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Le fusioni artistiche dei Fratelli Bampa

Giancarlo Calciolari
(21.02.2011)

La fonderia artistica dei fratelli Pietro e Luigi Bampa è una vera e propria “bottega artigiana” nel senso rinascimentale più alto.
La cura, la costanza e la dedizione per il proprio lavoro, il ritocco sapiente delle cere, la fusione con il metodo classico a cera persa, la finissima cesellatura, richiedono abilità e senso artistico tramandato, come avveniva nelle botteghe del rinascimento, di generazione in generazione, e qui è dallo zio che i nipoti hanno preso le mosse. I loro bronzi sono rifiniti con patine realizzate con la tecnica degli scultori del rinascimento italiano e d’oltralpe.

Prosegue la saga del bronzo non solo nelle procedure moderne impiegate anche in fonderie artigiane come quella dei fratelli Bampa, curiosi di ciascun elemento della loro esperienza, di ciascuna variante e variazione che si introducano nel loro mestiere, ma anche nell’indagine sul modo di fondere il bronzo degli antichi: ci sono ancora molti problemi irrisolti relativi alle tecniche di fusione degli antichi bronzi, in particolare quelli di grande taglia, come un Bronzi di Riace, del peso di 300 kg.

La cura di ciascun dettaglio del procedimento di fusione non viene trasposto subito in procedura scritturale, in libri d’uso per gli altri fonditori, e molte invenzioni sono da reinventare anche secoli dopo, perché si sono perse. Ecco perché la nostra curiosità per i laboratori è infinita.

Non solo i laboratori di pensiero, le officine teoriche di filosofi, teologi, matematici, psicanalisti, astrofisici..., ma anche e sopra tutto per gli atelier degli artisti, per i laboratori del pane, della ceramica, del legno, del ferro, del gesso, della cartapesta, della stampa, della fotografia, della grafica, del cioccolato, della cucina, della farmacia, del vino, del bronzo, dell’oro...

Noi non leggiamo il testo d’origine di Aristotele. Possiamo formulare solo ipotesi sul come allora era letto e inteso. Quello che conta è la restituzione del suo testo nell’atto di lettura, ovvero nel confronto con la scrittura della sua esperienza, nell’unica forma in cui è giunta sino a noi.

E così un laboratorio del pane che esegua l’algebrizzazione dell’esperienza imposta dalle norme europee di igiene non farà mai un pane buono come quello dell’artigiano che insite per tradizione e reinvenzione a utilizzare per la maturazione degli impasti le celle in muratura e non quelle in pannelli plastici che non “respirano”.

La fusione a cera persa, l’utilizzo di polveri, sabbie o tritelli di terracotta, la cura artistica delle cere, la scelta e la combinazione delle patine indicano quanto l’arte debba al fare, senza mai poter risultare da un’equazione logica resa procedurale. Nessun controllo e nessuna padronanza e ciascuna volta l’eccellenza del prodotto: questa è la maestria! Gli Zelig del lavoro (quelli che imparano un mestiere in un giorno) non fanno altro che imitare specularmente un aspetto della procedura, e infatti il giorno dopo fanno un altro mestiere.

I fratelli Bampa fondono il bronzo da quasi trent’anni, e non sono stanchi. E la curiosità non viene mai meno. La loro è un’officina di idee, dove il bronzo è un elemento linguistico della vita assoluta. “Bronzo” non è un significante istituzionale, per una carriera da intraprendere o da aborrire per proseguire nella vita facile di chi “fonde” e “cola” ogni sabato sera nelle fonderie industriali per la riproduzione degli umani.

Abbiamo moltissimo da imparare dall’artigiano, dall’artista, dal poeta, sospendendo la credenza nel ceto, nella classe, nella casta, nell’impossibile rappresentazione della società con il triangolo che avrebbe il vertice spirituale (ci crede ancora Kandinskij) e la base materiale.

Ha torto Heidegger a citare come esempio di vita quello di Socrate, suicidato dalla società dei ciabattini, che gli hanno dato il calice avvelenato, perché il filosofo greco era solito domandare loro che cosa facessero, finché questi videro che essi non potevano affatto essere dei ciabattini se prima non avessero visto l’essenza della scarpa, vale a dire, per Heidegger, ciò che propriamente è essente-presente prima del singolo ente, della singola scarpa.

Per i più, tra i ciabattini, manifestamente, sapere questa visione d’essenza, questo sguardo d’essenza, sarebbe insopportabile. Chi è il ciabattino in questione? È Socrate! Se avesse letto la figura del ciabattino come quella del suo caso intellettuale, forse avrebbe sospeso la credenza nella cicuta. Invece Socrate sprona la sopportabilità, anche della morte.

E non a caso l’essere per la morte di Heidegger risponde alla stessa nozione di sopportabilità. E l’insopportabilità dell’esempio di Cartesio, con il suo sub jectum (letteralmente: gettato sotto... a sopportare), era la chance di lettura per Heidegger.

A Martin Heidegger, che proseguiamo a leggere, noi preferiamo Max Stirner, il filosofo insegnante, traduttore, lattaio... sempre senza successo.
Il latte? Bellissimo elemento di vita. I laboratori del latte? Dopo quelli del bronzo? In effetti, ne abbiamo già visitati due, uno in Francia e uno in Italia, ma allora non avevamo ancora avviato il laboratorio transfinito.




17 luglio 2007


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