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Il golem e il vitello d’oro

Giancarlo Calciolari
(1.07.2007)

Moshe Idel ha scritto un saggio dal titolo Il golem. L’antropoide artificiale nelle tradizioni magiche e mistiche dell’ebraismo (1990. Einaudi, 2006). Per quanto riguarda la mistica ebraica, si confronta in particolare con la lezione di Gersom Scholem. L’approccio è filologico, storico, e teologico. Il dibattito storico attorno al golem è se sia esistito o meno, questa creatura fatta dall’uomo, non nato di donna. In pratica, la questione è quasi archiviata con un no, nessuno l’ha mai inventato il golem. Ma all’interno della tradizione gnostica ebraica, teologica, realistica, nel senso dell’approccio diretto a Dio, qualcuno verso il milletrecento ha affermato d’avere creato il golem, ma poi ha dismesso questa potenzialità, anche perché l’ha creato incarnando un paradosso, ovvero la creatura non parla.
La costruzione fantasmatica dell’uomo che crea l’uomo non è una prerogativa dell’ebraismo, e non è cosa da ritrovare solo nelle mitologie dell’infanzia dell’umanità. Quest’idea è attuale, teorizzata, svolta e applicata da ogni teoria politica, che non a caso Carl Schmitt qualifica di “teologia politica”. Anche l’uomo nuovo di Marx è leggibile come golem, non nato di donna poiché dovrebbe fare quel salto rivoluzionario che la natura non fa.

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Christiane Apprieux, "Dio e la questione donna", 2007

Il golem è la questione dell’uomo che crea l’uomo nella tradizione gnostica ebraica, e allora ecco la lettura della qabbalah: la Torah sarebbe scritta con variazioni dei nomi di Dio, il che è molto di più della scrittura ispirata da Dio. Scrittura di Dio che non è solo nei comandamenti, ma minore rispetto all’oralità di Dio. E curiosamente nel Nuovo Testamento: Dio, Gesù, non scrive.
Ecco il sogno della cabala, quello del rapporto tra le cifre e le lettere, la ghematria: le lettere dell’ebraismo sono numeri e quindi le lettere di Dio vengono trasformate nei numeri di Dio, e da permutazioni di numeri si arriva a una permutazione di lettere, e il significato delle lettere ottenute cambia rispetto a quello delle lettere di partenza (considerato il significato convenzionale, comune, delle parole). Non è da una permutazione diretta delle lettere, nel senso che la permutazione delle lettere è fatta attraverso una trasformazione numerica dopo la traduzione delle lettere in numeri. L’isopsefia (iso, “stesso”, et psephos, “conto”) è stata il sogno greco simile alla ghematria, meno noto, meno citato, ha meno cultori. Siccome la gnosi greca è diffusa, si chiama filosofia, si chiama teoria della conoscenza, c’è nelle cosiddette scienze umane e nelle cosiddette scienze dure (matematica, astrofisica, chimica…) (e risulta socialmente “inumana” la scienza senza più gnosi), e quindi non c’è più bisogno di avere un cerchio ristretto di gnostici greci (come pare esserlo quello dei cabalisti moderni al seguito di quelli antichi) quando l’estensione è mondiale, liceale, universitaria, da Roma a Pechino.
Il golem verrebbe da una permutazione di lettere frutto di un’operatività permessa per un omeomorfismo unico, come l’algoritmo del cabalista. Assolutamente irripetibile per gli altri cabalisti, e forse anche per il cabalista stesso. Ciascuno avrebbe la sua via alla scienza di Dio, e quindi quando opera la stessa scrittura di Dio nel fare del cabalista può creare una creatura.

Qual è la posta in gioco del golem? Moshe Idel situa nella storia l’operazione della creazione del golem, nel momento di massimo splendore della Spagna che accoglie le tre istanze monoteiste: l’ebraismo, il cristianesimo, l’islamismo. Vivono gli umani senza dilaniarsi, e lo scambio è importantissimo. Maimonide, la sua Guida dei perplessi, che in francese risultano “smarriti”, non la scrive in ebraico, ma in arabo. Nulla di sorprendente, come gli scrittori ebraici italiani che scrivono in italiano e non in ebraico. Ma indicano appunto un’integrazione intellettuale e non un confinamento nel ghetto.
La scienza ebraica era data dai cabalisti come superiore. E per affermare che la scienza ebraica era superiore all’episteme greca, alla teologia cristiana e alla mistica islamica, la creazione, non diabolica ma divina, della creatura, il golem, ne avrebbe fornito la dimostrazione. Questo è l’aspetto sociale, il meno interessante dell’operazione, poiché non può che sboccare nella teologia politica egemone nel pianeta. È temendo questo che sono stati costruiti i falsi protocolli dei saggi di Sion.

Secondo la lettura di Moshe Idel traspare che la cosa, la creazione del golem, è anche stata fatta, come l’uomo che crea l’uomo per mano di Dio. Ma non come l’uomo che crea l’uomo, senza Dio, che apre un filone che verrà poi esplorato simbolicamente. Non a caso era considerato scrittore simbolista Gustav Meyerink, che nel 1915 scrive il romanzo Il golem. Anche la versione cinematografica che verrà tratta da quel golem è simbolista. Ovvero l’accento non è più posto sul cabalista ma sulla creatura. Non è la vicenda del cabalista quella che viene esplorata ma quella della sua creatura. E quindi l’uomo che crea le creature: Frankenstein, le manipolazioni genetiche, i cyborg, i mutanti… Il cinema affonda le mani in questa simbologia. E purtroppo alcune frange del discorso medico e del discorso scientifico esplorano realisticamente l’ipotesi chimerica della cabala.

Senza simbologia, ma attento al simbolo, alla lettera e alla cifra dell’ipotesi del golem, Moshe Idel esplora l’etimologia di “golem”, per accorgersi che è l’informe, qualcosa di simile all’argilla prima che divenga Adamo (il “terrestre” che diventa nome), prima che abbia il soffio, prima che abbia la parola. Ma per l’appunto, l’unico rabbino che lo crea non ottiene il golem parlante. Il golem non parla, perché è già parlato dal rabbino.

Qual è la questione posta dal golem? Quella della creatura di Dio o quello della creatura dell’uomo? Golem o vitello d’oro? È l’uomo che preso dalla mano di Dio o che prendendosi per Dio, presumendo di avere un rapporto diretto con Dio, crea per testimoniare la potenza del “suo” Dio? Una relazione con Dio, questa è la mistica: è da leggere questa presunzione.
Il cabalista genererebbe una creatura non fatta da Dio, ma come Dio. Golem come Adamo. Potrebbe essere questa la parusia nell’ebraismo?

Invece noi sosteniamo che il cabalista, quindi ognuno che formuli la sua ipotesi, forgia una creatura che parla. La troviamo in altre mitologie, la questione della creatura che parla. Che parla in quanto parlata, che parla le parole del delegato superiore. Il golem non parla (o parla) perché non ha nulla (o tutto) da dire: è già parlato, è tutto nella parola del suo creatore.
Se l’omeomorfismo tra le cifre e le lettere esiste, allora la manipolazione creazionista sarà divina. Se invece il gruppo di omologia non esiste (è una creazione fantasmatica come lo è nella matematica quando è spacciata come scienza della vita), allora la trasformazione risulta diabolica. Il golem come Frankenstein, secondo l’insegnamento dell’ateismo, la cifra estrema della credenza nel diavolo.
Questo gruppo di omologia con Dio non c’è, il cabalista non è l’omologo di Dio in scala ridotta. E il golem non è l’omologo del cabalista in scala ridotta. Ma è un sogno. Qual è il sogno? Che gli umani parlino come presume chi si pone come delegato superiore. Il rappresentante di Dio. Il rappresentante del popolo, il rappresentante della lingua, il rappresentante della razza, il rappresentante del suolo, il rappresentante del sangue, il rappresentante della rappresentazione… Il rappresentante del nome di Dio: l’omologo che vive solamente in gruppo, anche quando sembra che pratichi la solitudine. Infatti una delle regole è che questa cosa molto difficile come la creazione del golem non venga fatta da soli ma in gruppo. C’è la paura della solitudine, che è il contraccolpo alla presunta relazione con Dio.

Il golem è fatto della stessa sostanza del vitello d’oro, ma più distillata, come la famosa quintessenza. Il golem è un omeomorfismo del vitello d’oro: da qualunque parte si guardino i fenomeni del golem e del vitello d’oro è sempre possibile stabilire una funzione biunivoca che a ogni valore di golem fa corrispondere un valore di vitello d’oro e viceversa. In tal senso, ogni golem quando è creato lo è come ogni vitello d’oro. E si tratta di immagini che l’uomo si fa, rappresentazioni impossibili, come indica l’Esodo.

Ognuno, per paura, si erige come golem e crea un metagolem a sua immagine che venera come Dio, e cerca di distruggere ogni altro frutto di ogni anti-metagolem che si presenti all’orizzonte. Per fortuna, ciascuno, non ognuno, non chiunque, è così unico, come lo definisce - uscendo dal solco - Max Stirner, che non ammette nessun gruppo di omologia, nessuna appartenenza, nessun rapporto diretto con Dio o con il diavolo.


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30.07.2017