Transfinito edizioni

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La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

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L’enigma della fiaba

Il fischio dell’aragosta

Fabrizio Lo Bianco
(28.03.2006)

Sfiiiiiii...
Un giorno passando vicino a una pentola dove era stata appena immersa una bella aragosta, quando già cominciavo a pregustarla, un sibilo acuto mi colpì.
Mi girai di scatto per vedere da dove provenisse quel lamento, ma non vidi nessuno.
Alcuni giorni dopo ripensai a quanto era accaduto, cominciai a pensare di aver avuto una allucinazione sonora: decisi, allora, di capire ciò che avevo, forse, sentito.
Chiesi al mio cuoco se anche lui avesse sentito, come me, uno strano rumore : prima negò, dopo, però, mi raccontò una strana leggenda risalente alla notte dei tempi, dove si narra di un principe maya appassionato di cucina.
Ebbene Harak Ost, questo era il nome del principe, un giorno avendo invitato delle importanti personalità, volle sfoggiare tutte le sue qualità culinarie: “preparerò per tutti una stupenda aragosta”, disse ai suoi servitori.
Così ordinò che gli fossero portate duecentotrentacinque aragoste vive, dentro grandi vasche d’acqua di mare.
Quando fu il momento, il principe ai fuochi preparò enormi pentoloni, dove una dopo l’altra gettò le aragoste.
Passarono pochi minuti e il fischio che le duecentotrentacinque aragoste emisero coprì anche la musica e i canti, che nella sala venivano diffusi per rallegrare i commensali.
Quando le aragoste smisero il lancinante fischio, durato solo pochi secondi, nella sala calò un eloquente silenzio.
A quel punto il principe cercò di spiegare ciò che era accaduto, ma nessuno lo udì a causa delle orecchie assordate.
Da allora si è solito dire che, quando qualcuno parla e non viene ascoltato, gli uditori hanno le orecchie chiuse dal fischio dell’aragosta.



d.r.



Fabrizio Lo Bianco. Verona.


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30.07.2017