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Art Ambassador: un mestiere da inventare

Alberto Cavicchiolo
(14.03.2012)

Qui si narra appositamente per il sito Transfinito, come l’art ambassador non sia stato mai praticato, ma nonostante venti secoli di diplomazia, sia il mestiere da inventare

Come l’arte diviene questione intellettuale. Come la diplomazia si distacca dall’idea di mediazione. E la cultura non sia merce di scambio.
Nella sua semplicità è la questione. È la questione scorta nei diari degli artisti, nei brandelli delle lettere, nei taccuini di Boccioni.

Il nostro filo si tesse lungo il messaggio di Armando Verdiglione e avvia una ricerca: l’arte come questione intellettuale, pertanto pragmatica.

Boccioni ironizzava sull’artista domestico e provinciale. Lo stesso faceva Stendhal pensando ai musicisti teatrali dell’ottocento.
Senza aspettare la nostra ironia il postmoderno ha organizzato la consegna dell’arte al mercato.Ne ha compiuto un adattamente con la particolarità di sapere cosa fosse il mercato e di adattarsi alle sue esigenze
La consegna dell’ostaggio dovrebbe avvenire senza incidenti o complicazioni. Passa così così un’arte popolare e educativa. Un arte descritta dai dettami del socially correct. Pronta per un mercato che più immaginario non si può nemmeno con il candeggio

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Opera di Umberto Boccioni

E come fare dell’arte, secondo questa facilitazione pedagogica, il mezzo per isolarsi dal simulacro e dall’orrore? Per riparare e nascondersi dalla sembianza. O per trovarsi nella creazione individuale senza tema di riscontro e di ascolto. La filosofia postmoderna ha cercato soluzioni: per esempio separare un processo artistico globale dalla creazione individuale, attribuendo l’uno all’antichità, l’altro alla modernità

Centauros itaque et Scyllarum membra videmus Cerbereasque canum facies simulacraque
(Lucrezio, De rerum natura)

Come intendere Picasso a Vallauris senza i simulacri di Lucrezio.
Cranes de chevres e tetes de toureau, si leggono con i contrappunti di Avignon e dei Meninas. Simulacri e identità impossibile dello specchio. Quale alterazione del corpo non trova l’alterità delle immagini e la loro semovenza? Chi capisce Picasso non intende dell’alterità: chi capisce non intende.

Il realismo dei contemporanei segue invece la vulgata, si isola nella compagnia e si distacca dall’antichità: Quanti detrattori per Raffaello, ritenuto centrale alla perfezione in pittura. Quanti vituperi di certi futuristi per la stile del Quattrocento, fedele secondo loro, alla forma pura. E quanto disprezzo per un’opera ritenuta dipendente dal committente e dal politico.

Retroque vulgus abhorret ab hac, volui tibi suaviloquenti carmine Pierio rationem exponere nostram et quasi musaeo dulci contingere melle
Lucrezio, De rerum natura

L’ eco è quella che Lucrezio ascolta, e intende tra le differenti sensibili, l’insensibile delle cose. E non tralascia di lanciare il paradosso di atomi che ridono e che percepiscono, oltre qualsiasi conoscenza. Ars: il modo dei simulacri che lasciavano le forme senza origine né identità: Non c’è concezione dell’arte e l’art ambassador porta anzitutto un messaggio pragmatico. Nessuno è licenziatario dell’estetismo.

Ma senza la lettura compiuta da Verdiglione non ci sarebbe “questo” Lucrezio. E noi potremmo forse accampare ancora qualche debito con il romanticismo se non ci fosse l’esplorazione della materia dell’arte compiuta già con l’avvio del movimento cifrematico negli anni settanta.
Intendiamo l’arte nella sua esplorazione tra sembianza e materia con questa prosodia: il “godimento della materia”, che compare in un testo del 1974. Un messaggio che ha lo slancio di una scrittura originaria.

Nella primavera italiana Verdiglione propone in “Psicanalisi e semiotica”, un testo, “Il godimento della materia”, che sfata le preoccupazioni sociali dell’epoca asociale per eccellenza. Un testo che, benchè apparso da un editore di sinistra, sovverte le ispirazioni ludiche del materialismo dialettico a partire da un’altra materia che non rispetta l’idea di massa. Mentre i francofortesi si dilettano ancora in mediazioni per rendere organica e dialettica la materia, non va da se leggere Lucrezio, senza l’avallo della storiografia e dei setacci letterari.

E che massa! che lettura! che rilancio di Freud sulla scorta dei varchi aperti dalla Massenpsychologye. Il testo di Verdiglione è inaugurale di uno stile linguistico che è assolutamente estraneo alla formulazione morale dell’ideologia. Il testo, non l’ideologia, a proposito della descrizione impossibile della materia si precisa più avanti un teorema: la materia non è semiotizzabile. Leggiamo, allora, tra le righe, che la poetica e l’estetica non sono metalinguistiche.

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Opera di Umberto Boccioni

Ma dal “godimento della materia” a “La sembianza”, testo con cui si apre il primo numero della “Collana Vel”, presso Marsilio trascorrono forse due anni, ma sono due anni in cui l’arte come questione è esplorata e portata alla dignità di questione intellettuale. Fino al Convegno del 1978 a Milano “Dell’arte… i bordi.”

“La materia sta in ogni inciampo che costituisce la ripetizione, in ogni atto, che è anzitutto atto mancato.” Nota Verdiglione nella Sembianza. In effetti un sistema, come la repubblica moderna, non può sopportare la benché minima interrogazione. E chi può sopportare la materia? Come effettuarne una compressione o il suo concentramento se viene delineata come dimensione nella tripartizione linguaggio-sembianza-materia.

Alcuni artisti sembrano, tra i contemporanei, cercare la deviazione dalla rotta della nave di Lucrezio?. Preferiscono l’identità al trompe l’oeil? Per fare coincidere la nave alla secca con quella all’orizzonte.
E magari stabiliscono la retta per romperla, il cerchio per accentrarlo, la linea per seguirne la fine. Distruzioni e coprofilia, emarginazioni e schematismi. Nelle esercitazioni dove l’avanguardia è un miraggio e un target, l’elaborazione teorica risulta un lusso.
L’epoca corre parallela alle avanguardie sessantottine, tra università padovane e torinesi, tra materialismi garantiti dalle squadre di partito. Tra i servizi sempre d’ordine e mai intellettuali.
Quali implicazioni deve e può avere una massa per essere tale ossia manipolabile: tra Engels e Vladimir Ilic Ulianovic fa breccia la scultura di Burri, i suoi sacchi informi. Tra le visioni del mondo risaltano gli atlanti incredibili di Boetti; nota Verdiglione in Artisti: “in questo novecento le visioni del mondo hanno cercato per un verso di militarizzare l’arte, per l’altro di rendere religiosa la cultura sotto il concetto di gruppo”.

Già negli anni cinquanta l’arte contemporanea in Italia allude alla rappresentazione della materia e gli scultori non rimangono fedeli a Parigi. Una traversata in treno oltrepassando Domodossola non equivale al valico dell’appennino. Prima del passo del Sempione, prima di Napoleone in Lombardia e dei Lumi in Sassonia, tra le Marche e Roma l’Europa si trova alla frontiera di Jesi. Jesi decide, è decisiva, e questo avviene alla frontiera linguistica tra Nord e Sud; è la frontiera del Mediterraneo, già scorta dai linguisti della latinità

Il taccuino di Umberto Boccioni:
Più osservo e più penso e più vedo che tutto da centinaia di secoli va da Oriente a occidente da Sud a Nord.
Il trionfo del sole è finito. Esso non riscalda più che ruderi di civiltà: Il Nord meno intelligente e tenace raccoglie il lavoro di secoli di energia e lavoro oscuro. I barbari comandano e noi siamo detronizzati, tutto tutto va verso il Nord: Con il Nord è venuto il positivismo e l’analisi che hanno ucciso i sogni fioriti della latinità.

L’art ambassador è allora la questione diplomatica senza l’arcaismo della vendita di una proprietà e di una vendita come violazione delle proprietà.
L’art ambassador è allora uno sbocco verso la questione dell’ozio e negozio in quanto intellettuali. E a riprova: la Roma del Cinquecento e del Seicento. A quale lingua la diplomazia intellettuale è ricorsa nei cinquecento anni dal rinascimento di Piero e da quello di Leonardo e Raffaello? Come sì è potuto mai separare l’arte dalla diplomazia se non in nome dell’autonomia creativa?
Ma sarebbe più preciso affermare che il progetto d’arte e invenzione s’instaura con un interlocutore e con differenti dispositivi
L’Art Ambassador e art vendor. Il venditore di favole e di fumo, il venditore di almanacchi e di illusioni. Il venditore e basta.

Ancora Boccioni il 13 novembre 1907
Ho battuto alla porta di tutti gli stabilimenti industriali senza trovare da fare nulla: Ricordi non è contento delle copertine che io ho fatto con grande cura, Chiattone promette molto ma non capisco come uno stabilimento così grande non abbia nulla per me (…) oggi ho finito l’ultimo tubo di biacca e tutta la mia buona volontà s’arresta lì.

E il 31 marzo 1908:
Non so non ho idee, non ho entusiasmo: si fa roba che non piace. Mi ridono addosso come al Touring…forse hanno ragione! Dicono che non so fare visi belli! E di fatto non so fare quei visi di donne piani con grandi occhioni che fanno andare in sollucchero le brave persone.

Arte e industria. Invenzione e commercio. Ozio e negozio Le questioni del ventenne Boccioni, già prima dell’incontro con Marinetti, sono dell’ordine della venalità impossibile. Vendere per vivere non è una sfida assoluta come vivere per vendere. E che cosa sia venale nella reclame non saprei dirlo se funziona da contrappunto della mia esperienza.
Il futurismo comincia con inserzione pubblicitaria su Le Figaro. E fornisce un’altra dignità al pubblico e all’affiche. Non basta il museo se l’opera, indimensionabile, lontana, non più prossima, è perfino nel muro, come manifesto e come affiche. Il futurismo, senza finalismi, con Boccioni, Prampolini, Munari, Depero inventa l’affiche come inosservanza del messaggio popolare. Con un resto che, da allora, non viene più diluito e che si chiama pubblicità.

Prosegue Verdiglione nel Master dell’Art ambassador:

Che cosa si frappone all’instaurazione dell’art ambassador? La paura. Il fantasma di morte. In definitiva la dottrina della vendita come dimostrazione. Tutto avviene come se attorno alla vendita esistesse un cogito (…) Godersi l’eredita, venderla. Godersi il patrimonio, venderlo.

E che ne sarebbe dunque la vendita senza dispositivi di vendita? Dimostrazione genealogica. In fondo, jusqu’au fond, idealità.
Per le ideologie politiche del novecento l’art pour l’art è necessaria quanto il terrorismo alla lotta di classe. Per la filosofia del bello la ricetta è quella di adottare un criterio per educare il gusto e la mente., D’altronde ciascun terrorismo, ciascuna guerra purificatrice celebra l’autonomia creativa: Una realizzazione dell’isolamento terapeutico. Luc Ferry percorre l’ideologia che cerca un senso del bello. Per le diverse ideologie scaturite in seguito all’illuminismo, tutto può esistere tranne l’arte fuori dai canoni estetici. E in fondo il maggior degrado dell’arte è, per l’estetismo, la vendita.

Scrive Verdiglione. “La reazione alla modernità è la reazione al rinascimento e alla sua industria”
S’ispirano alla modernità diversi romanzi di Emile Zola. Egli attraversa l’epoca, con le sue fantasmatiche, i suoi pregiudizi, le sue parate modaiole. “L’oeuvre” diviene una parabola che ritrae la condizione dell’artista con tanti patteggiamenti e mediazioni. Forse l’artista è preso dalla sua rappresentazione.
Forse oggi chiamerebbero stress la pulsione dell’artista. Freud ritrae questo artista la cui economia non è immaginabile: lo ritrae mentre utilizza i soldi della spesa per comperare i colori e brucia i mobili di casa per scaldare lo studio alla modella.
Art ambassador: non c’è più mediazione

Alberto Cavicchiolo

www.artvalley.org




20 febbraio 2008


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