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Il Sindaco dell’alluvione di Firenze

Un autografo: la scrittura di Piero Bargellini

Antonella Poggiali
(16.07.2006)

Piero Bargellini, studioso e uomo politico fiorentino, è passato alla storia come il sindaco dell’alluvione. Egli ricopriva infatti la carica di primo cittadino in quel terribile e non dimenticato 1966, anno in cui Firenze fu sconvolta dalla piena dell’Arno e più di ogni altro rappresentò agli occhi del mondo il dolore di una città ferita, ma anche la volontà tenace di ricostruire ciò che le acque avevano distrutto. Uomo simbolo di quei drammatici momenti, Bargellini seppe raccogliere intorno a sè le energie superstiti e infondere coraggio e speranza nei fiorentini e riuscì ad organizzare la complessa macchina degli aiuti umanitari riportando piano piano alla vita e alla normalità la città dolorosamente segnata. Fu dunque un sindaco in prima linea e, proprio per l’eccezionalità delle circostanze in cui si trovò ad esercitare il suo mandato, le doti di energia, di umanità e di abnegazione che egli possedeva risaltarono prepotentemente e rimasero per sempre impresse nella memoria della gente.
Figura carismatica e punto di riferimento per tutta la città di Firenze, volle che la strada in cui abitava fosse l’ultima ad essere ripulita dal fango.


La lettera riprodotta di seguito, datata 29 agosto 1966, è un documento privato. Indirizzata alla figlia Antonia (Boccina) su carta intestata con il giglio fiorentino, apre uno squarcio sulla dimensione più intima dell’uomo pubblico, dimensione che immaginiamo gelosamente protetta e dissimulata grazie ad una severa scuola di autocontrollo e di riservatezza (grafia stretta), tuttavia, se facciamo astrazione dal contenuto, il primo impatto visivo con lo scritto ci riconduce piuttosto al ruolo ufficiale del personaggio e alla carica politica che egli rivestì. È infatti una grafia grande, molto rappresentativa, un po’ altera, che si muove da padrona in uno spazio organizzato secondo principi individuali di movimento e di ordine. Queste caratteristiche rimandano ad una personalità forte e indipendente, che percorre la vita a grandi falcate sicure, bisognosa di espandersi e di aprirsi al nuovo in maniera originale e di andare oltre i limiti di un’azione troppo guidata. Una personalità coinvolgente e creativa.


Uomo di grande levatura morale, Bargellini è pronto ad impegnarsi senza riserve in ciò in cui crede e che risponde ad imperativi etici e principi di vita cui egli non è disposto a derogare (prolungata in alto), lo fa però in maniera attenta, ordinando ed organizzando l’azione grazie a doti previsionali e di riflessione, imbrigliando il proprio dinamismo ed il proprio slancio con la logica ed il raziocinio della persona abituata a controllare la realtà attraverso il pensiero e ad agire su di essa con preveggenza e acume (presa dello spazio, grafia semplificata). Dotato di un ampio campo di coscienza, capace dunque di elaborare suggestive visioni d’insieme a lungo termine, Bargellini è sostenuto da una grande chiarezza mentale, ma anche dalla profonda passionalità nel desiderio di crescere e di arricchirsi intimamente, di conoscere a fondo il vero sapore delle cose, di raggiungere mete elevate e di realizzare progetti ambiziosi. Fortemente assertivo (angolosa, pressione spostata), poco disponibile a delegare ad altri la propria autorità e pungolato da un vivo amor proprio, egli difficilmente accetta l’insuccesso.

Il gusto per la sfida, anche per quelle più audaci, solletica il suo agile pensiero (grafia semplificata e ricombinata), lo stimola al confronto, a dar prova del proprio valore nell’affrontare gli avversari, all’affermazione di sé e alla conquista. Fermamente convinto dei propri ideali, è capace di grande intransigenza e rigore e li persegue con tenacia esemplare anche per l’ostinazione e la combattività con cui supera momenti di abbandono e di debolezza (acerazioni e mazze finali).

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Ted Kennedy e Bargellini


Abile politico e fine diplomatico (grafia à rebours), Bargellini sa muoversi sulla scena pubblica da vero protagonista riuscendo a trattenere dentro di sé la risonanza degli avvenimenti esterni, pur forte ed intensa, e mostrando grande orgoglio e profonda indifferenza per persone e fatti che ritiene non consoni ai suoi alti livelli di azione.

La comunicazione ed i contatti con l’altro, vissuti in maniera profonda e partecipativa, non avvengono quindi “sempre e comunque”, ma solo ed esclusivamente “a certe condizioni”. La Persona, la maschera tragica che gli antichi attori mettevano sul viso per identificarsi meglio con il proprio ruolo, si esprime in Bargellini con l’adozione di un comportamento prudente, controllato, improntato alla riserva e alla cautela, necessario per preservare la propria immagine pubblica, pur non derogando da autonomia e indipendenza di pensiero.

L’osservazione del bellissimo tratto come appare negli originali ci consente ora di addentrarci nella sfera intima e privata del personaggio. Le fotocopie alterano purtroppo irreparabilmente sia il colore che la tessitura dell’ordito e offrono al lettore un’immagine molto più fredda di quanto non appaia in realtà. Bargellini utilizza per scrivere la penna stilografica con inchiostro blu: il risultato è un tratto estremamente scorrevole e fluido, cangiante, palpitante, pieno di emozione. In esso è possibile riconoscere la mobilità e le dinamiche della vita interiore, piena e composita, che anima quest’uomo ricco di charme e di finezza. Certo la tonalità affettiva che caratterizza la sua maniera di porsi di fronte a persone e situazioni che lo interessano, costituisce uno dei suoi punti di forza. Ecco allora che la ricettività diventa amorosa partecipazione, che la curiosità viene riscaldata da una adesione affettuosa. Che si tratti di persone reali in carne ed ossa o di personaggi storici, quelli cui ha dato vita nei numerosi libri scritti, l’esigenza è sempre la stessa, quella di capire, ed allora, in nome di tale principio, è disposto a passare in secondo piano, ad occupare una posizione subalterna, lasciando spazio all’”oggetto del desiderio”.

Sparisce dunque l’impassibilità dell’uomo politico ed affiora il temperamento sensibile, acutamente percettivo del padre ed è in questa dimensione familiare, più spontanea e quindi più fragile e vulnerabile, che lo vediamo guardare il mondo in profondità, per cogliere il senso profondo delle cose ed andare incontro alla vita, secondo le parole di Margherite Yourcenar, “les yeux ouverts”.


Antonella Poggiali, Firenze, grafologa


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19.05.2017