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Dario Fo secondo il pensiero unico

Il Dario Fo possibile

Giulio Battaglia

La lettura corrente è oggi quella controcorrente di un autore insofferente ai canoni della storiografia d’arte ufficiale. E quindi serva con le gambe per aria che sgrulla il suo sapere storiografico.

(14.07.2006)

L’uniformità di linguaggio e di mentalità approda al pensiero unico, unificante e unificato con l’anonimato raggiunto nella stesura di una nota di lettura pubblicata su quotidiani provinciali e nazionali.
Quando un articolo è pubblicato senza nome dell’autore è perché si presume che sia pubblicabile ovunque, proprio a partire dal fatto che non ogni articolo è pubblicabile ovunque.

A parte la vicenda del gost writer che ha scritto il testo accettando l’anonimato, remunerato o stipendiato dall’editore, che non a caso compare nel sovratitolo, l’anomia editoriale e giornalistica indica quale sia l’ideologia che non disturba più la circolazione degli umani così come è incanalata dalle oligarchie internazionali e nazionali di potere.

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Paolo Pianigiani, "Labirinto arancione", dettaglio


Il pretesto è dato dalla pubblicazione dall’articolo anonimo “Mantegna secondo Dario Fo”, nella pagina della cultura, con titoli cubitali, la foto del premio Nobel e la copertina del libro: Dario Fo, Il Mantegna impossibile, in un giornale provincial-nazionale, omologo allo standard dell’ideologia italiana.

Per intendere al “volo” una differenza, diciamo che noi avremmo intitolato il libro Il Mantegna assoluto. Senza più assolutismo né antiassolutismo. Il Mantegna senza soluzione comune. Mantegna con cui occorre confrontarsi. Mantegna non più intriso in salse ideologiche. Quindi non è inesatto il titolo dell’articolo sul libro di Dario Fo. Si tratta di Mantegna secondo il discorso del premio Nobel, che gli è stato dato per ragioni ideologiche.

Il Mantegna relativo, non assoluto, possibile o impossibile, non è altri che Dario Fo in veste di Mantegna. Arte provocatoria, genio satirico, artista ribelle, “rovesciatore” della logica in un mondo di follia, il gusto per lo sberleffo. Chi? Mantegna o Fo?

La lettura corrente è oggi quella controcorrente di un autore insofferente ai canoni della storiografia d’arte ufficiale. E quindi serva con le gambe per aria che sgrulla il suo sapere storiografico. Mentre “impossibile” risulta spingersi sino all’impossibilità della storia dell’arte, perché la sua assiomatica non resisterebbe all’assalto di un logico in erba.

Il trionfo e lo sghignazzo sono del pensiero unico che mostra un peso e una misura nascondendo l’altro peso e l’altra misura.
Ecco il primo peso e la prima misura, con le parole di Dario Fo: “Il Mantegna è ancora attuale per il suo mettere in risalto la spocchia del potere e la sua inutilità, per evidenziare gli orrori della guerra e di tutto quello che si porta addietro come la rapina e l’appropriazione indebita”.
Ecco il secondo peso e la seconda misura, ossia il non detto: la pagliuzza della spocchia del potere dell’altro permette che nessuno veda la trave della spocchia del potere nel proprio occhio. L’inutilità del potere dell’altro è il trampolino per l’utilità del mio contropotere. Evidenziare gli orrori della guerra dell’altro vale a rendere invisibili gli orrori delle proprie guerre. La rapina dell’altro e l’appropriazione indebita valgono a sancire la rapina legale e l’appropriazione debita.

Ovvero è giusto che il Mantegna sia impossibile e secondo Dario Fo. Non ce ne sono altri Mantegna. Chi osasse dirlo si porrebbe come bersaglio della comunità degli interpreti, ovviamente controcorrente, provocatori, con il gusto dello sberleffo, dello sghignazzo e del birignao.


Giulio Battaglia, Roma, lettore di psicanalisi e di cifrematica


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