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La storia incredibile di una californiana in Chiapas

L’artista della foresta

Gianni Proiettis

Quando venne per la prima volta in Chiapas da San Francisco, più di 25 anni fa, Ambar Past non immaginava certo che si sarebbe fermata a vivere qui tanto tempo, al punto da prendere la nazionalità messicana, né che avrebbe vissuto scrivendo poesie e fabbricando carta.

(13.12.2005)

Si chiama Ambar Past. Biondissima e gringa di aspetto, è ormai una maya a tutti gli effetti. Da 25 anni vive nella selva, raccoglie e conserva le voci delle donne tzotzil e produce libri straordinari stampando carta con i rifiuti.
E adesso la sua arte è arrivata fino a New York.

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Ambar e i bambini

La più famosa scrittrice messicana, Elena Poniatowska, l’ha definita "giardiniera della montagna, fuori dal nostro mondo e dalla nostra portata", ne ha elogiato e citato le poesie e ha scritto che, senza di lei, a San Cristóbal mancherebbe luce. Al subcomandante Marcos è piaciuta molto la sua antologia di canti e incantesimi delle donne maya, e l’ha incoraggiata a continuare la raccolta di tradizioni orali. Quando venne per la prima volta in Chiapas da San Francisco, più di 25 anni fa, Ambar Past non immaginava certo che si sarebbe fermata a vivere qui tanto tempo, al punto da prendere la nazionalità messicana, né che avrebbe vissuto scrivendo poesie e fabbricando carta. Non sospettava minimamente, lasciando la California nel 1974 per "una spedizione quasi antropologica" a bordo di un furgoncino volkswagen "pieno di gommoni sgonfi, remi kayak, una biblioteca molto vasta e provviste per sei mesi", che avrebbe imparato a parlare e a sognare in maya tzotzil. E neanche che avrebbe avuto una figlia messicana, oggi diciottenne.
"Ho avuto la fortuna di essere madre di una donna meravigliosa - dice Ambar - La mia relazione con Tila è la più importante della mia vita. È molto creativa e molto saggia insieme. È cresciuta fra indios e artisti in Chiapas. Abbiamo vissuto in un bosco vicino a San Cristóbal, dentro casette di fango con tetti di paglia che abbiamo costruito noi stesse. Non avevamo soldi, ma non ne avevamo neanche tanto bisogno. Seminavamo patate, carote, ortaggi, ci piaceva molto coltivare. Avevamo sempre da mangiare, potevamo regalare ai vicini e vendevamo un po’ di verdura a un ristorante cinese, quando ci servivano i soldi per comprare il sale o i fiammiferi. Cucinavamo con la legna in una cucina a lume di candela. La casa era sempre piena di bambine, andavamo al fiume, seguivamo tutti i sentieri del bosco e mettevamo un nome a ogni posto".

La carta della foresta

Bill Gates ha detto di recente che augura una rapida espansione di Internet, perché con la progressiva sparizione del libro cartaceo si distruggeranno meno boschi sul pianeta.
Lo scrittore Mario Vargas Llosa ha risposto dal Perù che non può rinunciare al piacere di leggere i suoi autori preferiti sullo schermo forse anacronistico, ma intimo e familiare, delle pagine di un libro. Esiste una terza via, per i lettori che amano ugualmente la carta e la clorofilla?
Si direbbe di sì, se guardiamo all’esperienza del Taller Leñateros, che Ambar Past ha fondato 26 anni fa a San Cristóbal de Las Casas, in Chiapas (conjuros@hotmail.com). Lì si fabbrica carta a partire dai "rifiuti della foresta": canne, giunchi, foglie di banano e di mais, gambi di fiori, gusci di cocco e bucce di fagiolo. Nel patio del fondo bollono enormi pentole. Ci sono ceste piene di papiro, liane, licheni e muschi. Si tritano le fibre vegetali in un mulino che gira grazie al meccanismo di una bicicletta. Si stende la carta al sole e, appena secca, si serigrafa, si imprime, si taglia, si piega, si cuce e si incolla.
A lavorare in questa specie di laboratorio alchemico, dove la frontiera fra arte e artigianato non ha più alcun senso, sono una dozzina di famiglie indigene, strutturate in una cooperativa, che dà a sua volta lavoro a decine di raccoglitori di "materia prima" riscattata dall’inutilità. Gli oggetti prodotti non sono meno stupefacenti: libri, riviste d’arte e cultura, serigrafie, agende, cartoline.
"Fra un sogno e l’altro, ci arrivano idee e disegni. La luna e le figlie del fulmine ci regalano sogni per illuminare il sentiero. Ricicliamo le nostre visioni per convertirle in arte e riproduciamo anche i sogni di altri: immagini dei codici, dei sigilli di terracotta precolombiani, motivi dei tessuti e della ceramica maya. L’ispirazione ci viene anche dalla terra: fotocopiamo il fossile di una foglia tropicale, la superficie di una conchiglia marina. Riprendiamo tecniche di impressione manuale: xilografia, cestografia, petalografia".
Il Taller Leñateros è anche un’associazione culturale che si dedica a documentare e diffondere i valori amerindi e popolari - il canto, la letteratura, le arti plastiche - e a recuperare antiche tecniche in via di estinzione, come l’estrazione di coloranti naturali da erbe e fiori.

Un inizio difficile

"Essere accettata dalle donne delle comunità, al principio, non è stato facile per niente - ricorda Ambar - Ho conosciuto il razzismo e i pregiudizi sulla mia pelle. Credo che abbiano cominciato a considerarmi come un essere umano solo quando mi ammalai di appendicite. Forse per paura che io morissi, che potessero arrivare i soldati, sta di fatto che mi curarono. È da allora che presero a trattarmi come una persona, mi soprannominarono suk ishim, pelo di pannocchia, e cominciai a fare delle amicizie vere. Una delle mie prime amiche fu Maria Tzu. Una notte stavo distesa in un angolo della sua casa, guardando il gioco di luci e ombre che il fuoco proiettava sul soffitto. I bambini dormivano. Maria Tzu si sedette accanto a me e cominciò a toccarmi tutto il corpo, come se volesse ammansire un animale. Voleva sapere com’era il mio corpo e alla fine, dopo avermi palpato dappertutto, sentenziò: "sei davvero una donna. Credo che potresti perfino avere figli".
Nel mondo delle comunità maya, poesia e magia sono spesso sinonimi. Dalle preghiere, fatture e canti delle donne degli Altos del Chiapas, soprattutto curanderas e tessitrici, raccolti da Ambar Past in 25 anni di convivenza e amicizia, è nato un libro: Conjuros y ebriedades, cantos de mujeres maya (Incantesimi ed ebbrezze, canti delle donne maya), in versione bilingue tzotzil/spagnolo. Un libro prodigioso, se si considera che è costato anni di lavoro a 150 persone, che è stato illustrato da una nuova generazione di artisti maya ed è fatto interamente a mano, rinnovando la tradizione dei codici precolombiani, interrotta dalla Conquista.

Poesia e magia

"Appena arrivata in Chiapas, andai a vivere in varie comunità maya degli Altos. Stavo imparando a parlare tzotzil e mi impressionò molto che una cultura così povera materialmente potesse essere tanto impregnata di poesia, anche nei rituali quotidiani. Nella cultura occidentale la poesia è un lusso. Fra i maya, è di prima necessità. Si recita una poesia per chiedere in prestito una ciotola alla vicina, per chiedere la mano di una ragazza, per assicurare che le lucertole non mangino i fagioli, per curare e per uccidere. Le bambine che portano a pascolare gli animali passano il tempo cantando canzoni che inventano loro stesse. Saper parlare bene e dominare la lingua rituale è considerato il maggiore di tutti i doni, secondo solamente all’arte della tessitura, ritenuta una forma di scrittura. A un certo punto cominciai a registrare espressioni poetiche e canzoni per poterle studiare. Scoprii l’esistenza di un tono rituale, di un vocabolario arcaico, di metafore che hanno più di mille anni. Cercai bibliografia sui canti delle donne maya e non trovai nulla, sebbene il bellissimo libro della cubana Calixta Guiteras Holmes, Los peligros del alma (I pericoli dell’anima) mi abbia aiutato molto a capire la vita degli indios".

Dalla selva a New York

Ambar Past non nasconde le sue simpatie per lo zapatismo. Nel marzo scorso, ha accompagnato la marcia dei 24 comandanti dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale dal Chiapas a Città del Messico.
"La carovana per la dignità di "quelli del color della terra" è stata un’esperienza molto forte. Il modo in cui eravamo accolti nei posti in cui passavamo, gli scolaretti sulle strade con i fiori, le indie che salutavano con frondose canne da zucchero i comandanti zapatisti, tutto era una festa. Ho visto un sostegno enorme da parte della gente, anche dai settori più emarginati come gli anarco-punk, che hanno fatto da servizio d’ordine con i capelli a cresta e gli anelli al naso".
Parlando della sua poesia, Ambar scherza. "Ti riferisci agli scritti che appaiono sul mio quaderno?". Per lei la scrittura deve essere dettata dagli dei, dalla voce dei poeti morti. Che non ha niente a che fare con la volontà di uno. Nasce allo stesso modo in cui crescono le unghie o i funghi. Per Ambar, scrivere è come guardare le nubi che si trasformano nel vento.
"Attualmente, sto lavorando a un libro di racconti e a un cd con i canti delle donne maya e i testi trascritti e tradotti in italiano, che presenteremo a Roma in autunno con una performance a cui parteciperanno alcune tessitrici maya ’custodi dei canti’. In più, sto preparando un corso di alchimia per principianti, che terrò a giugno a New York. È un laboratorio per fare arti plastiche con materiali a portata di mano: in campagna si possono usare piante comuni, pietre, tinture naturali; in un contesto urbano farina, sale, catrame, gelatina. L’ultimo corso che ho fatto è stato per le donne di una comunità di indios tzeltal, per fabbricare carta vegetale e dipingerci sopra. Nella contrada dove vivono, nella selva, non arriva né luce né acqua, così abbiamo dovuto inventare un modo per fare la carta usando solo strumenti di pietra. Il bello è che ci siamo riuscite e ci siamo pure divertite".

Pubblicato per la prima volta su:
http://www.volontariperlosviluppo.it

Gianni Proiettis, San Cristóbal de Las Casas, ricercatore

Poesia di Ambar Past in spagnolo

Poesia in traduzione italiana


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30.07.2017