Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

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Fulvio Caccia
Rain bird

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Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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Ines Perée. La Fronda caviale & champagne

Hilda Perek
(17.11.2007)

Ines Perée pubblica un’autobiografia narcisistica e indigesta. D’accordo, suo padre non ci credeva più di poter avere una figlia, perché sua moglie aveva quasi l’età di Sara, la moglie di Abramo. E il miracolo si è ripetuto. Così Inesperata è diventata prima Ines Perata in italiano e poi nella sua seconda e lunga vita francese si è data il nome d’arte di Ines Perée, forse avendo letto, come del resto suo padre, la pièce teatrale di Réjean Ducharme, mitico e vivente scrittore del Québéc. Ines Peréé et Inat Tendu. Inesperata e Inatteso!
Invece c’era da aspettarselo, Ines Peréé conferma con la sua autobiografia, Una vera vita. Tracce, edito a Parigi da Acier L’Ouvert (si legge in francese come “a cielo aperto”) che non c’è miglior avvocato che se stesso. Non sarà Ines Perée a dire il contrario, incensatrice delle sue proprie opere. La tentazione dello specchietto retrovisore vale quella delle allodole, e chi meglio di Ines Perée per raccontare la sua vita. Ines Perée è una personalità tra i primi posti della scena letteraria e intellettuale francese. E scriverlo vale a lasciare trasparire “anch’io”, anche nel senso che Hilda Perek, ovvero chi scrive questa nota, è “presa” nella passerella tra Perek e Perée, e per il dettaglio che anche il mio babbo è italiano, sebbene non traspaia dal mio nome e cognome. Ma lascio perdere il mio caso e il mio nome che ancora non risuona come quello di Ines Perée. La sua esistenza non manca di sale romanzesco. Peccato, perché Perée liquefa prontamente il suo sale primario in un brodo narcisistico nauseabondo, e infine imbevibile.
Un vero peccato, poiché aveva tutto per appassionarci, Ines Perée, nata nel 1937 in una famiglia di giornalisti pittoreschi in una campagna non meglio identificata del centro Italia. Le sue seriali e serie malattie infantili, dall’asma al mutacismo, dalla sordità precoce alla bulimia, la spingeranno a rifugiarsi nella lettura e nella scrittura. Materiali che ha trasfuso nei primi romanzi, che le sono valsi la notorietà. Eppure la sua scrittura è trasandata, psicoticamente e falsamente in presa direttissima con la vita, quasi senza mediazione simbolica. Assolutismo linguistico, per altro sguaiato ed ego snudato, che ha aperto le paratoie alla passaggio di tante piccole Inesperate, da Amelie Nothomb a Mireille Dariessec, oggi diventate apparentemente grandi. Almeno spettacolarmente. Visibilmente.

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Opera di Hiko Yoshitaka

La ricetta del libro di memorie dell’autrice del long seller Les amours du Père Noël et de la Mère Fuettarde, intraducibile in italiano, dove la leggenda popolare del Père Fuettard, compagno immaginario di strada di San Nicola (ma sarebbe meglio dare il pepe del nome nordico in questione: Nicolaus), manca di tenuta. Pertanto gli ingredienti erano di prima scelta. Da Jean-Paul Sarte a Jacques Derrida, da Francis Ponge a François Mitterand. Per non parlare di Lacan, di Mao, e di più di un papa. Senza dimenticare l’avventura della sua rivista, Les Fleurs de Narcisse, in cui la sua smisurata sete di mettersi in mostra è affissa come un manifesto filosofico, o come certe tesi inchiodate sui battenti di una chiesa...
Ines Peré spalanca le porte della sua cucina. Ma è tempo perso. C’era la materia ma non la maniera, il modo di preparare i cibi. Perée è la Signora Cuoca Opaca, anche quando si dà arie di grande lucidità, sopra tutto quando afferma di questo o di quell’autore la grande lucidità, perché se lei può affermarla dev’essere a causa del suo grande stock personale, di lucidità.
Memorie indigenti. Ma tra tante genti. Ines Perée e Simone De Bevoir, Ines Perée e Julia Kristeva... e in particolare la serie delle coppie uomo e donna, anzi donna e uomo: Ines Perée e Roland Barthes, Ines Perée e Pierre Bourdieu, Ines Perée e Jonesco... Il cerchio può allargarsi a volontà nel tempo e nello spazio: Ines Perée e le donne della Bibbia, Ines Perée e Ipazia, Ines Perée e Rimbaud, Ines Perée e Freud... Ines Perée e i suoi amici. Ines Perée e i suoi eguali. Ines Perée e il suo ego... Non se ne esce. Ci si dimentica della sua bella erudizione, dei suoi accenti di sincerità (nell’ammirazione dei suoi apposti allo specchio), della sua curiosità vorace, del suo anticonformismo, della sua intelligenza. Resta un’apologia assordante per la permanente estrema modernità del gesto di Ines Perée, per le sue prese di posizione forzatamente ribelli. “Preferisco la fronda ai sermoni”, scrive nelle sue sedicenti Tracce. Quale fronda? Non è questione che di gloria, che non è il nome della segretaria di Lacan. Gloria a Ines Perée, assunta nel più alto dei cieli artistici, letterari, filosofici, mediatici.
Ines Perée, madre, figlia del suo figlio, predicatrice infaticabile del suo vangelo. Risultato: occorre essere un degustatore stipendiato per sorbirsi l’autobiografia acido-sciropposa indigesta, appesantita dall’insistenza di questa agglutinante grafomane nel ricordare il titolo, l’audacia, il contenuto, la genesi, l’originalità, ecc., dei suoi scritti. Nessun dubbio, Ines Perée sta alla letteratura come il dolce del signor Preskovic (ne Le père Noël est une ordure. Ancora il père di Perée) sta alla gastronomia, per non parlare dell’ossobuco di Carlo Emilio Gadda.
È tempo che Ines Perée si metta in dieta, anzi che rinunci alla cucina e come Perelà di Aldo Palazzeschi (a proposito di “peré”), accetti il suo essere fatta di fumo. Quello che altri chiamano: andare in pensione.


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14.02.2017