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L’altra vita, al di là della legalità e dell’illegalità

Quale direzione di vita

Giancarlo Calciolari

Qual è la direzione di Carl Schmitt, di Martin Heidegger, di Victor Tausk, di Grigorij Zejtlin, di Armando Verdiglione. In altri termini, qual è la direzione intellettuale.

(29.12.2005)

Impossibile che la cifrematica, come già la psicanalisi, si attenga all’ordine giuridico. Carl Schmitt gli sostituisce l’ordine concreto e Heidegger l’ordine vero. Verdiglione gli sostituisce l’ordine della parola. Regna la parola dove per i filosofi tedeschi regna il Führer, quale espressione degli stessi sangue e suolo del popolo. Nomos basileus? Legge della parola?

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Grigorij Zejtlin, "Sima", 1960, pastello su cartone, cm 40x60

La parola è la vita intellettuale, non circolare, mentre la vita nell’ordine concreto e vero è la sopravvivenza nel viaggio circolare, in cui secondo Heidegger: i destini non sono individuali, ma sempre già guidati(1).
Allora, rispetto alla vita delle regole sociali dell’ordine giuridico, la cifrematica, la psicanalisi, la vita integrale sono illegali. La vita è illegale. E come questa vita illegale non autorizza il legalismo e sopra tutto l’illegalismo? Ovvero come la vita non intellettuale, tra crimine e prostituzione, non può trovare appoggio nella vita illegale. L’altra vita, la vita intellettuale che si attiene alla legge della parola, non autorizza nessuna illegalità.

In altri termini, come la necessità intellettuale del capitano, formulata da Mariella Borraccino(2), psicanalista, non sfocia nell’apologia del capitano e degli altri infiniti nomi del padre? Certamente il capitano non intellettuale non è capitano, ha già rinunciato al capo, è acefalo, e quindi la sua direzione - così colta nel pathos - non è altro che quella del luogo comune, quella della polizia di Hegel, funzionale alla circolazione.

Ma come non c’è quel dio che sappia distinguere i suoi capitani, come non c’era per distinguere tra i catari e i cristiani, con susseguente strage di entrambi, occorre tenere l’ordine giuridico democratico come il male minore? Una risposta è la teoria dei giochi non cooperativi di Nash, che gli è valsa il Nobel per l’economia, in quanto applicata nella geopolitica. E per avere imboccato una risposta che non c’è, che l’ha portato a prendersi per il principe dell’Antartide, è stato cliente psichiatrico per decenni(3). Per altro non c’è nemmeno la risposta della teoria dei giochi, ma è considerata convenzionalmente come sana e legale.

Chi poteva dare un’indicazione sulla direzione da seguire in due casi che hanno una frase apparentemente in comune? Grigorij Zejtlin apre la porta a una ragazza che suona al campanello del suo appartemento perché doveva telefonare e non trovava un telefono. Il grande pittore russo la vede e le dice: “sarai mia moglie”. E fu anche sua modella. Una vita di poesia e di pittura(4).

Viktor Tausk, un bell’uomo, apre la porta del suo studio di psicanalista a una bella giovane. La vede e le dice: “sarai mia moglie”. Il giorno stabilito per il matrimonio, Viktor Tausk si suicida, all’età di quarantun’anni(5).
Forse Zejtlin aveva ammesso la necessità artistica del capitano? Forse Tausk non aveva ammesso la necessità culturale del capitano? Oppure è Freud, geloso del bel Tausk per il suo fascino su Lou Salomé, che non ha voluto occupare la posizione di capitano? Infatti, Freud non accolse la domanda d’analisi di Tausk e lo dirottò verso una allieva. Come accade che lo psicanalista che è noto “solo” per uno scritto sulla macchina influenzante i pensieri si sia distolto non dall’influenza di Freud, ma dall’influenza stessa della parola, e quindi anche dalla sua legge?

Possiamo dire che nell’arbitrarietà dell’enunciazione “Sarai mia moglie”, Zejtlin sta al gioco e alla legge della parola e Tausk no? Sì. E pensare che Spinoza, con la sua influenza sempre attuale, stava per offrire la direzione di vita a Viktor Tausk.


(1) Martin Heidegger, Sein und Zeit, Max Miemeyer Verlag, Tübingen, 1993 [1927], p. 384.
(2) Mariella Borraccino, La necessità del capitano, “Il Secondo Rinascimento”, n. 9, 1996.
(3) John Nash, The essential John Nash, Princeton University Press, 2002.
(4) Shen Dali, Dong Chun, Grigorij Zejtlin, Spirali, 2005.
(5) Otto Gross, La revolution sur le divan, Solin, Paris, 1992 [Otto Gross, 1877-1920].

La riproduzione dell’opera di Zejtlin si trova nel libro citato di Shen Dali e Dong Chun.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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24.01.2017