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La casa editrice Spirali e le sue collane d’arte

Il libro d’arte. La scommessa e l’edizione

Fabiola Giancotti

Nell’editoria italiana, Spirali incomincia e instaura esigenze nuove di lettura che, prima del 1978, non c’erano, più ampliamente, si situa come produzione e diffusione di ricerche e di idee che coinvolgono non solo l’editoria, ma anche la cultura e l’arte, l’invenzione e la scienza, in Italia e in Europa ma anche nell’intero pianeta.

(4.07.2005)

Nel 1978 viene fondata la casa editrice Spirali. Ma la storia incomincia fin dall’inizio degli anni settanta con la cura di vari libri, con l’avvio di un movimento culturale, con l’organizzazione di vari congressi. Ha già, dunque, basi editoriali interessanti, ha un messaggio, si muove su un’eredità straordinaria di arte e di cultura, e dunque ha una missione. Insomma, ha un suo progetto che, nel corso di questi anni, ha potuto scrivere e diffondere con il suo programma. Nell’editoria italiana, Spirali incomincia e instaura esigenze nuove di lettura che, prima del 1978, non c’erano, più ampliamente, si situa come produzione e diffusione di ricerche e di idee che coinvolgono non solo l’editoria, ma anche la cultura e l’arte, l’invenzione e la scienza, in Italia e in Europa ma anche nell’intero pianeta.

Tutto questo grazie al suo fondatore, Armando Verdiglione, noto oggi internazionalmente, che, con la sua equipe, ha scommesso e scommette sulla qualità e sulla novità oltre che sull’internazionalismo e sull’intersettorialismo: elementi essenziali che distinguono questa casa editrice e che le permettono di avere un catalogo importante, oltre mille titoli, varie collane e riviste, un periodico mensile "Il secondo rinascimento", che, con la rivista "Spirali", ha raccolto, negli anni, oltre 30.000 collaboratori.

In questo contesto, le pubblicazioni che riguardano l’arte hanno un rilievo importante fin dall’inizio. La rivista "Spirali" ha ospitato vari dibattiti, il secondo numero, L’arte, novembre 1978, situava, in modo teorico, la questione dell’arte e della cultura come questione della macchina e della tecnica vanificando, per la prima volta dopo Leonardo, la distinzione fra arte liberale e arte meccanica. Il congresso Dell’arte... i bordi, organizzato dalla casa editrice nel 1979, proponeva accezioni differenti dei termini artista, artificio, arte, opera d’arte, critica d’arte, dopo le teorizzazioni filosofico-politiche di Croce e di Gramsci. Il quarto numero della collana "Nominazione", Matematica e arte, rispondeva alle domanda "dove va l’arte" e discuteva sull’impossibile primato della scienza sull’arte, anche grazie al contributo di Iannis Xenakis, con il suo libro Musica e architettura, di Jean Marc Philippe, di Vittorio Mathieu e di Jacques Martinez autore del saggio, Il perenne moderno, esempio del "pittore che scrive il romanzo della sua pittura", intendendo l’arte come perenne e come costante piuttosto che come variabile destinata al finito.

La nozione di moderno sarà precisata anche da Marcelin Playnet attraverso la lettura dell’avventura letteraria e artistica del Novecento, nel libro dal titolo Della cultura moderna. E il Novecento costituisce ancora materiale d’indagine nella ricerca e nell’invenzione di Achille Bonito Oliva, che presso Spirali, pubblica il suo libro Il sogno dell’arte, il più importante contributo teorico intorno alla transavanguardia. Un’altra testimonianza della modernità passa attraverso Spirali, ed è il movimento artistico letterario chiamato a torto poesia visiva con il volume, curato da Vincenzo Accame, Il segno poetico, che dà a noi la conferma di quanto l’arte, la poesia, la scrittura, rifuggano dal visivo per divenire immagine acustica, immagine dove le cose si odono senza la visione. Oltre a interventi, pubblicazioni e saggi di ricercatori, artisti e studiosi (Luis Cane, Enrico Baj, John Cage, Lukas Foss, Filiberto Menna, Vittorio Fagone, Krzysztof Zanussi, e moltissimi altri), Spirali riesce a pubblicare i disegni (corredati di note) di un grande della letteratura mondiale che è Eugène Ionesco, in un volume dal titolo Il bianco e il nero, e il Catalogo dei dipinti e dei disegni di un grande della letteratura della dissidenza sovietica, Aleksandr Zinov’ev.

Intanto, la scommessa si gioca anche sui classici, volumi mai pubblicati in Italia, uno illustrato da A. Dürer, l’altro di Jean Martin Charcot, che provocano, anche attraverso il disegno e la pittura, il sistema di padronanza sul pensiero e sulla mente: il primo è La nave dei folli, 1494, di Sebastian Brant, il secondo Le indemoniate nell’arte (1885).Altri contributi teorici di notevole rilievo sono il saggio La pittura e il male di Jacques Henric, un’analisi nel dettaglio degli inciampi e delle questioni in cui sono incorse le avanguardie del Novecento; Ars combinatoria del filosofo napoletano Aldo Trione, intorno all’arte della combinazione, da cui procede anche l’estetica; e il bellissimo libro L’arte, la scienza, la comunicazione, che ospita scrittori e artisti e spalanca la via all’arte nella sua globalità. E così molti altri, filosofi e scrittori, critici e economisti, medici e poeti che si sono provati a scrivere qualcosa che è parte integrante della vita e dell’opera di ciascuno.

L’editore ha dunque colto l’esigenza d’instaurare dei dispositivi intorno all’arte e alle questioni che incessantemente un’opera pone: questioni di scrittura e di impresa, questioni di lettura e di insegnamento. Anche a seguito di un suo libro, che raccoglie trent’anni di ricerca e di lettura, intorno a Leonardo da Vinci. La lettura integrale dell’opera di Leonardo, gli scritti, i disegni, le pitture, le opere scientifiche e matematiche. Questo libro di Armando Verdiglione restituisce con una lettura dettagliata, letterale e scientifica il testo di Leonardo da Vinci. È una lettura senza commento e senza interpretazione, una lettura originaria che trae da Leonardo la lezione rinascimentale proprio in seguito all’invenzione e alla constatazione di un secondo rinascimento in grado oggi di cogliere le indicazioni e le novità del primo rinascimento fiorentino.

Le varie collane che s’inscrivono nel catalogo della casa editrice vanno in questa direzione. Possiamo citarne alcune, per esempio "Artisti d’Europa" che accoglie pittori italiani e europei (Vincenzo Accame, Marco Castellucci, Alessandro Taglioni, Ferdinando Ambrosino, Alessio Paternesi, Sandro Trotti, Clara Halter). La collana "Il cielo d’Europa. L’arte in Russia", che costituisce un’altra scommessa del gruppo Spirali: quella di scrivere cento anni di pittura russa attraverso le testimonianze e l’opera degli artisti russi più noti e più importanti in Unione Sovietica dal 1917 fino al 1989 e dal 1989 a oggi e all’attuale millennio. È attraverso la raccolta di questo materiale, attraverso conversazioni con gli artisti, documenti dell’epoca - memorie, diari, mostre, libri, lettere, opere, scritti - che si può restituire, senza storicismo e senza revisionismo, il testo della pittura russa del Novecento. E gli artisti sono straordinari, trattandosi di Ely Bielutin, Aleksej Lazykin, Michail Anikushin, Konstantin Antipov, Josif Gurwic, Nikolaj Christolubov, Grigorij Zejtlin, Andrej Lyssenko, Valentin Tereshenko e moltissimi altri, testimoni e protagonisti della Russia che, in questo modo, entra nell’Europa con la sua materia e con la sua memoria. Memoria che trae il materiale anche da artisti russi e europei del settecento e dell’ottocento, opere custodite per oltre settant’anni dai collezionisti e dai musei russi, opere che per la prima volta vengono pubblicate in Europa e che avviano un’altra collana bellissima che s’intitola "Grandi mostre" e ha libri grandi, curatissimi nell’edizione e nella stampa. Il primo e il secondo di questi, che noi chiamiamo libri d’arte, sono I tesori della Russia. Maestri dell’arte russa. 1800-1900, e I tesori degli zar. I capolavori della Russia. L’oro degli Sciti. Libri d’arte che avviano l’allestimento, la cura, la promozione delle relative grandi mostre in una struttura adiacente alla casa editrice e che è il Museo della Villa San Carlo Borromeo, una villa rinascimentale che fin dal sedicesimo secolo è stata destinata, prima dai Visconti, poi dai Borromeo e ora da noi, a avvenimenti culturali e artistici, proprio nei pressi di Milano, contornata da un grande parco, e monumento storico e artistico.

E alla collana "Grandi mostre" appartengono altri libri d’arte. Ed è proprio nella redazione e nell’edizione di questi libri che possiamo precisare un’altra nozione di libro d’arte nonché un’altra lettura e un’altra notizia. Qual è anzitutto il materiale, qual è l’indagine, quali sono lo studio, gli elementi da raccogliere perché un libro non risulti un semplice catalogo. E poi ancora, qual è la sequenza delle pagine, come raccontiamo l’artista e le sue opere, come le esponiamo, come le leggiamo. Impossibile stabilirlo prima. Il libro è ciò che della memoria si scrive. In questo caso, l’artista fornisce le opere, gli scritti, la bibliografia; chi lo redige restituisce il testo con la lettura, ma ciò comporta capire e intendere, procedendo dall’apertura e inventando le condizioni perché ciascuna cosa giunga all’orecchio del lettore, del fruitore di quest’opera che è il libro d’arte: è ciò che resta oltre alle opere. Ciò che indica la direzione della lettura secondo la logica e la particolarità dell’artista. È una lettura globale, che investe ciascun aspetto: dalla famiglia, come apertura e come traccia, alla pittura, al suo incominciamento e al suo debutto, attraverso la difficoltà e la semplicità: fino a trovare la lingua della scrittura, fino a intenderne la sua portata, fino alla scrittura. Fino alla conclusione e al compimento che investe anche la tipografia, la stampa, la rilegatura, la qualità della carta, dei colori, della confezione.
Per ciascuna cosa uno studio, particolare poiché particolare e unico è ciascun artista. E qui mi riferisco, per esempio, a Alberto Bragaglia. Il futurismo europeo. Un’opera che, per le pitture e per gli scritti di estetica e di filosofia dell’arte che contiene, ripropone con Alberto Bragaglia, il più giovane della gloriosa famiglia Bragaglia, la sua stessa famiglia, i fratelli Arturo, Carlo Ludovico e Anton Giulio come protagonisti e promotori dell’arte italiana del ventesimo secolo. Alberto elabora un’altra nozione di futurismo, costruisce la base teorica per la scrittura di vari artisti e consolida quello che resterà per sempre, come movimento futurista, la rivoluzione dell’arte moderna e attuale. Il testo di Alberto Bragaglia passa dalla pittura, alla scenografia, alla coreografia, all’architettura e alla teorizzazione, al ragionamento, a un’altra estetica, e propone accezioni differenti e nuove rispetto alla figura e al paesaggio, al colore e all’astrazione. Il futurismo di Bragaglia non è qualcosa a cui si arriva, bensì è il futuro come ciò da cui le cose procedono, per volgersi poi verso la scrittura e la sua qualità. I suoi testi, difficili ancora oggi, smontano le ideologie del secolo scorso e propongono la leggerezza come virtù del principio. Le sue forme, il suo disegno, le sue figure hanno l’aria e la libertà come originarie. Le sue aritmetiche dicono dell’instaurazione del tempo che non è né lento né veloce.

Raccolgono l’eredità di Alberto Bragaglia, in tempi differenti, ma non lontanissimi, altri pittori di Roma. Antonio Vangelli, la cui serenità risalta dal ritmo musicale delle sue pennellate sulla tela. Come il Bolero di Ravel, dice, e come le favole e le novelle che ciascuna volta racconta inoltrandosi da una galassia a un’altra, da una vetta a un’altra della poesia, della pittura, della scrittura. Una vetta senza abisso, la cui scalata può concludersi solo in un altro viaggio e poi ancora un altro viaggio, come non cessa di dire nel libro d’arte Antonio Vangelli. La festa della vita.

Enzo Nasso, testimone e protagonista della cultura e dell’arte del dopoguerra romano. Scrittore, poeta, pittore e cineasta egli stesso, ha inventato artisti, scuole, giornali, case di produzione cinematografiche... e tutte queste cose lui ce le restituisce con ironia e aneddoti, con romanzi e poesie, con sculture che rispetto alla scultura seguono un procedimento insolito: invece di togliere come fa lo scultore con il marmo, egli aggiunge, salda, taglia, incolla... e con i disegni, la cui satira non è che una variante dell’ironia, che giunge fino al riso. E poi ancora il gioco e le filastrocche colano straordinarie gocce di smalto sulla tela tracciando, come per miracolo, fiori, uomini, donne, scritture. E tutto questo nel libro d’arte dal titolo Enzo Nasso. L’arte.

Ecco ancora Saverio Ungheri. Il bello della differenza. Il quadro non è più circolare, non ha contorni né ricordi né limiti. Dalle sue finestre ci si affaccia sul giardino del paradiso, dove non c’è più peccato, dove non c’è più male. La sua aritmetica sta nella formula dell’infinito, che ritroviamo negli astri, nella cosmografia di pianeti e di vite infinite.

Il libro d’arte Montevago. La Sicilia. Le dimensioni della parola. Il piacere della civiltà si scrive per temi, che sono poi quelli dell’opera di Montevago: anzitutto la Sicilia e l’Etna - che fa da sfondo alla sua Catania - e di cui dipinge il fuoco, che della terra, nelle sue stratificazioni, riporta sezioni e strutture (Strati di cielo e di terra) e ne illustra l’anatomia nel dettaglio e nel particolare. Poi il Palinsesto, che della civiltà del Mediterraneo raccoglie la storia e l’avvenire. E ancora La città sul vulcano, splendido capitolo di un’architettura straordinaria con cui la città diviene città del tempo e non più dello spazio. Characteristica è invece quel capitolo dove intervengono scritture antiche, originarie, forse ancora non decifrate, in cui i volti dell’arte egizia, greca, romana rimangono scolpiti nella roccia e così si ritrovano nell’arte di Montevago. Le dimensioni sono l’immagine, il linguaggio, la materia con cui si fa l’opera dell’artista. E ciascun elemento partecipa alle Costellazioni di una galassia inventata proprio ora. E, infine, la Tipografia, la scrittura del tipo, opera grafica del maestro. E per l’intero libro il viaggio è straordinario: mai un cedimento, mai un abbandono, mai un ripensamento. Il colore definisce l’assoluto che è la condizione anche di questa scrittura.

Protagonista fin dagli anni cinquanta dell’arte italiana, Alfonso Frasnedi, artista internazionale che vive a Bologna, in questo libro dal titolo La materia della felicità. Il contrasto, il dibattito, la tranquillità va per la sua strada, porta avanti la sua ricerca e traccia l’orizzonte da cui muove, senza principio e senza la fine, la pittura, quella difficile e semplice. Il neonaturalismo, l’informale, la pop art, il concettuale, il postmoderno, la New Age... non intralciano il suo cammino. Per un po’ attraversa l’epoca e l’analizza, ma non l’accetta e non l’assume. Da qui la tranquillità assoluta che non rende comprensibile il contrasto e non polemizza il dibattito. La sua scrittura è semplice, egli non è invischiato con il conflitto e con la depressione. La superficie delle sue opere è squarciata dal tempo e non ammette nessuna significazione.

E un omaggio a Firenze è questo libro d’arte che ha duemilasettecento opere del pittore fiorentino Roberto Panichi. Confrontarsi con Panichi è davvero difficile e complesso. Si tratta d’intendere Ciò che resta dell’avvenire. Cinquemila anni di scrittura, che non a caso è il titolo. E occorre percorrere una stretta via prima di cogliere qualche elemento che costituisce la stessa integrità dell’artista, di questo artista. La lingua, la scrittura, la musica, un classicismo dell’avvenire che non c’era prima, l’etrusco e il fiorentino, ma anche il greco, il latino, e ancora l’informatica e la videomatica. Occorre leggere Dante e decifrare la scrittura etrusca, capire le tecniche pittoriche e raccogliere le tracce dell’antichità e della modernità. Perché le cose non sono mai dette ma si dicono, perché le cose non sono mai scritte ma si scrivono. E ciascuna cosa si coglie e s’intende nel malinteso, tra le righe, quando non avremo più terrore per la complessità e quando tra le pieghe potremo percepire la semplicità del piacere.

E così, la cura di questi libri, che costituiscono la collana "Grandi mostre" della casa editrice Spirali, trae a prendere appunti, a capire e intendere, talvolta anche a scrivere per restituire parte di ciò che ci è stato dato. È un compito difficile, che può essere portato a compimento solo con la collaborazione dell’artista e dell’editore, che per questo ringrazio. La produzione è importante per una casa editrice. Ma contano anche gli effetti e quanto, della produzione, si dice e si scrive.Molti intellettuali e scrittori, che per altri versi, per altri settori, per altre collane, hanno pubblicato con Spirali, sono chiamati ora a leggere le opere degli artisti. È una domanda accolta ma anche provocata dall’editore. Viene inaugurata così la collana "L’arca. Pittura e scrittura". Tratta la lezione rinascimentale, nonché quella di Leonardo e di Machiavelli, la materia e il materiale forniti dagli artisti attraverso le opere e il libri d’arte costituiscono il pretesto per i nuovi libri che rientrano in questa collana. Affidata la lettura dell’opera d’arte agli storici, ai critici, ai giornalisti, oppure agli accademici o agli umanisti, stabilita la distanza e la separazione delle arti liberali dalle arti meccaniche che per millenni, salvo una breccia nel Cinquecento, hanno rappresentato il solo modo di approcciare le arti creando gli specialisti di ognuna di esse, quella collana rimette in gioco la questione dell’artista, della sua missione, della sua opera.

L’impossibile settorialismo delle arti e delle scienze, ci ha portato a constatare che ciascuna cosa esiste nella parola e che solo così produce effetti, che si scrive. Il mito biblico dell’arca di Noè racconta e narra di questa impossibile universalizzazione, salvo non credere nel diluvio o nella fine del mondo. Arca in ebraico viene tradotto con parola in italiano. Le cose stanno nell’arca dunque nella parola. È solo un accenno alla questione per dire che la distinzione non è la divisione né la separazione. E qui interviene la questione linguistica che ha interessato e provocato Leonardo e il rinascimento anzitutto. La globalità dell’opera di Leonardo va in questa direzione: la sua scrittura è pittura, e la sua pittura è scrittura. Machiavelli non sa adoperare il pennello ma la sua pittura è la prosa, così come quella dell’Ariosto è la poesia. E Giotto, o Piero della Francesca non sanno adoperare la penna ma la loro scrittura è la pittura. E quando un artista racconta la sua opera può raggiungere gradi di poesia straordinari, come Benvenuto Cellini quando descrive la fusione del Perseo, oppure Pietro l’Aretino quando, dovendo leggere l’opera di Michelangelo, non risparmia l’ingegno della sua scrittura scrivendo: "Io vi renderò inchiostro per colore e sudor per opera".
E ecco l’integrazione delle scienze e delle arti, che lo stesso Verdiglione rilancia, dopo la lettura del testo leonardesco, proprio con questa collana. Bernard-Henri Lévy, giovane scrittore e filosofo francese, protagonista di molte battaglie linguistiche, si è formato con Piero della Francesca, che però ha potuto leggere a seguito della lettura dell’opera di Mondrian. Vladimir Maksimov dissidente russo, scienziato e scrittore, che riferendosi a Malevic e pensando a Rublëv, senza indecisione scrive: [Malevic] è l’icona del mio tempo. E ancora Jurij Naghibin, scrittore e regista, che avanza un accostamento tra Chagall e Tintoretto e fra Vermeer e Tatlin. E Fernando Arrabal, commediografo, scrittore e regista straordinario, che legge, con inquietudine e grande umiltà, Goya e Dalí. Entrano di buon diritto, dopo mostre grandi e bellissime dell’opera globale, anche Antonio Vangelli, che lo scrittore e poeta cinese Shen Dali legge accanto a Chagall: una differente leggerezza, lo stesso volo, la stessa favola della vita. E, ancora Shen Dali, davanti alle tele di Frasnedi e a quelle di Matisse: l’impossibile quadratura del cerchio. L’impossibile quadrato. E la verticale: ciò che permette alla terra di scagliarsi nel cielo. Roger Dadoun, scrittore e filosofo riprende invece Marcel Duchamp, dopo già vari libri, e punta sulla scrittura delle sue opere, ma anzitutto della sua vita. Il gioco e le parole, pur senza significare nulla, entrano nella vita: che sia fornito loro o meno un contesto. Enzo Nasso invece procede dall’ironia e giunge al motto di spirito, e restituisce con il gioco e il riso quanto gli si getta contro come valore assoluto.Seguiranno altri. Canaletto e Montevago a opera di Antonio Saccà mentre Vittorio Vettori si occuperà di Beato Angelico e Antipov e di Masaccio e Panichi. Cézanne e Gurwic e Kandinkij e Bielutin sono materiale di scrittura per Nadine Shenkar, scrittrice ebrea, e Picasso e Lazykin per Roger Dadoun.

E ancora testimonianze e scrittura di altri intellettuali e scrittori. E la scrittura passa anche attraverso la lettura.

Fabiola Giancotti, ricercatrice presso l’Università del Secondo Rinascimento a Milano. Redattrice e responsabile dei libri e dei cataloghi d’arte della casa editrice Spirali.

Prima pubblicazione: aprile 2002


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