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La poesia originaria di Dino Campana

Giancarlo Calciolari
(3.06.2007)

Ciascun elemento della vita è poetico. Nessuno escluso. L’elemento non è positivo o negativo: è tripartito. Elemento prosodico, rapsodico, melodico. Questa è l’ode. Dino Campana (1885-12932) ode, in modo originario, senza filtri di codificazioni sociali di accademia, di curia, di corte. Procedendo dall’ironia, dall’inconciliabile: già nel sottotitolo in tedesco (la tragedia dell’ultimo germano in Italia) e nella dedica all’imperatore dei germani nei suoi Canti orfici.

La reazione della provincia, a partire dal suo paese innatale Marradi, era inevitabile. L’atto originario è estremo, senza più mediazione. E resta da leggere se Dino Campana abbia abboccato alla reazione nella forma del rifiuto, che la consacra, o se il suo caso intellettuale sia stato di assoluta non accettazione del conformismo e dell’anticonformismo sociali. Scrivendo in una poesia dell’amorfismo della gente (L’incontro di Regolo, verso 45), propendiamo per la seconda ipotesi.
Intollerabile Dino Campana per il luogo comune, che oggi ancora si esercita tra consacrazione e esecrazione.

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Opera di Christiane Apprieux

L’attacco o reazione della provincia indica l’anomalia, ma non è ancora il caso intellettuale. Indispensabile per il viaggio l’anomalia, la non accettazione dei criteri sociali di somiglianza e dissomiglianza (in particolare da presunti modelli parentali). Ciascun elemento poetico è anomalo. Quantità infinita che può trasporsi in qualità.

La poesia di Dino Campana è il suo modo di trasporre ciascun elemento poetico nella sua cifra. La poesia è la sua industria, come arte e come invenzione.
Il caso di Dino Campana è il caso di qualità. Il caso psicopatologico è sempre la negazione del caso intellettuale. Anche perché ciascun elemento è libero, insemiotizzabile, ininterpretabile, incodificabile.

They were all torn

and cover’ d with

the boy’ s

blood

Loro erano tutti lacerati

e coperti con

il sangue del ragazzo

È la gente amorfa tutta sbrindellata e coperta dal sangue del giovane Dino Campana. La gente che attacca con il braccio psichiatrico della legge. Purtroppo è anche il caso del babbo di Campana, che lo segnala quindicenne alle attenzioni dell’ospedale psichiatrico di Imola nel 1900. L’infermità mentale è del braccio psichiatrico. La poesia di Dino Campana smentisce ogni gnosi del personaggio, in particolare quella psichiatrica che presume di conoscerlo come le proprie tasche, cosa da manuale.

“Tutti mi hanno sputato addosso dall’età di 14 anni” (Lettera a Papini, 1914 circa). Dino Campana, “l’alchimista supremo che del dolore ha fatto sangue” (id.). E come distingue Campana tra l’autentico e l’inautentico: “Il dolore del Vate non è il dolore del poeta: è senza nobiltà senza silenzio, senza umiltà, senza luce” (Lettera a Carrà del 1917).

Il caso Dino Campana è il caso di qualità. La sua è poesia dell’esperienza: la sua alingua trapassa tra sogno e dimenticanza in altra qualità, per via di abduzione. L’abuso linguistico di Dino Campana integra i dialetti, la lingua e altre lingue in una poesia senza più ritorno al primordiale. Il mito sta nell’atto di poesia di Dino Campana e è senza origine. Ossia, nessuno può abbeverarsi alla sua fonte per scrivere come lui ( e anche per non scrivere come lui).
La poesia di Dino Campana è originaria, inimitabile, insemiotizzabile, ininterpretabile. Come un’opera musicale senza parole, non possiamo che ascoltarla e ascoltarla ancora.

“Era intanto calato il tramonto ed avvolgeva del suo oro il luogo commosso dai ricordi e pareva consacrarlo…”


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30.07.2017