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Due omaggi a Ilaria Del Carretto

Monica Cito
(12.09.2006)

Due omaggi a Ilaria Del Carretto

"Una pronuncia", di Rosella Scarabelli


Silloge-poemetto scritto in versi capitolati, narra il sentire intorno ad un personaggio storico-pittorico - tale Ilaria Del Carretto - visto non attraverso l’opera d’ella raffigurazione, ma attraverso la sviata sua storicizzazione ed, attualizzandola, crea un toponimo femminile che lotta per uscire e rientrare, a tempo debito, come vampiro nella sua tomba.

Ilaria Dazzi così avrà ad opinionare: Che la Morte, non solo come evento ma anche come risoluzione, sia sustanzializzata nella pietra o nella carne poco importa: ciò che conta è che il suo arrivo è una risposta al tempo, a ciò che il tempo toglie e logora. Forse, perfino a quel che il tempo chiede (1).
Oltre, nel suo commento, sempre la Dazzi chioserà, volendo proporre l’intuizione del particolare che cela il personale e che, enfin, s’innalzi ad una certa qual (e-non-altra) universalità del soggetto trattato.

In versi:
bisogna dirlo a noi attorno// che la tua figura è intransitiva/ capitale, senza ritorno? / Credemmo/ guardandoti che la sostanza del sogno/ è sostanza del mondo? Cosa ti costringe/ adesso ad essere? (pag. 2)
Una lenta contemporaneità, quindi, s’insinua in un trapassato che lento sfuma nella concezione enigmatica d’ogni esistenza umana, qui - dato il soggetto donna - capace di uscire molle dalla dura pietra, nostalgica nella nemesi con altra creatura dello stesso genere.

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Georges Duhamel , "La petite et la grande vestale", 2000, cm 60x70


L’autrice dilapida amorevolmente il retaggio di un ricordo frammentario e cadenza versi adatti alla velatura, cosicché la sua pronuncia sappia di ieri ed oggi, di dimenticanza ed inquisizione, fino alla rarefazione ed al finale disfacimento memoriale; chiuso in epistola quasi d’amore:
è una schermaglia// ma là dove ti ho visto nel mio dicembre di bambina/ ci contornava tu ed io/ l’ombra, qualcosa di simile alla vita. (ult. pag.)


Rosella Scarabelli, poetessa

Rosella Scarabelli “Una pronuncia”, Edizione fuori commercio in 100 esemplari numerati, pm* tipografo di poesia. Ilaria Dazzi ha omaggiato la recensora ed Elisabetta Blasi della copia n. 18. [Righe a cura di Elisabetta Blasi]




"Dono per Ilaria Del Carretto" di Piero Marelli


La roccia ispira il fantasticare dell’uomo intorno ad una figura femminile, immortalata dal sempiterno eremo dell’immagine; rappresentato dalla statua, immobile come ogni cogitanda conquista.
L’uomo si prostra dinnanzi ad essa. Come antico signore si inchina. Esprime il proprio canto seduttivo e spera, ed è... uno fra tanti:
naturalmente/ come allora anche adesso sono uno dei tanti/ venuto qui per conoscerti (pag. 1).

La dottoressa Ilaria Dazzi, in un commento omaggiante, scrive di solleticazione. Per la studiosa (ed anche fine e attenta scrittrice), la statua guida il Marelli, poeta esperto.

A tal proposito, mi piace qui scantonare da una critica sostanziale di stampo autoriale, volta all’emozionalità più che alla forma, ed osare un illustrissimo riferimento: Guido Gozzano. Che, nel poemetto (V. vv. 127-130) "La felicità ovvero la felicità", grida:
Vedevo questa vita che m’avanza: / chiudevo gli occhi nei presagi grevi, / aprivo gli occhi: tu mi sorridevi/ ed ecco rifiorita la speranza!

È la novellistica in poesia che, qui come nel Gozzano, traspare e getta il suo leggero manto su un ricordo mancato e, contemporaneamente, immortalato; soprattutto quando l’animazione dell’opera in prima persona sa e vuole esprimersi: attraverso piani sovrapposti, che nel tutto trovano asilo d’ineluttabilità e giusta fine.
La pietà per i defunti chiuderà il pensiero prima su le carezze proibite (pag. 2) poi sul non spegnere la luce (pag. 3).

Arte storia e poesia - concordo con la Dazzi - diventano, forse, tenera memoria. E ad amalgamare gli ingredienti del requiem è la tensione stilo-fideistica d’un poeta che canta le proprie e le trapassate possibilità espressive comunicative seduttive.
Io ragazza con gli occhi di pietra/ e tu viaggiatore dell’incanto/ io i miei piedi che hanno fatto il loro andare/ e tu polso ultimativo per farti capire/ anche da quelli che non ti conoscono/ insomma noi/ nello stesso e un po’ di stralunato aspetto che sostituisce/ la nostra possibilità (pag. 3).

Si compirà da sola ogni trasfigurazione e rimarrà chiusa nel privato, come lettera d’amore non più inviabbile; e, per quanto possibile, tentata oltre l’apparenza sensibile.


Piero Marelli, poeta

Piero Marelli “Dono per Ilaria Del Carretto”, Edizione fuori commercio in 100 esemplari numerati, pm* tipografo di poesia.
Anche questa plaquette è un omaggio di Ilaria a Monica ed Elisabetta. [Righe a cura di Elisabetta Blasi]


Letti nei giorni 11 e 12 guigno 2006 in Ceglie Messapica (BR)


(1) Da uno scritto a commento delle due opere qui recensite. Ad Ilaria Dazzi ambedue dedicate.


Monica Cito è nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972.
Si è laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Bari con una tesi sperimentale sulle condotte pedofile, e collabora colla rivista giuridica on line www.diritto.it scrivendovi articoli di saggistica giuridica.
Ha collaborato altresì col portale letterario www.lankelot.com come autrice di recensioni letterarie e di piccoli brani in poesia e prosa.
Attualmente recensisce soprattutto autori italiani poco conosciuti sulle web-zines www.kultunderground.org e www.kultvirtualpress.com. Su quest’ultima è altresì leggibile e scaricabile il suo e-book “Dea della caccia”.


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19.05.2017