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"La Vergine francese". Pino Rotta

Giancarlo Calciolari

Ciascuna conclusione non ha nulla da spartire con la presunta fine delle cose, e introduce a un’altra apertura. Nel decennale della rivista “Helios”, fondata da Pino Rotta e dall’editore Franco Arcidiaco con un gruppo di audaci intellettuali, il suo direttore impiega un altro strumento di scrittura, passando dal saggio al racconto. Dalla sociologia alla letteratura.

(21.03.2006)

Pino Rotta ha da poco pubblicato "La Vergine francese" (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2006, pp. 175, € 10)), una raccolta di racconti in due parti, la prima s’inaugura con “La Vergine francese”, il racconto che dà il titolo al libro e la seconda con “Dialoghi immaginari quasi seri. Un caffè con Peter Pan”, una serie di interviste “impossibili” a personaggi della storia e della letteratura. Racconti. E la filosofia stessa che s’incontra con la letteratura (la collana in cui il libro è pubblicato ha per titolo “I quaderni di Harry Haller. Quando letteratura e filosofia s’incontrano”, diretta da Francesco Idotta) si integra nella narrazione, anche a suggerire che la filosofia, come scrive il filosofo Jean-Pierre Faye, nella sua natura è narrazione. Ovvero i dialoghi immaginari di Pino Rotta sono autentici racconti e non saggi filosofici in forma di letteratura. I saggi Pino Rotta li scrive e quindi con la letteratura la posta in gioco è un’altra. Certamente non la verità teologica, ma nemmeno la verità logica e deduttiva delle scienze umane, modellate sullo schema matematico, bensì la verità della materia di vita, quella che si dà nel tono di un incontro, la verità come effetto indeducibile da nessuna causa.
Questa verità giunge lungo il filo del racconto, a partire da una materia linguistica non codificata.

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Georges Duhamel, "La rêveuse", 2001, acrilico su tela, cm 50x60

La vergine francese per ciascun lettore è tutto ciò che si può pensare a questo proposito, e proprio perché è anche tutto ciò che non è, ma in quanto richiamato dalle stesse parole, che s’impone l’altro da quello che è la vergine francese e da quello che non è la vergine francese. Allora la vergine francese esercita un’influenza intellettuale. Ovvero nessuno può restare indifferente leggendo il racconto di Pino Rotta.

Prossimo allo smarrimento di Benjamin nei passages di Parigi e allo smarrimento che conduce nel luogo dell’appuntamento come nel Processo di Kafka, il protagonista del racconto “La Vergine francese”, malgrado i suoi studi in lingue e letteratura moderna e una specializzazione in semiotica, non arriva a rendere significabile un’immagine. Per questa immagine ritorna a Parigi. Era forse un riflesso, un gioco di luci, una forma quasi impercettibile...
Qualcosa sfugge alle significazioni codificate, la Vergine, Maria, Anna, Maddalena... Altre rappresentazioni della Vergine in altre basiliche di Francia spalancano la via all’irruzione del politeismo, con la costellazione della Vergine, sino al suo sdoppiamento nella Vergine in alto nel cielo e nella Vergine in basso sulla terra. Nel compimento di una genealogia femminile, lo zero non è Dio-Padre, bensì la Dea-Madre. Ma non è Eva. È Lilith, la mère obscure.
“Una donna serpente stava in mezzo ad Adamo e ad Eva con lo sguardo sereno e rassicurante rivolto verso Eva”. Forse Lilith non è da situare rispetto all’albero del bene e del male, ma all’albero della vita, dei cui frutti ciascuno può nutrirsi senza più peccare, senza più attenersi alla sacra rappresentazione, che anche nella Cappella Sistina affrescata da Michelangelo (citato nel racconto) si rivolge solo all’albero della tentazione inintellettuale.

Qual è la materia intellettuale dei racconti di Pino Rotta? È la materia del sogno. Non la materia sociale dei suoi studi scientifici, ma proprio quella materia di cui non c’è traduzione nel discorso scientifico. Nella sua prefazione alla Vergine francese, Gianni Ferrara indica questo dicendo che i racconti confinano con la poesia. Tali sono “Autunno” e “Attimo portoghese”, nei quali la voce narrante pare senza storia. Ma anche le vicende del “Marinaio” sono pervase dal tono poetico che accompagna l’esperienza di vita autentica. Questa è la poesia quando non la si definisce più come un genere letterario: scrittura dell’esperienza e non più discorso tra i discorsi.

La vita presunta ordinaria è restituita alla sua originarietà. Anche Il pensionato “quasi incazzato” oppure "La gita domenicale" sono vite di uomini non illustri, nella tradizione del maestro Giuseppe Pontiggia. La non accettazione intellettuale della “sopravvivenza” di alcuni personaggi non volge mai nel rifiuto della loro vita. Da tale apertura, rara, se non rarissima, procede la narrazione di Pino Rotta. La narrazione letteraria come la narrazione saggistica.

I dialoghi immaginari disarmano dalle armi improprie della stupidità, che pone sul piedestallo qualcuno per farne la caricatura, nel bene come nel male. Sono piuttosto “impersonaggi” Voltaire, Freud, Majakovskj, come anche Peter Pan e Don Chisciotte, nel senso che sono ricondotti all’etimo di persona, che indica piuttosto la maschera, l’immagine semovente (come quella della Vergine francese) e non la fissità odierna del cosiddetto personaggio. Voltaire si gira a guardare le ragazze per strada, e per Don Chisciotte solo chi sogna si muove!

Le cose cominciano dal paradosso e non dall’ortodossia dei vari regimi, che ha il suo colmo nell’eterodossia. La doxa non resiste all’ilarità che i dialoghi immaginari non cercano di nascondere. Non resta che lasciare risuonare le parole, anche quelle di Don Chisciotte, eteronimo di Pino Rotta, come anche di chi scrive questa nota di lettura: “eppure mi pare di riuscire a viaggiare molto più lontano e più a lungo di voi”. Basta provare, senza più credere. La materia del sogno si staglia dall’atto di parola, che non è per nulla ideale o metafisico. Cos’altro è la materia del sogno di Pino Rotta se non la materia della libertà, del diritto, della giustizia, della solitudine, della rivoluzione, della speranza? La materia stessa della verità.

Pino Rotta con La Vergine francese è giunto alla cifra poetica della sua scrittura civile, che con altro modo e tono si esprime nei suoi scritti sulla società.



Pino Rotta. Reggio Calabria. Direttore della rivista di scienze sociali "Helios Magazine".

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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30.07.2017