Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

La macelleria. Un’eterna Treblinka?

Giancarlo Calciolari
(26.01.2008)

La tesi del libro di Charles Patterson, Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto, è che la macelleria è una laboratorio di barbarie, e che se gli umani si permettono di abbattere gli animali è per la stessa ragione e facilità che si massacrano tra di loro. Il libro Un’eterna Treblinka, sin dal titolo, è una requisitoria indignata contro la procedura industriale di uccisione degli animali.
Charles Patterson non ci risparmia nessun dettaglio e ci obbliga a accompagnarlo in una spaventevole stagione all’inferno che sfocia nell’uccisione degli animali da macelleria, processo che si svolge sia a margine che nel cuore stesso delle società industriali. Patterson pone di fronte agli umani l’albero del male, del massacro, della morte dell’animale, eretto a vittima al posto dell’uomo. Come se la vista del male, la conoscenza del male portasse al ben supremo, o almeno alla sua conoscenza. Si tratta per Patterson di una violenza banale, legale, regolata da norme sociali, ma che per la sua tecnicità industriale e per l’oblio che la copre per il profitto che se ne trae risulta doppiamente inumana: per gli animali uccisi e per gli uomini uccisori, esercitati a divenire insensibili al massacro.

JPEG - 171.7 Kb
Opera di Hiko Yoshitaka

Patterson traccia la storia del processo industriale di abbattimento degli animali in una commistione con l’umano che nemmeno il libro dei libri riesce a fugare, infatti le letture del sacrificio mancato di Isacco permettono di dire tutto e il contrario di tutto. Seguiamo la narrazione di Patterson: è nelle Union Stocks Yards, una enorme rete recinti di animali e di macelli installati a sud di Chicago, interconnessi da un’altra rete di chilometri e chilometri di strade ferrate, che Henry Ford nel 1922 ha l’idea della catena di montaggio, che diventa il modello dell’organizzazione del lavoro, alla quale è associato il suo nome. Certamente, prima c’è voluto Taylor e la sua trasposizione nell’impresa del discorso sul metodo di Cartesio. Ma costoro non sono all’origine dell’Henry Ford istigatore di viruelnti testi antiebraici e promotore del falso storico pamphlet antisemita I protocolli dei saggi di Sion.
Questo chiasmo tra Chicago e Treblinka, questa connessione tra la divisione del lavoro di macelleria e l’antisemitismo che arriverà a trasformare i forni del pane in forni crematori sono posti da Charles Patterson al cominciamento dell’orrore. E non a caso Adriana Cavarero, che ha dedicato un libro all’orrorismo, sprona la stessa propedeutica al bene attraverso la visione del male, senza il fascino che ne provava Georges Bataille.
Patterson sottolinea come gli americani abbiano praticato tra le due guerre l’igiene razziale, che si chiamava eugenismo delle famiglie, riproducendo le tecniche di selezione impiegate nell’allevamento degli animali, e che trovarono esecutori zelanti e feroci tra i discepoli del nazismo. E ci sono molti epigoni edulcorati anche oggi in ogni strato sociale rispetto agli altri.
L’ipotesi di Charles Patterson è che la razionalizzazione della zootecnica e della macelleria sfocia in una antropotecnica sterminatrice degli umani, quella che i nazisti applicheranno in modo industriale di massa. Una somiglianza inquietante ci sarebbe tra i procedimenti in atto nel trattamento degli animali e quelli messi in atto per gli uomini previa la loro animalizzazione o sub-umanizzazione.
Charles Patterson non parla di rassomiglianza, ma di connessione, che pretende la scientificità, con l’enumerazione parallela della atrocità. In effetti Patterson, come molti altri, reitera l’ingiunzione di Platone che per dire qualcosa della condizione umana invita a porre la somiglianza con la sopravvivenza in una caverna. La somiglianza che funziona come assioma e che è un postulato, è quello che l’autore ha raccolto tra numerosi ebrei marcati dallo sterminio. Tutti dicono che un giorno hanno avvertito la certezza di una comunità di sorte tra le vittime del genocidio e gli animali di macelleria condotti alla morte. Anche il pittore Francis Bacon entrando nelle macellerie era colto dall’idea che avrebbe potutto trovarsi lui appeso al gancio al posto dell’animale. Leggere tale idea non è facile. Non è questione di negare il fantasma, la sua operatività.
Tra i lettori di Patterson c’è chi ha notato la sua enfasi analogica, che lo porterebbe a essere criticato per l’aver “banalizzato” la distruzione degli ebrei d’Europa; e lo assolve per il suo essere ancorato all’opera di Isaac Bashevis Singer, i cui libri, interamente consacrati alla descrizione della singolarità ebraica dell’Europa centrale, sono nello stesso tempo ossessionati dal calvario inflitto alle bestie destinate all’alimentazione umana.
Ecco la citazione di Singer: “Per queste creature, tutti gli uomini sono nazisti; per gli animali è sempre un’eterna Treblinka”. Questo è l’assioma, il valore, che sorregge la lettura di Charles Patterson, e non solo. Altri autori ebrei dopo il 1945 hanno osato questo paragone: Horkheimer, Adorno, Canetti, Derrida, Grossmann, tra gli altri, ossessionati dal dolore animale e dalla sua vicinanza con il dolore a causa delle persecuzioni naziste.
Non sorprende che Charles Patterson approdi al diritto degli animali e al radicalismo della risposta vegetariana. E forse lo sorprenderebbe che l’impiego del suo metodo di enfasi analogica gli imporrebbe di leggere il vegetarianismo assieme a quello di Hitler, di cui più nessuno dubita che fosse dalla parte degli animali.
C’è chi si chiede che cosa bisognerebbe fare per essere meno inumani con gli animali. Derrida ha svolto la sua indagine al limite infinitesimale del sangue e della crudeltà e gli è rimasta l’ultima goccia, il minimo massacro ultimo. Badiou è arrivato a un’algebra del terzo livello a proposito della questione: qualcosa del tipo di un in-inumanesimo. Ma già Nietzsche ha abbracciato il cavallo, poco prima di perdere la ragione, e poco dopo d’essersi accorto che l’uomo è divino. Agamben non esce dal circolo dio-diavolo-uomo-animale-vegetale-minerale. Non esce Lacan dal circolo e trova che la psicanalisi abbia molto dell’arte del buon cuoco che sa come dissezionare l’animale.
Non c’è ancora una teoria della macelleria intellettuale, se non qualche cenno nella nostra elaborazione. Non c’è in Claude Lévi-Strauss, che rimane nel circolo ermeneutico pagano, filosofico, con una direzione che va dal crudo al cotto, dalla natura alla cultura, e quindi che permette non l’analisi ma solo la marcia indietro, la non cucina dell’animale, il crudo non animale; ma come risultano inevitabili i paradossi per la metamatematica, questa metacucina nella forma della acucina non si fermerebbe ai diritti dei vegetali e nemmeno a quello dei minerali. Non recidere un fiore, non cambiare il corso di un ruscello. E curiosamente questo buonismo richiede la fine degli umani, la morte di fame e di sete.
L’ateismo e il paganesimo hanno orrore dell’animale. L’ebbrezza di Dioniso offre il conio per il rito del massacro dell’animale totemico in Freud. L’uomo indossa la pelle dell’animale sacrificato e freneticamente balla e si atteggia e grida come l’animale che ha ucciso.
Non esiste la logica della macelleria intellettuale. Sinora c’è stata nelle versioni religiose dei tre monoteismi, gli unici argini al cannibalismo, immaginario, simbolico o reale di cui sia il caso.
La macelleria intellettuale riguarda la politica, il fare e i suoi dispositivi, non l’affacendamento nevrotico, psicotico o perverso.
O la macelleria è intellettuale oppure gli umani praticano il cannibalismo. Anche la censura esercitata nei nostri confronti, non a caso proprio per questa ricerca intorno al cibo, è un tentativo di divorare il cervello dell’altro, per essere come l’altro. Infatti, per tornare all’ecologista e animalista Hitler, occorre leggere il suo manuale di cucina shoastica per accorgersi che si prende “logicamente” per ebreo. E non capisce che chi di spada ferisce di spada perisce: la sua anticucina vegetariana comporta il suicidio.
La dominazione dell’uomo sull’uomo, e anche sull’animale, sulla terra, sull’aria, sulle galassie, è un suicidio in atto. E la lotta contro la dominazione è il trampolino di lancio per la nuova dominazione. Per tornare alla cucina come metafora, mentre per noi è il mestiere di vivere, chi ha ucciso il cinghialone è ingrassato, ma ha fatto un’abbuffata di morte, infatti l’acefalia è la condizione ontologica del cannibale: allo specchio la sua faccia da cane (c’è nell’etimo di cannibale, che è un’invenzione linguistica di Cristoforo Colombo) non si vede, come è più noto nel caso del vampiro, sempre a corto di liquidi.
Appena un cenno alla frase citata di Isaac Bashevis Singer: è enunciata dal posto dell’animale, ma l’animale non può pensare che tutti gli uomini siano nazisti. Questo lo pensa Singer, e può anche avere ragione. Ma quando lo psicanalista Jean-Jacques Moscovitz parla di nazificazione del linguaggio intende anche questo: ossia l’accettare il posto della vittima dato dal carnefice. L’analogia di Petterson è come l’analogia di Singer, richiede un’altra lettura per giungere alla logica che la sottende, e richiede anche un’altra scrittura per scrivere questa logica.
Al momento disponiamo solo della modalità letteraria, come quella di Patterson. Ecco un esempio: non si tratta di assumere euforicamente l’uccisione dell’animale e nemmeno di assumerla disforicamente e ancor meno di non assumerla. Queste tre modalità comportano il cannibalismo, e procedono dall’uno. La proposta di Freud, tra le righe, è che il pasto totemico viene sospeso quando il padre come nome funziona. Ma questa cucina non è facile. E perché dovrebbe esserlo?

Charles Patterson, Eternal Treblinka: Our Treatment of Animals and the Holocaust (Lanterne Books, 2002, pp. 312, $ 20; Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto, Editori Riuniti, 2003, pp. 321, € 16; Un éternel Treblinka, Calman Lévy, pp. 334, € 20,50)


Gli altri articoli della rubrica Cucina :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

19.05.2017