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"Attrazioni e distrazioni" di Cesarina Bo

Monica Cito
(5.09.2006)

Lavoro d’attrazione molecolare, giocato sull’inchiostro, con le parole chiamate a descrivere un’infinitesimale serie di solitudini; afferenti l’ambiente, la vita, il confine del reale, la matematica.
Infatti, la raccolta di racconti di Cesarina Bo, Attrazioni e distrazioni, (ExCogita Editrice, Milano, 2004) è divisa in sezioni, o miniraccolte, che vogliono indagare i tre rami dell’infinito “appena” riportati.

Il primo ramo, quello dei “Racconti d’ambiente”, è composto da cinque testi descriventi, oltre che una precisa e precipua condizione umana, un luogo a quella “posizione” afferente, quasi simbiotico dell’anima del protagonista.
Il secondo ramo - “Racconti di vita” - sonda le escrescenze dell’umana antropologia occidentale; legata ad un ambiente prossimo allo scomparire sotto il peso d’un ricordo bruciante.

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Georges Duhamel, "Trop rigide sans rêves", 1999


Il terzo ramo - “Racconti al confine del reale” - realizza un apparente sfrenarsi della fantasia (mondo) a discapito della presunta realtà (mondo). È qui che il tempo smette d’essere stasi in movimento e diventa funzione, teoria del movimento relativo.
Il quarto ramo - “Racconti matematici” - chiude il percorso conoscitivo della scrittrice e del lettore.

Nel complesso, un fluido kafkiano pervade l’opera, ma supera l’antico maestro ove, ma supera l’antico maestro ove la trasformazione dell’uomo e dell’ambiente è insita (in potenza, direbbe certa filosofia e certa biologia) negli stessi elementi, nelle molecole, e, ancor più, nell’atomo e, forse ancor prima, nell’allele infinitesimamente piccolo, microscopica componente dei corpi terrestri e celesti.
Anche questi ultimi, in forma di flora, rimarranno attaccati alla terra.

Sotto lo strato panta- filosofico- geometrico compare il tema del ricordo lacero- straziante; e il tema della solitudine. Il primo, attrazione del tellurico al globo; la seconda, carne trafitta e distrazione: in senso ragionieristico, storno; in senso mitologico, se non proprio mistico, fluttuazione.

La vita reca seco un sarcasmo concentrato, che fa pensare alla consistenza d’un composto di salsa, di quelli antichi fatti di pomodori cotti al sole e, non raramente, mangiucchiati dalle mosche.
Ed è una scrittura dal sapore antico, dagli illustri precedenti, che ha però la forza, del tutto originale, di capovolgere i tabù e di destare una meraviglia misurata, afona, quasi (e all’apparenza, prima facie) contrita, impotente e piena di basimento.

Una scrittura che navigando “lascia” una scia nelle pagine di altri contemporanei autori; mi riferisco a due in particolare: Giuseppe Aloe e Giovanni Di Muoio.
A chiusura v’invito quindi ad approfondire l’accanita favolistica di questi tre artisti, capaci di giocare con i propri lettori, attraverso un originalissimo innesto nella realtà della talea fantasmagorica.


Cesarina Bo è nata nel 1956 in provincia di Torino ed ivi risiede. È insegnante di matematica.

Monica Cito è nata a Telese Terme (Benevento) nel 1972.
Si è laureata in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Bari con una tesi sperimentale sulle condotte pedofile, e collabora colla rivista giuridica on line www.diritto.it scrivendovi articoli di saggistica giuridica.
Ha collaborato altresì col portale letterario www.lankelot.com come autrice di recensioni letterarie e di piccoli brani in poesia e prosa.
Attualmente recensisce soprattutto autori italiani poco conosciuti sulle web-zines www.kultunderground.org e www.kultvirtualpress.com. Su quest’ultima è altresì leggibile e scaricabile il suo e-book “Dea della caccia”.
Fa anche parte dello staff di www.lucidamente.com
Nel 2005 ha pubblicato il romanzo “Venere, io t’amerò” per i tipi di Giulio Perrone Editore.
È inoltre presente in varie antologie poetiche.
Sue le introduzioni alle opere:

- (a cura di Elisabetta Blasi) AA. VV. “L’Universo delle donne in versi”, Antonio Carello Editore, Catanzaro, in preparazione;

- Fortuna Della Porta “Io Confesso” (silloge poetica), Lepisma Editore, Roma, 2006.


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3.04.2017