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"Le voci del bosco" di Mauro Corona

Marina Monego
(12.09.2006)

“Voglio raccontare di un bosco di erto...”

“...perché mi ha visto crescere e io l’ho visto crescere, e perché è un bosco che ha sofferto da sempre. Non ha avuto la vita facile di altri suoi fratelli...”

Così si apre il secondo libro di Mauro Corona, Le voci del bosco (Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone 2001), un vero itinerario tra gli alberi del bosco, illustrato dai disegni dello stesso autore.

Prendendo avvio dalla propria esperienza infantile legata alla figura del nonno intagliatore del legno e rievocando poi vari personaggi di Erto legati al bosco, Corona costruisce questa narrazione, basandosi su un’affermazione essenziale:
Gli alberi sono come noi e noi siamo come alberi, ognuno con il proprio carattere, struttura fisica, fortuna e disgrazia. Osservando le piante, tutti ci possiamo riconoscere nell’una o nell’altra perché anch’esse, come noi, possiedono una personalità, un modo di vivere, un’educazione, una cultura.”

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Georges Duhamel, "Equilibre précaire"


Dunque non un trattato di botanica, ma un approccio inconsueto al bosco, un avvicinarsi rispettoso, attento e davvero molto originale. La “città degli alberi” si anima e diviene un insieme di caratteri, ogni pianta ha un suo ruolo, produce un certo tipo di legno, che ha differenti applicazioni nella cultura montanara tradizionale. Così avremo il legno adatto per fare le “baril”, quello per le gerle, per gli sci in legno che si usavano un tempo, per le spine delle botti e così via. In queste descrizioni, nella conoscenza profonda, tattile dei legni si avverte chiaramente l’esperienza di Corona scultore che si coniuga al Corona montanaro che va per boschi con occhio sapiente ed attento.

Il risultato è una vera escursione in un bosco di montagna, che ci viene presentato da un’angolatura molto originale. Così si racconta dell’albero del tasso: “Il tasso è il conte del bosco e non si abbassa a dialogare con nessuno.
E’ un gran legno, pieno di cultura, e sa di esserlo. Se un altro albero vuole andare da lui in visita, deve chiedere permesso. Viene protetto e difeso dalle sue stesse radici che gli creano attorno un’aureola speciale, come un piccolo giardino riservato a suo personale uso e consumo
.”
Oppure dell’abete bianco: “E’ il vecchio protettore, colui che dal suo eremo, raggiunta l’età della saggezza, controlla tutto e tutti [...].
Difende le piante fragili, ascolta le confessioni amorose delle betulle, cerca di rendere umana, senza riuscirci, l’acacia. Pini, aceri, faggi, tassi, larici vanno da lui quando ci sono questioni da risolvere. Protegge il frassino, che è il «diverso» del bosco, dagli insulti e dal sarcasmo dei duri maggiociondoli e carpini. Con scarso successo, cerca di smuovere dall’indolenza i noccioli che, prigionieri della loro vigliaccheria, viaggiano da tempo, assieme ai sambuchi, su una brutta strada.”

Lo stile è molto semplice, sciolto e scorrevolissimo, al punto che il libro risulta leggibilissimo e istruttivo anche per i giovanissimi, potrebbe costituire un ottimo spunto per un’educazione al rispetto ambientale e all’ascolto della natura. Non si tratta di una fiaba, nulla è inventato, ma certamente Corona tramanda qui certe tradizioni artigianali (costruzione degli attrezzi) che rischiano di andare inesorabilmente perdute con il progresso tecnologico.

Ultimo albero ad esser presentato in questa sfilata è l’ulivo, una pianta che non cresce a Erto, ma alla quale l’autore è molto affezionato come scultore.
Rispetto alle altre opere di Corona, questo libro costituisce un unicum sia per la fluida continuità della narrazione (di solito abbiamo racconti, anche molto brevi), che per l’assoluta priorità data agli alberi, veri e unici protagonisti.

Gli esseri umani vengono visti qui solo in funzione del loro rapporto con le piante e sono allora falegnami, boscaioli, scultori.
Certamente, dopo aver letto queste pagine, si entra in un bosco con uno sguardo diverso.



Mauro Corona (Erto-Pordenone 1950) scultore del legno tra i più apprezzati in Europa, scalatore fortissimo (ha aperto trecento nuovi itinerari di roccia sulle Dolomiti d’Oltre Piave, tutti difficilissimi) e scrittore italiano.
Ha ereditato dal nonno paterno intagliatore la passione per il legno e dal padre l’amore per la montagna. Ha esordito con Il volo della martora (1997), cui sono seguiti Le voci del bosco (1998), Finché il cuculo canta (1999), Gocce di resina (2001), La montagna (2002). Vive e lavora a Erto.

Sito di Mauro Corona


Marina Monego, Venezia, letterata.


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30.07.2017