Transfinito edizioni

Giancarlo Calciolari
Il romanzo del cuoco

pp. 740
formato 15,24x22,86

euro 35,00
acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La favola del gerundio. Non la revoca di Agamben

pp. 244
formato 10,7x17,4

euro 24,00
acquista

libro


Christian Pagano
Dictionnaire linguistique médiéval

pp. 450
formato 15,24x22,86

euro 22,00
acquista

libro


Fulvio Caccia
Rain bird

pp. 232
formato 15,59x23,39

euro 15,00
acquista

libro


Jasper Wilson
Burger King

pp. 96
formato 14,2x20,5

euro 10,00
acquista

libro


Christiane Apprieux
L’onda e la tessitura

pp. 58

ill. colori 57

formato

cm 33x33

acquista

libro


Giancarlo Calciolari
La mela in pasticceria. 250 ricette

pp. 380
formato 15x23

euro 14,00
euro 6,34

(e-book)

acquista

libro

e-book


Riccardo Frattini
In morte del Tribunale di Legnago

pp. 96
formato cartaceo 15,2x22,8

euro 9,00
e-book

euro 6,00

acquista

libro

e-book


Giancarlo Calciolari
Imago. Non ti farai idoli

pp. 86
formato 10,8x17,5

euro 7,20
carrello


Giancarlo Calciolari
Pornokratès. Sulla questione del genere

pp. 98
formato 10,8x17,5

euro 7,60
carrello


Giancarlo Calciolari
Pierre Legendre. Ipotesi sul potere

pp. 230
formato 15,24x22,86

euro 12,00
carrello


TRANSFINITO International Webzine

Sulla Valle del Reno

Moira Bruni
(21.06.2005)

Percorrendo alcuni dei sentieri che attraversano le cime dell’alta Valle del Reno, la parte toscana del fiume che nasce sopra Le Piastre (Pt) e sfocia nell’Adriatico, si ha un po’ la sensazione che niente di brutto può accaderti.

Questa parte della valle, stretta fra i versanti del Monte Pidocchina, del Monte Cocomero, Monte Orsigna e Monte Cavallo, segna il confine fra gli ultimi borghi della provincia di Pistoia (Le Piastre, Pontepetri, Pracchia, Orsigna, Frassignoni, Lagacci, ecc.) e quelli più meridionali della provincia di Bologna (Granaglione, con gli abitati che si affacciano sulla sinistra della ex SS 632 Traversa di Pracchia, oggi solo strada provinciale, che raggiunge Porretta Terme da Pontepetri, lasciando la declassata SS 66 che viene da Pistoia).

È una zona chiusa, scura, che in inverno si tinge di un marrone reso grigiastro dalla nebbia e di bianco, quando la frequente ma oggi poco consistente neve del nord arriva. D’autunno si accende di arancio e giallo in una meraviglia di sfumature che di giorno in giorno ti lasciano senza fiato.

D’estate, castagni ed aceri fanno da padroni qui, interrotti solo da pochi abeti e acacie dai fiori color del burro, qualche ciliegio amarasco o melo selvatico, noccioli e agrifogli.

I faggi dominano solo ad una certa altezza e qui, nella vallata, non si superano i 1300 metri. Lo stupefacente, però, arriva nella tarda primavera, quando le chiome degli alberi si fanno galleria sopra le piccole strade che uniscono gli sparsi borghi, in barba alle ordinanze comunali che impongono il taglio degli alberi otto metri sopra e sotto strada, per ovviare ai pericoli del “brucello” che arriva di quando in quando.

L’ultimo risale a pochi anni fa ma non è stato il più grave. Ci sono foto, che gli abitanti di qui o i villeggianti del fine settimana, hanno conservato, a testimonianza della meraviglia che la natura è in grado di fare da sola: stalattiti di ghiaccio che pendono dai rami sporgenti rendendo il paesaggio un luogo di fiaba.

Di anno in anno, qualcuno non ottempera all’ordinanza, anche perché i pochi residenti veri, rimasti nei borghi che si arrampicano sui monti lungo fiume, non hanno nemmeno più l’età per farlo e così, ogni estate si rinnova il miracolo delle fronde che paiono avvolgerti mentre cammini o viaggi, rigorosamente con il finestrino aperto e con un braccio che ti penzola fuori, quasi a sfiorare i rami a altezza uomo.

Chi è solito fare trekking sulle cime meno elevate, e qui ce ne sono in quantità, sa che l’autunno e la primavera sono i periodi migliori, anche se ogni stagione regala emozioni diverse che forse dovrebbero essere ugualmente sperimentate. Ogni modo, non c’è da preoccuparsi, se la voglia di una passeggiata di durata considerevole ti viene anche in estate: la vegetazione è tale qui, tra i 700 e i 1000 metri, che il caldo non ti arriva e senti solo la brezza fresca mentre guardi la miriade di colori intorno a te.

Il giallo e l’azzurrino dei fiori della tarda primavera ti fanno rimpiangere solo poco la distesa del viola chiaro delle zafferanette (o crochi) che non molto tempo prima spuntavano dalla neve. Il verde smeraldo domina ovunque: dei faggi, degli aceri, dei noccioli. Dalla parte pistoiese, se sei un camminatore che non si stanca facilmente, puoi prendere come punto di partenza Pracchia (ultima frazione del comune di Pistoia) e raggiungere Frassignoni (estrema punta meridionale del comune di Sambuca Pistoiese che amministra tutto il territorio del monte della Pidocchina) in poco più di mezz’ora di cammino.

Di lì, un’altra mezz’ora di salita più decisa ti fa oltrepassare abitati come Pian della Viola, Case Bezzi, Bagaia, in un brulichìo di dialetti dove la “gorgia toscana” (l’alterazione consonantica della C aspirata) inciampa nel lessico longobardo. Arrivi ad un primo bivio, superata di poco una piazzola a prato con una croce da cui puoi vedere il Monte Gennaio, il Corno alle Scale, dal crinale inconfondibilmente rettilineo e senza vegetazione.

Il Monte (del) Cocomero, in primo piano, ti appare come un grande capo sioux seduto a gambe incrociate, una immensa piramide che degrada sul fiume, abbracciando i borghi sparsi qua e là. Al bivio, puoi scegliere di svoltare a destra e trasferirti verso il versante pistoiese in direzione del passo della Collina (6 Km circa di sterrato percorribile con un’auto) e trovare abitati come Collina, San Mommè, ecc. o di proseguire per la cima della Pidocchina a 10 minuti di cammino. Se scegli di proseguire e hai ancora voglia di camminare, un sentiero segnato del C.A.I. (Club Alpino Italiano) ti indica che puoi raggiungere Pósola in poco più di un’ora di cammino.

La strada è tutta pianeggiante e, volendo, può essere percorsa in auto ma, scegliere di fare in macchina questi percorsi piuttosto brevi e poco impegnativi, non ha molto senso. I più la percorrono in mountainbike. A piedi e nel silenzio della fatica, puoi imbatterti in cinghiali, daini e caprioli che sembrano essersi abituati alla presenza umana, anche se qui c’è possibilità di caccia regolamentata. Puoi incontrare la vipera ma, si sa, è animale timido e attacca difficilmente se non è importunato. Devi invece stare attento alle zecche perché la presenza di animali in quantità, comporta una certa diffusione di parassiti, anche nei prati intorno alle case.

Quindi, meglio sdraiarsi o sedersi sopra teli e non avventurarsi troppo fra i bassi e fitti cespugli. Controllarsi molto bene, al rientro. Guardando, lungo il cammino, al paesaggio che si apre sulla sinistra quando la vegetazione si dirada qua e là, scopri che nel versante di fronte a te, esistono borghi (Case Boni, Casetta, ecc.) in zone così isolate da farti chiedere come possa essere stata possibile la sopravvivenza nei rigidi inverni delle epoche passate.

Paeselli che oggi sono abitati solo il fine settimana o del tutto abbandonati, in posizioni apparentemente scomode, testimoniano una vita rimasta immutata per secoli e solo da poco abbandonata. Un bellissimo campanile che richiama, nello stile, le strutture gotiche del Nord attira immediatamente l’attenzione al di là della valle. Nuclei piuttosto importanti, come Granaglione e Lustrola (già in territorio bolognese) ma anche quelli molto più modesti (Case Boni, Olivacci, Randaragna, Case Calistri, ecc.) immersi nei boschi e dispersi, spesso raggiungibili solo da mulattiere, si sono basati da sempre su un’economia di sussistenza, sfruttando il bosco, il castagno, il pascolo.

Ricordiamo che qui, lungo la Valle del Reno, fu l’inaugurazione della Ferrovia Porrettana del 1863 a dare il via ad una maggiore concentrazione attorno alla maggiore via di comunicazione che lascia la strada per l’Abetone a Pontepetri e si dirige verso Porretta Terme passando per Pracchia, e in prossimità delle località di stazione (Molino del Pallone, Biagioni, ecc.). Prima ancora, a partire dal Seicento, il Reno era utilizzato per la produzione del ghiaccio.

La mulattiera prosegue pianeggiante fino ad allargarsi poco prima di una curva, dove inizia la discesa per Pósola. Spesso, da qui, non son riuscita a proseguire. Ti fermi e ti siedi sui macigni che fiancheggiano il dirupo e non ti stanchi mai di guardare. Affacciata, da sopra Canal di Sasso, una volta un passante mi ha detto: - Signora, non è il posto più bello del mondo? Non c’è da stupirsi che si possa amare incondizionatamente questa zona, d’estate come d’inverno, che persone del calibro di Terziani abbiano scelto posti del genere facendone il loro Tibet e che altre, come Francesco Guccini, ne abbiano riscoperto valori e tradizioni.

Lamporecchio, giugno 2005

Moira Bruni, poeta, lettrice d’arte e di cinema.


Gli altri articoli della rubrica Società :












| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |

30.07.2017