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"Gli uccelli che solcano il cielo sembrano depositari di una grande lezione"

A proposito di "Minima animalia" di Giuseppe Pulina

Antonio Solinas

Il lettore potrà inoltre sorprendersi scoprendo che i logici hanno una predilezione tutta loro per gli animali. Cani e gatti per il Wittgenstein delle «Ricerche logiche», conigli, cigni e tacchini per Quine, Popper e Russell.

(22.10.2005)

«La differenza tra il cielo e la terra non è un effetto prospettico, un “su” e un “giù” che, capovolgendo termini e posizioni, è possibile trasformare a piacere, come si fa rovesciando da una parte all’altra il contenuto delle ampolle di una clessidra. La differenza tra il cielo e la terra è di ordine qualitativo; sono l’uomo e l’uccello: l’uomo che aspira a volare; l’uccello che vive leggero nel suo spazio aereo. Gravità e levità. Pesanteur e grâce, secondo Simone Weil. Per quanto giri su se stessa, la terra non ne invertirà il rapporto. Molti filosofi credenti hanno pensato che, malgrado l’assenza di una totale gerarchia tra un presunto “su” e un determinato “giù”, il rapporto in questione rientri nell’ordine della creazione. Se lo si spezzasse, l’intero edificio cadrebbe, e Dio, architetto frustrato, potrebbe non volerne sapere più di rifare l’opera sfuggita al suo controllo. Ecco perché, quando anche l’ultimo uccello sarà spirato, nessuna fenice potrà più levarsi in volo e dare vita alla cenere.

«L’uccello è in generale per l’uomo l’ottativo di un futuro impossibile, una vaga promessa di trascendenza, un’aspirazione al cielo, un monito a tenere i piedi ben saldi sulla terra per evitare di sprofondare più in basso. Il cuore dell’uomo che lo abbatte con una fucilata è roso dal furore cieco di chi, lambito dalla bellezza, incapace di possederla, uccide con violenza ciò che non può avere. Gli uccelli che solcano il cielo sembrano depositari di una grande lezione: la leggerezza è un talento che non si può imitare; la gravità, lo stramazzare al suolo, è una condanna che non ha risparmiato gli stessi angeli».

Attacca così, con parole che non possono dirsi certo usuali per un rigoroso saggio di filosofia, «Minima Animalia», libro che porta la firma di Giuseppe Pulina, docente di filosofia e studioso del pensiero di Carlo Michelstaedter. Il capitolo dal quale abbiamo voluto trarre la lunga citazione è «Metafore della levità» e, come i restanti tredici che costituiscono il saggio, indaga l’intricata serie di rapporti che legano in più modi le migliori intelligenze filosofiche degli ultimi secoli con il mondo degli animali. Un mondo - e questa è una tesi pervicacemente sostenuta dall’autore - frequentemente violato, ridotto a puro strumento e devitalizzato per fini puramente intellettualistici anche dai campioni della cultura più illuminata.

Come lo stesso Pulina ammette, «Minima Animalia» vuole presentarsi, d’altronde, come un contributo critico per una difficile battaglia in difesa degli animali. Nell’indice del libro, paragonabile ad una sorta di anagrafe aggiornata della lista passeggeri dell’arca di Noè, figurano i gatti di Pavese, l’acaro di Pascal (il filosofo che, prendendo le misure all’uomo, paragonò questo al più insignificante dei parassiti), il serpente tentatore di Nietzsche (tema di uno dei capitoli più interessanti del volume), la balena bianca di Melville, i tacchini di Bertrand Russell e gli animali fantastici di Leonardo da Vinci e Borges. Tante sono le curiosità che il lettore può, comunque, soddisfare, pur non essendo «Minima Animalia» un repertorio di aneddoti e fredde informazioni. Si scopre, ad esempio, che il pregiudizio della presunta inferiorità degli animali si è consolidato durante il Medio Evo proprio per opera di una delle menti più brillanti della cosiddetta età di mezzo: quell’«auctoritas maledetta» che rispondeva al nome di Abelardo, libero e spregiudicato genio filosofico.

In «Animalandia», capitolo dedicato al filosofo Giordano Bruno, si apprende che nelle opere di questo pensatore trova ospitalità uno dei più lunghi campionari di animali cui mai scritto di filosofia abbia dato luogo. Il lettore potrà inoltre sorprendersi scoprendo che i logici hanno una predilezione tutta loro per gli animali. Cani e gatti per il Wittgenstein delle «Ricerche logiche», conigli, cigni e tacchini per Quine, Popper e Russell.

«Minima Animalia» include anche un secondo bestiario. Il libro viene infatti impreziosito da quattordici immagini di Marco Lodola (artista che ha già collaborato con Aldo Busi e Marco Lodoli, realizzando anche le copertine di noti musicisti rock), avanguardista tra i più apprezzati della scena contemporanea, che sui soggetti da favola e dissertazione filosofica di «Minima Animalia» ha costruito un originale ciclo tematico. Di Lodola piace il modo in cui ha saputo rapportarsi ai soggetti filosofici di Pulina, quel suo riflettere spensieratamente su temi mai facili e scontati, rimanendo sempre fedele ai canoni delle sue personali concezioni estetiche: il dosaggio, parco, ma luminoso, dei colori, la semplicità delle figure, paragonabili a sagome che sembrano prendere improvvisamente vita, icone di uno zoo sintetico che reclamano una maggiore dignità. Ideale controcanto di un libro che ha saputo ben associare i temi dell’animalismo con il rigore, mai burbero e pedante, dell’indagine filosofica.


Giuseppe Pulina, Minima Animalia - Piccolo bestiario filosofico, illustrazioni di Marco Lodola, Sassari, Mediando, pp. 96, € 18,00.

Antonio Solinas, lettore di filosofia.


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24.01.2017