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Quale numero e quale cifra

Il numero e la cifra. A proposito di Marc-Alain Ouaknin

Giancarlo Calciolari

La tesi di lettura di Marc-Alain Ouaknin non è la restituzione del testo ma la “de-significazione” dell’archivio dei numeri e delle cifre che viene dall’acquisizione della sua lettura della cabbala.

(8.01.2006)

A proposito de "I misteri dei numeri" di Marc-Alain Ouaknin (Atlante, 2005, pp. 383, € 28; "Mystères des chiffres", Assouline, 2004, p. 383, € 26).

Pitagora diceva che tutto è numero e Galileo diceva che il mondo è un libro scritto in linguaggio matematico, ma ancora oggi, emerge così dal libro di Marc-Alain Ouaknin, I misteri dei numeri, non abbiamo ancora molto ben compreso la natura del numero e anche quella della matematica e del linguaggio.

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Carlo Tosin, "Contaminazioni n.1", 2005, tecnica mista su tavola, cm 100x70

Ouaknin scritto: "Definire ciò che è un numero è difficile. Questa difficoltà è antica, è il premio di tutti i matematici, e fino a oggi nessuno può dire esattamente quale sia la natura del numero" (169). “Nessuno!”.

Il numero sembrerebbe in connessione con la nozione di gruppo, di classe, di insieme: alcune verità che riguardano una classe intera di esseri, in modo che la matematica sarebbe la lezione appresa “nel doppio senso di “quello di cui ci si istruisce “ e di “quello che si insegna” ”(14).

Ma poniamo la questione della matematica che oscilla tra lo statuto di una scienza tra le scienze e quello di una scienza di vita: ci può essere un’astrazione che fonda l’atto seguente? Sì, per costruire una casa, per costruire un razzo; ma non per intraprendere un itinerario di vita.

Forse tutto si gioca per un’astrazione per una legge valida per più di “uno”. Diversamente, non ci sarebbe numerazione. Ma non c’è numerazione degli uomini, tale è l’incubo totalitario: a crederci, l’applicazione del terzo escluso può arrivare fino ai campi di esclusione dell’umanità. Ciò che nella storia non è solamente il caso dello shoah e nella geografia non è solamente il caso della Germania.

L’applicazione del principio del terzo escluso è molto corrente su tutto il pianeta anche oggi, se si dispone dei mezzi di lettura per intenderlo.

L’aritmetica sarebbe la logica dei numeri e la matematica sarebbe la lezione da trarre e da dare dell’aritmetica che è l’altra faccia dell’innumerazione, della logica particolare a ciascuno: il numero di Pitagora.

C’è una logica, piuttosto che niente. C’è un’aritmetica, piuttosto che niente. Tali due aspetti della scienza di vita (ciò che c’è e ciò che resta da fare) non si riducono alla logica di Aristotele che è un sillogistica, una logica deduttiva.

Le cose cominciano secondo il numero e esordiscono secondo il ritmo.

Ciò che scriviamo qui non sono delle acquisizioni, ossia non abbiamo il matema della questione, ma proviene della lettura della logica matematica, particolarmente delle opere di Peirce e di Gödel.

Peirce, l’inventore della semiotica e del pragmatismo, trova nel testo stesso di Aristotele la nozione di abduzione, che va a dissolvere il sistema di postulati del paradigma greco, e anche che fa esplodere il corpus stesso del sistema di Peirce, che ha più di quaranta cinquemila categorie.

Gödel, il logico matematico che ha stabilito i teoremi di incompletezza, è ancora da leggere per avere notato la circolarità della logica, la stessa che da Aristotele fino ad Einstein, che ha forgiato l’equazione dell’universo, sostiene la linea del tempo.

Nel libro di Marc-Alain Ouaknin, rabbino e dottore in filosofia, i misteri delle cifre e dei numeri seguono un’altra pista, quella degli archivi, dei documenti della storia dei numeri. Il libro fornisce gli elementi dell’introduzione dei numeri, a partire dallo zero, dal quale viene la parola stessa di cifra.

Tra i libri storici sulla matematica, è in questo libro di Ouaknin che abbiamo trovato la storia più dettagliata sullo zero. Nremmeno il libro sullo zero di Charles Seife è così documentato.

Il libro I misteri dei numeri è un romanzo che leggiamo i cui personaggi sono dei numeri. E come nelle biografie dei grandi personaggi, le domande radicali sono sfiorate e non sono analizzate. Ma è anche un libro che non ha l’interesse di affrontare la materia intellettuale dei numeri e delle cifre. L’interesse di Marc-Alain Ouaknin è per la teologia, ma la parola è già problematica, più particolarmente per la cabbala, presa molto chiaramente come scienza di vita.

Questo aspetto ci interessa e dunque leggeremo le altre opere che Marc-Alain Ouaknin ha già pubblicato.

Il libro, infatti, apre uno spiraglio sull’altro lavoro di Ouaknin con inviti a meditare su problemi e paradossi che hanno proprio molta importanza per la direzione di vita di ciascuno.

È per questo che un filosofo impossibile come Ouaknin (perché un rabbino non può essere un filosofo, come uno psicanalista non può essere uno psichiatra) invita a “fare risuonare, nel cuore stesso dell’“amore della saggezza”, un poco della “saggezza dell’amore”” (16). “Un poco”. Quale sobrietà!

È in veste di filosofo, in particolare come fenomenologo che Ouaknin dice: “La cifra è un modo di annotare, di segnare un numero. La cifra è un fatto di linguaggio e di scrittura”(8). Allora se la cabbala è anche “un’arte di fare parlare le cifre” (154) queste notazioni non sono dei “fatti”, ancora meno dei “fatti di linguaggio”, ma degli elementi linguistici che chiedono un’altra lettura. La scrittura dell’esperienza è anche la restituzione del testo fino alla sua cifra, la sua qualità. Tale è la cifratura delle cose. Non è questione di decifrazione, inseguita anche da Lacan in tutta la sua opera.

Vivere è leggere, scrivere (non stiamo parlando di libri): non “sapere leggere, decifrare” (156). Non c’è questo sapere che sarebbe trasmesso con la matematica, come ha sognato Jacques Lacan con i suoi mathèmes. E non c’è cifrematica, la scienza della parola inventata da Armando Verdiglione, tale un corpus cifrematico esplicativo già costituito e chiuso per sapere ciò che ciascuno deve pensare di tale o talaltra cosa.

L’interesse per la cabbala, come quello per la mistica cristiana o quello per la mistica islamica risiede nell’esplorazione dei paradossi: come leggere l’ipotesi mistica, quella di una percezione del vero al di là del falso dell’apparenza del mondo. Mistica che per Freud, negli Aforismi di Londra (1938), era il tentativo di percepire il “Es” al di là del “Io”.

Il nostro interesse è dunque di leggere la cabbala senza farne più un’algebra e una geometria del linguaggio. L’ipotesi di lettura è che la cabbala non sia da raffrontarsi alla logica, ma al “fare”, al pragma stesso. La cabbala non è altro forse che un’introduzione all’arte della combinazione. Certamente, il sogno sembra quello di trovare la logica e non la pragmatica della combinazione.

Il libro si conclude ponendo la questione della legge matematica: c’è la legge, piuttosto che la sua assenza. Ma la legge non è matematica e dunque non è trasmissibile tra gli uomini.

Marc-Alain Ouaknin cita Gaston Bachelard: “I filosofi e gli psicologi non sanno tutto; i poeti hanno sull’uomo altre luci” (337). Non abbiamo mai dubitato di questo, noi che non abbiamo studiato né filosofia né psicologia.... Noi che non siamo neanche poeti, e non abbiamo luci. E tuttavia, leggiamo, piuttosto che niente.

La tesi di lettura di Marc-Alain Ouaknin non è la restituzione del testo ma la “de-significazione” dell’archivio dei numeri e delle cifre che viene dall’acquisizione della sua lettura della cabbala, e non ha niente a che vedere con la decostruzione di Jaques Derrida.

Ecco l’assiomatica di Marc-Alain Ouaknin: “Per la poetico-analisi, l’uomo si sbarazza delle idee e delle immagini già fatte, per entrare in un modalità dinamicizzata e creatrice dell’intelligenza” (338). Ma ciò che è stato sbarazzato ritorna per mettere nell’imbarazzo l’uomo e funziona come ricordo di copertura. Questa gnosi, come ogni gnosi, è circolare: la cifra - che è l’altro nome della verità - è già data da questa assiomatica, ma con parole illeggibili. Basterebbe decifrarle, ma la decifrazione manca la verità e trova solamente la premessa logica come suo sostituto.

L’archivio che Ouaknin mette a disposizione della ricerca - con il suo libro I misteri dei numeri - permette anche altre piste di lettura, e altre piste verso lo statuto del numero e verso la cifra delle cose.

La numerazione delle pagine delle citazioni risponde all’edizione francese. Le citazioni sono il frutto della traduzione dal testo francese scritto per “Exigénce-littérature”.
Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito"


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30.07.2017