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Come leggere l’intolleranza: tre libri di Riccardo Frattini

Giancarlo Calciolari
(15.12.2007)

Riccardo Frattini esordisce con L’inquisizione a Verona nel 2004, prosegue con Streghe, maghi e alchimisti tra Rinascimento e Controriforma nel 2006 e pubblica nel 2007 Il Codice Paolo Veronese.
Nel 1990 nella sua tesi di laurea in Giurisprudenza si occupa della Storia del Diritto Italiano sull’Inquisizione a Venezia nel periodo della Controriforma. Per le sue ricerche approda all’Archivio di Stato di Venezia, nella sezione relativa al Sant’Uffizio, ossia all’inquisizione condotta da questa istituzione ecclesiastica, che solo nel 1965 viene trasformata da Santa Congregazione dell’Inquisizione nella Santa Congregazione de la Dottrina della Fede. Prima di diventare papa Benedetto XVI, Ratzinger ha presieduto questa istituzione, chiamato da papa Paolo Giovanni II.

Leggere gli archivi e i nachlass, i bauli, lasciati come testimonianze è un’occasione di non normalizzazione, di anomalia intellettuale, per imbattersi in una via inedita e dare così un contributo al dibattito civile, lontano dalla polemologia vociferante che apparentemente cerca di monopolizzarlo. Quindi Riccardo Frattini, parafrasando Franz Kafka, salta fuori dalla schiera degli avvocati che non lasceranno traccia del loro lavoro e scrive le note a margine della sua lettura delle vicende dell’inquizione nel Veneto. E lo fa con tranquillità e sobrietà. Tale è la sua tolleranza, e per questo può definirsi un cultore della storia dell’intolleranza.
L’intolleranza è tale che ancora oggi è difficile affrontare la questione della prima inquisizione a Verona, quella che portò al rogo di quasi duecento catari nell’Arena, nel 1278.

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Christiane Apprieux, "L’infinito di Arianna", 2007, acrilico su tela, cm 90x60

Ne L’inquisizione a Verona Frattini legge gli atti relativi a venti processi per eresia, svoltisi nei secoli XVI e XVII nella città di Verona, oppure a Venezia contro imputati veronesi. Uno dei casi è quello del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese, che verrà approfondito nel libro più recente, Il Codice Paolo Veronese.
La prima parte del libro è introduttiva: dalla breve storia delle eresie che va dall’antichità classica all’evo moderno, alla storia dell’inquisizione che va dalla quella sorta contro catari e valdesi nel XII secolo a quella che pare spegnersi con gli ultimi roghi di streghe e maghi verso la fine del XVII secolo, con strascici nel Nuovo Mondo sino al XVIII secolo.
La seconda parte del libro Frattini prende in esame i venti casi che ha letto negli Archivi di Stato di Venezia. E sono favole tristi dell’esercizio del potere, a ogni livello della presunta scala sociale. Il principio del terzo escluso può colpire anche l’incluso, con la minaccia di reclusione o con quella di morte. E con la loro esecuzione.
Era teologia politica, che se applicata porta a compimento l’eliminazione di ogni nemico, di ogni rappresentante del male? Era teologia che nelle sue premesse include l’inquisizione dell’Altro sino alla sua esclusione finale? Era politica che nelle sue premesse include l’inquisizione dell’Altro sino alla sua esclusione finale?
Riccardo Frattini formula l’ipotesi che si tratti della ragione politica: “L’intolleranza religiosa non derivò quindi da princìpi teorici, ma venne utilizzata per perseguire finalità economiche e politiche” (145). Rispetto alla teologia si è trattato di “giustificare l’uso della forza”.
L’ateologia cinese odierna funziona nello stesso modo (sostituendo al nome di Dio il nome del popolo), ovvero giustifica con il marxismo l’uso della forza delle oligarchie, tra di loro in lotta. Nel mentre il vecchio mondo americano uscito dallo stravecchio mondo europeo giustifica ancora con la teologia l’uso della forza. Non a causa di Dio ma in nome di Dio si compiono i massacri, e dietro non c’è nessuna mano del diavolo.
E così l’Italia appare come un paese dove la teologia politica e l’ateologia politica perseguono gli stessi obiettivi di controllo e di padronanza della vita, ma ovviamente il partito di Caino non è quello di Abele e viceversa.
Il “due” è irrappresentabile in Caino e Abele. Il due è l’apertura, è l’albero della vita, non l’albero della gnosi.
Sono l’arte, la cultura e la scienza – che procedono dall’apertura - a costituire il tessuto civile della vita, che non richiede più l’inciviltà dei gruppi che mirano alla sopravvivenza e creano la sottovivenza degli altri.

Streghe, maghi e alchimisti tra Rinascimento e Controriforma volge l’indagine sull’intolleranza verso le figure delle streghe, dei maghi e degli alchimisti, oggi per lo più tollerate, se non incentivate. Sono noti capi di stato che consultano fate e maghi prima della guerra, e non solo. Non diversamente dalla consultazione di aruspici da parte dei re di Roma. Sarebbe un bel capitolo scrivere “Streghe, maghi e alchimisti tra moderno e post-moderno”.
Ma ecco per l’epoca indagata la lettura di Frattini. “Pur se apparentemente assimilate agli occhi dei contemporanei, la stregoneria e la magia, nella quale può essere compresa l’alchimia, hanno invece costituito fenomeni del tutto eterogenei: mentre le streghe erano donne, incolte e appartenenti alle classi più umili, i maghi e gli alchimisti, al contrario, erano uomini, letterati e membri delle classi dominanti; ancora, se la stregoneria era collegata al culto del diavolo, la magia naturale e l’alchimia venivano considerate la via illuminata per conseguire la piena conoscenza di Dio” (5).
Riccardo Frattini nel suo secondo libro reperisce le tracce storiche della creazione delle streghe e quindi anche i motivi dello sterminio. Narra come la tecnica e la macchina inquisitoriale dopo avere estinto l’eresia catara e quasi cancellato quella valdese si siano applicate a una parte di donne, presunte eretiche rispetto all’uomo, in particolare all’uomo di potere; e di come l’inquisizione sia stata usata per il cannibalismo interno al potere costituito, e per questa via abbia riguardato gli uomini.
Per questo il libro conclude con la descrizione di due processi speculari, uno a carico di alcune streghe della Val di Non nei primi anni del 1600 e l’altro, molto più noto, a carico di Giordano Bruno, mago e filosofo, svoltosi alla fine del 1500.
La forma storica dell’inquisizione indagata da Frattini cessa verso la fine del 1600, curiosamente proprio quando “tutta la popolazione, sia maschile che femminile, veniva assoggettata al controllo e alla repressione dell’Inquisizione”. E forse non basta la lettura di Marx, citata da Frattini con i benefici del dubbio, che con l’incremento del capitale bancario verso la fine del 1600 i nuovi eretici divengono altre figure “asociali” come i falsari, che osavano peccare contro il dio-denaro. Sarebbe come a dire che oggi l’oligarchia di controllo planetario inquisisce gli incontrollabili, dai terroristi a coloro che rifiutano le versioni ufficiali del controllo. E si dovrebbe distinguere tra i roghi rossi e i roghi bianchi, tra l’iperrogo fiammeggiante di bombe sotto le quali è morto Bin Laden e l’iporogo freddo e quotidiano dell’assunzione di psicofarmaci da parte sopra tutto di donne, nel mentre gli uomini postmaghi e postalchimisti si disfano di cocaina e altre droghe.

Le ragioni dell’intolleranza erano politiche, non teologiche, conferma in questo secondo libro Riccardo Frattini. Per placare l’insoddisfazione del popolo per le sue misere condizioni di vita occorreva il sacrificio di capri espiatori. La cultura anomala delle streghe, dei maghi e degli alchimisti, per opposte ragioni, si prestò all’esercizio del braccio armato dell’ordine costituito e dell’ideologia dominante.

Ma che dire quando - per fare un esempio citatissimo oggi nelle analisi del politico – leggendo l’ordine costituito, il costituzionalista Carl Schmitt afferma che i concetti della politica sono i concetti secolarizzati della teologia? Che dire quando Jacob Taubes insegue l’altra faccia della teologia politica di Schmitt per trovare quella che non sbocchi negli stessi esiti, come il nazismo, che avrebbero dovuto “ritardare” l’avvento dell’Anticristo?
Se noi leggiamo la politica attuale degli stati occidentali ritroviamo gli accidenti della teologia politica, che detto in breve ha come fondo roccioso la soppressione dell’Altro?
I forni a pane che modificati dall’Uomo e non dalla Tecnica sono diventati i forni crematori nazisti e hanno reso industriale il rogo sono spenti oggi o li ritroviamo mutati sott’altra specie? L’establishment produce i destabilizzatori per sedarli con le scorie della stabilizzazione? Chi stabilisce lo stato? Ironizziamo la domanda che sottende la mitica frase di Carl Schmitt: “Sovrano è chi decide nello stato di emergenza”. Ma lo “stato” non è d’emergenza, e in quanto stato è invece mobile rispetto alla staticità dell’establishment, che da sempre suppone d’aver preso lo stato.
L’instaurazione dello stato è ciò che impedisce la credenza nell’emergenza, l’escatologia quotidiana.

Il codice Paolo Veronese, il terzo libro di Riccardo Frattini, è un’indagine sul mito di Maria Maddalena nella storia e nell’arte, e per un aspetto è una risposta alla rana che il successo presenta come un elefante, Il codice da Vinci. Per carità, ci sono migliaia di polpettoni gnostici che non arrivano al successo planetario, ciò non toglie che il libro citato di Dan Brown sia un polpettone gnostico. Why not? Tra salsicce metafisiche e brodi universali, si può leggere anche un polpettone gnostico, che ha sempre i suoi bongustai.

Leggendo in particolare i vangeli canonici e i vangeli apocrifi, arrivando poi alle vicende del Graal tra catari, templari e priorato di Sion, Riccardo Frattini segue il filo del mito di Maddalena che giunge sino a noi.
Scrive l’autore nella conclusione: “Innanzitutto risulta confermato che l’eresia del Graal e la teoria del matrimonio e della discendenza di Gesù non hanno alcun fondamento storico, nemmeno nei vangeli gnostici” (117). E quindi il polpettone citato è pseudognostico.
Storicamente, rileva Frattini, solo i catari affermarono pubblicamente quello che ha attraversato i secoli in maniera sotterranea, la tesi che Gesù oltre che uomo in spirito era uomo in materia e sposo di Maria di Magdala. E prima di ritornare come pseudomito letterario con Dan Brown era tornato come motivo artistico in un’opera del pittore Paolo Caliari detto il Veronese.
Paolo Frattini ha letto questa pagina sconosciuta negli atti del processo a carico di Paolo Veronese, che si è concluso con una sentenza piuttosto clemente: all’imputato viene ordinato di correggere e emendare il suo quadro dall’immagine di Maria Maddalena in quella che era una Ultima Cena e che diventa a partire dalla correzione: Convito in casa di Levi. E forse la questione ebraica e non gnostica posta da Maria Maddalena esce dalla porta e rientra dalla finestra nel cognome del proprietario della casa.
Per Frattini si può formulare solo un’ipotesi che per Paolo Veronese il particolare fosse eretico, infatti avrebbe potuto appartenere al patrimonio della mentalità pagana del Veneto, che a tutt’oggi si può sempre reperire dal turpiloquio alla bestemmia.

L’ironia di Riccardo Frattini è estrema, ma senza l’ombra di polemologia sociale: la storicità della figura della Maddalena in un’ultima cena di Paolo Veronese che emerge dagli atti del processo che si trovano nell’Archivio di Stato di Venezia non provoca l’incredibile successo della creazione letteraria della Maria Maddalena di Dan Brown.
Attenendoci alla sobrietà di Riccardo Frattini, diciamo che è da più di trent’anni che leggiamo anche le ragioni della credibilità del successo. E per questo non abbiamo letto il libro di Dan Brown. Leggiamo altri libri, e moltissimi che vorremmo leggere attendono la disponibilità di quei seicento anni che Giuseppe Pontiggia auspicava per le sue letture.
Altri libri? In questi ultimi mesi, tra i libri letti di Matteo Bonsante, di Charley Supper, di Eva Füséssery, di Paolo Zellini, di Fabrizio Scarso, di Roberta Schira, di Felix Duque, di Erik Porge, di Antimo Negri, di Marina Monego, di Antonio Bitetti, di Gérard Granel, di Henry Bauchau, di Aldo Palazzeschi, di Jacques-Alain Miller, di Carlo Papini, di Valeria Rainoldi, di François Fejtö, di Catherine Bush, di Jacon Taubes, di Elettra Stimilli e di altri, abbiamo letto i primi tre libri di Riccardo Frattini, anche per l’interesse che portiamo a Verona, che ancora non è la nostra città intellettuale, senza lamentele per l’infinito giardino che abitiamo.


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