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Il bandolo della vita

Giancarlo Calciolari
(14.12.2009)

Chi detiene il bandolo della matassa? I detentori o il detentore del potere del mondo? Il potere militare, il potere religioso? Le cento famiglie più importanti del mondo, che influiscono sulla direzione del pianeta? L’oligarchia planetaria?
Di che bandolo si tratta? Il bandolo della vita, mentre i più credono d’avere e di essere il bandolo della sopravvivenza. La vita come una matassa, un groviglio, un labirinto? E il labirinto contiene se stesso? Non c’è Altro dal labirinto?
Il bandolo della matassa, la versione popolare del filo si Arianna, il filo come quello strumento che toglie qualsiasi ipoteca labirintica al labirinto stesso, all’inferno, inferno non infernale.
Il bandolo della matassa non è solo il fatto di averlo o non averlo, ma che di questo bandolo ci sia un senso, un sapere, una verità. Chi detiene il bandolo della matassa detiene la scienza di vita, inseguita dalla teologia, dalla filosofia, dalla matematica, dalla psicanalisi, dalla cifrematica. La scienza degli eventi. Non gli eventi senza logica, senza procedura, senza pragmatica.
Il delirio di interpretazione, come lo chiama la psichiatria, è espertissimo nel trovare una logica degli eventi. Non è questa la logica deduttiva della quale parliamo, ma la logica della vita che è una logica abduttiva, e quindi una logica che non ha premesse logiche. Gli assiomi non sono premesse logiche. Che non ha una verità contenuta nelle premesse logiche, che per implicazione logica si dispieghi sino a diventare la verità logica come l’ha definita il matematico Tarski.
i detentori del potere planetario, globale, detengono il bandolo della matassa? Sono i detentori del potere perché hanno la scienza di vita? O sono detentori del potere malgrado la scienza di vita, e perché no: contro la scienza di vita? Legione sono gli esempi che la logica che è la genealogica, la logica fallica, quella del legame sociale, delle relazioni sociali, dei rapporti comunitari, non è la scienza di vita, poiché incappa ovunque in contrattempi, in contrappassi, in contraccolpi, in contropiedi, come eventi casuali negativi, che si producono senza logica, quindi avrebbero potuto non prodursi. Branche della genealogica si dipana ma non è la matassa della vita, ma che nel discorso medico, nel discorso scientifico, cercano poi come intervenire “contro” quell’evento per riportarlo nel sistema morfologico dinamico sociale.

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Opera di Christiane Apprieux

I detentori del potere non detengono il bandolo della matassa, sebbene detengano la matassa. I non tenenti, i poveri, gli schiavi, gli sfruttati detengono il bandolo della matassa, che risulta inservibile per cambiare la compagine genealogica planetaria? Marx ha il bandolo della matassa? Ha la scienza di vita? Il materialismo dialettico è la scienza di vita? Attenendosi al modo in cui la società dice “il bandolo della matassa”, si può rispondere che Marx credeva di averlo ben stretto in mano e saldamente il bandolo della matassa. Platone aveva il bandolo? Aristotele aveva il bandolo? Gesù aveva il bandolo?

Le tre istanze monoteiste – ebraismo, cristianesimo, islamismo – sono tre ipotesi di detenzione del bandolo della matassa? E il buddismo, l’induismo…?
Cartesio aveva il bandolo? L’aveva Dante? L’aveva Leonardo? L’aveva Machiavelli? L’aveva Galilei? L’aveva Kierkegaard? L’aveva Hegel? L’aveva Vico, l’aveva Campanella, l’aveva Bruno? E più di recente: Freud, Lacan, Verdiglione ritengono d’avere il bandolo. La psicanalisi inventata da Freud, e disinventata da tutti gli altri, era il modo del ritrovamento del bandolo?

Quando oggi a proposito di qualcuno si menziona il bandolo della matassa è solo nel modo di affermare una credenza, cioè non che qualcuno detenga il bandolo, ma la credenza. È dato per impossibile che qualcuno detenga il bandolo della matassa, anche dal credente rispetto al papa Benedetto XVI. E in un certo modo è vero, se si legge l’attuale compromesso tra teologia e ontologia, che era già nel testo del papa Giovanni Paolo II, e lo era già…
L’attribuzione del bandolo della matassa è impiegata in modo offensivo: tu credi di avere il bandolo, quello crede di avere il bandolo… Ergo, sei un credente, sei un chierico al servizio di qualche cappella che grulla il suo sapere come scienza di vita. La frase è detta da un miscredente, ovvero da qualcuno che sgrulla il metasapere di chiesa, di partito misconoscendo che la miscredenza è il colmo e la forma più perfetta di creduloneria. L’accusa di detenere il bandolo della matassa implica che l’accusatore è idiota, ossia sprovvisto di bandolo, magari non imbecille, anzi ricco di bastoni, anche per la rabdomanzia della scienze sociali.
Il bandolo è intenibile, è l’intenibile, è una proprietà del bandolo quella di non tenere, ma di recidere, di tagliare.

Il tentativo di tenere il bandolo rompe il filo rappresentato in due capi e si trova di fronte il due: il positivo e il negativo. Il bandolo buono e il bandolo cattivo. E per l’appunto, l’accusa di detenere il bandolo negativo fatta dai detentori inconsapevoli del bandolo positivo. Bandolo positivo e bandolo negativo che sono la negazione del bandolo della vita. Il filo del tempo. Il filo del taglio, il filo del terremoto.

Non basta dire che non c’è chi detenga il bandolo della matassa. Occorre leggere ciascuna scienza che si propone come scienza delle scienze e di restituirne il testo, anche se talvolta è solo nei termini di un fantasma. Come l’astrologia, come anche tante teorie dell’astrofisica.
A ciascuno il suo tempo, il suo bandolo, ciascuno non è mai smarrito, mentre ognuno sì, e circola. E è smarrito anche quando va controcorrente, in modo anticonformista e anticonvenzionale.
Quali sono alcuni intellettuali che hanno avuto o hanno la sensazione di non essere smarriti, ovvero di avere acquisito qualcosa per l’umanità? E qual è la lezione che noi abbiamo da trarre?

Chi ha e chi non ha il bandolo è una questione impropria, sono i due modi di non tenere conto del bandolo, e anche della matassa. Leggendo la questione del bandolo come la questione della direzione della vita, e anche rispetto alla logica delle sensazione – sulla sensazione di non essere smarrito (sensazione che non garantisce nulla rispetto all’essere o meno smarrito, all’avere o meno il bandolo. Anche essere o non essere smarrito è una questione impropria. Non c’è smarrimento, la parola non viene mai meno, non è mai tolta. Sentinelle dell’itinerario sono proprio gli impossibili toglimenti della parola. Le malattie sono sentinelle. Costituiscono l’intoglibile. I contrattempi sono l’intoglibile stesso.
Freud non era smarrito, semmai i freudiani sono smarriti, si possono leggere il come e il perché, il quando e il dove. Heidegger non si sentiva smarrito. È possibile che entrambi avessero la direzione? E i loro discorsi e le loro elaborazioni andassero a vanificare gli uni quelli dell’altro? Nel modo in cui leggiamo che le malattie s’intendono come sentinelle dell’originario, possono guarirsi perché è a livello dell’originario che la questione si pone, e la lotta della malattia è un’algebra della malattia e quindi la conferma, la crea, la produce, tuttavia è proprio la questione di vita a emergere come contrappasso.

Freud dice che la rimozione è la pietra miliare della psicanalisi. È qualcosa di molto vicino al bandolo, all’itinerario autentico, originario, non allo pseudo itinerario. La costruzione normale degli umani tra nevrosi e psicosi è così fantasmatica, anche nella psicotizzazione che pare prendere le parole come cose che all’apparir del vero, come dice Leopardi, il vero è solo quel che rispetto alla normalità risulta lapsus, sbadataggine, dimenticanza, diniego, atto mancato…
Per Heidegger l’essere (che scrive con la maiuscola) degli enti non è l’ente dell’ente, non è il meta-ente che fornirebbe la verità di ciascun ente. È proprio il piano dell’originario, il livello dell’originario, il grund dell’originario. E qualsiasi lezione la pone al livello del Dasein, di essere il là, questa dimensione dell’essere, questo slargo in cui è dato l’uomo non come soggetto ma come Dasein. L’interpretazione del fenomeno, nel suo essere, e non nella sua onticità, cioè nel suo grado originario, darebbe appunto il sapere, il senso e la verità originarie dell’essere. Verità ontologica, senso ontologico, sapere ontologico. Notiamo che questa lettura dissipa le tre istanze monoteistiche, in quanto hanno di originario. Non parliamo della religiosità. Per Freud l’atto è originario, è mancato in quanto presunto atto pieno del soggetto, manca la meta che è pulsionale, e non la passione dell’uno, non la passione del soggetto. Incomincia a intendere qualcosa dell’originario, della rimozione originaria, proprio accorgendosi che l’Io non è padrone in casa propria. E indaga il numero della vita, l’altra logica della vita, che chiama inconscio.

La costruzione del filosofo è per Freud una costruzione fantasmatica. E è dalle brecce dell’inconscio, dalle formazioni dell’inconscio, che emergono malgrado le elaborazioni filosofiche, che Freud prosegue e non è smarrito.
Heidegger non si sente per nulla smarrito, e è così convinto delle sue acquisizioni, a partire che è il piano ontologico quello che conta, dell’essere dell’ente, e non il piano ontico degli enti, che per anni terrà un seminario a degli psichiatri, psicologi, psicanalisti, dove discuterà anche della pietra miliare della psicanalisi, e lui la smonta, la rimozione. Ritiene sia una fantasia nel discorso scientifico, di una propaggine del discorso scientifico, di quello che diventerà la tecnica, di quello diventa la scienza che emerge con Galilei, che viene formalizzata filosoficamente da Cartesio con il soggetto. E dice appunto che non può esserci una meccanicità, una tecnica che si imponga dall’esterno al Dasein, ma la daseinanalyse non è propriamente quella di Binswanger, che rende nuovamente soggetto il Dasein, e ha tutti gli elementi per intendere ciascun caso, quel caso, quella che viene chiamata da Freud e da altri psicanalisti: un atto di rimozione. Elabora queste altre logiche che presumono di imporre qualche cosa di esterno al Dasein, che non è proprio il soggetto e nemmeno un avatar del soggetto per Heidegger, che elabora ciascun elemento dell’esperienza.
L’ipotesi dell’inconscio per Heidegger è una assurdità, basta leggere i protocolli dei seminari di Zollikon (alcuni rivisti dall’autore stesso) tenuti nella casa dello psichiatra e amico Medard Boss.
Per quanto riguarda gli heideggeriani, c’è la convinzione di detenere il bandolo della matassa, presunta il testo del libro “Heidegger à plus fort raison, scritto dagli heideggeriani francesi e da un italiano, tra i più teorici. La tecnica è il compimento della metafisica, che è stato il tentativo da parte del soggetto di padroneggiare il mondo. Chi ha teorizzato il soggetto è Cartesio. I problemi del pianeta (quel che non va e che non funziona) risultano ascrivibili a questa filosofia e alle sue diramazioni. Heidegger sarebbe colui che, unico, ha permesso di leggere l’evoluzione della tecnica che porta sino ai campi di sterminio. Assolutamente non era preso per questa via, Heidegger, che è innocente dall’accusa di nazismo. Il discorso scientifico, la scienza moderma e la nascita del soggetto cercano l’impero sugli enti, sulle loro proprietà, cercano la proprietà degli enti, escludono l’ontologia. Heidegger si occupa dell’essere e non degli enti, e non dell’impero tecnico sugli enti, e quindi dalla diffusione dell’epistole al mondo di Heidegger dipenderebbe il dissolvimento del problema del dominio della tecnica sul pianeta, e degli uomini che gli si assoggettato, e ne va del destino della galassie e dell’uomo.

I freudiani ritengono che gli umani costruiscano grandi o piccole realtà in confezione, e che l’autentico, l’originario, risiede in quel che rispetto a questa logica nevrotica o psicotica irrompe da quest’altra logica, che è la logica vera, la logica dell’inconscio, l’inconscio come logica, e quindi l’uomo da trarre il vantaggio di ritrovare la via originaria dalla lettura della rappresentazione dei sintomi e dall’accorgersi di quanto il sintomo sia il metodo stesso. E che quel che si dissipa sia la rappresentazione del sintomo, questa costruzione fantasmatica eretta a sistema di vita, ivi compreso la filosofia di Heidegger. Il tentativo di magistero supremo sulla vita, che dirige la presunta circolarità a livello dell’ontologia, al punto d’affermare che l’essere è circolare. E dice che non c’è da capire quello che scrive, basta seguire il passo del maestro dell’essere.
Freud chiama questo “essere circolare” “cerchio magico”, e dice che l’uomo se lo costruisce con le sue mani, che la vita non si svolge nel cerchio, e che anzi occorre dissipare la credenza del cerchio magico e ipnotico dei presunti soggetti umani.

Non si tratta di Freud e di Heidegger l’un contro l’altro armati della teoria vera. Si tratta non di un affrontamento tra due ma di confrontarsi al testo di Freud e al testo di Heidegger, e quindi leggere anche gli errori tecnici di Freud e di leggere l’assiomatica di Freud e l’assiomatica di Heidegger, e rispetto a queste restituire il testo dell’esperienza. Noi è stata rimproverata la credenza di avere il bandolo della matassa, per darci del pirla, ovvero di chi gira su se stesso. E’ un modo per dire che non siamo smarriti. Altrimenti da dove verrebbe la necessità di dire che anche noi come tutti saremmo smarriti? Qual è l’ipotesi di un quantificatore universale dello smarrimento? La gnosi, che apparentemente non ha interesse a dirigere gli umani, ma semplicemente Dio. La gnosi non è interessata al mondano perché mira all’oltremondano.
Il bandolo della vita è quel che ciascuno non ha mai perso, non ha mai smarrito, è il bandolo al di là delle questioni: serve averlo o non averlo, esserlo o non esserlo?
A ciascuno il suo bandolo, che non è mai ravvisabile in una logica gregaria. Direbbe Max Stirner, che il bandolo è una proprietà dell’unico, non della società, che Giacomo Leopardi talvolta chiama ironicamente “social catena” e altre volte il “civil gregge”.




17 settembre 2007


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