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La politica "molecolare" secondo Pierre Lévy

Fulvio Caccia
(3.12.2009)

Filosofo, Pierre Lévy ha già collaborato alla rivista “Combats”. Qualche anno fa, aveva preparato un rapporto sulla cyberdemocrazia per la cellula di prospettiva della Commissione europea. L’intervista che allora ci aveva concesso resta più che mai di attualità.

Quali sono le condizioni della democrazia nel cyberspazio?

Oggi, come ieri, tutto accade come se il popolo rifiutando di dare delle maggioranze nette ai suoi eletti, ponesse i suoi governanti in situazione di rendere conto del loro operato. Le elezioni presidenziali dove si ricontano i voti più volte di fila, rivelano all’estremo "l’indecidibilità" di un sistema politico che giunto a questo livello di dettagli non riesce più a fare cessare, fra i vincitori e i perdenti, lo stato di parità. È il principio di incertezza di Heisenberg applicato alla politica. Da qui, a mio avviso, sorge la necessità di passare da una politica molare, essenzialmente imperniata su dell’orientamento di massa, a una politica che qualificherei di molecolare.

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Opera di Paolo Pianigiani

Che cos’è una politica molecolare?

È una politica organizzata non sul partito ma per problemi. Esempio: potrei appoggiare la politica di Bush in materia di educazione ma non la sua posizione sulla pena di morte.... Ciò che è assurdo oggi, è di dovere scegliere in blocco candidato, partito, programma... mentre la complessità della vita contemporanea invita a una prospettiva della realtà per problemi.

Non teme di favorire con questa obliquità* un sistema di lobbying politico?

Il lobbying esiste da sempre e si organizza intorno agli eletti fin dal loro accesso al potere. Non è il frutto di nessuna deliberazione ma di un rapporto di forza. La democrazia ai miei occhi non è un sistema ma un sforzo costante per permettere ai cittadini di dividere il potere, ma soprattutto di farli accedere essi stessi all’elaborazione della legge comune. È un processo molto lungo che ha superato, col passare dei secoli, delle tappe essenziali contrassegnate dall’innovazione tecnica. L’invenzione dell’alfabeto, della tipografia, della grande stampa, della radio e della televisione ha contribuito uno dopo l’altro a modificare ed allargare lo spazio pubblico. Col web, superiamo una tappa cruciale grazie alla moltiplicazione di comunità virtuali, di forum di discussione.... Una democrazia dove tutti i cittadini sono connessi a internet permette un grado di partecipazione democratica uguale a nessuno altro. Negli anni che verranno aspettiamoci uno sconvolgimento delle nostre istituzioni politiche.

Quale sarebbe la molla di questo sconvolgimento?

Ci sono parecchi fattori di cambiamento che concorrono a questa diversificazione frattale dello spazio pubblico. Il primo risiede nell’approfondimento della vita locale per l’obliquità di città numeriche dove il comune organizza la connessione in rete dei servizi municipali e dei commerci che risiedono sul suo territorio. In Francia, dei comuni come Parthenay o Issy-le-Moulineaux sottolineano l’intrapresa di questo passo. I NTIC non sono neanche estranei nel come prodigare tali servizi ai cittadini: ecco l’e-governo. Più semplici, più trasparenti, più accessibili, più esaurienti, le relazioni dello stato verso i suoi amministrati cambia qualitativamente e anche questo è in definitiva un cambiamento politico. Ma il fattore più interessante ai miei occhi è il sorgere di agora virtuali. Confinato negli USA per il momento, questo fenomeno prende la forma di imprese commerciali che, per l’obliquità del web, strutturano proprio lo spazio politico per problemi. Così su un tema dato (ambientalista, fiscale...) si potrà trovare non solo sullo stesso sito i “per” e i “contro” ma anche tutte le risorse richieste per approfondire l’argomento, legami ipertestuali ai siti, documenti, elenchi di diffusione, dibattiti...). Meglio ancora, l’internauta dispone dei mezzi di azioni per intervenire direttamente (petizioni presso i rappresentanti politici) organizzazioni di forum di discussione...) Questo tipo di strumento costituisce una reale innovazione storica: non esistevano pochi anni fa.

Non c’è pericolo che questa iniziativa di fatto qualifichi l’impresa come commerciale?

Proprio così, lo stato non può pilotare la trasformazione. Perché? Perché farebbe il giudice e il partito nella misura in cui esprime l’opinione di un partito politico al potere. Non può essere neanche l’iniziativa di un’associazione senza scopo lucrativo perché questa difende soprattutto un’idea. È curioso di sapere che grassroots.com, per esempio, la più conosciuta di queste agora, è sostenuta congiuntamente dal partito repubblicano e dal partito democratico.

Ma allora i partiti politici non avranno più ragione di esistere?

Non saltiamo troppo rapidamente alle conclusioni. La realtà è complessa ed occorre tempo per integrare questi cambiamenti veloci che sono altrettante tappe verso il voto via internet. Questi fattori che si sovrappongono e ritessono diversamente il legame sociale amplificandolo concorrono a rendere trasparente l’esercizio del potere democratico. È evidente che l’avvento di una democrazia generalizzata e “in fila” dove si voterà tanto per eleggere il suo rappresentante quanto per i referendum comunali, regionali e nazionali, implica l’invenzione dei nuovi dispositivi democratici. Un cantiere immenso, eccitante.

Questo è il colpo di grazia allo stato-nazione?

La stato-nazione è un’invenzione relativamente recente. È la tipografia nel XVI secolo che l’ha spronato creando un’opinione pubblica e un spazio di deliberazione su scala di un territorio detto "nazionale." Ora, come la carta stampata ha determinato la stato-nazione, parimenti il cyberspazio lavora il nuovo spazio politico planetario di cui si può pensare ragionevolmente che sarà realtà giunti all’orizzonte del 2050. Naturalmente ci sono ancora paesi dove il tasso di connessione è quasi inesistente. Penso al Pakistan, con meno dell’1%. Invece la Cina ha un tasso di connessione in crescita folgorante. Altrove il processo procede bene, e si è accentuato soprattutto nei paesi occidentali. Ovunque è ineluttabile... Questo mi spinge a affermare che un paese in cui il 25% della sua popolazione è connessa a internet è - a termine - immunizzato contro una dittatura...

Vedremo allora la multicittadinanza sviluppare un certo potere?

Assolutamente. Nella prospettiva di una politica mondializzata, la nostra identità in quanto pianeta sarà determinata dal nostro grado di partecipazione alle comunità virtuali spirituali, professionali, sociali.... L’irregolarità climatica è buon esempio di un problema che ci riguarda tutti e di cui la deliberazione dovrebbe implicare non solo gli stati, i periti, gli organismi internazionali, ma i cittadini di base. Per via di un agora consacrato alla questione climatica, il cittadino ordinario potrà fare sentire direttamente la sua voce ed il suo peso presso le società più inquinanti, manifestandosi là dove fa più male: il loro portafoglio. Perché la regolazione della biosfera rimane la grande posta in gioco dell’umanità in questo inizio di secolo. Siamo oramai non solo responsabili della nostra specie ma anche dell’avvenire della vita in se stessa. Non si può più fingere di credere che unicamente la natura possa regolarla. La bioetica è proprio la posta in gioco politica e metapolitica della cyberdemocrazia.

* Obliquità: l’autore intende l’attraversamento di una entità formata da più livelli. Gilles Deleuze e Félix Guattari hanno introdotto negli anni sessanta la nozione di trasversalità. Il filosofo Agamben, procedendo dagli amici citati, parla di diagonale e impiega il verbo “diagonalizzare” [N.d.t.].
6 marzo 2007




Intervista a cura di Fulvio Caccia, direttore di “Combats Magazine”.

Traduzione dal francese di Giancarlo Calciolari.


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