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Le sette segrete pullulano, si moltiplicano, sfuggono al loro dominio invisibile?

La setta e il calice

Giancarlo Calciolari

Possiamo dire che il tempio è il luogo di culto dell’impedimento e dell’impasse? Ma il tempio non esiste: nell’impedimento c’è già il piede, e nell’impasse c’è già il passo. E di piede in piede, e di passo in passo, l’avventura approda alla coppa del piacere.

(1.10.2001)

Alle porte del terzo millennio la marea dell’occultismo avanza. Il tempo è avvertito dagli umani come una minaccia: così si rifugiano nel tempio, vecchio o nuovo che sia. E d’un tratto le sette segrete pullulano, si moltiplicano, sfuggono al loro dominio invisibile e balzano sulla scena planetaria per un primato simbolico dell’omicidio e del suicidio. Dalla setta che pratica lo sterminio alla setta che procede alla propria eliminazione.

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Hiko Yoshitaka, "Tombeau pour Grimod de la Reynière", 1999, , pastelli a olio su carta, cm 23x30

Nel "tempio" dei mass media un nuovo flagello viene trovato, si convocano gli esperti, ci si chiede se valga la pena di disegnare un panorama delle sette che potrebbero essere tentate, come l’Ordine del Tempio solare, da una deriva suicidaria, si creano commissioni parlamentari d’inchiesta, si fondano associazioni di lotta contro le sette...

Sinora il dibattito si riassume nel tratteggiare il quadro degli indici di identificazione della setta malefica, nel difficile tentativo di non mettere in dubbio nello stesso tempo la libertà di associazione, sancita dalle costituzioni repubblicane nell’occidente. Eppure gli indici di comportamento settario proposti da commissioni internazionali (quali: destabilizzazione mentale, esigenze finanziarie eccessive, rottura con l’ambiente di provenienza, discorso antisociale, disturbo dell’ordine pubblico...) non indicano un bel nulla: nei regimi totalitari e nelle repubblice ridotte a un compromesso di regime, con questi indici si può mettere in galera o in manicomio chiunque.

Ovvero il dibatitto è confinato nella credenza che la setta del male è sempre la setta dell’Altro. In altre parole, sarebbe la prerogativa di un discorso settario di stabilire quel che è bene e quel che è male, chi sarà premiato e chi sarà punito. Resta intatta la questione da analizzare: qual è lo statuto della setta? Setta viene dal latino sequi, seguire; termine influenzato anche da secare, tagliare. La setta è un dispositivo temporale senza alcun riferimento al segreto: trova la sua condizione nel tempo come divisione insormontabile delle cose. è piuttosto il settarismo che cerca di colmare la divisione istituendo la compagnia. La questione è quella del seguace, di colui che segue: ma non non si tratta di seguire l’altro nelle sue impossibili rappresentazioni.

Non è questione d’essere seguace della mamma, del babbo, del partito, della chiesa, della setta... Il seguace non ha nulla a che vedere con un accolito, non segue Tizio o Caio, segue il tempo, sta al suo passo e al suo piede. Emulo del tempo e non della rappresentazione familiare o sociale. Seguace: imprenditore, preso nella spirale della parola. Altrimenti è preso nel tempio, nel carcere senza sbarre, a bersela tutta la sostanza ineffabile del calice, a tracannare la coppa sino alla feccia, all’amaro, al fondo della sostanza in cui crede. Eppure il calice, quale impossibile contenitore dell’oggetto, custodisce nel mito dell’eucarestia la transustanzazione della sostanza: ovvero annuncia che non c’è più niente da bere.

La transustanziazione è il teorema dell’inesistenza della sostanza. Substare? Ma sotto le cose non c’è nulla. E la stanza è l’arca della parola. Risulta pleonastico impedire al settarismo di bere nel calice cattivo, ovvero di attenersi alla credenza in una sostanza del male da cui purificarsi. In tal modo si suffraga l’ideuzza che il proprio calice sia quello buono, religiosamente corretto. Quindi o si situa la setta in relazione al tempo o si è schiavi del tempio. I suoi soggetti sono i templari, che s’illuminano d’immenso sino alla sbiancatura del suicidio. Sull’orrore della setta temporale, il settarismo predilige la compagnia e l’antisettarismo predilige l’isolamento. Sia l’una sia l’altro sono tentativi d’imbrigliare la relazione, che non è un legame tendente alla chiusura, ma un modo dell’apertura.

Allora, il settarismo e l’antisettarismo sono una minaccia che pesa sulla libertà individuale? Sono invece una negazione della libertà della parola, nella specie di un incanalamento della relazione dove regna il gergo tra gli iniziati al cerchio. Per questo talvolta si sentono accerchiati e minacciano la distruzione o l’autodistruzione. Certamente, i termini del discorso settario, come il Nuovo-evo, il brivido dell’apocalisse, la variante guaritrice, lo sviluppo del potenziale personale, vanno articolati.

Per esempio, l’intervento di alcune associazioni di difesa contro le sette che hanno richiesto di definire un delitto di manipolazione mentale, è il modo per candidarsi al monopolio di detta manipolazione. In tal guisa l’associazione di difesa si purifica nello stesso modo e stile consono alle sette. Viene proposta la buona manipolazione contro la cattiva manipolazione. Oppure, che cosa distingue le sette dalle religioni tradizionali?

Il settarismo fa la caricatura del rito religioso, e sull’elusione del dubbio la setta basa le sue spiegazioni globali, universalizzanti. Quanto alla spettacolarizzazione del suicidio dei templari odierni, questa mira a impedire qualsiasi elaborazione del suicidio bianco del conformismo che ne ammazza molti di più: basta pensare alla morìa delle persone che s’ingozzano di psicofarmaci. Il settarismo, poi, insiste sul segreto, sulla riserva. Si direbbe che istituisce la riserva per gestire il segreto, che come ognuno sa è di Pulcinella.

Allora se le cosiddette sette sono l’aspetto visibile di una economia del tempo, chi sono oggi i templari? Non sono rappresentabili né in questo o quel gruppetto. Sono coloro che si attengono ai vari pregiudizi attorno al passo e al piede del tempo. Per esempio: chi vuole proteggere il piede, chi preferische le scarpe dell’altro, chi non vuole fare un passo dalla paura della catastrofe, chi pensa d’essere impedito a fare dal carattere, dalla famiglia, dalla società. Chi vuole fare il passo misurato, perfetto; chi vuole solo saltare; chi si attiene alla politica dei piccoli passi o dei grandi passi... Anche i dotti e gli accademici dell’epoca sono dei templari, non a caso soggetti al fascino di un medioevo che è tutto una loro creazione. E questo detto senza polemica, senza confutare il sapere che l’epoca spaccia come comune. Nel mito, Gesù non disputa con i dottori del tempio: a dodici anni opera un insegnamento...

Il seguace è del tempo e non del tempio. Il tempio è il regno dell’immobilismo, della fissità stuporosa; la fabbrica degli spettatori della scena senza squarcio, senza trasformazione: dalla caverna platonica alla videotanasia. Seguace del tempo e non dell’andatura del maestro, della guida, del pastore, del conduttore. La relazione non è tra maestro e allievo: la setta pone la questione della relazione come apertura, come giuntura e separazione, mentre il settarismo sogna la congiunzione senza separazione: il gruppo chiuso, rigorosamente separato dall’esterno.

La setta segreta rifiuta l’idioma come logica particolare a ciascuno e accetta l’idiozia sotto forma di gergo, cosicché le parole entrerebbero o meno nel sistema prescritto. La setta pura e dura inquisisce ciò da cui si crede separata, per esempio le altre religioni. Mentre a tutti gli effetti una setta segreta è la caricatura di una chiesa. In tal senso il rifiuto della religione tradizionale praticato dalle sette volge nel colmo della religiosità. Possiamo dire che il tempio è il luogo di culto dell’impedimento e dell’impasse?

Ma il tempio non esiste: nell’impedimento c’è già il piede, e nell’impasse c’è già il passo. E di piede in piede, e di passo in passo, l’avventura approda alla coppa del piacere.

Pubblicato su "L’Altra Reggio", n. 63, 1996.

Giancarlo Calciolari, direttore di "Transfinito".


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14.02.2017