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Da dove viene il sonno

Un sonno di millenni

Giancarlo Calciolari

Nessuna genealogia del sonno. Non c’è chi sia nato addormentato e chi sveglio. Ciascun caso si valuta secondo il numero, secondo la logica particolare.
Il sonno come dispositivo.

(12.02.2005)

Da dove viene il sonno? Ci si confronta religiosamente con l’assoluto e si eleva una preghiera? Ci si confronta paganamente con l’animale e lo si conta? Oppure è il confronto con l’oggetto della pulsione che procede dal sonno?

GIF - 85.2 Kb
Hiko Yoshitaka, "Crocefissione triviale", 1998, acrilico su tela, cm 50 x 70

Il confronto non procede da un sonno di cinque minuti, da un abbiocco durante una conferenza. Il confronto procede da un sonno di millenni, ingenealogico.

Il sonno è un modo della relazione, dell’inconciliabile, l’altro nome dell’ingenealogico. E per questo sonno non abbiamo mai dormito abbastanza, per questo sonno il dormire non sta nella logica ma nel pragma. Dormire sta nel fare: nella politica delle cose che si fanno.

Ma situare il fare nella logica, nella logica duale, nella logica del sonno, implica il su e giù, l’intermittenza, ossia implica di addormentarsi di giorno o talvolta di svegliarsi quando gli altri dormono, proprio sul più bello, alle tre di notte. Ci si sveglia e non si dorme più. Allora, questa veglia è la sonnolenza, il dormiveglia?

Il sonno non è la sonnolenza. Se c’è il sonno non c’è più la sonnolenza. A partire dal sonno, a partire dalla sua struttura fatta di sogno e di dimenticanza, la base del racconto stesso, il dormire è un dispositivo, andare al letto a mezza notte è un dispositivo.

Per anni abbiamo non raffreddato ma caldeggiato, rispetto a una fantasia di perdita di tempo, di scrivere, di leggere, di dipingere la notte, e quindi di dormire il meno possibile.

Ma c’è una decisione di andare a letto, e così dormire non è esente dalla decisione, e in tal senso dormire non è naturale ancora meno la sonnolenza o la veglia. Il sonno è una cosa importantissima.

Com’è che dormire non è naturale? Decidere di andare a dormire è una decisione intellettuale. Gli animali non decidono, si addormentano, e non procedono dal sonno, non procedono dalla parola, semmai stanno nella parola come segni tripartiti quando ciascun uomo si attiene alla parola, altrimenti dilaga il massacro degli animali.
La formulazione di stanchezza è sempre sospetta, in particolare con Cesare Pavese "lavorare stanca", è il mestiere di vivere: è il suicidio.

Essere stanchi e andare a dormire perché si è stanchi è suicidarsi un po’, è mortificarsi un po’. Il dispositivo è un’altra cosa, è più interessante, molto più impegnativo, non è naturale.

Occorre dormire sei, sette, otto ore, in un programma, in un dispositivo; e alzarsi a qualsiasi ora è problematico rispetto alla battaglia di ciascun giorno.

C’è chi fa fatica a alzarsi la mattina presto? Occorre in ciascun caso valutare e analizzare la narrazione in cui questa "fatica" è presa.

Non c’è nessuna logica degli addormentati o degli svegliati. Nessuna genealogia del sonno. Non c’è chi sia nato addormentato e chi sveglio. Ciascun caso si valuta secondo il numero, secondo la logica particolare.

Prima pubblicazione: settembre 2004.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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