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La "sottovivenza" come giuoco osceno

A proposito di "Sotto questa cenere" di Cinzia Zungolo

Giancarlo Calciolari

Dalla cenere del romanzo di Cinzia Zungolo emergono personaggi la cui vita non è sfiorata dal fuoco fatuo, dal demone dell’autenticità. Si tratta di personaggi che non cercano più nemmeno l’autore. Apparentemente accettano l’inaccettabile, la pseudo vita, la vita parallela, la vita del così fan tutti e tutte.

(25.10.2005)

Già nel titolo del suo romanzo, "Sotto questa cenere" (Dario Flaccovio Editore, 2005, pp. 415, € 14,50), Cinzia Zungolo affigge la decisione irrevocabile di non attenersi alle convenzioni linguistiche. Ma l’effetto è inevitabile. Inaggirabile la lingua della vita. Questa cenere? Quale?

Apparentemente nel romanzo non c’è traccia di cenere. E la parola “cenere” non interviene mai.
Secoli, ere, eoni di tempo ci separano dalla cenere di Grazia Maria Deledda, che parla della cenere, che quasi diviene l’araba fenice che si rinnova. Deledda crede ancora nella scintilla che cova sotto la cenere.

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Hiko Yoshitaka, "Gli umani in viaggio...", dettaglio, 2000, zucchero, cenere, olio su pannello, cm 48x68,5

Dalla cenere del romanzo di Cinzia Zungolo emergono personaggi la cui vita non è sfiorata dal fuoco fatuo, dal demone dell’autenticità. Si tratta di personaggi che non cercano più nemmeno l’autore. Apparentemente accettano l’inaccettabile, la pseudo vita, la vita parallela, la vita del così fan tutti e tutte. Gli uomini tutti e le donne tutte circolano nell’inceneritore della loro vita e deragliano e cozzano tra loro e contro le mura della loro prigione visibilissima, altroché invisibile. E circolando si divorano, condannati come il serpente del Genesi a cibarsi di polvere.

L’insistenza di Cinzia Zungolo sulla cenere indica che l’epoca ha varcato un’altra soglia nella sua metamorfosi circolare, quella dalla new age alla next age. Dalla polvere alla cenere dell’esperienza.
Nemmeno più le braci covano sotto questa cenere.

Certamente si può leggere Sotto questa cenere di Cinzia Zungolo come un romanzo di eccellente fattura, scritto in una lingua esigente che non evita l’“illustre volgare”. La trama ordita da una sapiente regia indica che Cinzia Zungolo non è al suo primo romanzo, e che non è tentata dall’autobiografismo. La sua lettura plana leggera sopra i bagordi e gli atti vandalici di una compagnia di giovani le cui vicende intersecano quelle di due uomini presi in uno scambio di cartelle cliniche.

Ironia estrema che rimbalza tra un morto vivente e un vivente morto. Chi è malato si crede sano e chi è sano si crede malato. Mentre i giovani della storia non sono nemmeno toccati dalla credenza, ma aderiscono in modo totale a quello che la loro infanzia ha fatto di loro. La terra bruciata delle periferie, dei centri storici e delle zone residenziali produce cenere. Il quantificatore esistenziale e universale della morte.

Mentre siamo tentati di rigettare la cenere di Emile Cioran su di lui, perché la nullità del mondo è anche la sua, già nella sua testimonianza che diciasettenne prova la disperazione assoluta e non fa altro che andare a puttane, non abbiamo la stessa tentazione di trarre intellettualmente Cinzia Zungolo dentro la “sua” cenere. No, la distanza dell’autrice dalla storia e dai suoi personaggi è della stirpe di quella che Giordano Bruno intrattiene con le ceneri della sua Cena.

Nel senso che la cenere e le atrocità, la demenza ordinaria e la nullità dei personaggi appartiene all’epoca, nel suo presenzialismo spettacolare. Cinzia Zungolo come Michel Houellebecq ? Entrambi non si fanno nessuna illusione sull’indirizzo epocale degli umani.
Certo, non c’è traccia dell’altra vita in questo romanzo. Anche la vita che prosegue di chi si crede destinato alla morte è sotto questa cenere.
Appunto, leggendo la cenere dell’epoca, Cinzia Zungolo la dissipa. Solo l’altra lettura, come la sua, restituisce la qualità della vita mancata ostinatamente da Toro, da Vito, dal Gioia, da Incoronata, da Olindo, dal notaio, da Maria, da Martina...

Una vita come penitenza. Qual è la colpa che schianta i personaggi di Kafka e qual è la colpa che lascia indifferenti i personaggi di Zungolo. Forse la stessa. Ma è cambiato il modo di recepirla.
Sotto questa cenere perché gli attanti del romanzo di Zungolo hanno accettato la morte sino all’incenerimento.
La cenere di Cinzia Zungolo copre i morti ambulanti di Luigi Pirandello.
Nessun soffio giungerà a sollevare e a dissipare questa cenere. Nessuna decostruzione potrà trovare la polvere di stelle sotto questa cenere.

Allora, tutto è cenere: la vita, la morte, l’uomo; il destino stesso che la produce? Nessun seme della fiamma luminosa e purificatrice che sotto la cenere alberghi tra le braci? È questo nullismo partecipe dell’economia del male per affermare il bene? O semplicemente Cinzia Zungolo non offre nessuna salvezza e nessuna facile consolazione a chi è tentato dal discorso della morte e dalle sue ceneri?

Semmai, Zungolo come Giobbe seduto in mezzo alla cenere, che dice agli amici saggi che le loro sono sentenze di cenere. Del resto, “L’uomo non è che polvere e cenere”, Ecclesiaste XVII, 31.

E la gente che Cinzia Zungolo disegna in un quadro mirabile di passioni, stoltezze, ingenuità e crudeltà senza colpe, come se la colpa fosse in sospensione come pulviscolo nell’aria, che ognuno non può che respirare: non l’inevitabile risultato di un incoercibile e preordinato allontanamento da Dio, ma l’accostamento all’oscura legge superiore per trarre vantaggi dall’altissima agenzia. La scienza di questa gente è la lottomatica. Sotto la cenere: la sopravvivenza. Non le memorie del sottosuolo di Dostoevskij, ma i ricordi di copertura per una coltre di cenere che è proprio l’impossible nascondimento delle cose.

L’ipotesi non detta dai personaggi è che domani saremo solo cenere. Quindi occorrerebbe prendere l’attimo, vivere il presente. Accettare l’inaccettabile. Prostituire, prostituirsi. Uccidere, uccidersi.
Attorno all’oscura e abbagliante verità della cenere si aggirano i personaggi resi alla mascheralità fissa di chi si prende per soggetto, ovvero chi si dà per spacciato.

Nessuna fascinazione della cenere per Cinzia Zungolo. Oppure bisogna incasellarla tra agli scrittori moderni più impregnati dal senso della nullità del mondo, che non sono Pascal, Leopardi, Beckett, ma i trombetti trionfatori nella società dello spettacolo? Per costoro la cenere partecipa all’economia del male per raggiungere il bene ideale futuro, nel mentre ci si ingrassa dei benefici presenti. La cenere non più come simbolo di mortificazione, di lutto e di penitenza, ma come icona della nobile menzogna del pifferaio magico e ipnotico.

Nella liturgia cattolica le ceneri sono simbolo della dissoluzione del corpo. Il mercoledì delle ceneri. In ricordo della condizione umana e del dovere di penitenza. Mentre la cenere a cui allude il romanzo di Cinzia Zungolo è pagana. Infatti pagani sono tutti personaggi. Nessuna fiaba per loro. Nessuna allusione all’eroina del racconto di Perrault, Cenerentola. Nessuna favola per Incoronata, la ragazza che bazzica nel gregge di periferia.

Sotto questa cenere non c’è il miele di Lévi-Strauss, che già non va senza le ceneri. In questo caso, nella storia narrata da Zungolo, solo succedanei dello zucchero. Lo zuccherino affinché l’animale fantastico uomo circoli e non disturbi la circolazione e la quadrazione.

Sotto questa cenere toglie forse la leggerezza alla cenere, la sua fragilità, come simbolo del niente umano? Oppure c’è un altro niente che sospende la troppa umanità di questa cenere?

Non solo sotto, ma dentro la cenere. Divorando la polvere come nella penitenza inflitta al serpente per avere tentato l’uomo. Mentre Abramo nel Genesi dice a Dio di essere polvere e cenere. Ma i patriarchi avevano la direzione del viaggio. Quale cervello della vita se la cenere odierna è l’ultima metamorfosi della sostanza nella mentalità? E quale dove per la cenere?

Il luogo delle ceneri non è più l’altare. E non è il caso di raccoglierle sotto. Nessun luogo per la cenere. In tal senso, solo il titolo del romanzo la menziona.

Resta l’impossibile intrattenimento di Sotto questa cenere che abbiamo letto tutto d’un fiato. Restano alcuni quesiti sulla natura della cenere.

Cinzia Zungolo ha pubblicato raccolte di poesie e romanzi Porto della Zingara (DeriveApprodi 2000) e Radiolisa (Salani 2003).

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".

Prima edizione: 19 ottobre 2005.


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