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Il berretto vecchio di Ungaretti

Paolo Pianigiani
(5.11.2005)

... Eppoi siamo andati a vedere una mostra, era in un garage... il pittore ci aspettava con ansia, Aspettava Ungaretti...
I quadri erano orrendi. Ci offrì da bere... era orrendo anche quello...
Finalmente fuori dal garage, Ungaretti mi portò in un negozio di berretti. Se ne fece portare una decina e li provò, uno ad uno, con calma. Si rimirò allo specchio, facendo tutte le espressioni e le smorfie possibili. Poi si rimise in testa il suo e disse:
"Mi piace di più questo mio vecchio!" E uscì.
Il padrone del negozio mi guardò un po’ spazientito...
Io gli dissi nel mio italiano ancora incerto, di allora:
"Ma sa, quello è Ungaretti!"
E lui, di rimando:
"Lo so, viene sempre e non compra mai nulla!"

Chi mi racconta, ridendo, questa gustosa storiella è Jan Vladislav, disteso sulla poltrona grande nel suo studio a Praga. È appena uscita, su Cartevive di Lugano, l’intervista che abbiamo fatto a proposito della sua traduzione dei Canti Orfici di Dino Campana, la prima in Europa, uscita nel lontano 1968.
Ieri era l’anniversario dell’invasione russa, tutti e due lo sappiamo, ma non ne parliamo. Nemmeno una parola, ma i pensieri sono nell’aria, tristi, come la pioggia che batte, là fuori e sui vetri.
Preferiamo parlare di poesia, del suo lavoro di traduttore. E dei poeti che ha conosciuto di persona, come Montale e come, appunto, Ungaretti.
Mi mostra le due edizioni in lingua ceca delle poesie di Ungaretti, la prima, uscita nel 1961, e quella recentissima, appena adesso nelle librerie, con la copertina rosso brillante.
Identico il titolo: Cítění času, il sentimento del tempo.
Cerca fra le carte dell’immenso archivio e mi presenta due fogli con una scrittura inconfondibile: quella di Ungaretti. Sono assolutamente inedite e, con la dedica autografa sulla traduzione francese delle poesie del poeta italiano, Les Cinq livres, edizioni Les Editions de Minuit, 1953, portano a tre gli autografi, scritti con la stessa stilografica riempita di inchiostro verde, presenti fra le tante carte che Jan si è portato in Francia, durante i venti anni che ha vissuto a Sevres, e poi, di nuovo, qui nella sua città, Praga.
I tre documenti raccontano le fasi della traduzione di una scelta delle poesie di Ungaretti.

La prima lettera, datata 18/XII/1958, è scritta da Roma, ed è la risposta del Poeta italiano alla proposta di traduzione in lingua ceca di una scelta delle sue poesie.
La residenza di Ungaretti era:
Roma, Piazza Remuria, 3.

A distanza di circa tre anni esce nel 1961 a Praga il volumetto Cítění času, (Il sentimento del tempo).

La seconda lettera, del 22/I/1961, è il ringraziamento del Poeta al suo Traduttore: il nuovo indirizzo di Roma: via della Sierra Nevada n. 1 (Eur)

Jan Vladislav e Giuseppe Ungaretti si sono incontrati due o tre volte, le date esatte si confondono nella memoria, pur prodigiosa, dello scrittore, nato nel lontano 1923, a Hlohovec, in Slovacchia.

"Sai, - mi dice - le date non hanno molta importanza per me..."

E mi regala un’ultimo lampo che gli è rimasto impigliato nel ricordo:

"Quando l’ho incontrato, la prima volta, nella sua casa di piazza Remuria, ho subito avuto l’impressione di averlo già visto da qualche parte... l’ho capito dopo dove... Ungaretti aveva i tratti di un antico azteco, la mimica, il sorriso, il lampo degli occhi: era un azteco, ti dico, un vero azteco in carne ed ossa!"

Praga, 22 Agosto 2005.
Prima pubblicazione: 5 novembre 2005.

Paolo Pianigiani. Artista, scrittore, redattore di "Transfinito".


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30.07.2017