Transfinito edizioni

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TRANSFINITO International Webzine

Come si trasforma l’editoria digitale

Dal book on demand alle Edizioni Transfinito

Hilda Perek

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Costituzione Italiana - Art. 21

(2.06.2008)

Malgrado la dichiarata libertà di stampa nell’occidente, ci sono varie restrizioni che la condizionano.
Valutando l’ipotesi in questi ultimi tre mesi di pubblicare libri come “Transfinito” ci siamo inoltrati in una materia non precisa e chiara, ma flou e sfumata.
Scriviamo i ragionamenti per l’edizione di libri Transfinito e non diamo solo le considerazioni operative finali, che per l’appunto, ancora non sono state tratte.
L’Italia, insegnava Giovanni Spadolini, che era stato direttore responsabile per più di vent’anni, è l’unica nazione a prevedere che il direttore di una testata giornalistica appartenga all’Ordine dei giornalisti. La norma di origine fascista serviva per controllare l’informazione. Valida ancora oggi, sebbene il dibattito sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti non sia sopito, questa regola non è più valida per il pianeta internet, dove i siti d’informazione se non hanno il carattere dell’aggiornamento continuo, se non impiegano giornalisti professionisti e se non hanno scopo di lucro non ricadono all’interno della legge sull’editoria.

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Hiko Yoshitaka, " Metageometria", 2006, gesso, cm 25


Una normativa Ue approvata dopo la nuova legge dell’editoria del 2001 che interpreta con più libertà la diffusione dell’informazione ha permesso questa situazione di stallo. Del resto, “Transfinito” è sorto dopo la legge italiana n. 62 del 7 marzo 2001, a Parigi, ai primi di settembre dello stesso anno. Scegliendo il punto it, ossia una sede italiana per una rivista virtuale internazionale, il servizio del tribunale competente, alla richiesta d’informazioni per le modalità di registrazione del sito, si è dichiarato non competente.
Certamente, il direttore della rivista è responsabile, come ciascun cittadino.

A Parigi, Giancarlo Calciolari, direttore di Transfinito, aveva lanciato un mensile cartaceo è se n’era assunto la responsabilità anche dei contenuti. Tanto basta tutt’oggi in Francia per pubblicare. La responsabilità è la stessa, i rischi pure, solo che in Italia c’è l’obbligo di passare per una corporazione.

Qual è l’escamotage in Italia nel settore cartaceo o nelle riviste digitali carattere continuativo? Si risolve la questione cercando un giornalista dell’Ordine che “presta” il suo nome come garante dell’incapace giornalistico, che peraltro è pienamente responsabile di tutto ciò che pubblica.

Inoltre il finanziamento dell’attività pone problemi che in paragone rendono semplice il reperimento del direttore responsabile.
Un’applicazione restrittiva della legge editoriale del 2001 avrebbe spinto il direttore di Transfinito a cercare un tale partner oppure a rendere straniera la testata, sebbene i testi rimangano sopra tutto in lingua italana. Un passo in questa seconda direzione è stato fatto con la modifica della denominazione dal punto it al punto net, che è ospitato da un internet service provider francese e non più italiano, con l’occasione del passaggio della struttura del sito da base grafica a database.

Transfinito non ha scopo di lucro, e chiunque ha gli elementi per leggerlo intende che il sito è fatto da una equique ristretta e da un’ampia rete di collaboratori internazionali. Per ciascuno il guadagno è intellettuale, e indirettamente può influire sui suoi ricavi. Ma non è lo scopo.

Passare il sito su database non è stata un’operazione indolore rispetto ai lettori e rispetto ai motori di ricerca più utilizzati. Ossia il nuovo sito è riconosciuto come tale ed è ripartito quasi da zero. Solo il link del vecchio sito (consultabile ma non più aggiornato da fine giugno 2005) ha cominciato a fornire una base dei lettori acquisiti divenuta importante negli ultimi tre mesi.

In cifre: Transfinito.it aveva raggiunto 12.000 lettori al mese, riscontrabili attraverso le statistiche, che a più riprese si sono rilevate stimate per difetto, in corrispondenza ai tentativi di vendere alla rivista dei servizi più perfezionati e a pagamento di rilevamento dei lettori. Oggi le visite sul vecchio sito “en souffrance” si mantengono tra le 8.000 e le 13.000 visite mensili e questo per il lavoro fatto nei primi tre anni e mezzo di vita. Il mese di maggio di quest’anno, il nuovo sito Transfinito ha raggiunto i 9.000 lettori al mese, e solo dai primi di giugno il vecchio sito non ha più i testi leggibili e ogni pagina rimanda alla pagina corrispettiva del nuovo sito. Al momento la crescita è esponenziale e quindi Transfinito non ha raggiunto ancora una suo regime di crescita, com’è stato il caso del sito precedente, la cui rete di segnalazioni è così importante dall’essere tentati di mantenerlo vivo ancora per un terzo anno (siamo da poco già entrati nel secondo).

Un’analisi di Transfinito per l’aspetto editoriale non è ancora stata fatta.
I suoi lettori sono considerati editorialmente “forti”: ossia leggono molti libri all’anno. Hanno interessi precisi: i più leggono solo l’articolo che interessa loro e tornano a leggere solo gli articoli della rubrica che li interessa. Di certo, Transfinito spinge a leggere gli articoli che si trovano nelle altre rubriche, ma la regola è quella appena citata.
Dalla lettura delle statistiche del nuovo Transfinito emerge che le rubriche più lette sono: pittura (10%, e un 3% è dato da “arte”), poesia (15%), letteratura (14%), e poi politica e società sono al 4%, filosofia, psicanalisi, cucina, cifrematica, sono al 3%, teologia e altri sono all’1%.
Regola semplice: le rubriche più aggiornate sono le più lette.

Metà circa dei lettori di Transfinito vengono dall’Italia e gli altri dal resto pianeta, con una particolare accentuazione della Francia e dei paesi francofoni (Svizzera, Belgio, Quebec...).
Frutto anche della corrispondenza e delle segnalazioni, i lettori di Transfinito provengono dal settore universitario, editoriale, giornalistico e in particolare della ricerca nei vari ambiti.

Queste brevi annotazioni permettono di fugare le fantasie editoriali che sorreggono il variegato mondo del print on demand. Abbiamo analizzato tre situazioni: americana, francese, italiana, con qualche altra incursione nei paesi nordici.

Negli Stati Uniti il print on demand esiste per davvero. Si può richiedere una copia di un libro che viene stampato e spedito in giornata. Lo stampatore e l’editore lavorano con stock zero. Non c’è più la tiratura minima, che moltiplicata per molti titoli va a costituire un deposito che richiede bancali di libri. La riuscita commerciale di queste strutture, la più grande ha fatturato l’anno scorso 15 milioni di dollari, è dovuta all’assunzione del rischio da parte dello stampatore che è riuscito a proporre una sola copia di un libro a un prezzo vantaggioso per essere rivenduto. Lo stampatore degli States guadagna solo se il libro è venduto e quindi non impone nessun acquisto minino all’autore, che rimane proprietario dei suoi diritti, e che riscuote nella misura da lui stabilita in caso di vendita. Ciascun elemento del metodo della stampa a richiesta americano è chiaro. Non ci sono zone ambigue: formati di libri non dichiarati, immagini di copertine illeggibili, preventivi dati solo su richiesta con nome e cognome del richiedente, numero imprecisato di copie da comprare...

In Francia è stata la grande editoria a lanciarsi per prima nei livres à la demande, non mirando alla pubblicazione in conto d’autore ma alla ristampa dei classici ormai fuori dai diritti d’autore. E non ha funzionato. Oggi ci sono varie proposte d’impression à la demande, e alcune sono di qualità, ossia il sito che ne promuove la vendita è un portale, dove la rassegna stampa esiste, segno che il libro pubblicato a richiesta può essere recensito, in particolare dalla stampa locale. Rimane che non c’è la stampa di una sola copia e il sistema non è basato sulla vendita ma sull’acquisto di un numero minimo di copie da parte dell’autore. Le copie vendute sono rarissime.

In Italia, il book on demand nella modalità americana non esiste. Certamente si può richiedere una sola copia di un libro ma a un prezzo che impedisce poi ogni commercializzazione. A questo si aggiunge una legge editoriale che penalizza la libertà d’espressione per ragioni oggi non più legate ai reati d’opinione ma alla fiscalizzazione dell’attività. L’autore italiano è disperato, apparentemente ancora di più di quello francese, che osa e riesce a ottenere qualche recensione. In realtà è meno disperato perché ancora affascinato dall’apparire: infatti l’offerta parte dall’alto con sembiante di grande editoria e di grande distribuzione e di grande editing dei testi, con tanto di bollini Siae e di codice Isbn per una visibilità che nessuno raccoglie. I libri stampati in conto d’autore dalle 500 copie (è l’offset che si prostra a raccogliere gli autori dotati di garage, cantina o scantinati per mettere l’invenduto) alle 50 (il minimo italiano del print on demand proposto on line) non sono mai venduti salvo direttamente dall’autore. Certo qualche eccezione esiste. Meno male.

Cercando direttamente in prossimità della redazione di Transfinito, tra Parigi e Verona (tra Brescia e Vicenza e tra Trento e Mantova) emergono realtà più interessanti delle proposte on line: ci sono stampatori e editori per conto terzi che propongono nuove modalità per pubblicare e per vendere.

L’Italia infatti è il regno dell’ermeneutica della legge e quindi si cerca al suo interno come vivere, produrre, vendere e pagare le tasse senza impazzire.
Senza citare puntualmente le leggi, in Italia per pubblicare e vendere i prodotti editoriali si deve essere editori con partita iva e varie iscrizioni. Ma non basta, il piccolo editore se sopravvive, come capita, e va più o meno a pari con il bilancio si vede contestata la sua attività, perché non corrisponde ai risultati degli studi di settore, e le camere di commercio contestano tali condotte non remunerative. Chi si occupa di editoria senza fini di lucro, ossia le associazioni culturali, non possono vendere i loro libri ma solo regalarli. Al massino si potrebbe associare un libro dell’associazione alla quota d’iscrizione annuale. Associazione culturale Transfinito? Perché no? Il lucro non è il fine della rivista che promuove libri e dibattiti autofinanziandosi, ma sopra tutto, con modalità non solo italiana, facendo tutto in casa. Ci sono vari modi d’aggirare l’interdizione alla vendita da parte delle associazioni, ma in effetti non interessa tale demarche a Transfinito.

In Italia un autore può pubblicare a sue spese un libro e venderlo, anche applicando un prezzo di copertina. Il venduto è sottoposto al regime di ritenuta d’acconto. Lo stampatore è tenuto in questo caso al deposito legale di cinque copie, e così anche in Francia. Tali libri non andranno in libreria, eccetera. Come prestazione occasionale, un autore potrebbe vendere in un anno massimo per un valore di 5 mila euro ritenuta d’acconto compresa.
Gli stampatori digitali che abbiamo incontrato propongono prezzi sobri anche per un minimo di venti copie, nel senso che calcolando per cinquanta copie si ha lo stesso prezzo unitario di base. Ci sono anche stampatori editori per conto terzi italiani o parigini che possono accogliere Transfinito come una serie di collane che la rivista cura editorialmente, lasciando la cura amministrativa e fiscale allo stampatore-editore.

C’è chi in Italia è vissuto sul filo del rasoio della legge, è il caso di un’associazione che ha venduto libri in internet come editore, diventando poi in breve tempo una srl, ossia regolarizzando la situazione. E come ha venduto? Con la sua rete internet. Potrebbe essere il caso di Transfinito edizioni.

C’è vendita dove una rete si è costituita e cresce. Il sito dello stampatore americano vende perché ha costruito una rete sul web. E certamente vende perché l’autore e l’acquirente americani comprano con tranquillità, la stessa di un italiano che effettua acquisti in una libreria tradizionale. Inoltre gli autori italiani non solo non vogliono l’editing (alcuni hanno ragione) ma inviano, sopra tutto romanzi così scritti male da essere illeggibili. E l’effetto è che i testi in Italia solo ora cominciano a arrivare in formato pdf pronto alla stampa senza più bisogno di una prova di stampa (che appunto non c’è più negli States), ma per lo più subiscono modifiche e correzioni senza sosta. In ogni caso si ottengono prezzi corretti per la stampa digitale proprio fornendo un file definitivo.

Perché non stampare con uno stampatore americano? C’è stock zero, si vende quello che si produce, il prezzo è ancora valido, si incassano i diritti d’autore, non è l’autore a vendere il libro e quindi l’iva è già regolata negli Stati Uniti. Rimane da dichiarare in Italia il pagamento della riscossione dei diritti d’autore. Nient’altro! Ma è il sito dello stampatore a vendere, tra l’altro anche su altre librerie on line. Si venderanno tre, cinque, o dodici copie. Quelle che moltiplicate per migliaia di autori danno il giro d’affari miliardario. Proprio quelle che venderebbe l’autore, dopo aver forse acquistato pochissime copie da regalare. Inutile inviarne in omaggio ai lettori professionisti dei media, che non riescono a stare dietro ai libri delle maggiori case editrici.

Che cosa viene venduto? Ciò che ha valore. Nel nostro caso, il valore Transfinito. Ovvero, anche se ci servissimo dello stampatore statunitense sarebbe Transfinito come rete a promuovere la vendita sul proprio sito. Conta inoltre la recensione, la nota di lettura, la segnalazione di Transfinito. Gli editori ci inviano i loro libri gratis su richiesta. Già dall’inizio, quando avevamo raggiunto, senza che fosse richiesto, i mille lettori al mese, abbiamo richiesto dei libri. Ma non siamo stati in grado di recensire tutti i libri, per varie ragioni, e abbiamo smesso subito di richiederli. I libri recensiti vengono acquistati da Transfinito; e i pochi che ci arrivano non richiesti stentiamo a recensirli. Ma per l’appunto, una recensione della nostra rivista vale, non monetariamente, bensì culturalmente. Il calcolo è fatto come quello di un’associazione no profit, ossia mirando al pareggio.

Quindi Transfinito prosegue per la sua strada di qualità, pubblicando libri di qualità che si integrino nel suo percorso. Non gioca a fare l’editore, commerciale o puro o misto. Edita quel che ritiene pubblicabile nel suo ampio raggio d’interessi. E lo diffonde sul suo sito. Non cerca di mimare l’editore promuovendo la virtualità di una vendita in libreria che non ci sarà mai. Semmai affina lo strumento digitale che utilizza.

Siamo tentati dall’operare con uno stampatore digitale a noi vicino perché l’interlocuzione con il maestro artigiano è importante e le soluzioni editoriali e grafiche possono risultare ancora più belle.

Ciascun gesto originario non è grande né piccolo: nessuno era in condizione di valutare la portata del gesto della madre di Arthur Rimbaud quando ha stampato con i suoi soldi le prime copie di Une Saison à l’Enfer.

La ricerca sul book on demand di Transfinito sta terminando (e potrà evolversi nel futuro); nel leggere il materiale raccolto dal Direttore, confrontandolo con quello personalmente reperito on line, ho preferito scrivere il ragionamento dei nostri lavori in corso. Un’occasione anche per precisare il criterio di qualità di Transfinito. La ricerca e la novità in ogni settore, senza ossequio alle appartenenze di categoria, di ceto, di formazione, di professione, di religione, di partito, di cappella, di clan, di lobby...
A breve con le prime pubblicazioni.


27 giugno 2006

Hilda Perek. Parigi-Verona. Segretaria di redazione di Transfinito


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