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L’esperienza trentennale di una ricerca linguistica incessante

Le perle di "Anterem"

Giancarlo Calciolari

Le perle di “Anterem” sono infinite, nell’atto di parola, quindi di lettura, di scrittura, di ricerca. Sfuggono alla contabilità dell’ordinario e dell’ordinale.
Trent’anni di ricerca letteraria e di edizione. Trent’anni di poesia testimoniati da 70 numeri della rivista “Anterem”, fondata da Flavio Ermini e da Silvano Martini nel 1976.

(18.07.2005)

"Le perle cadute dalla mia penna non possono trovare chi sappia contarle".

Xu Wei, Grappoli

“Anterem”. Trent’anni di ricerca, di difficile ricerca poetica, letteraria, scientifica. La posta in gioco non sono le poesie ma è la poesia della vita. La scrittura originaria. La scrittura dell’esperienza e non del discorso.

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Hiko Yoshitaka, "Leggere Alexandre Grothendieck", 2007

Anche quando abbiamo vissuto a Parigi, dal 1985 al 1997, abbiamo proseguito a leggere la rivista “Anterem” diretta da Flavio Ermini, che avevamo incontrato a Verona per un’esigenza di confronto intellettuale.

Il numero 70 della rivista “Anterem”, quello dei trent’anni d’attività, è l’occasione per una lettura, e per contribuire, forse, al bilancio del futuro, quello dei prossimi trent’anni.

Le perle di “Anterem” sono infinite, nell’atto di parola, quindi di lettura, di scrittura, di ricerca. Sfuggono alla contabilità dell’ordinario e dell’ordinale.
Trent’anni di ricerca letteraria e di edizione. Trent’anni di poesia testimoniati da 70 numeri della rivista “Anterem”, fondata da Flavio Ermini e da Silvano Martini nel 1976.

La base è la ricerca linguistica: l’indagine su ciascun termine che si affaccia nell’esperienza, che non può lasciarsi al convenzionalismo, per il quale ogni elemento è già cosificato. Forse fin dal cominciamento, il titolo della rivista Ante-rem indica proprio questa ricerca linguistica che si svolge lungo le narrazioni, poetiche e letterarie (ma anche filosofiche, teologiche, storiche...) prima che divengano “concetti”, “significanti istituzionali”, “parole sostantificate e mentalizzate secondi i dettami dell’epoca”.

E il numero dei trent’anni di attività di “Anterem” è dedicato alla nozione di ospitalità. Nell’indagine la rivista privilegia la via tra la poesia e la filosofia. Il rischio è quello di un’ontologia della poesia, ovvero di un’acquiescenza al discorso della morte e ai suoi postulati. Anche al postulato del continuo greco che all’infinito è un cerchio: dio, demone, uomo, animale. L’anfibologia greca è chiarissima. Il dio greco è animale.
Quindi, quando la bellissima citazione di Nietzsche :

L’essere umano come poeta, come pensatore, come Dio, come amore, come potenza.

la leggiamo restituendone il testo dell’esperienza, allora “come Dio” è a immagine di Dio, come indica la Bibbia come archivio, e quindi non a immagine della bestia.

Ma se lo leggiamo come l’uomo che si prende per Dio, allora non si può che sboccare in un diluvio di erotismo con la bestia: infatti pare che Nietzsche a Torino abbracci il cavallo frustato e poi si consegni alla psichiatria, un segmento della scienza divina, certamente poco gaia. Nel senso che quando Dio è morto, la psichiatria viene divinizzata, non solo dai filosofi.

Noi seguiamo altre piste, quella dei teologi erranti, dei poeti eretici, dei pensatori non filosofi, dei fondatori, come Dante, Peirce, Freud, Joyce, Lacan, Verdiglione. Leggiamo le anomalie (Machiavelli, Spinoza, Cantor, Campana, Grothendieck, Nash), i frutti delle logiche ironiche (Kafka, Artaud, Sollers, Pontiggia), le perle singolari, tra i poeti: Leopoldo Maria Panero, Bernard Hreglich, Erik Battiston.
Tra le perle singolari nel campo delle riviste leggiamo, per l’appunto: “Anterem”, “L’Infini”, “Combats”, “Helios”, “Exigence-Littérature”, “Contratiempo”...

In questo numero di “Anterem” si trovano traduzioni di testi di Roland Barthes, di Vladimir Jankélévitch, di Yves Bonnefoy. Ovvero materiali essenziali per l’itinerario di ciascun artista, di ciascun intellettuale.

Ci sono contributi che entrano subito nel nostro viaggio e nella nostra ricerca, come il testo di Tiziano Salari, “Il paradiso e il suo rovescio”, che legge Kafka all’altezza della sua logica ironica; o come il testo di Dario Maggi, “La balbuzie di Mosè”, che affronta la lettura della musica a partire appunto dall’aritmico Mosè.

Ma ciascun contributo è interessante: da Vincenzo Vitiello che legge l’inaggirabile libro sull’ospitalità di Edmond Jabès, a Clemens-Carl Härle che legge l’inospitalità poggiando sulla nozione di soggettività, che per noi sta tra quelle di etere e di unicorno.
Interessante è il testo dell’epistemico conflittologo Giulio Giorello, “La scienza ‘ospitale’”, sebbene abbiamo un’altra lettura dell’episteme e del discorso scientifico. Ma non a caso abbiamo letto, oltre a alcuni libri, la tesi di laurea di Giulio Giorello (disponibile sul web) dedicata all’infinito di Cantor.

Ciascun interlocutore, per quanto ignoto, è nostro interlocutore. Non abbiamo nemici e non leggiamo solo i libri presunti amici. La distinzione amico nemico è specifica del discorso greco, si trova nella Repubblica di Platone come mito e si trova nella Metafisica di Aristotele come postulato del terzo escluso.

Un grazie a Flavio Ermini, ai redattori e ai collaboratori della rivista “Anterem" per il loro sforzo intellettuale, per la tensione linguistica rara, per la breccia poetica e scientifica, per la curiosità impagabile.


Sito di "Anterem"

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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11.05.2017