Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Come distogliere la questione donna dal discorso occidentale

"Il Dio delle donne" di Luisa Muraro

Christiane Apprieux

Se paragoniamo la lettura del mito di Diotima e del mito di Maria data da Luisa Muraro con quella data da altri filosofi, è chiaro che questi ultimi fanno la figura di Achille che non raggiunge mai la tartaruga.

(23.10.2005)

Un titolo così fantastico come “Il Dio delle donne” di Luisa Muraro (Mondadori, 2003, € 15) potrebbe far pensare a un romanzo, ma non lo è. È un libro di teologia? Anche. Sebbene Luisa Muraro tenga a precisare di non avere nessun titolo per parlare di Dio. Una provocazione ironica contro il Dio degli uomini? Anche. Tra l’altro, per ironia, il libro è pubblicato nella collana Mondadori “Uomini e religioni” e non “Donne e religioni”.

JPEG - 171.8 Kb
Santina Pellizzari, "Rosso energia", 2005, tecnica mista

Si tratta di una riflessione rispetto a Dio, di una narrazione semplice e chiara dell’ipotesi “Dio delle donne”, più interessante per i suoi effetti di lettura che per l’ipotesi stessa. Semplicità ottenuta dando per acquisiti gli assiomi della teoria di Luisa Muraro; infatti se fossero letti alla radice, il libro risulterebbe molto difficile e complesso. Il libro è interessante anche per questo, per i vari livelli di lettura che lasciano la questione dell’accesso a chi legge. Il libro è essenziale per il dibattito sulla questione donna, e fornisce l’archivio per leggere la mistica femminile.

Riflessione su Dio. Quale? Il Dio pagano o il Dio del monoteismo? Citando mistiche e streghe, levatrici e guaritrici, Luisa Muraro cita esplicitamente il paganesimo. E pure cita l’insistenza sulla Trinità posta dalle mistiche, ma non risulta una questione da elaborare per Muraro, quasi si trattasse dello stesso Dio. E non è letto neanche come la mistica nella sua relazione diretta con Dio realizzi, se non la quaternità, il tre più uno, salvo poi trovarsi come l’uno in più, solo, senza più rimedio. Per quanto le mistiche si dedichino completamente a Dio, non vale l’inverso.

Infatti, la riflessione di Luisa Muraro verte pure sul come per la donna mistica Dio intervenga anche come assente.
Già per Luisa Muraro, Dio come questione è parola, elemento linguistico che interviene nell’esperienza, e non rispetto all’essere, come presente o assente: tale è “la contingenza di Dio”, formula dell’autrice.
Dio interviene nell’atto, opera, non è questione di esistenza, quindi oltre la questione della credenza e della miscredenza. Conta come Dio interviene nella narrazione delle mistiche.

Il libro di Luisa Muraro è un archivio di donne mistiche, da Margherita Porete a Hadewijch di Anversa, da Angela da Foligno a Giuliana di Norwich e di autrici che pongono la questione della mistica (la questione donna), da Diotima di Mantinea a Clarice Lispector, da Cristina Campo a Luce Irigaray.

L’inizio di questo libro comincia con il filone d’oro, del piacere, del bene, legato alla madre (di madre in figlia), dismettendo o disfacendo il filone di piombo, del male, legato al padre (di padre in figlio). Ma non parla del filo d’Ariana come filo intellettuale, lungo cui si svolge la sua ricerca, e della questione originaria rispetto al mondo come maglia da disfare. Ma l’originario, l’autentico, non può essere una maglia da disfare.

Per Muraro il filone d’oro è quello della credenza - anche nel Dio delle donne - e non quello della fede, che non è fede in Dio ma Dio come fede, Dio come operatore contingente, com’è indicato proprio dalla sua formula, “la contingenza di Dio”. Dio che opera la distinzione delle cose, senza partire dalla differenza dei sessi. Mentre il Dio delle donne (come il Dio degli uomini) implica che la donna sia un’altro nome di Dio. Senza sviluppare che anche l’animale e il demone sarebbero altri nomi di Dio. E in questa nominazione la donna è supporto.

La teologia al femminile, la teologia in lingua materna che Muraro persegue è l’altra faccia del pensiero occidentale, del discorso della morte, che è anche morte della materia e della madre: al posto della materia sorge la sostanza e al posto della madre sorgono la mamma buona e la mamma cattiva, la fata e la strega..., che sono i temi dell’indagine di Luisa Muraro.

La sua ricerca è un lavoro d’archeologia sopra tutto di testi medioevali della donna devota a Dio o della donna strega, dedita al commercio col diavolo. Curiosamente, sia la fedelissima che l’infedelissima, rispetto a Dio, comportano l’assenza della contingenza di Dio, l’assenza di fede: la credenza. Infatti nell’incontro finale con Dio, la mistica trova sempre il suo posto vuoto.

Quando la donna prende il posto di Dio, situandosi nella sua genealogia, arriva la questione del fallo, posta in modo ironico dall’isteria, che è forse quello che resta oggi della questione mistica. Tale è la donna fallica, speculare del fallo, e quindi ancora e per l’appunto la donna nella genealogia.

Se la donna non ha più la questione di prendere il posto di Dio (o un posticino nella sua genealogia, ovviamente divina) non c’è più genealogia. E allora il divenire donna è senza più ontologia, in una distanza infinita dalle congregazioni degli ontologi, per i quali Dio è addirittura l’Essere supremo.

Il Dio delle donne è pagano quanto il Dio degli uomini, che è tale anche per la religiosità cristiana nel suo compromesso con la filosofia.
In questione è la formula il “Dio di...” , cioè il Dio relato, il Dio con il quale ci sarebbe una relazione, diretta o indiretta.

Luisa Muraro dice che i testi della scrittura mistica femminile non sono testi fatti per l’apprendimento intellettuale, e proprio Dio s’incarica di alfabetizzare le donne (23). Ma chi è questo Dio che spinge a scrivere, se non il Dio doppio o multiplo del pensiero greco? Un Dio maggiore o minore? Il Dio della lettura, il Dio della scrittura (su questo ci sono molti scritti)?

Il Dio che alfabetizza è il Dio che dà alle donne il posto di -A, e che dà agli uomini il posto di A, quello dell’identità di A=A. E questo nell’alfabetica di Aristotele è l’introduzione all’estroduzione, ovvero al terzo escluso. L’esclusione delle donne, e non solo, ha qui il suo organon, la sua logica, la sua metafisica.

La fede implica il fare, e non l’essere. E richiede la decisione assoluta di vivere, e non di sopravvivere, come crede Jacques Derrida. Decisione che comporta un itinerario di vita non più circolare. Ma nella credenza c’è soltanto illusione di una cosa che non verrà mai. Essendo ideale, nella realtà in cui tutto circola, sarà sempre un trionfo, ossia una disfatta.

Qual è lo statuto della scrittura mistica per Luisa Muraro? E qual è lo statuto di queste donne devote a Dio? E qual è il messaggio di Luisa Muraro, la sua interpretazione? Non è semplice rispondere con chiarezza. La cosa interessante è quando Luisa Muraro scrive il libro come una poesia, una favola, una fiaba. Il ritmo è in atto, e non la cosiddetta realtà aritmica, atonale, amusicale, che è soltanto un’apparenza di quello che ognuno vorrebbe credere. E su questa apparenza, presa come “fenomeno” campa la fenomenologia, così rispettata da Muraro che cita Heidegger come testimone del suo testo, della sua scrittura.

Luisa Muraro invia, in particolare alle donne, il messaggio che la donna sia più valorizzata, e dice che questo può accadere instaurando il filo di madre in figlia, ossia la genealogia femminile, l’ordine simbolico della madre. Ma la genealogia, qualunque genealogia, mantiene il fallicismo.

Luisa Muraro cita una donna religiosa vissuta nel XIV secolo, detta Giuliana di Norwich, la cui dottrina è nota come la teologia della maternità di Dio, e viene considerata “un modello di teologia femminista” (77). Potremmo dire che Muraro cita una teologa femminista del XIV secolo?

Ma la teologia è l’impossibile discorso su Dio. Se esistesse, sarebbe tale e quale la blasfemia. Le formule: “teologia dei padri” e “teologia delle madri” risultano paradossali. E si tratta proprio di leggere i paradossi della teologia.
Possiamo restituire il testo delle mistiche in altra qualità, leggendo il testo di Luisa Muraro?

La questione della donna mistica riguarda il bene, come la questione della donna amistica riguarda il male?

Luisa Muraro dice che per le mistiche c’è la coppia natura divina/natura umana (108), ma si tratta sempre della stessa cosa, di una devozione che era costituita dall’incarnazione di Dio, quello pagano, nella cui linea, rigorosamente continua, c’è anche l’uomo, l’animale, il demone. E la donna è sempre supporto in questo cerchio, non vi circola neanche come “soggetto” ma come merce, come ha annotato Luce Irigaray, tradotta non a caso da Luisa Muraro. E come merce costituisce un avere dell’uomo, e come matrice genera la linea dell’essere, secondo la modalità delle Parche, che non sono le donne della Bibbia.

Luisa Muraro si pone la questione della storia delle donne, posta negli anni settanta dal femminismo, movimento di cui è una protagonista: “perché le donne non sono nella storia o, se ci sono, si trovano ai margini o in ombra?”(117). Quindi va letto il discorso occidentale che frena o cerca di bloccare l’irruzione delle donne. Missione specialissima, poiché tale discorso è stato fantasticato da Platone e formalizzato da Aristotele, e si chiama filosofia.

Quindi qualsiasi formulazione della questione donna che si ottiene dai postulati del pensiero greco (i tre principi: non contraddizione, identità, terzo escluso), in particolare all’essere, all’ontologia, è un omaggio involontario al pensiero che esclude le donne.

Possiamo dire che la questione donna nella storia esiste come questione del divenire artista, e oggi come questione di giungere al caso intellettuale, che è artistico, culturale e scientifico.

Ma per Luisa Muraro che si attiene alla teologia in lingua materna, la donna è ancora l’altro nome di Dio, come dice Jacques Lacan nel suo seminario “Il sintomo” del 1975-1976, p. 13 dell’edizione francese edita solamente quest’anno: “La femme dont il s’agit est un autre nom de Dieu”. La donna di cui si tratta è un altro nome di Dio. Quindi la genealogia dell’essere superno o inferno è mantenuta.

Sicuramente la lettura di questo libro ci fornisce molti elementi sulle donne mistiche, ci offre l’archivio, ma quasi non è letto. La questione donna è elaborata da Luisa Muraro rispetto all’essere più che rispetto al fare, sebbene il progetto e il programma di vita possano trovarsi in una trasformazione proprio leggendo Il Dio delle donne.

La questione donna non è soltanto l’amore per Dio spinto sino al martirio, contro gli orpelli del mondo presi come catene. Certamente l’esperienza diretta di Dio delle mistiche risulta un cortocircuito della Chiesa e delle nomenclature connesse. I guai sono sorti dall’attacco inquisitoriale della provincia, che anche oggi ostacola la ricerca libera nell’oriente, mentre le basta ignorarla nell’occidente.

Si tratta di come leggere la questione donna senza più il bene o il male, senza più l’appartenenza a un dio maggiore o minore, senza più teologia, né quella della donna mistica del medioevo o né quella della femminista della nostra epoca, che è per altro un’ateologia.

Occorre tuttavia notare che se paragoniamo la lettura del mito di Diotima e del mito di Maria data da Luisa Muraro con quella data da altri filosofi, è chiaro che questi ultimi fanno la figura di Achille che non raggiunge mai la tartaruga.

Gli archivi del sapere planetario colmi di libri sul Dio degli uomini, ammetteranno il Dio delle donne di Luisa Muraro?

Christiane Apprieux, codirettore di "Transfinito".

Prima pubblicazione: 26 agosto 2005.


Gli altri articoli della rubrica Teologia :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |

30.07.2017