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Giovanna Fra e Flavio Ermini, "Ali del colore", Anterem Edizioni

Giancarlo Calciolari
(11.03.2007)

Per cominciare, occorre dire che il libro di Giovanna Fra e di Flavio Ermini, opere di Fra e poesie di Ermini, è molto bello, dal formato del libro, dalla sua impaginazione e dalla cura grafica, e certamente dal valore delle opere e delle poesie, come delle riflessioni di Silvia Ferrari.

Giovanna Fra nei suoi dipinti gioca la forma nel suo apparire, la macchia non ancora significante, ancora meno significato, raccogliendo la lezione di Leonardo, esplorando il bordo incerto del colore, sembiante imprendibile, oggetto dell’arte che non si piega a divenire soggetto all’artista.

Dall’ipotesi non abduttiva dell’essere a quella giustamente abduttiva, performativa, pragmatica dell’impensato, Flavio Ermini lancia versi enigmatici, condensazioni di sogni e di situazioni che “ripetono” l’aprosodia postmessianica annunciata da Hölderlin, che serializza Cristo tra gli altri dèi.

Ciascun verso potrebbe aprirsi all’annuncio che contiene, alla semplice narrazione che avrebbe potuto dirsi e compiersi se il tempo non si fosse contratto, se della redenzione e del suo tempo apocalittico, chimerica liberazione dello schiavo, non avesse ereditato la sospensione.

In effetti la pittura di Giovanna Fra celebra la stessa “sospensione” della poesia di Flavio Ermini, poiché entrambe non attendono più il compimento, dovendo evitare la conclusione logica, l’esegesi che a partire dal loro approdo le situerebbe nei canoni del già visto, del già letto, del già vissuto.

Questo è il prezzo da pagare per non farsi fagocitare dalle serie delle immagini e dei messaggi mediatici che nell’integralità dello spettacolo cercano l’azzeramento dell’arte, della cultura, della scienza.

Allora, nel moderno, ciascuna opera, sia pittorica che poetica, richiede una dislettura non immediata, una comunicazione non diretta, un altro sforzo intellettuale.

Le opere di Giovanna Fra sono autentiche, originarie, e non nel senso dei doganieri dell’arte che dicono chi è autentico e chi no per percepire il dazio del loro essere nomenclatura. L’autenticità si staglia dall’opera come cifra di un itinerario. E anche il calco e il decalco nell’ottenere degli effetti sulla superficie artistica delle cose è qualcosa di originario. Anche linguisticamente, il calco di una parola su quello di una lingua straniera introduce un’invenzione nella lingua, ancora più forte che nel caso della traduzione. Ebbene nelle opere di Giovanna Fra si tratta del calco che non rimanda più a un’altra pittura, ma che trasfonde ciascuna cosa in un’altra cosa, in un procedimento ciascuna volta irripetibile, in una serie senza più alcuna serialità. Nella ricerca dell’altra pittura a cui possono alludere il linguaggio e la materia del colore, la cifra di ciascuna opera invita a trovare in se stessa la dimensione, la funzione, la logica della vita in atto.
Dalle ali del colore all’enigma della forma, ciascuna opera di Giovanna Fra giunge a compimento, proprio procedendo da una nuova combinatoria di colore e forma. E il compimento è indicato dallo svanire di qualsiasi pretesa messianica, che accetta il postulato della sopravvivenza mantenendo ideale la vita. Ciascuna opera approda e risulta riuscita perché interroga, e non lascia passare, non lascia il presunto soggetto scivolare nel magma essoterico dell’immagine che nello spettacolo integrale scaccia ogni altra immagine, pronta a sparire un attimo dopo cancellata da un’altra immagine.

C’è qualcosa di una mouvance, di una allure, di una demarche, di un’onda artistica e intellettuale che si trova nella poesia di Flavio Ermini e che si trova nella pittura di Giovanna Fra. Non si tratta della giustapposizione o dell’apposizione di due istanze artistiche. Nessun intento didascalico o illustrativo. Né la poesia di Ermini è una didascalia della pittura di Fra, né la pittura di Fra è una illustrazione della poesia di Ermini.
L’accordo è forse che la corda semiotica e la corda semantica di un progetto e di un programma, che vengono dalle istanze che sorgono nel ventesimo secolo, si riversano in Fra nella pittura e in Ermini nella poesia e nella teoria. Per questo Silvia Ferrari, nella sua postfazione parla di lettura poetica delle carte di Giovanna Fra fatta da Flavio Ermini.
La materia poetica e il suo numero in Flavio Ermini provengono da un’altra lingua e da un’altra poesia, che solo come schermo partecipa alla reinvenzione dei miti di Hölderlin e di Rimbaud, per citare i più noti. In ciascuna poesia di Ermini il calco, il marchio, è originario. Il decalco è ciò che prova a fare l’epoca che sprovvista di mezzi per leggerlo, cerca l’origine dell’origine. Certamente anche in Ermini si compiono alcune istanze della modernità che provengono persino dalla secolarizzazione del numero del Libro dei libri - dal Genesi alle Lettere di Paolo. La testimonianza che ne ha dato nel suo denso libro teorico, Il moto apparente del sole, permette di seguirne i topoi intellettuali. E proprio nella poesia dal verso sospeso, aprosodico, le perle sono incastonate a grappoli, di altri grappoli di perle, senza per questo dare adito alla seriosi infinita di Jacques Derrida.
“Il ciclo non va da un fiore a un frutto, ma da un fiore a una serie di fiori espulsi l’uno dall’altro, dando vita a una catena accrescitiva, in un lievitare senza tempi sterili” (14).
Dove tutto mira al cerchio, da un fiore a un frutto, Ermini introduce la variazione, la poesia: da un fiore a una serie di fiori espulsi l’uno dall’altro. E non c’è più cerchio, malgrado la presunta circolarità dell’essere spronata da Martin Heidegger. C’è una catena accrescitiva: spirale o catena borromeo, ossia nodo a più di tre cerchi che togliendone uno qualsiasi gli altri restano liberi.
Ovvero, dalla serie dei fiori esplusi e dalla serie dei fiori implusi nell’adiacenza si pongono i fiori della poesia, i fiori del fare.

I fiori di questo bel libro di Giovanna Fra e di Flavio Ermini li leggeremo ancora e ancora. Non sono di facile lettura. Sono alla portata della bocca e del cuore della parola, quindi potremmo anche non passarci a fianco senza accorgercene.


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30.07.2017