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Pittura e scrittura del paesaggio. Alessandro Taglioni

Christiane Apprieux
(20.12.2006)

Si è inaugurata l’otto dicembre 2006 la mostra “Pittura e scrittura del paesaggio” di Alessandro Taglioni, che raccoglie 40 opere di pittura recenti, dal 2000 al 2006: acquarelli e acrilici su tela e digitali su pannello. Pittore marchigiano che si è formato nel Veneto, Taglioni vive e lavora a Milano e a Padova. Ha esposto per la prima volta nel 1974. Ha studiato con Emilio Vedova e Jozé Ciuha. Il suo lavoro è rivolto all’elaborazione della tecnica pittorica. Il progetto è quello di verificare costantemente la lezione degli antichi attraverso un’assidua lettura e di rischiare successivamente alcune reinvenzioni e formalizzazioni lungo un processo di astrazione.

Che cos’è in gioco per lei con la pittura?

"La pittura è questione di rigore e di follia, non rappresentabili e da non trattare con il fare spontaneo e il fare liberamente. Il rigore impone l’emulazione della natura, non naturale, natura insita nell’artificio con cui ciascun artista si mette alla prova con la tela e con il foglio. L’opera moderna non è readymade né arte di rottura, ma anzitutto è il ritratto, e la traccia delle opere antiche giunte fino a noi si trova oggi necessariamente nello strato invisibile dell’invenzione di ciascuna opera di astrazione".

Come si confronta con la classicità?

"Punto a una pittura che procede da un’istanza verista, un’istanza verista moderna, piuttosto che informale: tutt’al più, se proprio si trattasse di informale, non sarebbe quello purista, ma si tratterebbe di opere che attraversando questo informale raccolgono materiale per una tessitura verista. Questi paesaggi e ritratti, come ciascuna opera d’arte, richiedono una lettura semplice. Opere che, ribadisco, sono più vicine al verismo, come approccio tecnico; più vicine al rinascimento, come ispirazione; e moderne per quanto cercano di restituire della lezione degli antichi".

Può indicare qual è per lei lo statuto dell’arte moderna?

"Dipingendo, mi ritengo molto vicino al restauratore - perizia, cura, precisione - e lontano dall’approccio dell’artista avanguardista contemporaneo, performer, scandalista, spontaneista. Sembrerà assurdo, ma spesso un pittore è in realtà un restauratore. La spontaneità e la fantasia, nell’opera d’arte, sono luoghi comuni. L’arte, la tecnica. Rigore e follia dell’oggetto, non di chi presume di produrlo, cioè il soggetto. L’arte non ha più bisogno di soggettivismi ma di dispositivi di produzione, di testimoni, di lettori, di poeti, di cantori, di custodi, di promotori. A un’opera importa questo, infatti essa resta, mentre le idee, le intenzioni dell’artista svaniscono. E nella tradizione c’è questo, anche quando si tratta di qualcosa di inaudito, di mai visto, qualcosa che non è mai di moda, che non fa il verso all’epoca".

L’attività artistica della bella galleria di Palazzo Gaiotti a Vittorio Veneto debutta proprio con questa mostra di Alessandro Taglioni. L’intervento di Fabio Girardello, poeta ancora prima che assessore alla cultura, ha aperto un’interessante pista di lettura tra la poesia visiva e la scrittura come pittura, tra interventi di attori e di musicisti, di fronte a un pubblico non distratto.

Sito dell’artista: www.taglioni.com <http://www.taglioni.com>
info@taglioni.com

Palazzo Gaiotti
Associazione "Amici del Castrum" con il sostegno della Regione Veneto, Provincia di Treviso e Comune di Vittorio Veneto
Incontri Culturali
Viale Libertà 32 (accanto al Teatro Da Ponte)

Per informazioni
Amici del Castrum
Castello di Serravalle - Via Roma 21 - 31029 Vittorio Veneto
tel.0438/57179 -fax 0438/552497 - cell. 348 4238334
castello@serravallefestival.it
www.serravallefestival.it <http://www.serravallefestival.it>
mostrevittorioveneto@tin.it


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19.05.2017