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La logica ironica di Jacob Taubes

Giancarlo Calciolari
(5.09.2006)

Dopo la morte di Carl Schmitt nel 1985, alcuni interventi di Jacob Taubes sull’opera del giurista vengono pubblicati poco dopo la morte dell’autore nel 1987, Ad Carl Schmitt. Gegenstrebige Fϋgung (Merve Verlag, Berlin), tradotto nel 1996 in italiano, In divergente accordo. Scritti su Carl Schmitt (Quodlibet, Macerata), tradotto in francese nel 2003, En divergent accord. A propos de Carl Schmitt (Rivages, Paris), con la prefazione dell’edizione italiana a cura di Elettra Stimilli.

L’interesse di Jacob Taubes per l’opera di Carl Scmhitt, sebbene appartenga a quelli che sono stati marchiati da lui come nemici, gli ebrei, è dovuta al suo porsi le questioni fondamentali della vita, in un modo che i più evitano di porsi.

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Antonella Iurilli Duhamel, "Genesi", 2003, terracotta policroma


Noi ci siamo imbattuti nell’opera di Taubes nelle conversazioni con Giuseppe Pontiggia, che lo cita come uno dei pensatori radicali che più l’hanno interessato, e che appartiene alla trama delle sue letture sulla questione dell’autorità.

Leggendo per la prima volta Jacob Taubes risalta la forza del suo argomentare, che si nutre delle questioni ultime e che sfiora le questioni prime. La sua esplorazione della teologia è dovuta a molto di più che alla sua cattedra di ermeneutica della storia e della filosofia del giudaismo della Freie Universität di Berlino, dopo essere stato professore di storia e filosofia della religione presso la Columbia University di New York.

Ci sono questioni che Jacob Taubes arriva a porsi in quanto ebreo e non come professore, titolo al quale non attribuisce molta importanza a parte quella di nutrirlo convenientemente. E afferma di leggere Carl Schmitt non per l’aspetto giuridico ma per quello teologico. Non a caso le quattro conferenze che Taubes terrà poche settimane prima di morire di cancro sono state pubblicate rispettando la sua volontà con il titolo di La teologia politica di Paolo, ossia una variante, certamente essenziale, del titolo dell’opera forse più nota di Carl Schmitt, Teologia politica. Inoltre è stato Carl Schmitt a invitare Jacob Taubes a dire in pubblico la sua singolare lettura di Paolo.

Appunto, ancora la teologia, non i suoi paradossi. Persino la teo-zoologia politica del nazismo (l’espressione citata non è di Taubes, ma di Liebenfels) viene attribuita interamente al nazismo, senza chiedersi se la teologia non abbia nel suo dispiegamento logico il progetto della teozoologia, oltre che a quello della teo-antropologia e pure della teo-demonologia: non è mai affrontata la questione se la teologia, proprio per la logìa, non sia gnosis.

Affrontando le questioni alla radice, Taubes legge Schmitt, ovvero non applica i tre principi della filosofia e della logica. Non prende Schmitt come nemico, non lo esclude dalla conversazione, sino andarlo a trovare nella sua dimora di Plettenberg.

In divergente accordo. Questo è l’annuncio della logica ironica, della logica duale, che gli fa trovare per nulla ironica la distinzione tra destra e sinistra.
Jacob Taubes procede dall’apertura della vita e legge ciascun dettaglio dell’esperienza senza prendersi per teologo. Dice di leggere come non teologo.

Ecco perché cominciamo a leggere Jacob Taubes, non solo per la sua lettura dell’Epistola ai Romani di Paolo, restituendo i tratti ebraici cancellati dal ritratto dell’apostolo cristiano. Lo leggiamo anche per verificare la nostra stessa lettura, di non psicologo, non psicanalista, non critico d’arte, non matematico, non teologo, non cifrematico...

La negazione, proprio secondo la logica ironica, non è da rifiutare, non è nemica dell’affermazione. Tra la funzione di negazione e la funzione di affermazione, la funzione temporale è al di là della negazione e dell’affermazione. L’altro è l’altro tempo del fare: non è barrato, come crede Lacan e non sbarra il passo. Non c’è nessun tabù del fare. Non c’è nessuna filiazione da rispettare leggere.
Noi proseguiamo a leggere anche Jacob Taubes, in divergente accordo.

I doganieri della cultura, piccoli o grandi, chiedono titoli, certificati e diplomi per leggere in modo da rispettare i loro dazi. Le imposte sulla vita, sull’aria, sul sogno. Chi legge Jacob Taubes come la sinistra della ricezione di Schmitt, o come il suo sdoganamento da sinistra è solo per imporre altri dazi. La daziomachia non ha le ore contate.

È come per il testo di Adolf Hitler: va letto e non messo all’indice, altrimenti come accorgersi che la più parte dei libri scritti dai politici del pianeta corrispondono alla sua brutta copia? Brutta copia di brutta copia.

Nello stato di emergenza, ossia in ciascun istante della vita, sovrano è chi decide: e questa lezione di Schmitt interroga Taubes radicalmente. Proprio Paolo indica nella Lettera ai Galati 3,28 come in Cristo non si ponga più la questione tra giudeo e greco, tra schiavo e libero, tra uomo e donna...

Sovrano non è il tiranno né il popolo.
E sovrano non è chi fa ciò che vuole. Le oligarchie mondiali non sono sovrane, per questo cadono. Governano le provincie con la paura rinunciando alla sovranità. La loro direzione è acefala. Per questo sono sempre in guerra e si divorano. Certamente, si premiano e si castigano.

Ma in che modo viviamo? Secondo Jacob Taubes siamo nel post-cristianesimo.
Questa risposta è un ulteriore progamma di lettura e di scrittura.


Jakob Taubes (1923-1987), discendente da una famiglia di rabbini e rabbino egli stesso, dopo gli studi di filosofia e storia a Basilea e Zurigo (dove la famiglia si era trasferita da Vienna per sfuggire alla persecuzione nazista) si laureò nel 1947: la sua tesi di dottorato, Escatologia occidentale, l’unico libro da lui pubblicato in vita, è stata proposta per la prima volta al pubblico italiano da Garzanti nel 1997. Insegnò a lungo sia negli Stati Uniti (a Harvard, Princeton e per dieci anni, dal ’56, alla Columbia University) sia a Gerusalemme (dal ’51 al ’53 all’Università ebraica, sotto il patrocinio di Gershom Sholem). Nel 1961 venne chiamato alla Freie Universität di Berlino dove dal 1966 divenne ordinario di giudaismo. Nello stesso periodo tenne numerosi seminari a Parigi, alla Maison des Sciences de l’Homme e partecipò attivamente alle vicende dei movimenti studenteschi. Gli ultimi anni della sua vita furono segnati da crisi fisiche e psichiche. Riposa nell’Israelitischen Friedhof di Zurigo. Tra le sue opere tradotte in italiano, oltre a In divergente accordo. Scritti su Carl Schmitt (Quodlibet, 1996), La teologia politica di san Paolo (Adelphi, 1997), Il prezzo del messianesimo (Quodlibet, 2000),Escatologia occidentale (Garzanti) e Messianesimo e cultura (Garzanti).

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.07.2017