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Arte della combinazione

Giancarlo Calciolari
(4.02.2007)

Incuriosisce il discorso della dietetica del riso e della dietetica della pasta com’è stato sviluppato dalla cucina futurista? Cucina per l’uomo veloce e cucina per l’uomo lento? E oggi cucina rapida e cucina lenta?

Quella che viene inseguita da Empedocle, per esempio, è la cucina di vita, combinare quattro elementi: aria fuoco acqua terra; ma la combinatoria non è data. Questa è la cucina. Arte e non logica. Arte della combinazione. Non c’è logica della combinazione, questa è la filosofia, questo è anche il sogno di Leibniz.

In un dispositivo le cose trovano una combinazione inedita, essenziale, perché non c’è conoscenza degli elementi. L’informazione stessa è senza conoscenza. Poi l’elemento non ha in sé la logica, non c’è la dietetica dettata dall’elemento. Quindi non c’è una dietetica del riso, non c’è una dietetica della pasta, tuttavia queste distinzioni sono importanti, perché entrano nella combinatoria. Facciamo un esempio, le epoche privilegiamo alcune combinatorie. Questa epoca privilegia la combinatoria leggera, privilegia l’oleoso più che il burroso, privilegia il fresco, allora si possono identificare delle combinazioni e su queste combinazioni fondare degli imperi, fondare delle aziende alimentari, che non esauriscono la questione del cibo e della cucina come arte della combinazione.

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Hiko Yoshitaka, "Falsus circulus", 2007

Allora si potrebbe fare un raviolo con le melanzane, pomodorini, zucchine, tutto fresco, che poi non richiede il burro e salvia ma olio e due filetti d’erba cipollina, è buonissimo, lo mangiamo a mezzogiorno, lo mangiamo la sera, lo mangiamo il giorno dopo, forse non abbiamo bisogno di proseguire la serializzazione; e questo cibo non lo vogliamo più mangiare.

Se mangiamo più volte lo stesso cibo eccellente, perde la sua eccellenza. Allora nella combinatoria entra anche ciò che abbiamo mangiato ieri, l’altro ieri, nella giornata, per cui un pranzo può essere dieteticamente perfetto e la vita rimanere un inferno, come quello dell’anoressia detta mentale.
Non è affrontata la questione di vita e quindi anche quella di quale cibo.

In ciascun caso abbiamo dei dispositivi. I calciatori, pare, mangiano pasta perché viene integrata molto più lentamente di altri cibi. Niente di naturale. Questa combinatoria riguarda ciascuno, e non c’è una combinatoria universale. La combinazione non è una combinazione alchemica, non è una combinazione magistrale, non c’è la classe dei combinatori e nemmeno quella dei combinati, ma la combinatoria è linguistica e ciascuno trae il materiale linguistico dalla sua esperienza. Arte singolare, non pluralistica.

Un cuoco può leggere le migliori ricette di un altro cuoco ma se non entrano nel suo materiale linguistico, che cosa fa? Rimane preda delle categorie di somiglianza e di obbligo alla differenza?
Facciamo l’esempio della vendita, un bravo venditore c’insegna a vendere, ma se la sua lezione non entra nella procedura linguistica, non c’è nessuno effetto.

In altri termini, noi potremmo anche spiegare bene l’introduzione alla cifrematica, ma se nessun elemento di questa narrazione entra nell’esperienza, nulla accade, né dalla parte dell’ascoltatore né dalla parte del relatore.

A ciascuno d’interrogarsi se qualche cosa con cui si confronta ha degli elementi che entrano nella sua esperienza o meno. E perché.
Certamente, quando ci troviamo a parlare con chi ha un progetto e un programma di vita c’interessa, che sia pittura, filosofia, cucina, impresa o altro. Con la restauratrice si parla di restauro, con il medico si parla di medicina... Ciascuno viene questionato rispetto al suo specifico, nessuno fa un mestiere per sbaglio.

Un’altra formulazione fantasmatica sarebbe che A per vivere si presume non-A, e allora va a spasso continuamente a dire, come capita, “qui sto dipingendo il muro, però guardi che a casa lavoro con l’olio, faccio dei quadri che sono bellissimi…” Questo è il personaggio, la chimera chiamata soggetto. C’è qualcosa che è eluso rispetto a quello che viene fatto a casa. Per esempio, non entra nella vendita quello che è prodotto.
Perché entra nella vendita il fatto di affrescare un negozio di tabacchi e non entra nella vendita il quadro astratto che l’affrescatrice ha nella cantina? Anche qui è questione di cucina, di arte della combinazione. Ciascuna volta questi elementi si trovano in un itinerario; sicuramente ci sono delle questioni da porre rispetto a questi elementi della vita, però ciascuno trova questi elementi in un itinerario d’analisi. Il materiale linguistico della sua vita è il materiale del viaggio, del proseguimento del viaggio, quello dell’abduzione pragmatica. Altri materiali possono risultare “solo” ipotetico-deduttivi e tuttavia divengono a loro volta elementi del viaggio, proprio nel loro risultare fantasmi, idee di idee.

Per questo, nessuno manca di materiali linguistici, anche là dove viene dato per scontato che non ci siano. Abbiamo letto la presentazione di uno psichiatra attorno a un libro di un presunto schizofrenico che ha passato la vita negli ospedali psichiatrici, senza comunicare, senza dire dire pressocché nulla, ma quelle tre cose che diceva erano essenziali, lì c’è la questione di vita.

La base della combinatoria è linguistica, la troviamo nel teatro, nella scultura, nella pittura, nelle varie arti: è una combinatoria, linguistica, non è un’algebra o una geometria tra le tante. Prendo questo con quello e con quell’altro ancora, lo mescolo tutto e faccio una nuova opera. No, anche scimmiottare l’arte richiede un’arte combinatoria.

La sperimentazione in cucina è un’arte combinatoria. La combinatoria sta alla base di ciascun mestiere, ed è per questo che ciascun mestiere è degno. Non ci sono mestieri con più o meno essere. L’ontologia dei mestieri è una forma di razzismo. Infatti basta una variazione artistica, che altri chiama invenzione, per scuotere gli edifici delle corporazioni e delle psicherazioni.


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30.07.2017