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E’ solo un film

Quale futuro

Philippe Morin

Ma le cose non sono così chiare e il bandolo della matassa si dipana scena dopo scena. E la menzogna del tiranno non tiene. E non regge nemmeno la rivolta del super schiavo, ossia il guardiano degli schiavi.

(12.08.2005)

Qual è il carburante della vita? Il petrolio? Una certa sostanza? E finito il petrolio si cercherà un altro carburante. Qual è il carburo? Qual è la chimica della vita?
Il silex è il carburante che fa marciare il mondo nel 2056.

Questo è il film "Marte 2056". Un uomo è inseguito per i cunicoli della città sotterranea su Marte, e ucciso dopo pochi passi sul suolo del pianeta rosso. Un attimo prima un sacco gli viene strappato dalle mani.

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Ettore Peroni, "Senza titolo", dettaglio

Arriva l’eroe. Il guardiano. Colui che guarda tutto e vede tutto e non gli sfugge niente. E in questo caso, trattandosi del fratello dell’assassinato, non gli sfugge che è stato ucciso un innocente. L’umanità e l’umano sono definiti dalla morte.

Su Marte gli operai, gli schiavi per il silex e per il sale, il salario, lavorano in superficie, senza protezione né assistenza. Il sistema di controllo, monitorato da telecamere che seguono ogni movimento, è totale. Non ci sono bambini, non ci sono famiglie.

Quasi tutte le donne sono prostitute. Solo una è una ricercatrice, ma oberata da tutti i tick estetici del conformismo massivo odierno.

Gli uomini sono squali, e quindi pesce grosso mangia pesce piccolo. Ognuno terrorizza e ognuno è terrorizzato. Ognuno è esecutore, anche il responsabile della Compagnia dell’estrazione del silex su Marte.

Il cervello sta sulla terra? È forse il possessore della Compagnia? E la Compagnia, il gruppo di coloro che divorano lo stesso pane sostanziale e mentale, è un paravento di uno Stato totalitario e totalizzante?
Il guardiano ha i gesti robotizzati degli uomini che non fanno una piega, neanche a uccidere, poiché è un uomo buono.

Il fratello aveva trasgredito il codice di comportamento comune, che prevede di non fare figli. Infatti il film comincia con un inseguimento di un giovane uomo che scappa con una borsa, dalla quale sarà estratto e ucciso un infante dagli inseguitori, ovvero dalla mano militare che governa il pianeta.
Ma le cose non sono così chiare e il bandolo della matassa si dipana scena dopo scena. E la menzogna del tiranno non tiene. E non regge nemmeno la rivolta del super schiavo, ossia il guardiano degli schiavi.
È la struttura dell’incubo o della psicotizzazione o della tragedia universale. Una profezia negativa per l’umanità nel 2056. Una goccia di nero nel mare dell’occulto.
Per fortuna è “solo” un film. Ma duole non ricordarsi il nome del regista, quello degli attori, e gli altri...

Philippe Morin, psicanalista a Parigi.

Traduzione dal francese di Christiane Apprieux.


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