Non c’è il gruppo di omologia. Non c’è la copia della piega, non c’è il co-piegato, il soggetto della piega. Anche Gilles Deleuze come La piega. Leibniz, meriterebbe oggi un’altra lettura.

Quell’impossibile filosofo che giunge ai paradossi del sistema categoriale e riprende Kant per il suo disegno geometrico e per il suo dispiegamento algebrico di formule, è Peirce, che porta il sistema categoriale a più di quarantacinquemila categorie, ottenute sviluppando dodici terne di categorie. La più nota è : indice, icona, simbolo. E introduce la terzità. Il tre. Non tre soggetti. L’interpretante è una funzione nella tripartizione funzionale, non un soggetto. Il segno è tripartito. Non si tratta del soggetto che guarda l’oggetto e nemmeno il suo aggiornamento nella fenomenologia del Dasein. Non è l’oggetto che è percepito. Anche se quel che si mostra, il perceptum, quel che appare, quel che sembra, il sembiante, è il nucleo dell’immagine. È l’elemento come immagine, come oggetto, come sembiante. L’elemento per Peirce è tripartito.
Il gruppo di omologia stabilito da Platone con somiglia tu questo a quello, viene formalizzato come episteme, come scienza da Aristotele con i tre principi. Sono il principio di somiglianza, il principio di non somiglianza (dissomiglianza), il principio di esclusione del non somigliante. E l’identità è il colmo della credenza nella somiglianza. La somiglianza perfetta è l’identità. A è uguale a A. “A” non è un elemento tripartito. Dovrebbe per tutti significare la stessa cosa, tale è il sogno di chi ingiunge la somiglianza, il sogno di ogni genealogia di potere, che un’immagine significhi qualcosa per tutti. Ed è per quello che c’è tutta una costruzione di immagini, che non a caso è il problema dell’idolatria, e quindi della teologia.
La questione dell’arte sta nella indipendenza dell’opera dal vitello d’oro rispetto al fatto che questo possa essere oggetto d’idolatria, possa divenire idolo. L’opera d’arte non è un idolo. L’arte è quell’invenzione che dissipa l’idolatria, nelle sue due forme: l’amore per le immagini e l’odio per l’immagini. Iconodulia e iconoclastia. Perché l’amore e l’odio sono rispetto a un idolo. Mentre l’immagine è quel che dissipa la coniugabilità presunta dell’amore e la coniugabilità presunta dell’odio.
Abbiamo dei sistemi che tanto hanno interessato Freud, e interessano le scienze umane, e sono la chiesa e l’esercito. La struttura dell’amore, la chiesa; la struttura dell’odio, l’esercito. Perché è una ginecologia fantastica quella di Platone formalizzata da Aristotele? Perché nel paganesimo c’è la presunzione della vivisezione e di leggere all’interno quel che sarà l’esito dell’esterno. Aruspici e àuguri. La presunzione che la vicenda animale dia l’esito della vicenda umana: da come mangiano i polli gli àuguri inferivano l’esito della battaglia futura. E molto semplicemente: se i polli erano di buon appetito la battaglia sarebbe stata vinta. Non c’è stato bisogno di Gallup per inventarsi la tecnica dei sondaggi, stava già nel digiuno controllato dei polli. L’exit poll è proprio l’uscita dei polli.
Il sondaggio sarebbe un aspetto della previsione. Siamo nell’algebra della visione. Ma già con la presunta visione, secondo i criteri di visibilità, siamo nella pornografia profana e nella pornografia sacra. Il sacro è un’altra cosa.
Qual è la forza dei sondaggi? È un altro modo di chiedersi qual è la forza dell’occhio del padrone che guarda il cavallo, qual è la forza dell’occhio del capo ufficio, qual è la forza dell’occhio dello chef di cucina, qual è la forza dell’immagine pornografica? Che è la negazione della pornografia, la negazione della scrittura delle vendita, e si tratterebbe della scrittura del venduto, nella prostituzione.
Che la scrittura della vendita sia stata immaginata come scrittura della vendita dei corpi, delle donne, della prostituzione, è un problema che riguarda il paganesimo, in particolare il discorso greco, dove c’è l’istituzione nella Repubblica di Platone della vagina pubblica.
La questione diventa quella della visione, la ginecologia fantastica della vagina pubblica. Per questo aspetto internet offre una vagina pubblica. Qual è il fascino dei sondaggi, qual è il fascino dell’occhio del padrone, qual è il fascino della pornografia, qual è il fascino delle merci? Quest’ultimo è un enigma per Karl Marx. Il feticismo delle merci, che non a caso paragona a donne.
Il fascino dell’accumulazione del capitale, il fascino per le auto di grossa cilindrata, il fascino per le ninfette, in breve il fascino per la vita e il fascino per la morte pongono la stessa questione di come vedere, dell’invenzione della pornografia quale scrittura della vendita intellettuale, che si attiene alla grazia, alla carità, alla castità. Max Stirner sfiora quest’altra pornografia con il commercio del latte. Ma non è facile. È in gioco la visione che trova la sua condizione nel niente da vedere.


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6.10.2016