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L’ipnosi, la ripetizione, il cerchio

Giancarlo Calciolari

L’ipnosi è praticata anche dopo che Freud l’ha abbandonata per la psicanalisi con l’elaborazione del transfert e dell’identificazione. Pur non essendo mai stato chiarito che cosa sia l’ipnosi, questa viene praticata legalmente e illegalmente.

(6.06.2006)

Dopo studi in psichiatria e in psicologia, ci sono psichiatri e psicologi che la praticano. Ci sono inoltre scuole psicoterapeutiche basate sull’ipnosi e sulla suggestione, dove ci si può formare anche con altri presupposti culturali.
La questione che poniamo non è quella del come, perché, quando e dove sia praticata l’ipnosi, ma quella della sua natura.

Lo sforzo dello psicanalista Léon Chertok (1911-1991) è stato quello di battersi in Francia e altrove per la riscoperta e la diffusione dell’ipnosi. L’intervista che gli abbiamo fatto nel 1991 è rimasta inedita. La ristampa delle sue Mémoires (Odile Jacob, 2006, pp. 384, € 24,90; La Découverte, 1990) è l’occasione per riprendere la questione dell’ipnosi. Léon Chertok, psichiatra, formatosi come psicanalista con Jacques Lacan, ritiene che l’ipnosi sia anche un modello filosofico-scientifico, di relazione. L’obiezione che rivolge alla psicanalisi è di non accorgersi di come il transfert sia inestricabile dall’ipnosi. E il viaggio nell’ipnosi comincia con il caso Madeleine nel 1949 (Léon Chertok fa l’analisi con Jacques Lacan dal 1948 al 1954), che guarisce da una grave amnesia con una sola séance d’ipnosi. Ma quello che l’ipnosi ritrova è solo un magico ricordo di copertura. Fantasma primario l’aveva chiamato Freud abbandonando la teoria della scena della seduzione.

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Antonella Iurilli Duhamel, "Uni"


Lacan non ha risposto alle questioni pragmatiche poste da Chertok a proposito dell’ipnosi, oppure Chertok non ha capito le non risposte di Lacan. Noi abbiamo chiesto a Léon Chertok che cosa intendesse per “identificazione” e non ha risposto, come se si trattasse di un termine astruso al quale non corrisponde niente di preciso.

Per Léon Chertok l’ipnosi non è un divertimento da music-hall. Certamente abbiamo visto in un documentario di Léon Chertok una donna sottoposta un intervento chirurgico dentario e che non potendo assumere farmaci si è lasciata ipnotizzare: un principio di emorragia si è bloccato all’ingiunzione di Chertok di non sanguinare. È altrettanto certo che nessun caso di balbuzie si è risolto definitivamente con l’ipnosi. Ma non è per l’appunto questa la questione.

Nemmeno che l’ipnosi sia sbandierata dalle frange occultistiche dello scientismo è interessante per la nostra lettura. Non lo è neanche che il business dell’ipnosi sia una testa d’ariete, in realtà di cartapesta, che distolga l’attenzione dall’avanzata scientifica della psicofarmacologia.

L’umanità in stato di sonnolenza compie alcune cose che farebbe già nella veglia se fossero alla sua portata. In risposta a una nostra domanda, Chertok ha precisato che nessuno in ipnosi copie atti che siano contrari alla sua etica. Quindi nessun cittadino telecomandato ipnoticamente.

Allora, da dove viene la nozione di folla nel testo di Freud? Freud nelle Lezioni di psicanalisi definisce l’ipnosi come una folla a due. Quindi conosce la folla, anche dal testo di Psicologia delle folle (1895) di Gustave Le Bon, ma non l’ipnosi. La folla è cognita e l’ipnosi incognita. Per questa via l’ipnosi è già data nelle premesse logiche della folla, quindi “è” folla a due. Ma per noi la folla non è nota, non è la massa amorfa che il capo, il duce, il führer, il leader sa dirigere, ossia influenzare, persuadere, suggestionare. Abbiamo altre ipotesi sulla folla e sul due. E se la folla non cominciasse che da tre? Per altro, che cosa sarebbe una folla a due? Nient’altro che la coppia maestro allievo, padrone schiavo? Quali sono le figure dell’itinerario circolare? Perché non viene mai analizzata la seconda parte del cerchio, il rovesciamento della scala, la minoranza che diviene maggioranza, lo schiavo che uccide il padrone?

Perché la seconda parte viene data come variante impazzita che poteva non impazzire? Perché anche la seconda parte non viene considerata come conseguenza logica delle premesse che hanno mosso la prima parte?
Il due non è due cose che sommate come uno più uno darebbero due. Il due è l’apertura, la dualità pulsionale. Il due disegna spirali non cerchi, non due parti del cerchio. Il due non è due o più archi di cerchio.

Pare che Hitler e Mussolini siano stati lettori assidui dell’opera di Gustave Le Bon, oltre che dell’opera di Machiavelli e dell’opera di Clausevitz. Che cosa cercavano? Che cosa cerca ognuno nei libri dedicati alla leadership?
Ecco l’esempio chiaro di Hitler: il suicidio sta già nella premessa logica del nazismo, o più semplicemente nella sua arte di ragionare. Invece viene letto come un incidente di percorso che poteva non esserci.

La folla è un’ipnosi a tre e più. Altra cosa è il pubblico e l’opinione pubblica, che non è l’opinione comune, quella degli affollamenti. Freud si interessa alla massa o alla brigata invincibile? Dalla Psicologia delle folle di Le Bon, Freud che cosa trae? Che la folla non ipnotizzata non risponde alla sommatoria di più “uni”. Due in relazione non procedono da uno più uno. E non sono una folla ipnotizzata. La folla come mucchio, come gregge, è l’altro nome per dire la conduzione e la direzione degli umani. La delega.

La folla cieca, sorda, massa inerte in dinamica incontrollabile è il contrappunto al fantasma di padronanza del tiranno, del despota, del vampiro. Occorre inoltre distinguere tra chi si pone come tiranno e chi come candidato alla tirannide.

Due come folla sono due robotizzati e automaticizzati. Due marionette che ripetono un copione innato o acquisito. La questione è come due parlando costituiscano un dispositivo di vita e non un dispositivo di sopravvivenza conformista o anticonformista, ossia una folla. La folla è il pubblico conformista, divisa in due parti che fanno cerchio: la maggioranza silenziosa e la minoranza vociferante. E in tal senso, l’anticonformismo è la forma più elevata di conformismo.

Freud abbandona l’ipnosi perché s’imbatte nella resistenza, nel transfert e nell’identificazione. E poi nel contro-transfert o transfert dell’analista.

Léon Chertok ha proseguito per tutta la vita a porre la questione dell’ipnosi come non risolta. O forse il non risolto riguarda la pratica dell’ipnosi. Nel senso che l’inefficacia pragmatica e circolare dell’ipnosi non è frenata dalla sua inconsistenza teorica. Del resto, che ogni uomo incontri in una prostituta il surrogato facile della madre difficile, con il corollario di un’infelicità radicale, che si spinge talvolta sino all’omiciio o al suicidio, non arresta per questo l’infame business.

In breve, per il partito dell’ipnosi il transfert è indistinguibile dalla stessa ipnosi: nel cuore di ogni relazione ci sarebbe un nucleo ipnotico. Al punto che il transfert sarebbe il corretto uso dell’ipnosi e l’ipnosi sarebbe il pessimo uso del transfert.
Per il partito del transfert, l’ipnosi è la sua negazione. Ma la non chiarezza sulla natura del transfert lascia ipnotizzati molti adepti di tale partito.

Leggendo l’etimo, l’ipnosi propone la questione degli svegli addormentati e il sonnambulismo quella degli addormentati svegli. Qual è lo statuto del sonno? Come dormire? Come vegliare? Qual è il sentiero del sonno e qual è il sentiero della veglia?
Gli svegli addormentati e gli addormentati svegli circolano.

La questione è quella del cerchio magico e ipnotico. E non a caso riguarda il sintomo, che diviene metodo per Freud, Lacan e Verdiglione. Per gli altri invece il sintomo è una fregatura da eliminare.

Freud chiama cerchio magico quel cerchio che ognuno si costruisce con le proprie mani. E in tal senso il sintomo sarebbe la circolazione forzata. Per questa via Lacan rilancia il termine di Clérambault di automatismo di ripetizione. Il poeta Flavio Ermini parla del terribile potere della ripetizione.

È per dissipare la rappresentazione del sintomo che Lacan inventa nuovamente la psicanalsi. Questione che diviene un aspetto dell’esperienza nella cifrematica inventata da Verdiglione.

Se il sintomo la fa da padrone, e si ripete come nemmeno riesce a fare l’agognata giustizia distributiva terrena o paradisiaca, al punto che Lacan propone come via d’uscita di saperci fare con il sintomo, quindi mantenendolo come orizzonte indissipabile, in che posizione si trova chi è comandato o telecomandato o semplicemente in balia del sintomo? Il conduttore di un altro o di altri è in posizione di sintomo?
Come distinguere tra il sintomo e la sua rappresentazione?

Chi si pone come rappresentante del sintomo, anche in qualità di suo promesso guaritore o semplice gestore, non fa altro che circolare come ognuno che circoli in modo per l’appunto sintomatico?
Rappresentante sarebbe un altro in posizione di delegato superiore di ognuno. Ma, come indica l’Esodo, la rappresentazione è impossibile. Il sintomo senza più rappresentazione è indotto dall’oggetto della pulsione, e non dal sub-jectum né dal sur-jectum della passione, anche quelle del dormiveglia e del vegliadormi.

La credenza nell’ipnosi, ma anche nella magia, prende il transfert come delega. E i credenti, suffragati dai miscredenti, si gettano a fare i delegati e i deleganti.
Il transfert non è tra umani: se ne è accorta la psicanalisi in quanto esperienza originaria. Si tratta del moto non apparente delel cose, del loro fluire. Se i più non se ne accorgono è solo perché passano la loro vita immobili o conformisticamente mobili.

Eppure procedendo dal sonno non c’è più sonnolenza e ogni rappresentazione del sonno, come anche il sonnambulismo e l’ipnosi, può dissiparsi, vanificarsi, tale è l’avvenire di ogni illusione.

Come leggere. Come elaborare e articolare le pseudo narrazioni che si pongono al posto della parola originaria. Come restituire alla vita le figure retoriche che il luogo comune e le varie logie psy (psichiatria, psicologia, psicanalisi, psicoterapia...) prendono come malattie. Come ciascuno s’accorge nel suo caso che non ci sono più la paranoia, la nevrosi ossessiva, l’isteria, la schizofrenia.
L’edipismo è fatto di sostanzialismo e di mentalismo, che continua a fiorire sulle sabbie immobili dei lettini e dei tecnigrafi.

L’elaborazione dell’edipismo è quello della magia e dell’ipnosi (nel movimento automatico degli oggetti e dei soggetti), per restituire Edipo alla difficoltà, alla complessità e alla semplicità.

Ciascuna volta che il mito di Edipo dissipa l’edipismo, la magia e l’ipnosi svaniscono. Ma occorre confrontarsi con la difficoltà e affrontare la complessità, sino a giungere alla semplicità.

Occorre occuparsi dell’orto, del non-orto e di altro dall’orto e dal non-orto. Altrimenti ognuno nel suo orticello rovina.



Una prima versione è stata pubblicata su "Helios Magazine".

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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19.05.2017