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Aforismi sull’elemento

Giancarlo Calciolari
(16.12.2006)

Elemento improcurabile, originario, libero, arbitrario, tripartito, indelegabile, inontologico, impadroneggiabile, incontrollabile, insopportabile, immortale, incommestibile. Imbarattabile con uno pseudo elemento, fantasma dell’elemento, copia di copia.

La libertà dell’elemento.

La delega è l’idea che ognuno ha dell’elemento, con l’esclusione di quello che l’elemento non è. Allora i delegati (maggiore e minore, oscillanti tra l’Altro e il sé) confermerebbero la buona o la cattiva genealogia elementare.

Elemento tra elementi. Non monade tra monadi. Non monade né diade, né triade. Tripartizione.

Il “tra” indica il viaggio. L’elemento non è immobile.

La tensione degli elementi verso la loro qualificazione è nel viaggio.

L’elemento è semiotico, linguistico. Elemento della parola. L’elemento non è naturale, dato, naturalistico, fatto. Nessun dna dell’elemento.

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Opera di Hiko Yoshitaka

L’elemento è ingenealogico, da qui la paura del presunto sistema genealogico di fronte all’elemento nella sua libertà.

Come oggetto, l’elemento è inaggirabile, e risulta condizione del viaggio. Togliere un solo elemento dal viaggio vale a circolare.

Trascurare il segno porta alla significazione, alla morte dell’elemento come funzione. La pena sta nella presunta morte dell’elemento della vita originaria.

Sopravvivere è vivere privi dell’elemento essenziale, nutrirsi della sostanza e della mentalità. Tolto l’elemento, la sostanza e la mentalità governano le galassie.

Il grasso si nutre di sostanza e il magro si nutre di mentalità. Il grasso e il magro sono gli indicatori del compromesso personale sull’elemento. Il lusso e la miseria sono gli indicatori del compromesso sociale sull’elemento.

L’elemento è originario, anarchico, leggero, libero, innaturale, insostanziale, immentale, inassoggettabile, indominabile, irriducibile.

Inabituale, l’elemento.

L’elemento libero implica la vita senza reclusione, né inclusione né esclusione. La conclusione indica l’approdo dell’elemento alla qualità.

Elementi erano dette le lettere dell’alfabeto. La questione rimane come leggere ciascun elemento linguistico, anche quelli sostantificati e mentalizzati come “dio”. Apparentemente dal come è stato letto questo elemento linguistico ne va delle guerre nel pianeta.

Elemento, principio, rango, fila, serie. Catacresi di una parola etrusca dimenticata.

Nessun elemento è inintellettuale.

Il segno - l’altro nome dell’elemento - è incodificabile, indecidibile, insignificabile.

Emergenza dell’elemento. Accade nella parola, nel senso di “in principio era la parola”. Logos, non nel senso di discorso. Non c’è l’elemento fuori dalla vita: nessun elemento è trascurabile.

Non c’è nella natura del segno nessuna psicopatologia della parola.

Peirce parte dalla questione dei concetti elementari, che chiama kantianamente e aristotelicamente categorie, ma l’elemento è inconcettuale. L’abduzione è dell’elemento come Altro, anche dall’elemento e dal non elemento.

Confronto con l’elemento, con la sua immagine. L’immagine dell’elemento come punto ha a che fare con quello che Sigmund Freud chiama “oggetto”, che Jacques Lacan chiama “oggetto a” e che Armando Verdiglione chiama “sembiante”. Immagine senza fantasma. Induplicabile, inclonabile. Quindi non rappresentazione, che sarebbe l’immagine nell’ontologia.

L’elemento che si pone dinnanzi contrasta con qualsiasi idea si possa farsene.

Gli elementi sono nudi, senza copertura da decostruire. Elementi insostanziali e immentali. Corpo e scena degli elementi, non dei soggetti.
Nessun portatore elementare degli elementi: gli elementi sono presi nel viaggio, non sono immobili per essere animati. Il transfert è il viaggio degli elementi.

Come rimanere a terra a vedere il passaggio degli elementi? Come presumere di “stare”, anche nel senso gnostico di stare bene e stare male, davanti all’incredibile scandalo della verità?

Il velo non copre la nudità dell’elemento. Il velo è il nudo. Nessun svelamento. Nessuna apocalisse. Lettura. Come leggere gli elementi nel viaggio. E non c’è Dio che parli agli uomini come nel fondamentalismo ebraico, non c’è catena di lettori che giungendo a Dio garantisca la verità della legge per l’azione come nel fondamentalismo islamico, non c’è infallibilità del papa che garantisca la verità doppiamente velata, ossia rivelata, come nel fondamentalismo cristiano.

Dirigere psicoticamente gli umani con la manipolazione elementare per realizzare ognuno il proprio sogno nell’incubo degli altri, lascia comunque ingovernabile la materia e i suoi elementi.

Elemento nelle sue logiche, nel suo ritmo, nel suo tempo.

L’elemento non è animato, nemmeno dalla volontà di bene.

Non forniremo la cartella nosografica elementare agli uni e agli altri presi dalla passione nel corpo o nella psiche.

L’elemento è insituabile. Anche dire che sta nella parola vale a situarlo. L’elemento è già in viaggio. Come entra l’elemento nella parola? È già nella parola. Come va dall’apertura al compimento? Leggendo. E non è un soggetto che legge, nemmeno un comitato di lettura.

Ciascun elemento è pragmatico in quanto anche altro dal nome e dal significante. E come ciascun elemento della ricerca è narrativo.

La transustanziazione indica che non c’è indifferenza rispetto a ciascun elemento.

Nessun elemento succede a un altro. Nessun elemento è primo, secondo, terzo o ultimo. Nessuna ordinalità.

L’elemento come zero, come uno, come altro, come oggetto.

La materia dell’elemento non muore.

Gli elementi stanno nella tripartizione del segno. O la tripartizione è già di ciascun elemento? Elemento come segno?

Un processo di lettura?

Gli elementi sono incatenati, annodati, ordinati secondo l’algebra di Boole? Solo se non procedono dall’albero della vita.

Qual è il numero dell’elemento? Il viaggio non è numerabile, ininscrivibile in una equazione d’algebra geometrica. Non va da zero a uno, né da A a B. Il viaggio non è la traversata dell’intervallo, che non è tra un elemento e l’altro, ma l’elemento è nell’intervallo, nell’interlocuzione. L’intervallo è inattraversabile, senza guado.

L’originale e la copia dell’elemento? L’elemento è originario. Nessuna clonazione dell’elemento, nessuna duplicazione o moltiplicazione. Nessuna produzione algebrica e geometrica di elementi.

Il tipo dell’elemento. Senza tipologia. Senza stereotipia. Lo stereotipo sarebbe il colmo dell’elemento stabile.

L’affermazione e la negazione, che Verdiglione qualifica di assiomatica e di teorematica (“c’è” e “non c’è più”) serbano il principio degli elementi, delle cose (nomi, significanti, immagini e altro).

L’elemento è intellettuale nonostante il fantasma, l’impossibile rappresentazione.

La semiotica di Peirce è l’abbozzo della cifrematica di Verdiglione.
La semiologia e la terminologia presumono l’elemento significato. E la prolessi dell’elemento è l’altra faccia della metessi dell’elemento stesso. La stessità dell’elemento non ha nulla a che vedere con lo stare.

Elementi del glossario. Elementi del dizionario. Elementi del labirinto e elementi del paradiso.

L’altro elemento. L’elemento altro. L’altro dall’elemento non è ontologico, non rientra nel dato logico che viaggia circolarmente, dalle premesse alla conclusione, come verità logica. La verità è pragmatica.

Ciascun elemento nel viaggio è sovrano e si scrive. Non è che ciascun elemento possa o non possa entrare nel viaggio, tra l’equivoco, la menzogna e il malinteso, ma si trova nel viaggio. È nel viaggio. L’essere e l’avere senza più ontologia costituiscono le due facce del viaggio. L’essere e l’avere sono senza più soggetto. Hanno torto Marx e Heidegger.
L’elemento non fallisce.

Nessun elemento è illeggibile o inanalitico. Sebbene nessun elemento sia leggibile. La lettura non è la leggibilità o l’illeggibilità della cosa.

L’elemento non si ripete. Solo il fantasma dell’elemento sembra ripetersi, ossia circolare, perché l’elemento è intoglibile. Mentre su questa idea della ripetizione si fondano le teorie del sintomo e della guerra.

Elemento di parola. Elemento linguistico. La linguistica come scienza e non come disciplina.

Se un elemento si ripete identico a sé: la sostanza e la mentalità regnano, tra magia e ipnosi, nella forma della delega a Dio, superiore o inferiore.

Ciascun elemento entra nella parola, nella narrazione, senza essere telecomandato dall’apertura divisa in due, in alto e basso, in bene e male, in vero e falso, in amico e nemico.

L’elemento come altro dal significante e dal nome trae verso l’abduzione, in direzione del fare senza più tabù.

Non c’è più l’unità del segno già con Peirce. Ciascun elemento è tripartito.

Il sistema mimetico degli elementi, la via parallela agli elementi è il discorso occidentale, formalizzato da Aristotele con i tre postulati.

Nessuna origine dell’elemento. In tal senso l’elemento è originario, ciascuna volta nell’atto, senza ripetizione circolare. La serie degli elementi, tra le serie, non è disposta su una linea che all’infinito risulta un cerchio. La circolarità degli elementi, se questa esistesse, sarebbe la base del naturalismo.

Rispetto all’idea di origine, al tentativo di localizzare il punto, di spazializzare lo spazio della parola, ogni elemento è ignoto, incognito, e per tanto da conoscere. Che cos’è? Abbisognerebbe dell’essere, che spazzerebbe via la parte, la particolarità, la tripartizione del segno per l’ontologia.

Chiedersi che cosa significa l’elemento corrisponde a riformulare la domanda “che cos’è?”. La significazione toglierebbe la tripartizione al segno per consegnarlo a una unità ideale. E quindi pronto per la spartizione, anche tra amico e nemico.

Nessuna parte del bene e nessuna parte del male. Nessuna parte maledetta. Ha torto Bataille. Se un elemento significa il male, qualsiasi gesto diviene gesticolazione, affanno. E a nulla serve appigliarsi al cerchio, alla linea, al nodo.

Tolta la tripartizione dell’elemento, la spartizione è il conflitto, la guerra, la competizione. L’elemento nella sua libertà lascia la petizione al suo statuto di postulato; altro non è la petizione di principio.

Data l’idea di origine formalizzata dai tre postulati di Aristotele, automatico è il ritorno. Gödel procede dall’ironia quando afferma che un uomo lanciato nel futuro ritorna dal passato in tempo per uccidere suo padre prima di essere concepito. Nessuna concezione dell’elemento, nessuna concettualizzazione.

Nessun concetto elementare, che con chiarezza e distinzione ancora cerca di annotare Peirce nella sua ricerca e nei suoi manifesti di semiotica. E “semiotica” come elemento linguistico che designa la scienza degli elementi linguistici è per Peirce un’abduzione per designare un’altra filosofia.

La materia del segno è la materia stessa della scrittura.

Ciascun elemento della parola come elemento della vita diviene qualità. La qualificazione è questa.

Se l’elemento significa, allora tutto è uguale, tutto è copia, in particolare l’originale.

Chi ha paura ha bisogno dell’elemento elementare, del suo concetto, per creare così il cerchio e realizzare il postulato della filosofia di Hegel. Circolare.

L’elemento non è dato, e la sorpresa, la presa della parola e non del soggetto, serba l’avvenimento e l’evento.

Quello che dell’elemento giunge alla qualità, resta.

L’influenza dell’elemento è data dall’ipotesi abduttiva, e il fare risponde all’occorrenza, senza più imperativo. Nell’elemento linguistico non è implicito nessun imperativo. L’imperativo dell’elemento? Il frutto della delega all’idea, a Dio come a sé, all’animale come al diavolo.

Negata l’originarietà dell’elemento, il segno diviene teologico, demonologico, antropologico, zoologico. E ognuno lo tocca con mano.

Cos’è la conoscenza se non il ricordo di copertura dell’albero della vita? L’albero della conoscenza del bene e del male è la copia impossibile dell’albero della vita. Ognuno è gnostico, ossia toglie l’originario per la convenienza sociale. E quindi ogni soggetto è cocciuto, testardo, pervicace, non ascolta e persegue i suoi interessi particolari per il brutto, il male, il peccato, il falso…

Nessun elemento è religioso, nessun elemento è militare, nessun elemento è genealogico. Nessun elemento è appeso all’albero della conoscenza del bene e del male.

L’elemento, il non elemento e altro dall’elemento e dal non elemento indicano la sua tripartizione.

Nessuna prolessi e nessuna metessi dell’elemento.

Qual è la natura dell’elemento? Che ciascun elemento della vita sia non rappresentabile, secondo l’Esodo, indica che il verbo “essere” non è il delegato di Dio, e che l’ontologia è fantasmatica. Non ti farai immagini delle cose. Il fantasma non è l’immagine, non è l’idea, ma copia di copia, perché ciò che rappresenterebbe è l’originale, ossia la chimera al posto dell’originario. È noto che la chimera ritorna, muore e risorge, circola.

Nessun elemento è presente, assente, passato o futuro. Nessun elemento è potenziale.

Un elemento si trova in una struttura dalle due facce, logica e pragmatica. L’influenza di ciascun elemento come indicazione delle cose da fare, dissolve la credenza di tutte le teologie politiche nell’influenza tra umani. Credere negli influenzatori e negli influenzati (entrambi occulti e/o manifesti) vale a credere nella coppia amico/nemico, fondamento fantasmatico di ogni guerra.

Nessun ricordo dell’elemento.

L’elemento non è dato, non è donato.

L’elemento non è positivo o negativo, simmetrico, numerico.

L’elemento è in viaggio, senza circolarità, e quindi non ritorna. Il processo è irreversibile. L’ipotesi della reversibilità appartiene al discorso sull’elemento, non alla parola.

Gli elementi hanno una direzione? Verso la cifra, la qualità? È indicata dalla loro tensione? Qual è l’indice?

La fantasia che la serie degli elementi sia genealogica comporta la vendetta del numero n+1 sul numero n, tra ricatto e riscatto.

Come ciascun elemento diviene proprietà della vita, del viaggio? Il viaggio va dall’improprietà alla proprietà, seppure della parola? Ma cosa sarebbe improprio alla parola.

L’elemento non è né vero né falso. E la verità non è rivelata dal delegato superiore. Dio è l’idea dell’elemento come oggetto.

I postulati di Aristotele fissano l’elemento, lo uccidono, lo tolgono dal viaggio. L’elemento non è prelinguistico (a questo era arrivato Peirce), sostanziale, ineffabile. La nozione di “preverbale”, che sorge dalle briciole della gnosi giunta a riformularsi nella psicologia cognitiva, si scrive sul manifesto dell’intolleranza alla parola.

La circolarità non è dell’elemento, ma del tentativo di toglierlo che non può che ripetersi in quanto impossibile. Attorno a questa distinzione si è giocata la partita di Jacques Lacan.

Non c’è elemento che sia standard, o al colmo non standard.

Come ciascun elemento diviene elemento di valore o qual è il valore originario, l’assioma che non si fonda sulla presunta origine? L’elemento immemoriale, della memoria, è già di valore.

La tripartizione funzionale dell’elemento non è funzionalizzabile. L’elemento non fisso non circola.

L’elemento come simulacro è intoccabile. L’elemento come oggetto è ciò che si getta contro, dinanzi. Irraggiungibile.

L’elemento è imprendibile, invisibile, inosservabile, irreligioso, immilitare.

L’elemento come voce, specchio, sguardo.

La scienza dell’elemento non è elementare, né universale, né universitaria.

Elemento impensabile. L’abduzione indica questo.

L’algebra e la geometria presumono che l’elemento sia un punto nello spazio e nel tempo. Elemento spaziale? Elemento temporale? Elemento magico? Elemento ipnotico?

Elemento, oggetto, cosa, punto?

La questione elementare è la questione dell’elemento senza più genealogia. Questione intellettuale. Questione narrativa. Questione linguistica. Ciascun elemento è irrimediabile, inaggirabile, inarrestabile, inesorabile, ineludibile, irrevocabile. Rimediabilità, aggirabilità, arrestabilità, esorabilità, eludibilità, revocabilità che sarebbero proprietà del viaggio circolare, se esistesse.

La rivoluzione elementare.

Il valore dell’elemento dalla sua emergenza al suo approdo.

Non c’è più ordinalità delle serie di elementi contrapposte o apposte: non c’è più sistema ordinale dal quale un vasaio demiurgo invasi gli umani, alcuni in un buon ordine e altri nel disordine.

Nessun elemento del viaggio è ordinario, ciascun elemento è straordinario per la questione intellettuale di vita e di morte.

Elemento nella sua logica particolare e non le particelle elementari.

L’elemento di vita è della parola che in principio era. Se l’elemento è del discorso di Dio, allora Dio agisce e la strada è sottoposta all’algebra e alla geometria. Ci sarebbe l’equazione personale della strada che indica quale via imboccare tra quelle che stanno difronte, dal bivio al trivio, dal quadrivio al polivio...

Non accettazione intellettuale della morte dell’elemento che si chiama significazione. Sistema di duplicazione, sistema di moltiplicazione, sistema di clonazione. Non c’è più partenogenesi elementare. Non c’è più il sistema elementare, nemmeno quello dato da una manciata di concetti elementari come assiomi. L’elemento è inconcettuale.

L’elemento non diviene significato in una significazione, ma giunge al suo valore assoluto (senza soluzione sociale) nella cifra.

La non lettura di un solo elemento implica d’essere telecomandati dalla presunta significazione dello stesso elemento.

Elemento o fondamento? Elementi fondamentali? Concetti fondamentali? Quale fondo non è mentale, non è sostanziale?

Quello che abbiamo dinnanzi e che ci pare quasi di vedere non è l’oggetto, è uno schermo. Schermo che indica l’irrappresentabilità dell’immagine.

L’elemento non è esistenziale. Gli esistenziali, che sarebbero le categorie dell’esistenzialismo, non esistono, e non sono altro che un impossibile gruppo di simmetria alla vita.

L’elemento è irriducibile a frammenti d’informazione ricevuti dai sensi. Non c’è nessuna bipartizione tra il percetto e il concetto, come tra il cervello e la mente.

L’affaire dell’elemento.


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30.07.2017