Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Irena Kalodjera e Stefano Tondo

Lara-Vinca Masini
(12.09.2006)

Al centro di una sala di palazzo Pandolfini, storicamente ed esteticamente connotata per la presenza delle sinopie, fortunatamente ancora riconoscibilissime, degli affreschi "degli uomini e delle donne illustri" (ora agli Uffizi) che Andrea del Castagno dipinse ad affresco nel 1455, Irena Kalodjera e Stefano Tondo hanno collocato la loro installazione, Senza Titolo.
A terra, nel cerchio-base del cono di luce che scende dall’alto un pulviscolo d’oro, in continuo movimento, crea un alone che splende nella luce, e si muove lentamente, come un respiro lieve di speranza, di poesia, carico di una simbologia sacrale fastosa, spiritualistica, ispirata alle filosofie orientali, di cui fanno fede quattro piccoli tappeti da preghiera islamici disposti ai bordi del cerchio luminoso, in quattro punti opposti della sua circonferenza.
Si viene così a creare un confronto, che i due giovani artisti affrontano con coraggio e rispetto, e, almeno nella scelta del titolo del lavoro, con un minimo di ironia: il confronto con una presenza di forte contenuto, le affocate sinopie, fantasmi di un passato carico di significato, di un modello di classicità occidentale, quello della Firenze del Rinascimento, nella sua dura, lucida razionalità politica, nel suo senso di un potere tetragono, chiuso nel cerchio di una città murata.

JPEG - 207.1 Kb
"Senza titolo", video installazione, 2003


L’installazione di Irena Kalodjera e Stefano Tondo parla invece del nostro presente, che non può più essere circoscritto in una concezione bloccata, ma si apre alla presenza (speranza?) di nuovo umanesimo universale, che si stempera in un’astrazione di carattere antirazionalista, più libero, che non ha niente a che vedere con la globalizzazione, ma parla di libertà condivisa.

Perché, se Dio vuole, la maggior parte dei giovani oggi non sono quelli delle pubblicità dei telefonini, del grande fratello, delle tante emissioni televisive invasive e deleterie (o almeno non sono solo quelli), ma si interrogano sul loro essere e sul loro futuro, e propongono delle alternative di cui anche i governi dovrebbero imparare a tener conto.

E gli artisti giovani se ne fanno testimoni, ne evidenziano il disagio, ne esaltano le utopie. Conosciamo già il lavoro di Stefano Tondo, il suo continuo indagare sull’ambiguità, sulla messa in crisi dell’identità (in-cognito), la sua necessità ili misurarsi continuamente con la propria interiorità scavando nel profondo, e quella di aprirsi sempre al mistero, come in questa installazione elaborata in collaborazione.

Irena Kalodjera sposta il suo discorso tutto sulla sua interiorità, sul proprio "femminile", che essa indaga, con grande forza e con passione, immergendosi dentro il proprio essere nel mondo, in quello che ne fa parte, un "bozzolo" nel quale sembra inglobata, in una sorta di autodifesa sofferta, che trova, anche inconsciamente, una sua proiezione nei Tumuli bianchi, realizzati in misure diverse in una fitta trama di cotone, che trattengono e nascondono, al loro interno, piccoli lacerti di memorie personali che hanno fatto parte della sua vita, nei quali si è persa e ritrovata, estensioni del suo vissuto (e vien da pensare ai Merzbau di Schwitters, accumuli di gesso, nei quali l’artista nascondeva, invece, piccoli oggetti lasciati da amici, rimandando ad un altro genere di memoria e di rapporti...), estensioni, infine, anche del suo corpo, che pure essa mette in campo continuamente, le "cose" della sua casa, le sue splendide, coloratissime coperte, che parlano di nomadismo e di viaggio, nel quale si conserva, a difesa, qualcosa del mondo stanziale, il suo volto (quasi una risposta stravolta all’iconicità ortodossa delle sue origini), gli oggetti nei quali estende il suo vivere e che sembra "traguardare" con un distacco apparente da assimilarsi a quello di certa "école du regard", se non fosse invece pervaso da una passione introspettiva violenta, come in Vertigo, dove i suoi piedi, fermi, sono inglobati al centro di un vortice azzurro, "come perdita di sé e apertura verso l’ignoto (la follia poetica)", come scrive Laura Vecere. "...essendo parte del mondo" dichiara Irena, "siamo esseri porosi’".
Perciò essa tenta di analizzare "i legami tra l’universo oggettivo, personale e tutto ciò che dall’esterno influenza l’individuo".
E c’è in lei un’intenzionalità decisa, che la porta a superare, nel suo esprimersi, sublimato in poesia, la sua insicurezza.


Dal catalogo della mostra
“ irena kalodjera e stefano tondo”,
a cura di Lara-Vinca Masini,
tenutasi a Villa Pandolfini, a Firenze,
dal 29 giugno al 25 luglio 2006.


Gli altri articoli della rubrica Arte :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |

19.05.2017