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Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

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Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

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Fulvio Caccia
Rain bird

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Jasper Wilson
Burger King

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Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

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Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

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Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

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Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

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Christrian Salmon, "Storytelling"

Giancarlo Calciolari
(3.02.2008)

C’è forse bisogno di ricorrere alle immagini e all’informazione dello scoppio della guerra tra Iraq e Usa nel 2003 per accorgersi che la controinformazione (disinformazione) militare e non solo occupa la scena mediatica in modo assoluto?

La paranoia, a torto ritenuta una malattia, quando imbrocca una premessa logica diversa da quella corrente trasforma la realtà in uno scenario di cartapesta e costruisce indeflettibilmente un’altra logica. Ovvero la paranoia ha l’esigenza di leggere un’altra realtà dietro a quella falsa. E certamente è noto quanto sia falsa la teoria delirante paranoica.

Non basta la paranoia per analizzare la società dei simulacri, e a questo proposito Baudrillard non si è spinto al di là della fenomenologia.
Basterebbe presupporre la vittoria della retorica sulla filosofia per rendere conto del sistema dell’apparire che ricoprirebbe quello dell’essere? Occorrerebbe passare dal mito al logo per analizzare l’efficacia dei retori nei vari tentativi di dominazione mondiale? Dalla nobile menzogna del tiranno di Platone alla propaganda di Goebbles?

La menzogna del romanzo è più efficace della verità dei fatti propinata come credo anche nelle scuole di giornalismo del pianeta?
La distinzione tra opinione e fatto non è già un puro artificio retorico?

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Christiane Apprieux, "convivium", dettaglio, 2004

A questa trama di domande Christian Salmon risponde con il libro Storytelling. La machine à fabriquer des histoires et à formater les esprits (La Découverte, 2007, Paris, € 18, pp. 239) lasciando aperta la questione se tale titolo presupponga che l’autore non fabbrichi storie e non irreggimenti psichicamente gli individui.

Per Christian Salmon, membro del Centre de recherches sur les arts et le langage (CNRS), l’umanità coltiva da sempre l’arte di raccontare. Racconti e storie. Arte al cuore del legame sociale in tutte le culture, sebbene la nozione di “legame sociale” (onnipresente nella cultura francese odierna) richiede un’ulteriore lettura. Questa arte del raccontare ha preso un ritmo da incubo a partire dalla fine del XX secolo, quando ha investito gli Stati Uniti con le logiche della comunicazione e del capitalismo trionfante, sotto la denominazione anodina di “storytelling”. Molti l’ignorano: quello che era un semplice dispositivo tecnico narrativo insegnato nelle università americane agli apprendisti scrittori o scenaristi (e che ha dato in Italia l’esperienza delle scuole di scrittura creativa) è stato recuperato dopo gli anni novanta dai guru del marketing, del management e della comunicazione politica col fine di formattare le menti dei consumatori e dei cittadini. Anche la nozione di “consumatori” richiede un’altra analisi.

Salmon annota come dietro le campagne pubblicitarie, ma anche nell’ombra delle campagne elettorali vincenti, da Bush a Sarkozy, si nascondono le tecniche sofisticate dello storytelling management o del digital storytelling. E si tratta di un incredibile hold-up sulla immaginazione degli umani che Christian Salmon disegna al termine di una lunga inchiesta consacrata alle applicazioni sempre più numerose dello storytelling: il marketing poggia sulla storia delle marche più che sulla loro immagine (dopo avere abbandonato l’immagine del prodotto e il prodotto stesso), i manager devono raccontare storie per motivare i salariati, i militari in Iraq si allenano sui videogiochi concepiti a Hollywood e gli spin doctors costruiscono la vita politica come un racconto.

La lettura del libro di Christian Salmon è interessante per insinuare qualche dubbio tra i lettori del settimanale “Gala” che fa profitti formidabili proponendo la love story del presidente e della ex-modella?

Qual è l’interesse per lo svelamento dei meccnismi di una “macchina per raccontare” che sostituisce il ragionamento razionale in qualche modo più efficace delle fantasmagorie orwelliane della società totalitaria? Questo “nuovo ordine narrativo” va al di là della creazione di una unilingua inglobante il pensiero, per formare il soggetto telecomandato, un individuo stregato, immerso in un universo fittizio che filtra le percezioni, che stimola gli affetti, inquadra i comportamenti e le idee? Ci stiamo chiedendo quali siano le condizioni per le quali Christian Salmon non appartenga all’oggetto della sua denuncia.

Nella patria del “soggetto”, creato da Cartesio, come potrebbe accadere che l’autore sfugga alla soggettività per ritrovarsi ugualmente e fraternamente libero di fronte alla macchina infernale?

La semplice idea che entrambi gli interlocutori facciano uso dello storytelling costituirebbe un paradosso logico per la vanificazione della sua efficacia.

La lotta contro la macchina attraverso pratiche nuove e minoritarie promossa da Christian Salmon perché non sarebbe una fiction da storytelling? Perché come “unico segno” che non andrebbe nel solco dello storytelling, Salmon cita una favola di un cineasta? Perché la favola del cineasta che fa perno sul defocalizzatore e sulla sfocatura (delle storie dominanti)?

Perché, come afferma nella conclusione l’autore, “resistere” sfocando e desincronizzando i racconti e bloccando la macchina per fabbricare le storie?
Perché la contronarrazione? Perché attaccare, diciamo noi, Platone come creatore dello storytelling con il racconto della caverna? Perché resistergli? Perché raccontare un’altra storia? Esiste la caverna o il mulino?

Platone, l’originale, ha creato la caverna come copia di se stessa, e Aristotele ha introdotto il quantificatore universale, ognuno, al posto del prigioniero della caverna. Ma la caverna ha la consistenza della chimera.

Ciascuno procede dall’apertura e non dalla caverna e vive già nell’altra vita, quella originaria.

Perché prima di leggere il libro di Christian Salmon abbiamo fatto l’ipotesi che si sarebbe concluso con l’affermazione della resistenza alla macchina, della contronarrazione e della lotta contro il nuovo ordine narrativo? Non perché siamo indovini o veggenti, ma perché c’è qualcosa che si ripete nell’elaborazione dell’autore. Christian Salmon, come noi che viviamo – senza accettarlo - nel nuovo ordine narrativo (un ennesimo tentativo impossibile di padroneggiare e controllare la vita), vive in una fantasy story che non è facile da articolare.








Giancarlo Calciolari, direttore di “Transfinito.eu”


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19.05.2017