Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

"Le onde della nostra vita". Alessandra Tamburini

Alice Granger Guitard

Le onde della nostra vita di Alessandra Tamburini (Spirali, 2005). Questo romanzo mi è giunto dall’Italia, e ho ritrovato con piacere la lingua italiana.
Francesca, uno dei personaggi di questo romanzo, introduce e mantiene l’apertura in cui fluttuano le cose mutevoli e sempre nuove della vita.

(14.03.2006)

Le cose sono così numerose! Cose da cui allontanarsi affinché altre possano arrivare. Nella memoria, le cose si perdono, ma non si cancellano. La fine è introvabile, perché la materia della parola, che non si consuma, ritorna all’infinito, per un rilancio che può sembrare una ripetizione; e ogni creazione è un tentativo riuscito.

Fin dall’inizio di questo romanzo, la teoria fa irruzione in ogni pagina. Francesca appare come una donna differente. Stefano ne è il testimone, un uomo solo, che l’accompagna in una discoteca, che impregna ogni persona di un cuore prenatale pulsante di musica.

La voce di Francesca si modula come la musica, e Stefano afferra dopo un attimo che tale voce riflette una questione di sessualità. Idillio che si inaugura proprio per questa voce. Francesca ascolta in modo distratto, che rievoca la famosa attenzione fluttuante di Freud. Allora, affila la curiosità di Stefano, che la lascia dire.

JPEG - 245.3 Kb
Santina Pellizzari, "Confusione mentale", 2005, acrilico su tela

Nella discoteca dove un cuore prenatale pulsa nel ritmo stesso della musica, dove i colori e la furia dei suoni cercano di invadere e di impregnare in modo violento, dove si è sempre immersi nello spettacolo, la voce e la qualità dell’ascolto di Francesca troncano tutto questo, con lei si tratta d’altro e non di una metafora di gravidanza ambientale.

Alessandra Tamburini ci ricorda, allora, che l’etimologia indoeuropea lega sesso a sezione, a scienza, a sacro, a saga, e la sessualità alla parola. In questa discoteca dove Stefano fa fatica a sentire Francesca, perché si ritira nel martellamento avido dei suoni invadenti e impregnanti, ella apre un altro tempo, proprio con una voce differente e un ascolto distratto che, rendendolo curioso, lo trae altrove, distogliendolo dal luogo ipnotico.

Seguono alcune pagine teoriche sul principio di induzione, la certezza del colore nero dei corvi e la sua possibile generalizzazione. La logica suggerisce allora un’altra ipotesi: altri uccelli potrebbero anche avere un colore nero e alcuni corvi avere delle piume più chiare. Il pittore non dipinge forse il corvo su un ramo col sole che dà un colore iridato alle sue piume? Il corvo nero dipinto dall’artista ha colori iridati, per lui tutti i corvi non sono neri. E Francesca non vede Stefano come un corvo nero.... Raggi di sole irradiano le sue piume....

Alcune pagine sul sapere ci dicono, per bocca di Francesca, senza dubbio sull’onda del corvo che non è nero, che chi dice di sapere sa che, prima o dopo, morirà, ma che c’è un sapere, al contrario, che non risiede nel sapere universale del male inevitabile. La morte non costituisce un sapere. Allora Stefano, matematico di formazione, dice che se si sapesse tutto, la ricerca cesserebbe. Francesca aggiunge: i greci chiamavano la soluzione di un dramma “catastrofe”. Il sapere si dà in un effetto di catastrofe.

Nella discoteca, una ragazza comincia a danzare, senza vergogna, come Venere mentre uscendo dal mare greco va tra gli uomini, e la sala si infiamma per lei. Francesca ricorda che in Grecia, la danza si spostava sulla scena intorno a un punto vuoto, che non riesce a occupare. La ragazza che balla non vede il pubblico che la guarda, intorno a lei c’è l’infinito. Francesca precisa che non si tratta solamente di non possedere, ma anche di non essere posseduta. La pedofilia, scrive Alessandra Tamburini, sorge da un fantasma di possesso, e, mortifera, porta con sé il pianto. Al contrario, la sessualità non è una cattura, e si apre come la danza, e porta al riso.

Francesca, in questa discoteca, è anche la stessa ragazza che danza, c’è un ritmo nella sua parola che si modula come una musica. Questa donna ha compreso che la sessualità non è l’erotismo, senza mai diventare l’animale fantastico di un uomo. Come un suono si divide sempre da un altro suono, come un’immagine si stacca sempre da un’altra immagine, e come il piede si allontana dal piede affinché ci sia un passo, Francesca si scosta, è differente, danza parlando, e l’istante che lei apre è così prezioso che occorrerebbe incorniciarlo. Istante per ascoltare, comprendere, decidere; poco importa ciò che si decide, ma come si decide.

Stefano ascolta, e già sente una minaccia, e la sensazione di un impossibile. In questa discoteca, cade nell’errore di immischiarsi negli affari altrui, ha raccolto qualche cosa che era caduta, ha voglia di dire che non ha rubato, si chiede come difendersi per un atto che non ha commesso. Matematico, sa tuttavia che tra la colpevolezza e l’innocenza i confini non sono trattabili che in termini di frattali, mentre, in questa discoteca, gli agenti di sicurezza hanno bisogno di concludere la loro giornata con una preda, l’arresto di un mostro.

Francesca si frappone allora tra gli agenti e lui, esclama che tutti hanno visto un tipo magro abbandonare per terra la cosa. La tempesta è passata, Francesca fa scivolare il suo braccio sotto quello di Stefano, e se ne vanno.

Carola, l’amica d’infanzia che Francesca ritrova in un ospedale, appare come una specie di doppio. Carola è giunta all’ospedale per sconfiggere un cancro, Francesca rievoca la sua ipertensione arteriosa e dice che ama vivere nella tensione che è una tensione pulsionale, sempre tesa verso qualcosa.

La malattia è esplosa nella vita peraltro molto positiva di Carola. Carola e suo marito Lorenzo avevano tutto per essere felici, ciascuno voleva il bene dell’altro, la loro vita era diventata immobile nel migliore dei mondi, e, all’improvviso, la malattia!

Carola decide di partire, senza dire niente, per andare a curarsi, e ritornare a casa solo una volta guarita, senza mai accettare che altri parlino ai medici. Fin dall’inizio, nega di cedere di fronte alla malattia. Si direbbe che tutta la sua vita fino a allora precipiti nella malattia, e che si tratti per lei di separarsene, di staccarsene, di lasciare il tumore, di abbandonarlo. Della sua vita molto positiva, se n’è fatta una malattia, da abbandonare, per poi ritornare differente. Vita trionfale, frenetica, in cui ogni membro della coppia è la garanzia per l’altro che tutto va bene, ma la malattia che esplode cancellando dalla loro vita i colori del tempo dice una verità molto differente.

Tuttavia, contro ogni speranza, Carola parte sola per curarsi, e si accorge che ci sono anche dei colori in ciò che resta; sulle tracce di Pascal non comprende le ragioni della medicina e la diagnosi che tanti malati vivono come un’orazione funebre, ma segue solamente le ragioni della salute. Si applica per guarire. Combatte.

In una lettera a Lorenzo, che non gli manda, scrive di lasciargli tutto, e che faccia le cose che meglio gli si confanno. Come se gli desse ciò che non ha, in quel tutto che gli lascia. Francesca offre i seguenti consigli agli amanti: dà ciò che non hai, e chiedi ciò che non c’è! Apertura su un altro tempo, non senza il dolore, sottolineato da Francesca mentre rievoca Giobbe, che bisogna attraversare per uscirsene fuori.

La storia di Giobbe, dice Francesca, è una storia di guarigione. Francesca chiede a Carola quale sia la sua preghiera. Risponde: la ricerca di un punto che non abbia nessuna relazione con un punto raggiungibile. Come in Giobbe, prevale in Carola la fierezza, e è per questo che guarisce. La sua guarigione è la grazia; è il tempo che è guaritore. Certo sta guarendo, ma non ha nessuna gratitudine verso chicchessia, perché la guarigione riguarda solo lei.

Francesca, spinta da Carola, racconta. È stata sposata per alcuni anni. Ma non ha trovato la ricetta della vita in comune. La noia era che ciascuno voleva il bene dell’altro, in una sorta di muta rapacità. Ma il bene, nessuno ha imparato mai a scambiarlo!

Quando Antonio le diceva “sei mia”, era al tempo stesso un attestato di affetto e una minaccia di schiavitù, e Francesca ha avvertito la povertà di questa mania del possesso. Antonio partì a cercare qualche cosa di più appropriable... Francesca aspettò, aspettò, sin che le giunse la notizia della sua morte. Conclude dicendo che forse è lei che l’ha spinto a andarsene lontano. Carola commenta: per te ogni cosa è estrema!

Poi, poiché per lei è importante cominciare, Francesca comincia a narrare parecchie storie, che si disfano molto rapidamente. Dice: ogni volta che racconto, mi trovo in una strana situazione, come se le cose dovessero ancora svilupparsi, come se si ignorasse il loro corso. Si direbbe, ogni volta, che Francesca resiste al fatto che la storia sia già segnata. Non si lascia prendere. Proprio mentre ha suscitato qualcosa.

Carola nota che fa l’inverso di come operano gli organizzatori di manifestazioni che sanno in anticipo quante persone ci saranno. Con lei, non si tratta della cosa che ci si aspetta. E sempre la provvidenza. Quando un vecchio notaio la corteggia, Francesca lo lascia sognare ogni notte, tace ma non consente.

Come lo fa notare Carola, che è molto curiosa dei racconti della sua amica, le storie che loro raccontano sono molto strane perché ciascuna di esse si interrompe, e così sono veramente storie. Lungo il filo di queste storie, ecco una donna che non si lascia fermare. Sempre dei tentativi, riusciti, perché permettono a cielo aperto che una donna si presenti diversamente. La curiosità di Carola permette a Francesca di raccontare le sue storie, e dunque di disegnare un’immagine altra di lei, di avvicinarsi danzando.

Questo romanzo non è forse il racconto dell’entrata in scena di questa donna differente? L’aspetto teorico, che è così importante in questa scrittura, non instaura una distanza, dando l’impressione che questa donna, Francesca, nasca dalle parole, dai pensieri, dal linguaggio, come Afrodite nasce dalle onde del mare? Facendo parlare Carola, Stefano, Sant’Agostino, alcuni matematici, non è non sempre Francesca che parla? Alcune parole introducono sempre una certa distanza tra lei e i suoi interlocutori.

In situazioni che finiscono sempre in un triangolo, sembra tuttavia che Francesca non abbia mai amato, e che guardi troppo indietro. E gli uomini, li lascia andare. Ma Stefano, non ha voglia di lasciarlo uscire dalla sua vita.

La coppia formata da Carola e Lorenzo apre su un’altra prospettiva, perché è la donna che se n’è andata, per guarire, e è l’uomo che aspetta che ritorni. La partenza di Carola, e la sua stessa malattia, ha aperto un varco.
In questo intervallo, egli è solo, una lettera di Carola arriva, ne differisce la lettura anche se la tentazione è grande. In questo intervallo aperto, forse si accorge che alcune porte si aprono, che alcune cose si muovono, come certuni paesaggi, avvenimenti, offerti dall’assenza di Carola. Differisce la lettura della lettera che gli annuncia il ritorno per afferrare proprio questo. S’interroga sull’esistenza di Dio. Il racconto biblico della creazione lascia intendere che ogni cosa nasce dalla parola, e non è preesistente alla parola.

Infine, Lorenzo legge la lettera. Carola racconta la lentezza della scena di togliersi i vestiti. La pelle resta impalpabile. Lorenzo pensa al Cantico dei Cantici. L’attesa è inquietante. L’incontro non può tenersi che all’acme dell’attesa. Si potrebbe dire che Carola ne ha fatto una malattia, della loro vita sin troppo ben pianificata, per introdurne l’attesa. Allora Lorenzo può esclamare: non è vero che mai nessuno ritorna.

La riflessione di Lorenzo ricade allora sui numeri e sull’infinito. Per via della sua formazione di matematico. Che cosa è l’infinito? In gioventù, ha provato a contare l’innumerevole. Come dissuadere la gioventù dal fare una cosa tanto vana? Impossibilità di trovare l’ultimo numero. Questa impossibilità ci fa trovare l’infinito. Che è un’altra cosa dall’infinito potenziale. Giocare coi numeri è un piacere per Lorenzo. I numeri con cui gioca non sono scritti. Uno scrittore gioca con le parole, con le sillabe, come egli gioca coi numeri.

Finché le donne sono state per Lorenzo il suo infinito potenziale, ogni donna gli ha dato il desiderio di passare a un altra. Ciò che era finito si confondeva con l’infinito potenziale. Inseguiva chissà quale ricchezza, quale disponibilità, quale durata. Oggi, mentre Carola ne ha fatto la malattia dalla quale guarire, Lorenzo ha smesso di contare le donne? Vive la folgorazione dell’istante.
Come un cineasta, sviluppa le immagini incancellabili che rendono eterno l’attuale. Infine, l’infinito appartiene a questo mondo. Dove l’attualità sovrasta la potenzialità. Vivere, dice a se stesso, si vive come l’infinito attuale. Non c’è l’ultimo numero, l’ultimo giorno.

Che la vita cambi, scrive Alessandra Tamburini, è una delle sensazioni più forti che si possa provare. Stefano nota che da quando parla con Francesca, c’è una trasformazione, intorno tutto cambia, di pensiero in pensiero, e nessun pensiero resta quello di prima. Le cose si trasformano. Uno smeraldo che oggi sembra verde diventerà blu domani. Niente resta identico a sé.

Parlando con Francesca, alcune cose che non esistevano prima sorgono davanti a Stefano. Lei gli telefona, in modo provvidenziale. Evidentemente, cerca qualche cosa, ma non la cerca per davvero, allora può dargli ciò che non ha. Francesca gli dice che da quando l’ha incontrato, è come se avesse in mano una carta di credito illimitata. Nell’uomo, cerca un ospite. Stefano sente inaspettatamente che anche lui può offrirle ospitalità nella sua vita.

Bisogna demolire la costruzione abusiva eretta sulla persona, scrive Alessandra Tamburini. Nessuno: “per sonum” nel teatro romano, la maschera come portavoce è una costruzione millenaria. I greci chiamavano la maschera “prosôpopon”. E oggi, scrive, la persona va sempre a braccetto con la prosopopea.

Lorenzo non vuole più catturare Carola come una lucciola che si spenga nelle sue mani. Mentre aspetta che ritorni a casa, rilegge Sant’Agostino. Nel suo modo di tradurlo c’è una nuova lettura. Le cose che stanno a poco a poco per dirsi non possono fissarsi come le cose dette. Quando le cose si dicono, si spostano, si piegano, arrivano al malinteso. Sant’Agostino scrive che ciò che si cerca, non si lo trova mai, e che Dio è presente nel fatto di farsi cercare, molto più che nel fatto d’essere trovato.

L’interessante e intelligente romanzo di Alessandra Tamburini si conclude con le pagine sull’infanzia e sulla lingua, e sull’apparizione di un antenato straordinario, Nicola Gaetani Tamburini che appare un fortissimo paradigma per l’autrice che se ne va lungo il solco verso la libertà di parola e di spirito. Uomo libero, direttore di giornali, giornalista, scrittore, ha militato tutta la vita per la libertà di espressione, l’audacia della parola, e per la libertà del suo paese.

Alessandra Tamburini ha da sempre, lo si sente leggendola, seguito questa direzione aperta, con una certa fedeltà. Scrive che parlare è difficile, e che il lavoro della parola che è cominciato con l’infanzia prosegue per tutta la vita. Un quesito di una ragazzina a proposito della parola “tavola” le fa scrivere sulla linguistica, su Ferdinand de Saussure, e lei dice che una parola accoglie ciascuna volta qualcosa d’altro, esattamente come la sedia dell’angelo, quando una famiglia tiene vicino al tavolo una sedia vuota nel caso in cui arrivasse un ospite durante il pasto. L’intervallo che c’è nella parola cerca di essere riempito.

È molto bella questa immagine della sedia vuota che Alessandra Tamburini lascia nella sua parola affinché l’ospite che giunga possa inaspettatamente sedercisi. Concludiamo con tale immagine. E auguriamo a Francesca d’essere l’ospite inatteso nella vita di Stefano.



Alessandra Tamburini vive a Milano, dove è nata. La sua esperienza intellettuale integra l’insegnamento e la formazione, la traduzione, la ricerca letteraria e linguistica, la psicanalisi, l’editoria culturale.

L’articolo è pubblicato per gentile concessione del web-zine "Exigence-Littérature", Parigi, codiretto da Alice Granger Guitard.

Traduzione dal francese di Giancarlo Calciolari.


Gli altri articoli della rubrica Letteratura :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | ... | 20 |

19.05.2017