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Psicanalisi della genitura seriale

Jean-Bertrand Pontalis. La fraternità o il fratricidio?

Hilda Perek

Non sappiamo quanto la fiaba della famiglia sia giunta all’altra vita. La primogenitura non ha portato fortuna al fratello, brillante conversatore, oggi scomparso, che non ha fatto grandi cose nella vita. Mentre il “fratello del precedente”, mutacico, è divenuto da tempo un “uomo di linguaggio”.

(3.12.2009)

Jean-Bertrand Pontalis, meglio noto come J.-B. Pontalis, per gli amici Jibé, ha scritto Frère du précédent (Gallimard, 2006, 212 p., 15,50 €), un libro sulla genealogia, quasi senza sapere che cosa comporta la formulazione affissa nel titolo: fratello di quello di prima. Il seguente. La madre chiama il primogenito J.-F., Jean-François. E il secondo, J.-B. ancora oggi si chiede se “era per guadagnare tempo o perché una sola lettera li differenzi?”.

Da ragazzo, Jean-Bertrand Pontalis s’indirizza agli studi di filosofia. Come professore ha Sartre e assieme frequenta il caffè Flore e la redazione della rivista “Temps modernes”. In una foto dell’immediato dopoguerra lo si vede in piedi, un po’ sul fondo, quasi assente dalla conversazione che si svolge di fronte a lui tra Queneau, Sartre, Boris Vian... Poi c’è stato l’incontro con Jacques Lacan, col quale si formerà come psicanalista.



Diviene una figura essenziale del movimento psicanalitico francese partecipando alla fondazione dell’Association française de psychanalyse. In Italia, Pontalis è noto per avere scritto con Jean Laplanche il Vocabulaire de psychanalyse, e per avere diretto per venticinque anni la Nouvelle revue de psychanalyse.

Raggiunta la cinquantina si volge verso la letteratura e pubblica: Loin, L’Amour des commencements, L’Enfant des limbes, Un Homme disparaît, La Traversée des ombres, Le Dormeur évéillé, racconti dove integra i suoi interessi per la psicanalisi e la letteratura. Jean-Bertrand Pontalis è anche direttore di collezioni presso l’editore Gallimard, avendo fatto parte anche del comitato di lettura di Gallimard.

La Francia è ancora succube della semplice frase di Arthur Rimbaud, “le je est un autre”. Per questa via si può intendere che la formula di Pontalis, "on est fait de mille autres", appartiene all’algebra della vita, al punto che c’è chi crede che l’io sia per lui l’Uno e l’Altro. In effetti sono formule fratricide.

Non sappiamo quanto la fiaba della famiglia sia giunta all’altra vita. La primogenitura non ha portato fortuna al fratello, brillante conversatore, oggi scomparso, che non ha fatto grandi cose nella vita. Mentre il “fratello del precedente”, mutacico, è divenuto da tempo un “uomo di linguaggio”.

C’era una predestinazione? Pare proprio di no. La fantasia di predestinazione avrebbe confermato il fratricidio. Ma questa conclusione J.-B. Pontalis non la trae, proprio pensando che il fratricidio non riguardi l’Edipo. Letteralmente dice: “Nella psicanalisi tutto è centrato sulla figura del padre o della madre, ma ci sono poche cose sul fratricidio. Desideravo vedere questo aspetto senza rapportare tutto all’Edipo”. Invece si tratta di un aspetto dell’edipismo. Che altro è il fratricidio se non la rinuncia alla sovranità, al funzionamento della rimozione, impropriamente chiamata funzione paterna dalla psicanalisi alla francese?

Pontalis gira a vuoto intorno a un punto fisso: “Ho la sensazione d’aver girato intorno a questo centro che forse è introvabile”.

La questione riguarda come leggere Caino e Abele. Come leggere il figlio e l’altro figlio. E pragmaticamente, come ciascuno, facendo, non accetta l’orda primitiva, la fila degli assassini, come occorre che faccia lo “scrittore” secondo Franz Kafka. Anche Leonardo e Machiavelli hanno fornito qualche elemento per leggere come cessa la lingua del conflitto.

Le nozioni di primo e di preferito appartengono alla categoria del rapporto sessuale, da Lacan dichiarato non esistere. Queste nozioni impiegate da Pontalis suppongono che i fratelli possano toccarsi, e quindi amarsi o odiarsi follemente. Eroticamente. Genealogicamente. Nell’infinito potenziale in cui ognuno è fatto di molti e vede nell’altro il suo doppio o il suo multiplo.

Malgrado la vita di Jean-Bertrand Pontalis dissipi in parte la credenza nella predestinazione, la sua teorizzazione conferma che non è in condizione di leggere il fratricidio nella sua lettura di Freud e neanche in quella di Lacan. E pensare che Jean-François Pontalis certifica che Jean-Bertrand Pontalis non è il seguente.


29 giugno 2006


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