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L’apertura di Piperno

Giancarlo Calciolari

Se la letteratura è un campo di grano e i più bei libri sono i papaveri, come non accorgersi del romanzo scarlatto di Alessandro Piperno?

(16.01.2006)

L’ironia di Alessandro Piperno, nel romanzo "Con le peggiori intenzioni" (Mondadori, 2005, pp. 305, € 17) non è dissacrante. È sacra! Appartiene al sacro della parola, alla sua originarietà, alla sua integralità. Non è un’ironia con l’ascia, che taglia e sceglie ciò che vuole scartando ciò che non vuole. Un’ironia, la sua, che è l’apertura estrema delle cose, che nemmeno due dinastie dell’alta borghesia romana, ebraica e cristiana, giungono a chiudere. Nemmeno con le peggiori intenzioni l’affare è chiuso.

Quello che sembra una serie di disvelamenti che sbocca nella scena finale, che apparentemente giustifica l’adolescenza del protagonista, Daniel Sonnino, è la cifratura dell’esperienza. Non la decifrazione del ricordo. Ciascun elemento linguistico del romanzo di Alessandro Piperno giunge alla sua qualità. Questa è la verità come effetto dell’esperienza di scrittore, convenzionalmente ritenuta di classe inferiore oggi, rispetto a quella di fare i soldi.

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Ettore Peroni, "Organo"

Osare. La scrittura come trasposizione. L’interesse per i Piperno rispetto ai Sonnino è quello dell’originale rispetto all’originario: è una falsa pista. Come gli elogi e le stroncature fantozzianamente “micidiali”, sono impennate sulle stesse genealogie sociali che la scrittura di Piperno mantiene come questione aperta e non chiusa.
La genealogia è l’impossibile chiusura. Il cerchio della vita non c’è. Non c’è più e nemmeno c’è mai stato, se non come tentativo fallito. Le rivoluzioni personali e sociali sono l’impossibilità in atto.

I geni hanno narrato queste impossibilità. Prima, con Shakespeare, giocando sul paradosso che l’uguaglianza di lignaggio è l’altro nome del fratricidio e non della fraternità: Romeo e Giulietta. Poi, altri geni non minori, da Réjean Ducharme a Alberto Lecco, con appigli familiari o meno, hanno narrato l’impossibile chiusura mettendo in scena parenti di religione differente: nel romanzo L’avalée des avalés (letteralmente: L’ingoiata degli ingoiati) di Ducharme, ambientato a Montreal, il paradosso si scrive, senza dissolversi, anzi radicalizzandosi, con il figlio che prende la religione della madre e la figlia quella del padre; nei romanzi Anteguerra e Guerra di Lecco, ambientati a Milano, la non chiusura del cerchio tra la madre ebrea e il babbo cattolico è il pretesto per interrogarsi sulla vita in modo non convenzionale.

L’ideologia della dinastia determina la vita dei suoi soggetti solo se ognuno si prende come tale, come sub-jectum, ossia scaraventato sotto gli eventi.

Alessandro Piperno nel romanzo Con le peggiori intenzioni, ambientato a Roma, narra la storia di Daniel Sonnino, ebreo da parte di padre e cattolico da parte di madre, che scrive la sua “diseducazione” sentimentale quando il sogno dell’adolescenza è divenuto quello di una maturità improbabile. Il romanzo è scritto dicendo quello che di solito non si dice, ma si pensa e si ripensa. Quel filo incessante di pensieri che, adiacente al fare, è sorretto dalla megalomania dell’idea, più che del soggetto. Tale procedimento è anche quello dei tropismi di Nathalie Sarraute.

Quindi, nel caso di Alessandro Piperno, nessun procedimento letterario di copertura sociale (come fanno “tutti”) ma la trasposizione artistica che dona l’affresco di quello che gli uomini e le donne sono e non la sacra o profana rappresentazione di quello che dovrebbero essere.

Se la letteratura è un campo di grano e i più bei libri sono i papaveri, come non accorgersi del romanzo scarlatto di Alessandro Piperno?


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19.05.2017